| Nome: Ashny | Cognome: |
| Età: ca. 150 anni | Razza: Abissale |
| Peso: 56 kg | Altezza: 175 cm |
| Capelli: Azzurri (F.A.) - Rossi (F.U.) | Occhi: Cangianti |
| Allineamento: Caotico Buono | Sesso: |
| Tipo di Gdr: By Chat | |
| Nome Gdr: Le Cronache di Arathos | Genere Gdr: Fantasy Classico |
Forma abissale:
Sirena, il suo corpo agile dove presenta tratti simili ai pesci è del colore del mare. Ha occhi curiosi e cangianti, le cui tonalità variano rispetto a come questi vengono a contatto con le fonti di luce. Capelli lunghi fino alle fossette di venere e pelle dorata. Dimostra circa vent'anni nonostante ne abbia 150 o forse più, dato che lei non si ricorda quando sia nata e in questa forma raggiunge quasi i 2,50 m di lunghezza.
Forma umana:
Nella sua forma umana presenta tratti fisionomici delicati, dei lunghi capelli rossastri che appaiono quasi trasparenti le incorniciano il volto, l'incarnato è abbastanza candido. Come nella forma abissale presenta degli occhi cangianti espressivi, il suo fisico è magro ma femminile e slanciato, sfiorando circa 1,75 m di altezza. Anche in forma umana non le si attribuirebbero più di vent'anni.
Ha un carattere dolce e amorevole con chi non reputa una minaccia ma diventa ostile e palesa la sua forza interiore specialmente con chi attacca briga con lei o i suoi cari. Si infiamma quando reputa un evento ingiusto e cerca di cambiarlo, carattere forte dato che per molti anni ha dovuto difendersi da sola dai pericoli del mare e della terraferma.
UN SECOLO IN UN BATTITO DI CIGLIO
Raccontare la storia di una creatura, come di una persona, è raccontare la storia della sua famiglia.
Questa non parlerà di antenati, di antiche stirpi o clan influenti, tutt’altro: parlerà di una famiglia, il cui collante era l’amore profondo e reciproco. Famiglia distrutta per mano dei due gambe, troppo spesso nemici degli abissali.
Ashny è la quarta dei cinque figli generati dalla bellissima sirena NemedynEithre e dal battagliero tritone Echberil Danemer; l’una creatura eterea, capelli lunghissimi e coda del colore dell’argento, occhi cangianti capaci di scrutare l’animo di qualsiasi altra creatura e labbra dalle rosee sfumature a dare colore su una pelle diafana baciata dalla luna. Aggraziata nei modi, voce sonora ammaliatrice e vellutata, materna coi figli e moglie devota. Ebbe i suoi natali nei freddi mari ai confini di Kirial. L’altro si può dire l’esatto suo opposto, la sua coda blu come il cielo notturno, corti capelli di fuoco a contornarne il viso su cui si trovano due occhi scuri come la coda con striature grigie, la sua pelle è olivastra a denotarne altre origini, i mari più caldi, all’estremo opposto confine del Regno. Caparbio e coraggioso guerriero dei mari, sempre con un tridente pronto a difendere ciò che gli è di più caro, a tratti scorbutico ma padre amorevole e marito fedele.
La primogenita del loro amore fu Isdra, tratti e colori uguali a quelli della madre tranne che per il purpureo sguardo, una presenza impalpabile quasi quanto un fantasma e cagionevole di salute; nei mari e fuori da essi si era diffusa la credenza che lei, come sua madre, fosse portatrice di arcani segreti e poteri mistici. Un animo sensibile la caratterizzava e una curiosità dirompente.
Poco tempo dopo di lei nacque Thryim, secondogenito dai colori e tratti più simili a quelli del padre: sembrava aver ereditato anche la prestanza fisica che spettava alla sorella maggiore, la sua forte coda era delle sfumature del mare profondo illuminato dal caldo sole in pieno giorno. I suoi capelli rossi chiari, quasi trasparenti mentre i suoi occhi erano del colore dell’ambra, che richiamavano la sfumatura della chioma. Carattere forte, come di chi sa di dover proteggere la famiglia un mancanza del proprio capo - tridente anch’egli sempre pronto per non permettere ai pericoli di avvicinarsi ai propri cari, oltre che per cacciare. Il terzogenito fu, se così si può dire, il più problematico e ribelle dei cinque: Gadinem il suo nome, tratti che fondevano nel suo aspetto caratteristiche sia della madre che del padre, occhi cangianti tendenti al verde gli illuminavano il viso circondato da folti capelli corvini ondulati, lunghi fino alle spalle. Coda forte e scattante che sfumava verso il blu scuro, carattere irrequieto e avventuriero – molte volte aveva discusso coi propri genitori sul tornare nei mari natii del padre, dal resto della famiglia incontrata così di rado.
La quarta figlia fu Ashny, le cui sembianze fondevano quelle dei propri genitori ma spartendole tra il suo aspetto da abissale e da umana: la sua forma sirenide è caratterizzata da capelli lunghi fino ai fianchi e coda del colore del mare che abita, occhi cangianti anch’ella e pelle leggermente olivastra a ricordare l’unione di Nemedyn ed Echberil. Da umana solo i tratti del suo viso, in particolare gli occhi, non cambiano: la pelle si schiarisce a ricordare tratti nordici, i capelli diventano rossastri quasi trasparenti e lunghi da lambirne i fianchi. Dolce col prossimo, curiosa come la sorella maggiore ma non per questo solita a cacciarsi in grossi guai. La copia esatta di Ashny era l’ultima figlia dei due sirenidi; Synnale il suo nome, una birbante ma tenera abitante degli abissi. Proprio con lei era solita trascorrere molto tempo, in quanto Gadinem con cui aveva la minor differenza di età, si allontanò dalla famiglia poco prima che questa venne distrutta, per cercare l’avventura e l’amore altrove. Dopo questo avvenimento l’altro fratello si incupì perché secondo lui Gadinem voleva “sfuggire ai propri doveri”, Isdra invece ben poco tempo trascorreva sollazzandosi o giocherellando nel cristallino mare poiché la sua salute andava lentamente sfumando.
La quarta figlia dei due sirenidi nacque in primavera, nel momento in cui le acque si intiepidiscono e la natura terrestre si risveglia dal sonno invernale con forza ed entusiasmo. Le giornate della sua infanzia si susseguivano placide e serene, il clima in cui viveva era d’amore e rispetto reciproco: veniva incoraggiata la sana curiosità dei membri della famiglia oltre all’amore per la propria casa. Come simbolo di tale unione la famiglia di Ashny si creò una propria tradizione: i membri femmine avevano adottato come secondo nome (secondo alla concezione umana sarebbe da intendersi come cognome) il nome della madre, mentre i membri maschi quello del padre, in modo da mai dimenticare le proprie origini e i propri legami. In ordine di nascita quindi si chiamavano:
· Echberil Danemer (Danemer era il nome del nonno paterno di Ashny e i suoi fratelli)
· Nemedyn Eithre (Eithre il nome della nonna materna di Ashny e i suoi fratelli)
· Isdra Nemedyn
· Thryim Danemer
· Gadinem Danemer
· Ashny Nemedyn
· Synnale Nemedyn
Un legame particolare la univa ad ogni membro della famiglia, in particolar modo alla sorellina Synnale. Questa sembrava infatti la copia in miniatura di Ashny, sia per aspetto che per carattere. Molte volte andavano a giocare lontane dalla propria tana, a infastidire le meduse o altre creature degli abissi. Un episodio in particolare fu importante per Ashny, la prima volta che con la figlia minore dei sirenidi si allontanò per ammirare quelle creature gelatinose.
Era una giornata estiva, molto afosa sulla terraferma e per ciò i terricoli cercavano un po’ di tregua dal caldo bagnandosi nel freddo mare. La piccola Synnale chiedeva insistentemente alla propria sorellina di andare a vedere le meduse con la tipica insistenza di ogni bambino (di ogni razza) e storpiando il nome a causa dei problemi di pronuncia legati alla tenera età. Ashny, dal proprio canto, adorava passare tempo con lei e gli altri fratelli ma godeva anche del tempo che poteva trascorrere da sola, a spiare le attività degli uomini facendosi scudo con gli scogli o andare alla ricerca di razze di abitanti del mare a lei sconosciute, cercando di non farsi scoprire dai ‘grandi’ della sua famiglia. con tono dolce ma chiaro per definire i termini del ‘contratto verbale’ stipulato tra le due, la piccola sirena tacitamente aveva acconsentito. Quello stesso giorno si allontanarono dagli occhi attenti della madre per andare alla ricerca di meduse. L’acqua era piacevolmente tiepida e le due sirene nuotavano allegre e veloci nel loro amato mare, piroettando aiutate dalle correnti. Pesci e creature di forme e colori differenti incrociavano, nessun nemico all’orizzonte. Arrivate nella zona dove Ashny sapeva di trovare le meduse, grazie alle volte in cui si era spinta fino a lì col fratello Gadinem, le due si appiattirono contro uno scoglio quasi ad aderirvi per non far notare inizialmente la propria presenza. Ashny per prima, seguita poi da Synnale, aveva sbirciato per controllare non ci fossero quelle razze di meduse che aveva imparato essere pericolose o che quantomeno potevano urticare la pelle al contatto coi loro tentacoli: una volta appurato che non ve ne fossero uscì allo scoperto seguita dalla piccola sirenide, che subito aveva cominciato a nuotare veloce in tondo al gruppo di creature, di varie dimensioni ma non bellicose. La sorella maggiore la seguiva attentamente coi suoi occhi cangianti che tanto assomigliavano a quelli dell’abissale troppo presa a giocare per badare a ciò che la circondava e così dicendo si avvicinò all’altra che aveva arrestato la propria corsa sentendo il dire della maggiore e delicatamente afferrò la mano destra della piccola, indirizzandola assieme alla propria alla “testa” della medusa più vicina, del diametro di circa 13 centimetri. Un guizzo di gioia negli occhioni di Synnale, il contatto con la viscida creatura la face rabbrividire appena. Ashny guardava sorridente l’altra e una volta resasi conto che questa era a proprio agio, fece scivolare via, lentamente, la propria mano per permetterle di muoversi da sola. L’incessante “correre” della sirenetta di poco prima aveva fatto staccare alcune alghe dal fondo e lente e morbide stavano salendo verso l’alto: pareva quasi una pioggia a ritroso. Ashny nel frattempo che sua sorella faceva conoscenza con una razza acquatica per lei nuova si guardava intorno, perché in mare aperto la prudenza non è mai troppa. Proprio allora, grazie all’udito fino proprio degli abissali, sentì lo spostamento dell’acqua provocato da una creatura che nuotava in modo diverso da un pesce avvicinarsi abbastanza velocemente. Di scatto girò la testa in direzione del suono per vedere in lontananza un’altra medusa, poi un’altra e un’altra ancora: erano diverse da quelle lì vicino, più grandi e di diverso colore erano queste e avevano tentacoli non troppo lunghi (almeno mentre nuotavano) che danzavano in mare. Bellissime a vedersi quanto letali, perché si trattava di una razza molto pericolosa e velenosa per un abissale, figurarsi per un duegambe. Più queste si avvicinavano più Ashny spalancava gli occhi proferì il suo pensiero a voce alta e la piccola non poteva fare a meno di sentirla Con voce preoccupata per la consapevolezza del pericolo incombente veloce rispose e spiegò a Synnale afferrando la sorellina per il braccio e cominciando a sbattere la pinna caudale in modo quasi nervoso trascinando di peso l’altra. Ormai le meduse non erano troppo distanti dalle due sirene e appena avevano adocchiato le due intruse in quello che era territorio delle loro simili cominciarono ad allungare i tentacoli nella loro direzione mentre ancora veloci nuotavano: queste creature possiedono quattro ammassi di 15 tentacoli ognuno, i quali in assetto di attaccato possono allungarsi fino a 3 metri. Facile quindi immaginarsi il motivo dello scatto più agile di un felino fatto da Ashny per scappare, forse mossa poco furba ma il forte spirito di sopravvivenza in lei l’aveva spinta ad agire in tal modo. Ben attenta a non farsi raggiungere da quei pericolosi prolungamenti e a non sbattere contro gli scogli, si insinuava tra le rocce per ottenere l’effetto a zigzag e confondere le meduse. Tutto cominciò in pochi attimi e nello stesso arco di tempo finì. Le due sirene in fuga avevano trovato ad un certo punto una caverna nelle profondità del mare, che si sviluppava in lungo e in largo all’interno: aspettarono lì diversi minuti prima di uscire e tornare dalla loro famiglia, col cuore che ancora batteva forte per l’agitazione. Di nuovo Ashny per prima controllò al di fuori delle rocce la piccola spaventa annuì, si fece abbracciare dalla sua sorellona per avere un po’ di conforto e si diressero insieme alla propria dimora.
[continua]
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