| Nome: Earlinde | Cognome: |
| Età: 0 anni | Razza: Fata |
| Peso: 0 kg | Altezza: 25 cm |
| Capelli: Rosso cupo | Occhi: Dorati |
| Allineamento: Neutrale Puro | Sesso: |
| Tipo di Gdr: By Chat | |
| Nome Gdr: Isola di Avalon | Genere Gdr: Fantasy Storico |

E' una piccola creatura alata dall'aspetto magico ed etereo. Il corpicino è fatto da un piccolo busto, gambe non lunghissime ma robuste e braccine proporzionate alle gambe. Ha manine e piedini robusti per destreggiarsi bene tra rocce e sassi. La carnagione è marrone come la terra. Il visetto marrone è tondo, con gli zigomi abbastanza pronunciati, un grazioso nasino e labbra a bocciolo anch'esse color della terra. Gli occhi sono grandi e color dell'oro puro; l'iride è molto più grande del normale, tanto che la sclera si intravede, piccolissima, solo agli angoli degli occhi. Le orecchie sono a punta e rigide. Ha lunghi capelli ondulati color rosso cupo, la cui lunghezza arriva fino alle ginocchia. Li porta sempre sciolti, talvolta arruffati quando dimentica di pettinarli. Le sue ali sono piccole e identiche a quelle delle libellule, gialline semitrasparenti con sottilissime venature dorate, divise in due ali per lato. L'aura che circonda tutta la sua piccola figura è color dell'oro puro, che durante la notte splende come una piccola stella. Ha una vocina molto acuta e trillante a volte melodiosa, altre volte stridula, che assomiglia al suono di tanti campanelli d'argento suonati assieme.
In quanto fata Gwyllion ama custodire i sentieri, poichè questo è il compito che madre Terra le ha assegnato. Ha una vera venerazione per campanelli, sonagli e cose simili. Ama essere venerata e diventa un amore con chi lo fa, mentre sa essere una piaga per chi non le va a genio.
Segue una sola legge: quella della natura. Tutte le altre sono solo sciocchezze che si possono tranquillamente infrangere. Del resto gli Alti sono pieni di roba, anche se qualcosa sparisce dov'è il problema?
Custode dei Sentieri del Bosco
Fata consigliera e Custode degli Ospiti della radura
Figlia della Terra

La figlia Eilydhe.
Le sorelle della radura delle fate.
La combriccola di ladri di cui faceva (non del tutto consapevolmente) parte.
Loriel e Shana, figlie senza ali.
Tra terra, sassolini e grosse pietre…
Fiamme, fumo, paura. Ancora quelle immagini mi tornano in mente di tanto in tanto, sebbene io non ami ripensare al passato, in quanto non lo trovo divertente. Ma mai dimenticherò quel terribile giorno di ormai diversi anni fa, per quanto confuso possa essere quel ricordo. Vivevo in Galles in una folta foresta tra le colline, tra imponenti querce e betulle. Non saprò mai quale terribile disgrazia abbia operato a distruggere quel paradiso. Come mia abitudine osservavo uno dei miei sentieri preferiti che attraversava il lato est del bosco, raccogliendo sassolini belli; attendevo un qualche viandante da spiare o a cui fare qualche dispettuccio. Solo per caso alzai lo sguardo e vidi una colonna di fumo nero che si ergeva da un punto non ben definito tra le fronde. Non mi resi conto di cosa si trattava, per nulla e io ero troppo curiosa anche per far finta di nulla. Mi precipitai a vedere cosa stava succedendo. Quando arrivai ebbi il terrore. Alte fiamme gialle e rosse si riflettevano nelle mie iridi dorate colme di paura. L'odore acre del fumo riempiva l'aria ormai satura. Doveva essere molto caldo sebbene io non potessi sentirlo. Rimasi immobile posata su una roccia che non era ancora stata raggiunta dall'incendio. Non riuscivo a muovere ne le gambe ne le ali. Paura, terrore. Gli alberi, che io amavo, si stavano trasformando in cenere. Le verdi foglie estive erano ora rosse. La morte era l'unica inconfondibile presenza e il grido di dolore della foresta. Non so cosa mi sarebbe successo se la fortuna non fosse stata dalla mia parte. Ero ancora completamente immota su quella roccia quando sentii qualcosa che mi afferrava per il busto e mi portava via come una bambola trasportata da un bambino. Ma ero troppo spaventata per reagire o anche solo per capire cosa mi stava succedendo. Chiusi gli occhi e non osai riaprirli per non so quanto tempo. Non ricordo cosa successe in seguito.
Aprii gli occhi, terribilmente confusa. Il fuoco, la foresta... dov'erano? E le mie sorelle? Mi guardai intorno e capii di trovarmi in un'abitazione della gente alta, distesa su un povero panno. La terribile paura mi assillava ancora. Mi accorsi di essere osservata. Nella stanza c'era un uomo e una donna che sembrava aspettare un bambino. Solo il giorno dopo, quando il terrore era parzialmente passato riuscii a parlare con loro. L'uomo si trovava nel bosco per motivi che non ricordo quando si accorse che un incendio era scoppiato nel cuore della foresta, mi spiegarono. Mentre cercava di allontanarsi mi aveva visto posata immobile su una roccia. Senza pensarci troppo si era affrettato ad afferrarmi e a portarmi via da quello che secondo lui era un pericolo mortale.
"Mi chiamo Titania..." risposi con un filo di voce, in risposta alla loro domanda. Il realtà in mio vero nome è Shireinen, ma non mi andava di raccontarlo agli Alti in quel momento. Vissi un anno nei pressi della casa del mio salvatore. Richiamai le sorelle che non erano fuggite lontano e stabilii la mia nuova ma temporanea dimora al limite della foresta che il fuoco non aveva distrutto. Vidi nascere la figlia del buon uomo di cui non so il nome, la chiamarono Celeste. Quando lei compì sei mesi io e le mie sorelle decidemmo di tornare alla nostra antica dimora nella foresta il cui ciclo di rinascita era meravigliosamente ricominciato.
Seduta comodamente su un basso cespuglio pattugliavo uno dei sentieri preferiti sulla collina. Cantavo sommessamente, con la mia voce cristallina. Il canto accompagna spesso le mie attività. Osservavo la stradina assicurandomi che non fosse percorsa da individui con cattive intenzioni. Avrei dato la vita per rendere la foresta sicura per le mie sorelle. Inoltre sarebbe stato divertente fare qualche scherzetto ad un ignaro passante... Allora cominciai a sentire rumori di passi lontani e vociferii. Io mi nascosi dietro al cespuglio. E' così divertente nascondersi quando qualcuno passa! Vidi arrivare un uomo con una bambina. Egli chiamava il mio nome.
"Titania! Titania!"
Io lo riconobbi subito. Era il mio benefattore che 8 anni prima mi aveva salvata dall'incendio. Qualche giorno prima mi aveva già cercato; in lacrime mi aveva spiegato di essere gravemente malato e mi aveva supplicato di prendermi cura di Celeste che anche la madre aveva perso. La compassione e la gratitudine che provavo per lui mi spinse a prendermi cura della piccola. E' molto raro che una fata si prenda cura di creature come gli umani, ma non potevo certo dimenticare il bene che mi era stato fatto: mai avrei potuto rifiutare e mai mi sarei immaginata di farlo. Inoltre, pensai, sarebbe stato molto bello allevare una bambina. Avrei potuto insegnarle a cercare i sassi colorati, a trovare i gusci di noce, a giocare con le rane...
Mi mostrai loro e lasciai che l'uomo lasciasse la bambina di appena 7 anni alle mie cure. Celeste visse con me e con le mie sorelle per più di 6 anni. Era una bambina bella e piena di salute. La osservavo mentre andava a giocare con le fate più giovani. Correva per la foresta inseguendo le farfalle. Capii che quei piccoli insetti con lei ali sarebbero stati il suo portafortuna. Fu così che la portai ad un villaggio per farle tatuare sulla nuca una farfalla. Un essere con le ali, che viveva nell’aria, nel cielo, eppure così vicino alla terra…un animale aggraziato e spensierato, il cui unico pensiero era quello di danzare in volo. Anche Celeste danzava con i pensieri, con la fantasia. Ballava con le fate e anche da sola. Era una bambina obbediente. Tentati di insegnarle i segreti della foresta e della natura, ma per quanto lei si impegnasse a seguire le mie lezioni mi rendevo conto di quanto poco interesse provasse per esse. Volava senza ali, con la mente. Il significato del suo nome era proprio adatto a lei, la bambina venuta dal cielo. Ero contenta che la cattiva razionalità degli altri umani non l'avesse contagiata. Gli Alti sembrano sempre tristi, non volevo che lo fosse anche lei. Le volevo bene, per quanto sia strano l'affetto di una fata per gli umani, ma sapevo che non sarebbe rimasta a lungo con me.
"Un giorno, bambina mia,” le spiegai, quando ebbe compiuto dieci anni “dovrò lasciarti andare.”
“Sarà presto?” chiese la bambina sedendosi di fronte a me.
“No, possiamo aspettare ancora qualche anno.”
“E dove andrò quel giorno?”
“Tra i tuoi simili, bambina mia.”
“Quale nome userò quando sarò tra loro? Non conosco quello di mio padre, potrò usare quello di mia madre?”
“E’ molto importante?” chiesi e quando vidi l’espressione della bambina annuii. Perchè per loro il nome della famiglia è così importante? Dopotutto non serve a nulla: loro dicono che sancisce il ceto sociale. Ma cos'è il rango? Una cosa inutile come i soldi forse... però è divertente far la trottola con le monetine. “I Darhal non sono certamente una famiglia ricca, nobile, o potente…nessuno avrà qualcosa in contrario, se userai quel nome.”
“Tornerò dai miei parenti, dai miei nonni?” Celeste non appariva felice a quella prospettiva.
“No, non dai tuoi parenti. I genitori di tua madre sono troppo vecchi per prendersi cura di te, andrai in un altro luogo.”
Quando lei compì 13 anni decisi che era arrivato il momento di condurla tra la sua gente. Un'umana non avrebbe potuto vivere per sempre in mezzo al popolo fatato. La condussi tra la sua gente e la affidai alle cure di una donna che mi sembrava affidabile. Con dispiacere mi separai da colei che amavo come fosse una delle mie sorelle.
Quasi due anni erano passati da quando avevo condotto Celeste tra gli umani. I miei pensieri indugiavano spesso su di lei. Desideravo rivederla ma sapevo che lei doveva stare tra i suoi simili. Troppo forte era il legame che mi legava alle altre fate affinchè io potessi desiderare di andare da lei. Contiunai a vivere tranquillamente con le mie sorelle fate nella foresta. Pattugliavo il sentieri, cantavo e stavo con la mia famiglia. Un altro cucciolo di uomo venne a vivere con noi in quel tempo. Si chiamava Airkano. Lo trovai di ritorno dal viaggio a Barrington con Celeste. La porta era aperta, i genitori morti, uccisi dai banditi…era il figlio dell’uomo che m’aveva salvato la vita, riconobbi il viso del corpo senza vita all’interno della casa...come potevo lasciarlo lì? Lo portai via con me, ma fu una mia Sorella ad occuparsi di lui seguendo il mio esempio. Di tanto in tanto mi recavo da lui e gli raccontavo tante storie su Celeste, ma senza mai dirgli che lei era sua sorella.
Un giorno ricevetti un messaggio scritto da mano umana: parlava dei Celeste. Si era innamorata di un uomo e ora era incinta, prossima al parto. Non potei fare a meno di agitarmi. Con quale fatica le altre fate riuscirono a calmarmi. Avevo sentito dire che quando le donne umane hanno un pargolo, hanno tanto male e possono talvolta morire. Mi spaventai molto in quel momento. Decisi che sarei andata da lei. Mi affrettai ad inviare una risposta al suo messaggio dandole alcune indicazioni. Arrivai a Loriel, il paese dove lei dimorava, due giorni dopo il parto. Per la prima volta vidi Shana, la figlia di Celeste. Le trovai in una baracca in condizioni pietose. Obbligai mia figlia a mangiare e a lavarsi. Le spiegai che se lei non si nutriva anche la piccola avrebbe sofferto. Celeste mi raccontò tutto ciò che le era accaduto in quei due anni. Un'infinita tristezza mi provocarono le sue parole. Decisi di portare lei e la bambina di nuovo con me alla foresta. Desideravo prendermi cura di loro ma non potevo e non volevo certo allontanarmi dalla mie sorelle. Un viaggio di pochi giorni lontana dalle altre fate era già stato molto difficile per me.
Shana e sua madre rimasero nella foresta con me per altri due anni. Credo che la piccola apprezzasse molto la compagnia faerica e alle mie sorelle piaceva giocare con un "cucciolo umano".
Una mattina d'estate come tante capitò l'improbabile. Stavo con le mie sorelle a curare un albero ammalato. Svolazzavo intorno alle sue radici occupandomi di esse come solo una creatura faerica saprebbe fare. Mentre svolgevo la mia occupazione una delle mie sorelle mi fece notare Celeste che vagava non distante da noi con in mano quello che sembrava un pezzo di carta, inoltre sembrava piangere. Chiamai Shana a me e iniziai a raccontarle una storia a lei e alle altre fate in modo che non facessero caso al comportamento della madre. Qualche ora più tardi Celeste mi chiamò. Non mi diede nessuna spiegazione riguardo alla lettera ricevuta. Solo poche parole.
"Quando sarà abbastanza grande da portarlo, dalle questo.” e così dicendo si tolse dal collo un ciondolo con un cristallo di rocca, che le era stato donato dal padre della bambina “Dille che l’ho fatto per il suo bene…e promettimi, Titania, promettimi che mai le dirai chi sono. Non dirle il mio nome, né quello di suo padre. Sono certa che solo in questo modo potrà essere realmente al sicuro.” Ella partì quel giorno, portando con se il cofanetto che io le avevo donai. Non l'ho mai più vista, sebbene ho ancora la speranza di reincontrarla.
Crebbi Shana, come avevo fatto con Celeste, con l'aiuto delle mie sorelle. Questa volta nessun vincolo di gratitudine mi obbligava a ciò che stavo facendo, ma desidearavo che rimanesse con me e le mie sorelle. Volevo bene a lei come ne avevo voluto a sua madre.
Con gli anni Shana diventò una bella fanciulla dai capelli rossi e gli occhi blu. La educai al meglio che potevo, insegnandole le caratteristiche del bosco e dei suoi animali. Le insegnai a essere in sintonia con la natura e sue creature, per quanto ciò risulti difficile agli umani. Talvolta la portavo nel folto della foresta, la facevo sedere sull'erba e dicevo: "Ascolta, Shana, ascolta e dimmi cosa senti...". Sovente nei primi tempi ella mi rispondeva di non sentir nulla, ma col tempo capì. Una farfalla le feci tatuare sulla nuca.
Credo che soffrisse molto l'assenza della madre. Gli umani a differenza di noi fate patiscono la mancanza di una famiglia come l'hanno le fate, suppongo, la solitudine dev'essere un grave dolore per loro. Non di rado la bambina mi chiedeva informazioni riguardo a Celeste.
''Tua madre ha agito solo per amore tuo e per salvarti la vita, è sempre stata una grande donna e ti ha voluta a tutti i costi, io so solo questo perchè non mi è stato dato di sapere altro, quindi piccola Shana non farmi più domande, vedrai che arriverà il giorno che troverai da sola le tue risposte'' le rispondevo sempre io.
Quando compì l'età giusta anche lei decise di lasciare la foresta e noi fate per tornare tra la sua gente. Si recò ad Avalon, ma questo lo venni a sapere solo più tardi.
Passarono diversi anni, nei quali non ebbi che poche sparse notizie di Shana e nessuna di Celeste. Rivedevo solamente Airkano di tanto in tanto. Ma c'erano le mie sorelle quando io ero triste...
Erano passati quasi dodici anni da quando Celeste aveva lasciato la dimora delle fate. La vita con le mie sorelle procedeva come al solito. Curavo alberi e animali, pattugliavo sentieri in mezzo al bosco. Per le mie sorelle avrei dato la vita e non desidaravo separarmi da loro in alcun modo. Cantavo, svolazzavo ai margini dei sentieri, mi rallegravo a sentire una rana gracidare. Pulsa la natura, pulsa la linfa dentro di me.
Ascoltavo il chiacchierio degli uccellini sulle folte chiome degli alberi, in un giornata di sole, mentre mi prendevo cura di un fiore dai cui petali stavo togliendo la polvere. Un'ape ronzava intorno a me, quando un rumore di passi la fece andare via. Di certo non erano passi fatati quelli. Mi girai ad osservare chi verso di me stava venendo. Un figura maschile, giovane vidi. Airkano! Sapevo che aveva lasciato la foresta da qualche giorno per seguire una certa fanciulla comparsa d'improvviso, ma che io non avevo visto. Corsi da lui, contenta di rivederlo. Egli aveva molte cose da raccontarmi. Andammo a sederci nella radura vicina.
"In questi mesi ho compiuto alcuni viaggi, sebbene non molto lunghi" disse lui "ma le cose più interessanti non sono i luoghi che ho visto, ma le persone che ho incontrato. Non indovinerai mai, Titania! Ho incontrato Celeste!"
Io rimasi senza parole quando sentii ciò. Eppure una grande gioia sorse improvvisa, insieme all'impulso di mettermi a saltare e ballare. Sorrisi. La strana curiosità delle fate mi spinse, come primo pensiero, a chiedermi se lei fosse cambiata d'aspetto. Gli Alti lo riterrebbero un pensiero sciocco al momento sbagliato, ma loro che ne sanno? Chiesi al ragazzo di raccontarmi ogni particolare dell'incontro. Egli mi disse che lei si trovava ad Avalon, che non molto lontana. Non sarebbe stato troppo difficile raggiungerla per me. Svolazzai per tutto il bosco a dire alle mie sorelle la quella notizia che per me era oltremodo bella. Dissi loro che dovevo assolutamente andare a trovarla, per quanto lasciare la foresta per me era una sofferenza. Nemmeno loro avrebbero voluto che andassi via, ma sapevano quanto io fossi "indomabile". Presi il mio sassolino colorato preferito e partii alla volta di quella terra. Non sapevo cosa avrei trovato, ma non mi importava nulla. Ero troppo curiosa, emozionata, assurdamente direbbero gli Alti. Ma loro come al solito non vedono oltre alla loro inutile razionalità. A cosa serve essere razionali poi? Non è divertente. E' brutto, proprio brutto! Secondo loro i sentimenti e le emozioni sono segno di debolezza. E poi si lamentano perchè sono tristi. E' normale: se loro si divertissero come noi fatine, starebbero molto meglio, sì sì!
La fata che fece vuotare il sacco ad un criminale con la sua magia, ovviamente per fregarlo a sua volta.
Colei per cui la legge è un optional.
La fatina che adorava i ladruncoli e si annoiava con i pavidi cavalieri.
...Ma siamo sicuri che le fate siano davvero brave, buone e con il tutù?
Agosto 2009 - Giugno 2012
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