Daenith Tasartir Anno Mille

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Nome: Daenith Cognome: Tasartir
Età: 184 anni Razza: Mezzelfo
Peso: 45 kg Altezza: 168 cm
Capelli: Biondi Occhi: Verdi
Allineamento: Caotico Neutrale Sesso:
Divinità: Nessuna Tipo di Gdr: By Chat
Nome Gdr: Anno Mille Genere Gdr: Fantasy Classico


Descrizione Fisica

Si erge la figura della mezzelfa dai suoi 168 cm di altezza. Perfettamente proporzionata in ogni suo punto, non risulta né eccessivamente piatta né troppo prosperosa. Capelli color dell’oro scivolano dritti intorno al viso sottile ed allungato fino a raggiungere metà schiena. Due occhi verde smeraldo brillano di intelligenza e malizia. Hanno un taglio sottile ed allungato che le donano un’aria orientale. La pelle è chiara, priva di imperfezioni.

Descrizione Psicologica

Approfittatrice. Doppiogiochista. Egocentrica. Furba. Ingannatrice. Intelligente. Intraprendente. Sarcastica. Vanitosa. Venale. 

È la classica donna menefreghista, a cui non importa nulla del prossimo se non le viene un tornaconto. Tendenzialmente si fa gli affari propri, non amando chi le fa troppe domande. La voce è spesso velata dal sarcasmo, non ha peli sulla lingua e questo alcune volte l’ha cacciata nei guai. Vanitosa, soprattutto per quanto riguarda i propri capelli e la propria pelle. Dei vestiti si interessa poco, visto che è sempre in viaggio e tenerli puliti è un’utopia. Se presa nei giorni “Si” risulta una gran donna, abile ascoltatrice che riesce addirittura a dare dei consigli o ad aiutare il prossimo (sotto ovvia retribuzione). Ma nei giorni “No”, in cui sembra che le abbiano sputato nel piatto, è meglio starle alla larga per non essere vittime del suo caratteraccio. Non si fa scrupoli a bere, dal semplice vino al rhum più scadente. E si vanta pure di aver tenuto testa a più di 100 bevitori. Difficilmente usa il suo nome vero.

Altro

 

- Abbigliamento: Casacca verde dai ricami tipici elfici, semplici pantaloni marroni, un paio di stivali di cuoio alti fino a sopra la caviglia dalla suola consumata, una cintura marrone con una foglia intagliata sulla fibbia.

 

Nomi usati: Sailemla Walker

  • AFFETTI
  • AMICIZIE
  • STORIA

CONOSCENZE


-Valiak-
Umano bizzarro, in qualche modo simile alla mezzelfa per carattere e obiettivi. Una compagnia piacevole. Non ne conosce il nome
"Non è che ti odio. E' che se tu prendessi fuoco e io avessi dell'acqua, la berrei!"


-Evaus-
Poco sa di questa figura. Non ne conosce il nome.


-Fay-
Irritante sin dal primo momento che ha varcato la soglia della locanda. Ma probabilmente era anche lei ad essere un pò indisposta quel pomeriggio.


-Aibell-
Giovane donna accompagnata da un lupo. Condividono la passione per il bere e le "buone maniere". Conosce il suo nome, ascoltatolo durante una conversazione.


-Ferdus-
Altro figuro di cui poco conosce. Non conosce il suo nome


-Rankstrail-
Giovane aitante dagl'occhi grigi e dal temperamento fermo. Lo aiuta in cambio di un compenso, riuscendo anche a strappargli un sorriso. Conosce il suo nome.

-Paolus-
Una sorta di cantastorie, o almeno questo è parso alla mezzelfa. Conosce il suo nome, ascoltatolo durante una conversazione

-Arathorn- 
Uomo di poche parole. Conosce il suo nome, avendo sentito Paolus chiamarlo per nome.

"Nacqui anni orsono. Mio padre era un elfo e mia madre un umana. Non molto vi è da raccontare. Una vita tranquilla, diciamo.. Non posso per niente lamentarmi della mia infanzia. Tutto iniziò a sgretolarsi con la morte di mia madre. Una malattia la debilitò e senza le medicine giuste, si spense rapidamente dopo pochi giorni. Nonostante le cure e le attenzioni di mio padre, nulla abbiam potuto per salvarla. Era anziana, questo è vero, non più giovane come una volta.. 

Cosa ne fu di me? Avevo da poco raggiunto i miei 60 anni di vita quand'ella morì.. E dopo qualche mese, mio padre non era più lo stesso. Erano molto innamorati.. Li ricordo ancora così belli e giovani, radiosi come mai nessuno ha incrociato il mio cammino. Passarono altri anni, mio padre iniziò a insegnarmi gli usi ed i costumi degl'elfi, la loro lingua e a leggere e scrivere. Amavo molto le storie che mi raccontava prima di addormentarmi. Ma c'era sempre un velo di tristezza nei suoi occhi.

Se ne andò la notte dei miei 121 anni. Quando realizzai che ormai nessuno mi avrebbe salutata al mio ritorno a casa, decisi di dar fuoco al luogo in cui abitavamo noi tre insieme. Presi gl'abiti di mio padre, vettovaglie e ciò che mi poteva essere necessario a sopravvivere.. E poi diedi fuoco a ciò che era stato la nostra vita.

Successivamente, non furono tanti gli eventi che sconvolsero la mia vita. Anzi, non ve ne fu nemmeno uno. Ormai sono 53 anni che vago di paese in città, senza una dimora fissa."


DIARIO
1 Aprile A.D.896 Giunge alla locanda di Thorgard in cui fa la conoscenza di Valiak. Quella sera non ritrova più il proprio portamonete e rimane alla locanda a lavorare.

2 Aprile A.D. 896 Durante il suo turno di lavoro, entra un umano totalmente zuppo (Fay),  il cui sorriso privo di ironia la fa andare su tutte le furie.

5 Aprile A.D. 896 Trovatasi nei pressi della casa delle Arti e dei mestieri di Thorgard si offre per aiutare il giovane miliziano Rankstrail e si guadagna un paio di monete.

6 Aprile A.D. 896 Reincontra Valiak in piazza e parlando del più e del meno si mettono d’accordo per un lavoretto in cui lui le chiede di aiutarlo. 

8 Aprile A.D. 896 Finito di pulire le cucine della locanda, nel tornare in sala fa la conoscenza di tre figuri e di un lupo. Non si interessa troppo dei loro discorsi, sentendo qualcosa a proposito di certi eredi di Harald

9 Aprile A.D. 896 Giornata come altre alla locanda. Inizia con due uomini (Arathorn e Paolus) che ordinano da bere e fra un discorso e l’altro le offrono qualcosa a loro volta. Successivamente giunge un energumeno, conoscenza del locandiere Uber, insieme ad un ragazzino. Senza tanti complimenti il gigante butta una secchiata d’acqua nel caminetto spegnendolo e causando una fitta nube di fumo che a momenti affumica i presenti. Nel mentre, il bambinetto sale su per il camino, andando pure ad incastrarsi. Il tutto decorato da sarcasmi ed imprecazioni da parte della mezzelfa. Una volta che lo spazzacamino e il suo assistente si sono dileguati, giunge in locanda uno sconosciuto che chiede dell’acqua e dopo essersela versata addosso ben due volte ordine anche il liquore più forte della locanda. Una volta servito, ha l’ardire di dare un bacio alla mezzelfa e di dileguarsi senza pagare. Un bicchiere vuoto e insulti in tutte le lingue conosciute dalla mezzelfa chiudono la serata in bellezza.

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