| Nome: Vezra | Cognome: Nerjie |
| Età: 26 anni | Razza: Umano Shurita |
| Peso: 60 kg | Altezza: 170 cm |
| Capelli: Bruni | Occhi: Neri |
| Allineamento: Neutrale Puro | Sesso: |
| Divinità: Deiana | Tipo di Gdr: By Chat |
| Nome Gdr: Herenill | Genere Gdr: Fantasy |
| Forza: 185 | Destrezza: 215 |
| Intelligenza: 200 | |
| Classe: Intrattenitrice | Livello: 2 |

Vezraè una donna originaria delle terre di Hammerfell, una figlia del deserto. E' una donna di venti anni, che rasenta il metro e settanta di altezza per una sessantina di chili. Ogni suo più piccolo gesto compiuto trasuda di sensualità dal suo corpo fatto per essere guardato e toccato, quando le è possibile messo in risalto da succinte vesti, che lasciano ben poco spazio all'immaginario.
La sua pelle è bruna, pelle di una mulatta, la rendono una bellezza tipica delle donne Redguardiane. I suoi capelli spesso lasciati sciolti sono lunghi e mossi, da ricordare le onde del mare, di una colorazione bruno scuro.
Occhi dal taglio allungato trasudano di un'aria selvatica, dannatamente neri. Labbra in carne e un naso sottile, il suo viso ha lineamenti affilati e sottili.

La femminilità, la bellezza, la seduzione, la sensualità sono tutto ciò che le è stato insegnato ad essere dalle cultrice che accolsero ella poco più che bambina. La sua vita è sempre girata attorno alla sua femminilità, a conoscersi, nelle arti della seduzione. Ciò l'hanno resa una donna che sa il fatto suo.
L'incontro prima del concepimento: Anno 1196
Bisogna tornare indietro di ventisei anni e raggiungere le terre desertiche di Shuron, nel bel mezzo del deserto,a pochi giorni di cammino dalla civiltà di Shuron. Nelle vicinanze delle montagne, in una delle poche oasi, sorgeva un villaggio di nomadi che vivevano principalmente di commercio di cammelli e bestiame come pecore e capre. E' qui che sua madre viveva, e si sa che in una civiltà rigida e strettamente patriarcale la donna vive sotto ferree regole. All'età di soli 14 anni anni mia madre fu presto data in moglie al figlio dell'allevatore, colui che aveva potere nel piccolo clan. Non vi erano alternative e per la giovane Yashel sarebbe stato un buon partito per offrire eredi, l'amore è qualcosa a cui non è concesso ad una donna, un' unione organizzata già dalla nascita di lei e lui.
Qualcosa però sconvolse la routine del villaggio, quando pochi giorni dopo un gruppo di soldati nobili shuriti o forse mercenari, cacciatori di schiavi, raggiunsero il villaggio. Erano tutti Shuriti, questo era evidente. L'uomo che era al comando era una delle guardie rosse del sultano e la sua voce si disperse in un comando molto chiaro.
" Uccidete i bambini e i deboli! Prendete le donne e gli uomini in salute!"
Nel villaggio scoppiò il caos gli uomini cercarono di proteggere i loro figli, le loro donne, ma fu invano poichè le loro armi, le loro armature erano nettamente superiori di qualità a quelle che disponevano quel villaggio, l'odore di sangue si sparse ben presto in quella piccola oasi. Gli animali spaventati scapparono e i pochi sopravvissuti vennero presto messi in catene.
Ma cosa ne fu di mia madre e il suo uomo?
Lui era già lontano ormai, per il suo lavoro spesso era costretto a viaggiare verso il villaggio nomade più grande, quello dei Pamuya e che era nascosto ai più e la giovane Yashel stava compiendo le sue faccende di casa. Era ormai alta la faccia di Yassor quando udì le prime urla e le grida, cercò come meglio potè, abbandonando di furia quello che aveva sotto le mani, di chiudersi nella sua casupola, sigillando una porta non così resistente e cercò un punto in cui nascondersi.
Ma tutto fu inutile.
Proprio colui che guidava le direttive fece irruzione nella piccola capanna, un calcio ben assestato alla porta e subito l'odore di pane appena cotto e spezie lo accolse. Ma c'era anche l'odore della paura e quella lui la fiutava eccome. Un bel viso, ma in quel sorriso sfacciato si leggeva quanto quell'individuo fosse corrotto e marcio dentro. Yashel non faceva nulla, si era ormai resa più piccola che poteva, in un angolo della stanza, al riparo da un comune separè di legno che divideva l'area adibita alla cucina dalla zona notte. Tremava, trattenendo a stento il suo respiro e le lacrime di essere presto scoperta.
L'uomo non fiatava e quando aggirò l'ostacolo i suoi occhi neri e spietati non tardarano a incontrare quelli neri della donna. Per un istante, un piccolissimo istante, qualcosa mutò in quell'espressione cruente e famelica. La donna benchè coperta, lasciava intravedere una bellezza tale dietro quegli indumenti e quei veli che coprivano anche il suo volto, che lasciarono lì per lì l'uomo serio, come se avesse già deciso cosa farne di lei. Sapeva ormai che aveva quella donna nelle sue mani, ostacolando ogni via di fuga. La donna implorò:
" Vi prego! Lasciatemi andare!"
Quell'implorazione per l'uomo fu un invito a reagire e quel sardonico sorriso si riaccese più eccitato che mai, quando solo poche parole le concesse prima di agire:
"Ora siete mia. Non dimenticatevelo mai. Non vi è onore più grande per voi."
Non disse altro, lui non sembrava aver fretta, eppure già le sue mani scivolarono sulla cinta dei suoi calzoni e in quegli attimi quegli occhi di freddi non si staccavano per un momento dalla figura della giovane Yashel, improvvisamente serio. La donna non poteva guardare, si trovò a piangere ormai a dirotto in singhiozzi, supplicando di non farlo, il suo tentativo di rialzarsi e scattare in avanti per cercare di farsi spazio fu inutile, lui la spinse a terra e con lei anche l'uomo le si ritrovò presto sopra, costringendola ad aprire a lui le sue gambe con le proprie e con una mano bloccarle le braccia. Il modo in cui le strappò i suoi indumenti, la prese senza la sua volontà, rubandole la sua dignità e la sua purezza. Per quanto la donna cercasse di dimenarsi e scalciarlo via, lui era più forte e furono solo le grida di lei e un lamento straziante si levarono in quella casa, mentre fuori l'odore della morte era più che mai intenso.
Quando quella violenza finì, lui si tirò via da lei, ma non la lasciò lì, la prese con sè. La giovane Yashel non aveva più forza e sfinita non oppose resistenza. Fu caricata a cavallo e nessun altro avrebbe potuto toccarla, poichè ormai era considerata una serva di quell'individuo. Presto si allontanarano, diretti alle porte di Shuron.
Anno 1196 - 3 mesi dopo L'inizio della vita:
Dove fu condotta la giovane donna? E cosa ne fu del suo marito? Nessuno lo sa... Ella fu condotta nell'harem di quel nobile, che avrebbe servito il suo nuovo padrone. Il corpo di Yashel era cambiato, era chiaro che dalla pancia cresciuta era in attesa di un figlio,ma non dal suo uomo, da colui che la strappò radicalmente dalla sua vita. L,'uomo non era più interessato a lei ormai, avere un figlio di mezzo era solo una perdita di tempo e denaro. Poco poteva importargli della vita di una schiava nonostante fosse stato solo il suo egoistico piacere ad appropriarsi di quella donna. Così la fece rinchiudere la nelle segrete della sua dimora. Tutto ciò che aveva era la compagnia di altre donne più anziane, tenute lì perchè ormai inutili e sapevano che sarebbero marcite fino alla fine dei loro giorni. Le lacrime erano ormai finite per lei, ma dopotutto per quanto quella gravidanza non fosse gradita dalla giovane, qualcosa dentro di lei desiderava amare, offrire una possibilità alla creatura a cui avrebbe dato presto la luce.
Le donne della cella sacrificarono i loro miseri pasti per concederli a lei, ma ogni giorno la donna era sempre più debole e le condizioni igieniche in cui vivevano non erano certo le migliori per permettere ad una madre mettere alla luce un figlio.
Era ormai da tempo calato il buio, non c'erano guardie in quel momento, troppo occupati a bere e ubriacarsi per accorgersi che qualcosa nelle segrete stava accadendo e forse era un bene. Erano le grida e i lamenti esasperati della giovane Yashel. Il sudore bagnava la sua pelle bruna, sporca dalla sporcizia, Le altre tre donne che erano con lei non potevano fare nulla per lavarle via il sudore, se non aiutarla a partorire. Dopo due ore dalle doglie, una testolina fuoriuscì e venne tirata via dalle altre mani e il vagito prepotente di una bambina attirò solo in un secondo momento le attenzioni delle guardie. Era una bambina sana si, già reclamava le attenzioni della madre, ma la madre non aveva latte sufficiente per sfamarla e l'emorragia che bagnava il pavimento di pietra era divenuta ormai una pozza di sangue. non poterono fare nulla per fermarla. Strapparono con un morso il cordone ombelicale della piccola e senza nemmeno poterla pulire, le donne misero solamente tra le braccia della madre la neonata nuda. Yashel emise solamente un ultimo sorriso, l'unico sorriso davvero trasportato dalla felicità nel guardare negli occhi quella bambina che aveva preso i suoi stessi capelli e i suoi occhi scuri. Ma quel sorriso gradualmente si stava abbandonado dalle sue labbra e così anche il suo ultimo respiro, esalò in quella notte.
Non ce la fece a superare quel momento troppo delicato, le donne rimasero a lungo in silenzio attorno al corpo della madre e la bambina che mossa dall'istinto iniziò a piangere per la fame. Sapevano che per quella bambina non c'era più nulla da fare e forse non sarebbe nemmeno riuscita a passare la notte.
Dopo tre ore dal parto, ormai di Yashel non c'era più traccia di vita, era rimasta lì accasciata a terra sulla sua stessa pozza di sangue e quando giunse nelle segrete quell'uomo, padre della neonata. Si fermò proprio di fronte la cella, senza nessuna espressione,rimase per lunghi minuti ad osservare la piccola neonata ancora trattenuta tra le braccia morte della madre ed essa piangeva. Si limitò solo ad ordinare alle guardie il destino che avrebbe intrapreso quella creatura:
" Abbandonate il cadavere lontano da qui e con essa la bambina".
E' tutto quello che disse sotto lo sconcerto delle tre anziane che non poterono fare nulla per cercare di fermare ciò. Furono le due guardie a prelevare il corpo della madre e della neonata. La bambina era ormai in fin di vita, non aveva ancora avuto modo di nutrirsi del latte della madre. Il viaggio non fu molto lungo, Si allontanarono dall'area abitata e con i loro cavalli giunsero in prossimità di un oasi abbandonata, certi di non aver nessuno nei paraggi. Il cadavere di Yashel venne abbandonato lì e con esso anche la bambina,si allontanarono senza alcun rimpianto.
Anno 1196 - Nuove speranze, l'inizio di una vita:
Trascorse un'intero giorno quando la neonata venne abbandonata assieme al cadavere della madre nel deserto a poche ore da Shuron, il sole e il freddo della notte, la fame erano più che sufficienti a scaturire una fortissima febbre per la piccola che ormai era spacciata. Non aveva nemmeno più la forza di piangere, tanto era debole. Proprio il giorno successivo fu la fortuna a girare dalla sua parte. In lontananza erano quattro le figure che si stavano incammiando con i loro cammelli, presso il tempio dove in segreto venerano il culto della divinità di Deiana. Erano quattro donne che avevano fatto una scelta, seguire i loro ideali e la loro libertà, consapevoli delle discriminazioni in città che comportava ciò.
Fu una delle quattro ad destarsi dal loro tragitto quando in lontananza intravide inizialmente un corpo abbandonato. Si avvicinarono e ciò che tutte videro le lasciarono a bocca aperta e con gli occhi sgranati dall'orrore. Chi aveva potuto fare ciò? Era evidente che qualcuno avesse abbandonato lì il cadavere e la piccola creatura inerme tra le braccia della giovanissima madre. Non esitarono più di un secondo, prendendo entrambe con sè e rapide si diressero verso la sede del loro tempio.
Non fu lungo il viaggio, accorsero a chiamare la prima delle sacerdotesse e senza esitazione diede subito l'ordine di dare la dovuta sepoltura alla donna ormai morta e le dovute cure alla piccola per farle abbassare la febbre e solo successivamente sarebbero state le nutrici ad occuparsi di lei.
La bambina sembrava non voler riprendersi, le attenzioni in quei giorni a venire erano tutti per lei. Trascorsero cinque notti e fu solo al sesto giorno che la febbre era scesa, la piccola però non dava segno di risvegliarsi, era ancora debole, ma ciò era un segnale positivo per le ancelle. Le cure proseguirono e ci volle un mese perchè la bambina riprendesse il vigore e ricominciasse poco alla volta ad essere nutrita con del latte.
Così giunse il momento di dover darle un nome e fu la prima delle sacerdotesse a dichiarare a tutte le sue discepole:
" Ella ha un animo forte, crescerà tra di noi, noi saremo la loro madre, noi le insegneremo i nostri valori. Sarà una figlia e una discepola. Da questo momento in avanti il suo nome sarà Vezra e rimarrà qui al tempio. "
E così che ha inizio la vita per la piccola Vezra qui si apre il capitolo della sua storia.
Anno 1196 /1206 - L'infanzia al tempio di Deiana:
Vezra fu presto accettata all'interno di quel piccolo giro di fedeli, svezzata e cresciuta grazie all'amore di quelle donne, che lei iniziò a chiamare come sorelle a cinque anni di età, iniziò la sua formazione, il suo avvicinamento come ancella di Deiana. La piccola Vezra però chiaramente non seguì subito l'istruzione che si dava ad una giovane donna o i valori di essa. Le venne dato modo di prendere confidenza con le arti della danza, con la musica con la quale poteva esprimersi e le venne dato modo di apprendere a scrivere e leggere la propria lingua, cosa spesso non concessa ad una donna.
Vezra dal canto suo e con l'ingenuità di una bambina seguiva ogni insegnamento e l'avvicinamento alla fede e ai valori della madre, prendendolo come un gioco e spesso buona parte del suo tempo lo trascorreva nella magnifica oasi in cui avevano retto il loro piccolo tempio. Era ignara dei pericoli che vi erano oltre quel piccolo paradiso, dopotutto era solo una bambina, ma già era la sua bellezza che le sue compagne mettevano in risalto. I suoi capelli bruni, mossi come onde del mare, spesso adornati da corone di fiori e i suoi occhi neri, così come la sua pelle mulatta. Spesso il colore dei suoi indumenti riprendeva il bianco, per mettere in maggior risalto il colorito della sua pelle.
Al compimento dei 10 anni, seppure ancora una bambina,lei cresceva di anno in anno e prendeva sempre maggior confidenza con il suo corpo, con le arti che permettevano di renderla una bambina sicura di sè, le donne del tempio le spiegarono come fosse stata trovata lì e che non sapevano nulla di chi fosse la madre o il padre. L'infanzia di Vezra trascorse piuttosto serenamente, avvicinata anche alle arti della divinazione.Nessuno ancora aveva raggiunto quell'oasi felice, a debellare un culto che per gli Yassoriani sarebbe stato un pericolo.
Anno 1206/1208 - L'inizio dell'adolescenza di Vezra:
Erano passati ormai 12 anni da quando Vezra fu accolta al tempio e oramai non era più una bambina, il suo corpo stava cambiando, senza lasciare ancora definitivamente il suo aspetto infantile. Aveva già seni appena pronunciati, l'ansa dei suoi fianchi già appena più larga e la prima peluria bruna adornava il suo pube. Ma fu al compimento dei 12 anni, quando ella ebbe il primo sangue conobbe un nuovo aspetto della sua vita.
Fu il risveglio più brusco che ebbe, quando notò che le sue lenzuola erano macchiate di sangue, inorridita e spaventata rimase a lungo ad osservare quel sangue finchè, non uscì l'urlo, fu un grido acuto. Era nuda nel suo letto quando una delle sue compagne accorserso nella sua stanza per chiederle cosa fosse accaduto e quando aprì la porta rimase in silenzio ad osservare la scena della ragazza che aveva le dita della sua mano sporche di sangue ormai rappreso e se le stava osservando. Incapace di dire altro e con le lacrime agli occhi, notò solamente un sorriso da parte della compagna, che sembrava sapere qualcosa che a lei era sfuggito. Vezra la osservò stranita avvicinarsi a lei e così le spiegò che ora era diventata una donna. La invitò a rivestirsi e per quell'occasione speciale, fu indetto un banchetto per inaugurare il suo passaggio all'età adulta, fu ufficializzata come sacerdotessa del tempio, e dinanzi l'altare della loro dea, le furono resi noti i dogmi e i significati che avrebbe d'ora in avanti reso suoi e offerto la propria bellezza a coloro che sarebbero stati degni delle sue attenzioni. Ma fu in quella notte in cui le venne consegnato il talismano che le avrebbe permesso di essere più vicina al favore di Deiana.
Danzarono per tutta la notte sotto la dena nuova, inebriate dalle droghe prodotte da alcune erbe a rendere quei momenti più intensi a lasciare che fosse la frenesia di quel momento ad aver la meglio. Le loro risate, le loro danze però attirarono ben presto le attenzioni di qualcuno. Erano state avventate al riguardo e questo errore non poteva succedere.
Nella stessa notte dei festeggiamenti, un inno alla vita, furono scoperte e vi fu un irruzione nella piccola oasi in cui per anni esse avevano trovato la pace. Non era contempleta un'educazione militare, l'uniche armi erano quelle seduttive, armi che però non erano ora adeguate per scacciare il nuovo problema. Un gruppo di guardie armate, probabilmente mandate dal clero di Yassor, raggiungesero le sacerdotesse ed erano tutte troppo prese dal delirio delle droghe per accorgersi dell'imminente pericolo a cui stavano per andare incontro.
Fu lo straziante grido di una delle mie sorelle trafitta da una spada al ventre cadde con gli occhi strabuzzati proprio ai nostri piedi e fu esplicito l'avviso di quelle guardie che rivolsero a loro un ultimo avvertimento.
" Puttane... è questa la fine che fanno delle eretiche come voi!"
Rimanemmo a lungo immobili ancora capacitandoci cosa fosse appena avvenuto. Le urla si levarono poco dopo, Vezra non comprendeva il perchè di tutto,vedeva solo che quell'uomo aveva ucciso una sua sorella. Iniziò a imprecare con rabbia verso quelle guardie e fu una di esse che andò colpendola con un manrovescio facendola finire a terra.
" Taci lurida cagna! Prendetele tutte quante, verranno vendute come schiave quanto prima."
L'unica cosa che ci rimaneva da fare era la fuga, Vezra intontita da quello schiaffo cercò di rialzarsi da terra, trascinata via da una delle sue compagne, esortandola a rimettersi in piedi al più presto e senza fare storie di seguire le ancelle. Il nascondiglio che aveva trovato era sufficiente per proteggerla, non sapeva il perchè di tale odio da parte di quegli individui, non conosceva ancora il mondo esterno, non facevano male a nessuno dopotutto, offrivano riparo ed aiuto ai bisognosi e piacere a chi cercava ristoro. Non permisero alla giovane ragazza di guardare la fine delle sue sorelle, perchè Vezra fu catturata. Le lacrime che uscirono furono rotti singhiozzi che non riusciva più a tenere a freno, mentre veniva portata via.
Anno 1208/1211 - L'asta al baazar:
Passarono due anni, mi condussero a Shuron, e spinta in catene verso i quartieri nobiliari, non sapevo a quale addestramento sarei andata incontro.
Colui che mi prese, voleva addomesticarmi per rendermi una schiava, perchè quello sarebbe stato il mio nuovo ruolo, servire in futuro il nobile che mi avrebbe acquistato. Con il tempo compresi che ribellarsi mi avrebbe portato a peggiorare la situazione, le punizioni si facevano sempre più dure, ma non perdevo mai le mie speranze.
Ormai poco più di 14 anni, avevo imparato come tenere a freno quello che provavo e nascondevo. Il giorno arrivò in fretta. Mi ritrovai insieme a tante altre giovani fanciulle e non solo, come me, nelle mani del mercante. Private dei nostri abiti, fummo condotte al baazar destinato alla vendita di schiavi. Le mura di Shuron pullulavano di vita, guardie ovunque e non potevo ancora sapere che in quel giorno sarebbe accaduto qualcosa da cambiare il corso del mio destino. Una dopo l'altra esposte sulla piazza del mercato vennero esposte innanzi ad un pubblico pronto ad acquistarci. Il mio turno non tardò quando venni spintonata al centro della via, esposta all'intero pubblico, in lacrime, schiaffeggiate sotto gli occhi di quel pubblico urlante e in delirio. Alcune grida si fecero spazio nella confusione e la cifra che giunse all'orecchio dell'avido mercante, fu tale da ammutolire quasi l'intero pubblico. Era un uomo di mezza età di corporatura robusta, vestito in un sfarzoso abbigliamento, stravagante. Insieme ad un'altra fanciulla dai biondi capelli e la pelle abbronzata fummo vendute a costui e condotte via in catene. Eravamo quasi lontani dalla piazza da tutta la folla, circondate dalle guardie del nostro nuovo padrone che spingendoci ci facevano camminare allungando le mani sulle nostre terga. Ma fu in quel momento che qualcosa rovesciò la situazione in piazza e fu il caos.
Delle figure vestite di nero con i volti coperti si calarono dalle cupole dei molti tetti di abitazioni e dalle volte di molte balconate e fu per primo una delle guardie che camminava dietro di noi a perire stramazzato a terra sotto la lama di un pugnale da lancio. Io e la ragazza ci guardammo per un lungo momento terrorizzate. Guardie che correvano, gente che scappava cercando di mettersi in salvo urlante. E poi coloro che giungevano per stravolgere la quotidianità di Shuron. Non so dire quanto durò quel poco perchè io e l'altra ragazza potemmo prenderci per mano e cercare di fuggire via insieme con le catene ancora attorno ai nostri colli, ma nel panico e nell'essere travolti dalla folla in delirio ci perdemmo, allontanate l'una dall'altra e non potei far altro che cercare riparo in una via secondaria, quando una mano afferrò la mia catena tirandomi rovinosamente indietro contro di lui. La mia schiena contro il suo petto e poi la pressione del suo corpo nel spingermi verso quella stradina secondaria e trascinarmi all'interno di una porta e poi una stanza buia, svanendo alla vista dei pochi. L'odore di muffa e chiuso era prepotente da instillarsi su per le narici e al buio l'unico suono che si poteva sentire erano i nostri respiri. Non potevo che percepirne il suo caldo respiro contro la pelle nuda del mio corpo, un brivido a percorreremi e quelle mani forti e maschili, scivolarono via dalle mie labbra. Sospirai, e lui non mi lasciava, sentivo come scorrevano giù per la mia gola e infine attorno ai miei seni. Trascorse così la notte, una notte di fuoco e passione e la mattina successiva insieme ci allontanammo dalle mura di Shuron per dirigerci verso il deserto, verso una delle sedi in cui i predoni erano soliti vivere e nascondersi dallo stato dittatoriale di Shuron.
Anno 1216 - La vita tra i ribelli:
Non sapevo dove mi stava conducendo, montammo su un cammello e attraversammo il deserto verso chissà quale meta. Per me era la prima volta che mi trovavo nel bel mezzo del deserto, lontana dal mio tempio, la mia casa,luogo in cui ero nata e cresciuta, educata dalle donne a divenire un'abile intrattenitrice. Non parlai e lui non parlò a me quasi per tutto il viaggio. Due notti di cammino ci vollero e la prima notte la trascoremmo al riparo di un'oasi. Mi reclamò di nuovo quella notte e la mattina stessa ripartimmo, sotto l'occhio di Yass. Avevo paura? Si, chiunque ha paura nell'essere strappato dalle sue abitudini, dopotutto non sapevo cosa avrei fatto. Non mi feci un nome quando l'uomo mi trascinò fino al campo, voleva darmi solo la libertà di poter rivendicare il mio stato di schiava e stare dalla parte dei ribelli, ma io non erano i guai che volevo. Venni presentata ai suoi compagni come la sua donna e loro non esitarono ad accogliermi, rispettando la volontà del loro capo. Passai i miei anni della vita con loro estranea alle loro scorribande che saltuariamente andavano a compiere a Shuron.
Anche qui il tempo fu breve, la mia permanenza giunse a termine quando quell'uomo che mi aveva strappato via da una vita per me normale, dovette partire oltre i confini del mare, per approdare in terre a me sconosciute.
Viaggiai con lui, lunghi e lunghi giorni passati su quella nave verso il distretto di Dehinir, dove lì avrei conosciuto un'altra realtà , altre usanze del tutto sconosciute a me e fu qui che mi lasciò per partire verso terre sconosciute, abbandonandomi in città .
Gli anni sono passati da allora e io ho potuto fare ritorno a Shuron un passaggio e un uomo che mi ha accompagnato nell'attraversata. E ora è qui che vivo, dimenticatisi di me, di ciò che ero e che tutt'ora sono. Chissà che cosa mi aspetterà ora. Non diventai per Shuron un pericolo, in quanto la mia idendità fu coperta e mantenuta nell'anominato, dopo tutto non era mia intenzione apparire per una ribelle.
Ma nemmeno qui per me da iniziata del culto e le giornate passate al tempio della madre per danzare nelle notti di luna piena, nelle oasi del deserto, giunse il momento di partire.
Anno 1219/1220 - Il viaggio verso Dehinir:
Fu l'uomo che mi tirò fuori dalla schiavitù a trascinarmi su una nave e imbarcarci verso la terra ferma, oltre i confini del mare, ancora più in là di dove la mia mente potesse immaginare. Verso civiltà a me sconosciute e non so perchè lo fece, mi strappò radicalmente dalle mie radici. Mi rimase vicino sin quando arrivammo al porto di Dehinir, scendemmo e dopo lunghe ore di cavallo, arrivammo alle porte della città , più imponente e grande che avessi mai visto, Dehinir. L'impatto fu decisamente grande per me. Il modo in cui uomini e donne andavano vestiti, la mia figura risaltava subito all'occhio e quell'uomo che per lunghi anni fu il mio compagno, mi lasciò lì, promettendomi che sarebbe tornato a riprendermi. Dehinir non mi piacque, no, la mia vita era reclusa in una semplice e squallida taverna di seconda mano, non potevo nemmeno permettermi il lusso di giacere su morbidi cuscini. La mia voglia di tornare a Shuron era diventata tale che mi misi alla ricerca di qualcuno che potesse riportarmi indietro. Incontrai un uomo, un uomo delle mie parti Itar si presentò e mi offrì modo di unirmi a lui in viaggio per rientrare a Shuron.
Non attesi che lui tornasse a riprendermi, anche perchè non mai mi disse dove fosse andato e io diventavo ogni giorno più impaziente. Tanto che alla fine trovammo un marinaio con una piccola imbarcazione e con lui partimmo verso le calde terre desertiche di Zarin.
DIVINAZIONI CULTO DEIANA:
- Oniromanzia ( divinazione dei sogni): L'oniromanzia è una pratica il cui responso ricade spesso nella sfera spirituale. E' una pratica legata alla superstizione che pretende di ricavare numeri simbolici.Nella forma più semplice il consultante, a titolo personale, si rivolge all'interprete allo scopo di farsi rivelare eventuali messaggi nascosti in un sogno che il consultante stesso ha fatto. L'interprete analizza il contenuto simbolico del sogno e ne svela il messaggio sulla base delle proprie conoscenze ed esperienze, che generalmente sono rivelazioni soprannaturali.
- Margaritomanzia (divinazione dei rimbalzi delle perle): è sufficiente usare anche una sola perla, metterla all'interno di un vaso o un altro recipiente il sensitivo può nominare una serie di nomi di persone accusate di qualche delitto , la perla qualora quel nome risultasse colpevole, uscirebbe fuori dal recipiente.
- Rapsodomanzia (divinazione della poesia): questa pratica divinatoria consente di estrarre a sorte una frase di una poesia o un libro e interpretare da quella frase un responso di una determinata situazione.
- Catottromanzia (divinazione degli specchi): questa divinazione viene praticata introducendo il mistico in una camera rischiarata solo per metà. Il mistico sarà bendato e si rivolge la domanda allo specchio. Lo specchio è in grado di offrire visioni al mistico in caso di perdite, furti o se si ricevessero ferite da mano ignote. Le visioni che appaiono possono essere confuse e non sempre veritiere.
INVOCAZIONI CULTO DI DEIANA DA BG:
1. Benedizione/Maledizione:
Questa invocazione concede la possibilità di benedire le persone ed oggetti:
- Coppia: Le sacerdotesse sono in grado di offrire una protezione e un amore solido e duraturo sulla coppia che desidera essere benedetta. Le persone che vengono benedette da Deiana, non risentiranno di energie negative, poichè nulla potrà più spezzare il loro forte legame.
- Maledizione d'amore: Le sacerdotesse sono grandi manipolatrici sulla sfera dell'amore. Esse infatti sono capaci di poter compiere anche maledizioni su un individuo a livello emotivo. Una maledizione lanciata di questo tipo comporta a una demoralizzazione del personaggio a soffire vere e proprie pene d'amore o ansie di cui non si capacita, che lo porteranno a una sfiducia nei suoi confronti e incontro a vere depressioni. Un individuo che cade sotto questa maledizione, non potrà uscirne solo finchè non saranno le sacerdotesse ad annullare l'effetto.
- Benedizioni di amuleti: Le sacerdotesse possono compiere benedizioni su oggetti come gioielli o amuleti, rendendoli oggetti benedetti dalla madre.
- Benedizione di Dena: Le sacerdotesse di Deiana possono benedire i loro alleati che si trovano entro i 5 metri, per infondere coraggio ed alzare il livello del morale, aumentando il valore della mente due volte tanto di quello del singolo personaggio. La durata della benedizione ha effetto solo per tre turni.
- Maledizione di Dena : Le sacerdotesse di Deiana possono maledire i loro nemici che si trovano entro i 5 metri, diminuendo il loro morale e la loro forza, rendendoli più fiacchi. il punteggio mente e forza cala di due volte tanto di quello del singolo personaggio. La durata della benedizione ha effetto solo per tre turni.
A fine incanto se non si è in presenza di un fato, è necessario lanciare un tiro di dado (1d4) per determinare se la benedizione ha avuto successo.
Benedire equivale a garantire all'oggetto o alle persone soggette a questo potere, nelle immediate vicinanze del mistico, di non ricevere alcun tipo di danno arcano. Le benedizioni si annullano quando c'è una maledizione a contrastare, in questo caso si annullano entrambe, se una delle due forze viene invocata sull'altra , poichè nessuna delle due può prevalere sull'altra controparte.
2. Difesa:
Questo è un'invocazione di tipo difensivo che consente al fedele e chiunque si trovi dietro di lui, fino ad un massimo di tre persone (mistico incluso), di ricevere una protezione da parte della divinità per 3 turni. La volontà della dea Deaiana, attraverso quest'invocazione, formerà uno scudo di composto dalle trame della notte stessa, dal diametro pari all'altezza del mistico. La superficie dello scudo avrà un costante moto ondulatorio e avrà funzioni simili ad uno specchio che inghiottirà ogni attacco da parte di incantatori e/o frecce risucchiandolo al proprio interno, disintegrandolo o annullandone gli effetti. Attacchi da contatto faranno rimbalzare all'indietro il nemico.
3. Attacco poderoso:
Quest'invocazione è in grado d'incrementare notevolmente le potenzialità combattive del mistico. Se la divinità acconsente a concedere il proprio potere il pg in questione riscontrerà un aumento di velocità, potenza e precisione dei propri colpi,questi infatti saranno portati con un incremento di forza e destrezza pari al 20% della sua mente. Tale potenziamento ha effetto esclusivamente sui colpi sferrati quindi non andrà ad influire le capacità difensive o di movimento del mistico.(Valida per 3 turni)
4. Protezione:
Questa invocazione tranquillizza le creature agitate. L’incantatore non ha alcun controllo diretto sulle creature che ne subiscono l'effetto, ma l'incantesimo può impedire alle creature infuriate di combattere o a quelle euforiche di eccedere con la baldoria. Le creature che ne subiscono l'effetto non possono intraprendere azioni violente (anche se possono difendersi) o fare alcunché di distruttivo. Qualsiasi azione aggressiva che comporti danni contro le creature calmate spezza immediatamente l'incantesimo sulle creature minacciate. Questo incantesimo sopprime immediatamente (ma non dissolve) qualsiasi bonus morale garantito da incantesimi come benedizione, buone speranze e ira, oltre a negare a un bardo la capacità di ispirare coraggio o a un barbaro la sua ira. Sopprime anche qualsiasi effetto di paura e rimuove la condizione confuso da tutti i bersagli. La durata dell'invocazione è di 3 turni. Quando calmare emozioni termina, l'incantesimo originario torna a funzionare sulla creatura, purché la sua durata non si sia esaurita nel frattempo.
Lingue conosciute:
1. SHURITA - LINGUA MADRE
2. COMUNE - SECONDA LINGUA
Abilità razziali:
Bonus:
Cosmopolita: data la loro esperienza e le relazioni intrattenute con le altre razze gli umani hanno un bonus ai tentativi di diplomazia, raggirare e intimidire nei confronti delle seguenti razze (elfi, genasi, orchi, sirenidi, tiefling, asimaar, duegar.)
versatile: grazie alla loro natura di viaggiatori e di cosmopoliti possono imparare ad usare qualsiasi oggetto di qualunque cultura del Mondo.
Elevato ingegno: Hanno un bonus del 30% di tentativi di poter creare congegni o di capire come funzionino. questo bonus è cumulabile con un bonus che conferisce il proprio mestiere (erudito, fabbro...ecc).
Malus:
Sensi umani: rispetto le altre razze sono inferiori dei sensi;
Vulnerabilità ai veleni e alle malattie;
Scarsa longevità : vivono in media ottant'anni e ben pochi arrivano al secolo.
Abilità mestiere:
Storia: il personaggio nel corso della sua vita ha accumulato svariate conoscenze relative alla storia della religione o di un popolo, gli eventi più significativi e la spiegazione delle loro cause. Queste conoscenze comprendono anche informazioni relative ai casati reali e alle altre figure di governo, a guerre, leggende, personaggi importanti, leggi, usanze, tradizioni ed eventi memorabili. Un intrattenitore ha una conoscenza che rappresenta uno studio accademico, di tipo formale o portato come passione personale e gli consentirà anche di ottenere più facilmente informazioni di questo campo.
Raggirare: un intrattenitore nel corso della sua vita è capace di raggirare tutti coloro che hanno modo di trovarsi faccia a faccia con lui. Un intrattenitore può far uso di tale abilità in modo leale o sleale. Narrando storie da far rimanere a bocca aperta il suo pubblico o imbrogliare chi ha davanti a se. Raccontando storie facendole passare per vere, nonostante queste siano false; rendere plausibile ciò che è inverosimile e normale ciò che è sospetto. Consente di imbrogliare una guardia con le chiacchiere, truffare qualcuno, spacciare per buono un travestimento o un documento falso o raccontare menzogne di altro tipo.
Acrobazia [2° livello]: Un intrattenitore nel corso della sua vita ha acquisito la capacità di rimanere in equilibrio quando cammina su superfici strette o instabili, meno rischio di scivolare in zone bagnate o unte, divincolarsi da una presa o da un legame o subire meno danni in caso di caduta.
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