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Nimeria Arì-Cael

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ID CARD

Nome: NimeriaCognome: Arì-Cael
Razza: Angelo neroPeso: 47 kg
Altezza: 167 cmCapelli: corvini
Occhi: ghiaccioAllineamento: Neutrale Puro
Tipo di GDR: By ChatNome GDR: Le cronache di Arathos
Genere GDR: Fantasy ClassicoPF: 0

Descrizione Fisica

F.U.
Occhi: ghiaccio
Capelli: corvini
Altezza: 167 cm
Peso: 45kg
Elfa di Stirpe Queldar

Come ali di corvo, quei capelli ricadono sulle spalle di quel che ancora appare una Queldar. Minuta, così come la sua stirpe vuole. Aggraziata, elegante e proporzionata in ogni suo punto. V'è una intramontabile tristezza nei suoi occhi di ghiaccio, che sembrano voler narrare secoli se non millenni di storia.

F.A.
Occhi: ghiaccio
Capelli: corvini, con due ciocche candide che incorniciano il viso
Altezza: 215 cm
Peso: 85kg

Ali: 5 metri d'ampiezza, di color cenere

 

Descrizione Psicologica

Il peccato tinge le ali degl'angeli.
Il bianco, il candore, divengono cenere.
Così come il cuore di diamante
che pulsa in questi corpi immortali,
diviene come una nuvola di fuligine.
Rabbia, tristezza, frustazione.
Un animo turbato,
che dal nulla si è generato
e nel nulla ritornerà.

Segni Particolari

Virtù: Amore



Affetti

"Talvolta odiamo qualcuno solo perché si rivela diverso da come lo avevamo immaginato, non è colpa sua, ma nostra che immaginiamo ciò che vorremmo che fosse e che, invece, non è."

§ Lion §
"La sofferenza ha un limite, la sofferenza ha un prezzo molto caro, io ti ho amato davvero e non meritavo di soffrire così tanto. Per me tu eri molto importante e non smetterò mai di odiarti da morire. Grazie amore mio per avermi fatta soffrire così tanto."



Amicizie

Il senso della vita è la morte, la vita dà senso alla morte. Solo grazie alla morte si diventa immortali, poiché avremo il grande privilegio dei morti che i vivi invidiano: quello di non morire più.



Storia

Scorrono gli anni, passano i secoli.
Il riverbero della storia diviene leggenda.

C'era un dì, in un'antica città Queldar, una giovane elfa.
Si narrava fosse un'abile guerriera, che una sua freccia fosse temibile e letale.
Il suo nome era Nimiria Arì-Cael (Freccia d'Argento), ed a dire il vero non possedeva chissà qual grado nell'esercio. Era un soldato, come tanti, nel letale esercito elfico.

Capitava spesso, per quanto spesso fosse una parola associabile ad una vita elfica, che vi fossero attacchi da parte di Drow o altre creature maligne. Certe volte, si avvistava un'oscura entità fatta di tenebre e dolore. Ed ella era li, in prima fila, a difendere la propria famiglia e la propria città.

Una notte, durante una di pattuglia nei boschi, si separò dal gruppo. Era in corso un'imboscata a sfavore di un gruppetto di sparuti umani che probabilmente non sapevano di essere in territorio elfico. Ella ebbe modo, prima di catturarli insieme ai suoi compagni, di osservare i loro modi di fare. Erano umani, tuttavia non sembravano pericolosi. Portavano armi con sè, ma il necessario per difendersi dai banditi.
Si arresero subito.
Li portarono d'apprima al cospetto del Re degl'elfi, che in quel periodo sembrava assecondare le volontà del suo consiglio ristretto E' noto, come gli elfi siano volubili di fronte alla bellezza, e quanto siano spietati alcune volte nei confronti di chi non ne possiede.
Gli umani, facevano parte di quel gruppo. Decise che era tempo di dimostrare la forza e la giustizia, che nessuno poteva passeggiar per i suoi Boschi senza chiedere il permesso.

Agl'occhi di Nimiria, ciò era un'ingiustizia, dettata da una volubilità simile a quella che potrebbe muovere un animo umano. Quella notte stessa, fece sgattaiolare via quello sparuto gruppetto. Conosceva bene le prigioni, ed i boschi. Conosceva il cambio di guardia. Non avrebbe avuto problemi, nel portarli via con sè, per i boschi.

Fuggirono. Si allontanarono dalla città, e Nimiria dovette lasciarsi alle spalle quello che era la propria posizione, la propria città, rinunciando a molte cose. Non aveva amore per gli umani, tuttavia non poteva rimanere in silenzio di fronte all'ingiustizia. Andò con loro, iniziando a conoscerli da più vicino. In particolare un giovane umano, Lion. Biondi capelli, occhi profondi ed azzurri come il cielo diurno ed un animo forte e sincero.

Si avvicinò particolarmente a lui, spendendo molto del suo tempo in sua compagnia. Amore, qualcuno potrebbe definirlo. Passione, qualcun altro, se non conoscesse l'animo elfico. Eppure, era qualcosa che si avvicinava ad entrambe, entrando in contrasto poichè rigidi erano i canoni della civiltà elfica. Ma lei, aveva deciso di lasciarsi alle spalle molte cose. Reietta, ormai, della sua stirpe.

Spese molto tempo con lui, impararono a vicenda l'una qualcosa dall'altro. Sebbene fosse difficile per lei rimanergli al fianco, poichè ben sapeva che avrebbe sofferto.

Un giorno come un altro, erano in una di quelle città umane. Taluni, la chiamavano Kirial. Nimiria, non ne aveva sentito parlare bene. Di fatti, una notte vennero attaccati da una banda di briganti. Non possedevano nulla, se non le loro armi. Ed un elfo minacciato, può essere letale. Un urlo del suo compagno la distrasse, in quella danza mortale. Fu allora che vide che il brigante stava avendo la meglio, ferendolo ad una spalla. Corse in suo aiuto, cercò di tenerne più possibile. Ne uccise molti, quella notte e, quando sembrava che si fossero spaventati e stessero scappando via, sentì l'indistinguibile suono di una balestra. Non ci pensò due volte: si mise dinnanzi al dardo, proteggendo quell'umano che aveva imparato ad amare.

Cosa avvenne dopo, fu un vero mistero. Nimiria cadde a terra, priva di coscienza. Priva di vita, poichè il dardo centrò il cuore. Non soffrì nemmeno. L'ultima cosa che vide, furono occhi che dardeggiavano, come quelli della misteriosa figura che volava sopra la città Queldar.

Un intenso calore poi l'avvolse, come una misteriosa luce. Un torpore, dalla quale non si desidera svegliarsi. Qualcosa di magico, qualcosa che dona la vita. Quell'unico sentimento che aveva rivolto verso Lion, iniziò ad avvolgerla. E da un bozzolo fatto di luce e calore, due magnifiche ali bianche si levarono dalla schiena dell'elfa, tramutandola in quel che c'era di più puro a quel mondo: un essere fatto d'Amore.

Non le era chiaro cosa avvenne in quel momento. La sua coscienza era stata riportata indietro, pronta a poter amare di nuovo. Le ci volle del tempo per comprendere. Lui la chiamava "Angelo". Lei non capiva bene cosa questo comportasse. La sua mente era ancor più distante di un elfo, ma le sue emozioni sembravano essere diventate più empatiche. Provava amore per il creato, per ogni creatura che la circondava.

Tuttavia, scelse di rimanere al suo fianco. Inizialmente, rimase come se quella notte non fosse successo nulla. Tuttavia, le cose non erano semplici. La sua presenza causava spesso e volentieri noia a Lion, specie in una città superstiziosa come Kirial. La decisione ultima fu quella di rimanere a guardare, distante, dall'alto. Non sarebbe potuta rimanere per sempre al suo fianco, poichè la morte incombe sui corpi mortali. Lo osservò vivere, prendere sposa, metter su famiglia. E questo, per quanto potesse rassicurarla, la rendeva al tempo stesso triste. Aveva dato la sua vita, pur di proteggerlo. Ed ora lui la stava dimenticando.

Il animo angelico era giovane, creato da poco. Sapeva ben poco di come comportarsi ed era principalmente l'istinto a guidarla. Seguiva Lion, rimanendo distante quel tanto da concederle di osservarlo e proteggerlo, come se fosse il suo Angelo Custode.

Una notte, lo seguì per i vicoli dei Sottoborghi. Cosa potesse fare li, quell'uomo, lei non riusciva a comprendere. Era come se qualcosa o qualcuno lo attirasse. E poi la sentì: un'empia entità che affondava le sue dita in quella città, in quei borghi fatti di malavita e mal costume. E lui cadde in quella trappola, come tanti prima di lui. L'animo retto e giusto, decadde in poco tempo, fra le moine di alcune prostitute. Ed ella era li, ad osservare quel giovane che aveva amato, che l'aveva dimenticata unendosi ad un'altra. Ed ora, stava tradendo anche lei.

"E' giusto che muoia"

Una voce iniziò ad insinuarsi nella sua mente.
Occhi gialli la fissavano, mentre si levava alta e spietata da un tetto dei Sottoborghi. Dispiegò le ali, e scese su quel terreno calpestato dai mortali. Ciò che avvenne in seguito, venne dimenticato quasi subito. In fondo, i cadaveri di alcune prostitute ed i loro clienti, non sono mai degni di molta nota, se non sono di nobili natali.

Con le mani sporche del sangue dell'umano che aveva amato, andò nella sua casa. Era notte, ed ella era piena di quel risentimento che lui aveva scatenato. Qualcosa vicino alla gelosia. Vedeva quella donna come se fosse un tradimento, nei suoi confronti da parte di Lion. L'aveva allontanata, per andare con una donna che gli avrebbe potuto dare di più. E questo non poteva lasciar correre. Uccise lei, uccise il frutto di quell'amore che era stato benedetto da Kether.

E quando ritornò in sè, si rese conto di quel che aveva fatto.

Lavare via del sangue innocente fu impossibile. Le tenebre iniziarono a coprire il candore delle ali dell'Angelo, mutandolo in quel che da molti ora è nominato Reietto.

Quegl'occhi gialli rimasero impressi nella sua mente e nella sua memoria.
L'osservavano, la seguivano, ed erano loro la causa della sua caduta.

Poichè l'animo umano è volubile, ed il male riesce facilmente ad insinuarsi.

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