| Nome: Koudelka | Cognome: Darren |
| Età: 0 anni | Razza: Demone - Drow |
| Peso: 70 kg | Altezza: 175 cm |
| Capelli: Bianchi | Occhi: Rossi |
| Allineamento: Neutrale Malvagio | Sesso: |
| Divinità: L'Ars Nigra | Tipo di Gdr: By Chat |
| Nome Gdr: World of Ardya | Genere Gdr: Fantasy |
Forma umana
Non guardatemi più del necessario
sono troppo lontana da voi per essere reale
per alcuni sono uno spettro
per altri non sono che un pallido riflesso
petali di rosa sono i miei occhi
rossi come l’amore e scarlatti come il sangue
mai la vita li ha animati, Mortali
brillanti rubini intrisi di gelo
di platino sono i miei capelli
lisci e corti per non coprire troppo il viso
così li ha voluti il Padre Moltotron
filati dalle stesse Parche in mio onore
d’avorio è la mia pelle
troppo bianca per essere morta
alcuni dicono che somiglio alla Luna
mai insulto più grande mi fu rivolto
artigliate le mie mani crudeli
pugnali naturali per la mia esistenza
possenti le nere ali che mi sollevano dalla terra
lontano, lì dove solo gli Immortali osano
forma demoniaca
Non guardatemi più del necessario
sono troppo lontana da voi per essere reale
per alcuni sono uno spettro
per altri non sono che un pallido riflesso
bicolori sono i miei occhi
quello a destra verde, quello a sinistra scarlatto
senza pupilla li troverete
non osate guardarmi negli occhi
squamata la pelle che mi ricopre
uncinata ogni scaglia per esser più letale
ovunque mi ricopre, anche il viso
trasformato in un’orrenda maschera artigliata
piccole daghe sulla punta delle dita
armi assieme ai denti felini che diventano zanne
ben visibili dietro le dissanguate labbra
volo con le mie immortali ali
poderosa forza scorre in me
proiezione del Male mi chiamarono
non sfidate la mia pazienza
o la prossima parola sarà l’ultima
Allineamento: Neutrale Malvagio
Che cosa è per voi un individuo malvagio?
Forse è il tiranno malvagio
che impala i sudditi che a lui non si piegano
e miete vedove e orfani tra la sua gente…
Forse è l’assassino che senza scrupoli si nasconde
per poi colpire dall’ombra
solo per una somma di vile denaro…
Forse è il padre che picchia la moglie
e mozza la lingua ai figli perché non gridino
quando la cinghia sferza i loro corpi…
Forse è l’amico che a voi si avvicina
e solo dopo che ha spolpato tutto il necessario
getta i vostri corpi tra le braccia della morte…
O forse è la vostra immagine
quando vi specchiate
dopo l’ennesima parola di troppo?
Io sono il tiranno, sono l’assassino
sono il padre, sono l’amico
Io sono l’immagine nello specchio
Molti mi hanno detto che sono cattiva
crudele, traditrice e menzognera
non è vero, non sono nulla di tutto questo
Io Sono Il Male
Capitolo I
L’inizio
Nacqui in un giorno inesistente, di un anno al di fuori del tempo, lì dove il sole crea giochi d’ombra, dove i tragici echi parlano di morte
Tutti hanno sempre detto che noi demoni siamo figli dell’Inferno….è così che vi insegnano vero?
Beh vedete, è un po’ complicato spiegare la storia di chi è sempre esistito, specie se la si deve spiegare a dei viventi, legati mentalmente al concetto di tempo limitato.
Qualcuno di voi forse può spingere la sua mente a mille anni, migliaia di anni…i più temerari arrivano a pensare a un milione di anni, ma non avrete neanche la minima parte di ciò che è l’eternità.
Come dite? Anche io ho avuto un inizio?
Si, posso dire che è esistito qualcos’altro prima di me, che ha dato una forma al mio corpo ed ha soffiato in esso il malefico vento ordinandomi di esistere…
Si dice che noi siamo quel che ci compone, è una grande bugia dire che siamo liberi di scegliere cosa essere: un drow non sarà mai una fata, ed un angelo non sarà mai un drago… un demone sarà sempre un demone, se un umano diventa demone è perché lo è da sempre.
Ebbene, ecco le Essenze che erano attorno alla mia culla, il giorno in cui Moltotron decise che una sua nuova figlia avrebbe avuto l’onore di aprire i suoi occhi di sangue:
Io sono quella che scivola nel buio delle vostre stanze, sono il pensiero che suggerisce agli amanti le sussurrate parole…sono il calore che vi attanaglia le membra, il fuoco che rende incerto il pensiero, sono io che faccio cadere lo sguardo sulla pelle altrui, mio il potere di corruzione della carne…non puoi opporti a me, non c’è ragione di farlo…suvvia, baciami ed accenderai la mia passione…
Porto il fuoco della Lussuria in me, attento a non scottarti.
Io sono quella che arma le vostre mani, sono io che faccio calare i colpi più potenti sulle carni del nemico...il clangore delle spade è la mia musica, suono la mia sinfonia con le urla dei morenti, con i lamenti dei feriti, nel sangue vivo e nel sangue muoio, solo per risollevarmi ancora…non puoi opporti a me, non c’è ragione di farlo…suvvia, prendi la tua spada e mena il tuo colpo migliore…
Porto il vento dell’Ira in me, attento a non soffocare.
Io sono quella che istiga le vostre lacrime, sono io che le faccio scendere copiose anche dai visi di pietra…i vostri singhiozzi sfuggiranno dalle vostre labbra ad un solo mio comando, inutile che mi pregate, non mi fermerò fino a che non sarò sazia…non puoi opporti a me, non c’è ragione di farlo…suvvia, grida e piangi, tanto nessuno ti sentirà…
Porto l’abisso del Dolore in me, attento a non annegare.
Io sono quella che fa tremare le vostre membra, sono io che faccio arretrare anche i più impavidi…sono la disfatta di ogni cavaliere, mia è la colpa del palpitare forsennato del vostro cuore, sono io che mi nascondo nel buio e mi muovo carezzandovi le guance con il mio gelido tocco…non puoi opporti a me, non c’è ragione di farlo…suvvia, cedi al panico e scappa via, o il prossimo tocco sarà l’ultimo..
Porto la tomba della Paura in me, attento, ti seppellirò con essa.
Capitolo II
Ardya: atto primo
La Morte di pietra, la Morte di neve, la Morte che viene con passo lieve…La Morte Regina senza scettro e corona, la Morte, la Morte, la Morte in persona!
Il mio compito era chiaro, ero stata creata per portare il Verbo del Padre sul mondo di Ardya, per distruggere chi si opponeva al Suo volere e per espandere il Suo dominio…
Gli ordini erano stati chiari, tuttavia mandarmi nel mondo comportava un certo margine di rischio: non ero certo da sola, altri demoni come me erano stati creati ma le difese dei nostri nemici erano solide…gli angeli certo non sarebbero stati a guardare, già tra le loro file si affilavano le spade in procinto di sferrare un attacco che avrebbe, secondo loro, spazzato via la razza dei Demoni.
Inoltre i viventi avevano creato diverse magie che potevano danneggiarci, forti forse di un aiuto divino, ed il compito risultava più arduo del previsto. Non c’era da disperarsi comunque, i viventi sono spesso portati al Male ed in tanti caddero facile preda tra gli artigli dei Demoni, che il più delle volte ne fecero un succulento pasto di sangue e dolore…ma io non ero così.
Io non uccidevo senza uno schema preciso, le morti che causavo non erano casuali tanto da somigliare allo scempio di una bestia, ma erano calcolate per giungere ad un preciso fine.
La Vedova Nera tesseva la sua tela, stringeva accuratamente i cappi attorno al collo di chi ne faceva parte, e nulla di quello che la mia mente programmava sarebbe rimasto incompiuto.
Giunsi ben presto al fianco al Principe dei Demoni, un attraente e crudele figlio di Moltotron che posò i suoi occhi su di me e, forte della mia fama, mi volle al suo fianco per condurre con lui la disfatta delle inferiori razze…per l’eternità.
Non ho mai saputo che cosa provasse per me…non ho mai saputo se la sua ammirazione era sincera o se anche lui prevedeva qualcosa del tutto simile al piano che la Vedova Nera affinava nell’ombra.
La sua esistenza terminò il sesto giorno del sesto mese, durante una missione che doveva essere una semplice razzia di un podere dove stavano nascosti alcuni angeli feriti, un dardo che colpisce da lontano ruppe il Fulcro del Principe, che giacque inerme mentre il suo necroplasma abbeverava il terreno.
Due giorni dopo, la Regina Koudelka sedeva sul trono ed esaminava cinque demoni davanti a sé, tutti temuti e sanguinari guerrieri che ardivano a prendere il trono del Principe morto…
A me non interessava quel potere, non mi è mai interessato espormi troppo…non era la gloria di mio interesse, erano le fitte trame che dietro si nascondevano…
I cadetti diventano cavalieri, i cavalieri diventano principi…i principi diventano re, i re diventano schiavi…chiunque fosse stato il Principe, io sarei sempre e comunque stata la Regina.
Capitolo III
L’Alleato ed il Traditore
Chi è colui così gagliardo e forte che possa vivere senza poi morire? E da colei che è tutto, Madama Morte, l’anima sua possa far fuggire?
Non passò molto tempo che, una sera, nella foresta di Faragoth, mi si avvicinò un uomo…molto bello per essere un mortale, i capelli gli cadevano sulle spalle come una cascata di tenebra, gli occhi erano del colore del ghiaccio e sembravano celare chissà quale segreto…mentre le labbra erano così affascinanti da promettere la rivelazione di quei segreti se solo qualcuno si fosse avvicinato abbastanza.
I nostri sguardi si erano incrociati dapprima, le sue glaciali iridi avevano fissato le mie di sangue, con una scusa si era avvicinato tanto da potermi ammirare in tutta la mia corrotta bellezza…avevamo parlato e gli ho raccontato un po’ di me, una storia un po’ complicata, e lui invece mi ha detto pochissimo di sé. Ad ogni parola che usciva dalle labbra di uno l’altro seguiva i suoi movimenti con occhi rapiti, fino a che qualcosa non ci sussurrò all’orecchio cosa era venuto il momento di fare: mi potrei scordare il suo nome, ma il suo corpo addosso…quello mai.
Ma un demone può amare solo come ama un demone…
Una passionale carnalità ci legava, un richiamo che diventava irresistibile quando uno sfiorava la pelle dell’altro, o quando le giuste parole erano sussurrate con quel malizioso tono che infuocava la pelle ed eccitava i sensi…un mannaro mi avrebbe potuto confondere con una vivente, tanto era il suo profumo che ormai avevo sulla pelle.
Tuttavia, egli non sapeva quando poteva bruciare “l’amore” di un demone…morbosa gelosia la mia, possessività estrema tanto da voler conoscere anche i suoi più reconditi pensieri, desiderio che la sua pelle legasse con la mia fino a non potersi mai staccare…rabbia folgorante quanto vedevo una donna alzare anche solo gli occhi su di lui, gelosa anche dell’aria che respirava fino a giungere alla consapevolezza che, se non lo avessi avuto io, non l’avrebbe avuto nessun altro.
Uccisi in nome suo: feci strage di cortigiane, di prostitute, perfino delle locandiere delle taverne dove soleva passare alcune serate…ed esponevo i loro corpi nella piazza, scrivendo il nome di lui con il loro sangue. Monito per tutti di tenersi lontane da quell’uomo che mi apparteneva.
Sebbene non frenassi gli istinti carnali con gli altri demoni, e con altri uomini che ritenevo nulla più di passatempi, a lui non era concesso giacere con le altre, o la mia vendetta sarebbe stata più bruciante dell’inferno…pensavo lo sapesse, in fondo era ovvio, io ero la Regina, e solo a me doveva la sua carne…a me, ed a me soltanto…
Lo vidi qualche notte dopo, in compagnia di una donna, camminare sulle sponde di un lago a braccetto: mi accorsi che i sorrisi che le faceva erano gli stessi che credevo miei, sentivo alcune parole che pensavo sussurrasse solo a me e poi…poi quella carezza, quel bacio, quella passionale carnalità che io gli avevo insegnato.
Furiosa atterrai vicino a loro, scopersi gli artigli crudeli ma lui non fece nulla per difenderla…si gettò invece tra le mie braccia quando nominai il suo nome, ringraziandomi con suadenti parole di averlo liberato dall’incantesimo di quella strega che gli aveva soggiogato la mente, obbligandolo a giacere con lei e di mettere un figlio nel suo grembo come se fosse la sua più amata moglie…mi pregò di ucciderla così da poter vedere lavato il suo onore, ed io…io ci cascai.
Alzai i miei artigli su quella donna e ne feci scempio delle carni sotto i suoi occhi, ci misi tutta la mia rabbia tanto che alla fine non rimase di lei che macchie di sangue sui fili d’erba…e tra quelle macchie di sangue lavai il corpo del mio amante da ogni segno che lei aveva lasciato, cancellando ogni possibile traccia del suo passaggio.
La luna se ne stava appesa come un crudele ritratto, venti leggeri sussurravano preghiere agli alberi…l’atto si era appena consumato, ancora i nostri vestiti stavano a terra quasi fossero oggetti senza valore, quando mi alzai in piedi e dandogli le spalle sussurrai “Non voglio che il Paradiso Geloso ti porti via da me. Voglio renderti demone, mio pari, così per sempre potremo regnare sui dannati e sugli uomini”
Lui si era alzato e mi aveva raggiunto, aveva poggiato il suo forte petto alla mia schiena e mi aveva carezzato il petto “Mia dolce Koudelka…” aveva sussurrato con quella voce che avrebbe mandato in estasi anche le pietre del torrente “mi dispiace…”
Poi non sentii più nulla: il mio corpo si irrigidì per qualche secondo, per un attimo la vista mi si annebbiò e sentii un brivido di freddo lungo tutto il corpo…quando riuscii a muovermi ancora abbassai gli occhi sul mio petto: a sinistra, lì dove i viventi hanno il cuore, stava piantato un pugnale macchiato di sangue rosso. Pensai di riuscire a toglierlo con facilità, ma le mie braccia e le mie mani non rispondevano alle mie intenzioni, sembravano senza forza di fronte a quella lama.
Una voce mi giunse, ma sembrava così lontana da non poter credere che il mio amante mi stava sussurrando all’orecchio “Quel pugnale è macchiato del sangue di tutte le donne che hai ucciso, demone…sangue innocente, che tu hai sparso senza motivo alcuno. Ed ora il sangue innocente ti ha condannato, bestia senza pietà: ti bandisco da questo mondo, ora e fino alla dodicesima generazione… Addio, mia dolce Koudelka…”
Capitolo IV
Il Ritorno
Porta la lancia dell'antica ira, porta la torcia per dar fuoco alla pira, porta chi passò sulle nostre ossa, porta la vanga per scavargli la fossa…
Sono morta?
Svegliati Koudelka
Sono morta?
Koudelka, figlia mia…
Non ho più necroplasma nel corpo, sto morendo
Koudelka, apri gli occhi
Morte…ecco muoio…
Svegliati Koudelka!
Io…ma allora, io non sono morta…
Il Male non muore mai, aspetta solo di reincarnarsi
Dove sono?
Sei dove ti avevo mandato, figlia mia…ci sono volute dodici generazioni, ma quel maledetto incantesimo divino ora si è rotto…e sei tornata alla vita
Dov’è lui?
Lui è morto ormai, da molto tempo, il suo corpo ormai è cenere ed il suo ricordo svanito. Non pensare più a lui, ti farà solo più male
Io non provo dolore
Sicura?
No, mentivo
Ti ho cercata ovunque, e sono riuscito a trovare i brandelli della tua esistenza. Ardya ha bisogno di te…i demoni hanno bisogno di te
Come un tempo?
Come un tempo. La vostra gloria passata ormai è solo un ricordo…gli angeli hanno vinto, hanno sacrificato la loro vita per ogni demone ucciso. Angeli e demoni sono stati spazzati via, senza la tua guida il Principe ha saputo fare ben poco. Ora gli angeli stanno tornando, c’è squilibrio nel mondo. Devi riportare il Male in quelle terre
Io ho fallito…
Si, hai fallito. E sei stata punita per il tuo fallimento. Hai pagato il tuo debito con la Morte, ed ora sei pronta per tornare. Torna a calpestare la terra, figlia mia, raduna i demoni e riporta la mia Voce nel mondo…fai sentire a tutti che Moltotron ha ancora qualche carta da giocare. Lo farai?
Si, Padre Mio.
Ora apri i tuoi occhi, dolce Koudelka. Calca la terra nella tua forma più orrenda, vola ancora sulle nere ali che portano la morte! Riapri i tuoi occhi di sangue, fai vibrare ancora i tuoi artigli! È Moltotron che te lo ordina!
Capitolo V
La Magia, il Potere e l’Amante
La grandezza del male in cui ti reputi sapiente
non t'ha mai fatto indietreggiare di spavento,
quando la Morte, grande nei suoi fini segreti, si serve di te,
femmina! Regina del peccato!
Aprii i miei occhi in una foresta, una foresta oscura dove le ombre sussurravano crudeli promesse, un loco di cui non ho memoria. È cambiato, è cambiato tutto da dodici generazioni fa.
Non che me ne sia mai importato del mondo in cui vivevo: alla fine per me era solo un pezzo di terra come tutti gli altri, che ci fossero nuove foreste e nuove praterie poco mi cambiava…presto anche le pietre sarebbero state del colore del sangue.
Non c’è più nessuno di coloro che ricordavo, i miei ricordi di questo mondo sono stati tutti spazzati via. Neanche di questo mi importava: in fondo ci sono così tante anime al mondo, tanti corpi diversi che potevo sfregiare solo per mio diletto.
Così, dalla Foresta di Faragoth, ripresi la mia esistenza.
Sembrava tutto perfetto, stavo iniziando ad allungare la mia tela per tutto il regno di Ardya, ed ogni cosa sembrava andare per il verso che desideravo:
una dragonessa nera fu il mio primo incontro, era ancora cucciola quindi relativamente innocua, e riuscii a farle capire che, anche di fronte alla grande differenza di forza fisica che c’era tra me e lei, sarei sopravvissuta anche alla sua ira. Vidi il fuoco della sua rabbia, cavalcai la sua ira, fino a che essa non trovò la sua strada: il trono del regno di Drark. Malitia era il suo nome.
Uno stregone enigmatico incontrai alla spiaggia, saggiai le sue labbra e mi piacque quel sapore. Sapeva di potere, sapeva di quell’arroganza di cui solo i mortali sono capaci. Capii che, se non fossi riuscita a servirmi del suo magico potere, lo avrei piegato ai carnali piaceri fino a soffocarlo nel fuoco della passione. Raistlins il nome suo.
Nomi iniziarono ad aggiungersi alle mie conoscenze, ad aumentare quel bagaglio di conoscenze che potevano sempre essermi utili…la mia tela si espandeva, i cappi si stringevano attorno ad elfi dal cuore di ghiaccio, che nonostante avessero assaggiato le mie demoniache labbra sembravano non volersi concedere totalmente, maledetto Alvest; strinsi i fili della tela attorno ad umani che non sapevano resistermi, l’avrei perfino fatto con Sesshomaru se solo non fosse stato demone: era bello, troppo bello, un Principe dei Demoni come non ne avevo mai visti, arrogante ed affascinante come solo i dannati sanno essere. Chissà, se fossi diventata la sua sposa infernale le cose sarebbero andate diversamente, forse era davvero quello il destino che Moltotron aveva scritto per me.
Sembrava tutto perfetto davvero, il Padre mi aveva perfino elevato dalla mia condizione demoniaca e posto sul mio capo la Corona dei Demoni, io ero Regina…avevo tutto, tutto quel che un demone poteva desiderare io lo avevo…
…ed è per questo che tutto sembrava perfetto, ma non lo era davvero. Già, io avevo tutto. Avevo anche Lui: ed era proprio ciò che non dovevo avere.
Il suo nome era Izael.
Non si può dire che il nostro primo incontro fu quello che si definirebbe “un perfetto inizio”: alla terza richiesta di rivelarsi scopersi gli artigli, e lo avrei sicuramente fatto a pezzi se avesse esitato qualche secondo in più. Cioè, avrei provato a farlo a pezzi…a quest’ora sarei sicuramente cenere se ci avessi provato.
Ricordo perfettamente quel giorno, alla Foresta di Faragoth, io ed un angelo nero di nome Kirien: entrambi lo avevamo deriso per le sue nove ali bianche, anzi più che bianche erano grigie, ma a noi cosa importava il colore? Per noi non era altro che uno sporco figlio del Creatore che meritava solo le ingiurie più feroci.
Come potevo sapere che sarei giunta ad adorare quelle nove ali?
Capii solo dopo che cosa si celava dietro quelle piume grigie, un’anima che avrebbe potuto far confondere la notte con il giorno da quanto era nera…un potere che nulla aveva a che vedere con gli Dei, qualcosa di arcano che non potevo capire. Non nella mia condizione.
Assaggiai il suo potere, mi mostrò una piccola parte di ciò che scorreva dentro di lui, e la scarica di oscurità che mi attraversò il corpo era così potente, così seducente, così maledettamente inebriante che ne volli ancora, ed ancora, giungendo alla consapevolezza di volere quel potere per me.
Izael si offrì di concedermi la conoscenza del Nigra, ammonendomi di tutti i rischi che essa comportava…Izael, dolce Izael, avrei preferito mille e mille volte quei pericoli. Ma non mi avevi messo in guardia sul rischio più letale di tutti…
Per qualche tempo ti sei allontanato dal mondo, per cercare un potere ancora più forte, per mettere i conti alla pari con il tuo passato. Io sono rimasta qui, e ti ho aspettato. Ti aspettai, già.
Come la sposa attente il marito partito per la guerra. Dannazione.
In un certo senso posso dire di essermela cercata…avrei potuto cedere al lusinghiero potere di Raistlins, e tutto si sarebbe sistemato. O forse sarebbe stato lui la mia dannazione.
No, quel posto spettava a te. A te, ed a nessun altro.
Quando sei tornato io ero ancora lì, ad aspettarti, sulle rive dello stesso mare che ti inghiottì.
Hai scavato nella mia mente e modificato i miei ricordi per cancellare quella che tu definivi “Luce”, perché solo la tenebra occupasse la mia anima, poi mi hai fatto inginocchiare mostrandomi la tua vera forma…ed hai inciso la mia pelle fino a farvi colare nei tagli il tuo sangue angelico.
Per la prima volta sentii dolore. Ma non mi opposi, firmando così la mia condanna.
Dolore…ne provai in seguito, continuavo a provarne quando un seguace di Moltotron si avvicinava a me. Il Padre dunque mi concesse la redenzione, se solo avessi portato a termine ciò che lui mi aveva imposto. Avrebbe posto fine a quel tormento, se solo mi fossi dimostrata abbastanza fedele a lui.
Ma la condanna era già stata firmata, la scelta era già stata fatta, non sarei tornata indietro. Non esiste alcuna redenzione. Nel Male non esiste il perdono. La Morte non perdona. Mai.
Prima che il mio corpo divenisse cenere, è stato il tuo nome l’ultimo ad essere pronunciato.
Davanti ai miei occhi avevo il viso sprezzante del cane più fedele a Moltotron, il vampiro Melkor che odiai sin dal primo giorno per la sua arroganza troppo simile ai mortali, e Baygruth, un mortale che fin a quel momento mi aveva accompagnato. Gli ho promesso l’Inferno…
…sempre che io fossi riuscita ad uscirne…
Capitolo VI
Benvenuti, questo è l’Inferno
Scagli la pietra chi non ha peccato
scagliala tu
perché è tutto Sbagliato
Quando aprii gli occhi, sapevo benissimo dove mi sarei ritrovata.
Ero all’Inferno, è lì che i dannati devono stare. Ed io ora ero come loro, alla stregua di un mortale che ha dedicato la sua vita agli atti più malvagi che esistano.
Che cosa restava della Regina dei Demoni? Cenere.
La Regina dei Demoni era morta. O forse non era mai esistita.
Fino a quel momento forse ero riuscita ad ingannare la Morte, facendo credere che volevo solo il potere che tu mi promettevi, dolce Izael. Ma ormai era palese che non era il potere che adoravo.
In ginocchio sulla pietra incandescente, di fronte alla lava che bruciava la mia pelle, sopportai le frustate che dilaniavano la mia schiena senza nemmeno un grido, senza un lamento per il sangue che colava sulle pietre sotto di me.
Sopportai gli anelli delle catene che si conficcavano nella pelle dei miei avambracci, tenendomi legata alla Roccia del Castigo, che ad ogni movimento straziavano le mie carni senza pietà alcuna. Non esiste pietà all’Inferno.
Sopportai le mie ali spezzate, quelle ali di cui andavo tanto fiera e che amavo mostrare con arroganza ai mortali. Ma giunsi ad odiarle quelle ali, solo per il fatto che era stato Moltotron a darmele.
Odiai i miei artigli, con i quali avevo mietuto tutte le mie vittime e che sapevo usare come il migliore tra gli spadaccini…odiai i miei occhi di sangue, né vivi né morti, con i quali incutevo timore nei più superstiziosi…odiai la mia immortalità, perché la dovevo solo ed unicamente a Moltotron ed il prezzo per essa era elevato. Troppo elevato.
Ho sopportato la tortura.
Giorni? Mesi? Anni? All’Inferno non esiste il tempo.
Esiste solo il dolore.
Mi venne insegnata la vergogna.
Osai alzare la testa verso il mio carnefice. Non dovevo osare, io non ero nessuno. Ero solo una sporca ribelle, una Regina viziata che credeva di sapere tutto. Non ero nulla. Cenere.
Sapevano che tu potevi sentire il mio dolore, sapevano che tu avevi libero accesso alla mia mente fino a poterne carpire i pensieri più nascosti. Credevano che, torturandomi ed umiliandomi, la tua pietà di angelo avrebbe avuto il sopravvento e ti saresti consegnato spontaneamente a loro pur di far cessare la mia tortura.
Non potevano sapere che avevi gettato tua immortalità. Non potevano sapere che mai più avrebbero visto battere quelle nove ali grigie. Sei sfuggente Izael, lo sei sempre stato. Non potevano sapere che ora un cuore batteva nel tuo petto.
E come tutti i cuori mortali, conosce la Vendetta.
Capitolo VII
La Seconda Possibilità
Ogni uomo trova la sua Dannazione
un rettile cambia pelle
ma non cambia il cuore
Ne è passato di tempo vero?
Quanto è passato? In che anno siamo ora?
Che cosa succede attorno a me? Dove corrono tutti?
Rispondetemi dannazione!
Forse sono secoli che sono qui attaccata a questa roccia, forse sono passate eternità intere ed io...io non me ne sono accorta. Come avrei potuto?
Eppure questo giorno sembra diverso dagli altri...c'è un gran fermento quaggiù.
Non vedo nulla, non riesco a vedere null'altro oltre al fuoco però...però posso sentire: sento le spade che vengono affilate, sento ordini impartiti con precisione, sento i ringhianti Incubi che vengono picchiati per renderli più rabbiosi ancora. Che cosa sta succedendo?
No...non vorrà mica...
.: Il Nero Demone Urla il Suo Odio :.
.: L'Ultima Guerra Vuole Vendicare :.
Ecco, anche io la posso vedere: l'Infernal Porta viene aperta, il mondo dei vivi comunica una volta ancora con quello dei morti e gli orrori iniziano ad avanzare verso quella luce.
Là fuori c'è il Mondo, là fuori c'è Ardya...là fuori c'è Izael.
Serro i denti, mi ci vuole un grande sforzo di volontà per fare quello che sto per fare: afferro con entrambe le mani le catene che mi legano alla Roccia del Castigo...ed inizio a tirare.
Il dolore è lancinante. Sento distintamente la carne che si strappa dalle mie braccia, posso sentire ogni singolo brandello delle mie ali venire lentamente staccato dalla sua sede, fino a che, con un colpo secco, dalle mie scapole esce un fiotto di sangue lì dove un tempo c'erano le ali.
Mi volto a guardarle, sono a terra come maestosi cervi a cui il lupo ha appena dato il colpo di grazia dopo una cruenta battaglia. Il dolore quasi non lo sento più mentre le fisso, solo una parola prima di voltarmi ed andare verso la Porta...
...addio...
So esattamente qual è la strada, mi avvio e nessuno mi ferma. I mostri fuggono verso l'uscita dell'inferno, e dannate anime gridano il loro dolore e nessuno pensa più a me....e quando si accorgeranno che non ci sono più, sarà troppo tardi. Il sangue scivola sulla mia schiena fino a macchiare le pietre...il mio sangue...
.: Rosa Rossa Macchiata di Nero :.
…il Destino intanto intrecciava le sue trame, tessendo i fili che legavano le Stelle…
Qualcosa mi sussurrò all’orecchio che dovevo svegliarmi. Avevo dormito abbastanza, ora dovevo aprire gli occhi.
Tremai a quella voce che non conoscevo, o forse di cui non ricordavo nulla. Poi, una zaffata di aria entrò violentemente dentro il mio corpo: respiravo.
Io respiro?
L’aria se ne andò così come era venuta, e sentii il bisogno di averne ancora per sfuggire dalla sensazione di soffocamento. Spalancai gli occhi, fissai il buio senza tuttavia vederlo.
Che cos’era quel rumore? Qualcosa pulsava…pulsava dentro di me.
Io vivo?
Un cuore batteva, insistente, una pulsazione dopo l'altra, senza fermarsi mai.
Le mie labbra si dischiusero, e gridai. Gridai con tutto il fiato che avevo accumulato dopo l’ultimo respiro. Mi fece eco il leone della montagna, mentre nel mare lontano ciuffi di delfini disegnavano guizzi multiformi e gli uccelli lanciavano il loro rauco grido.
lo senti il tuo cuore pulsare Koudelka? È la tua maledizione, così come è la mia...
Solo dopo le tornarono alla mente tutti i ricordi, solo dopo ricordò il perché di quella pelle, il perché di quegli occhi: aveva dovuto compiere una scelta.
L’immortalità per il potere.
La Dea dei drow le aveva offerto uno scambio, lei le avrebbe dato un corpo nuovo in cui vivere, un corpo giovane, un corpo bellissimo…ma in cambio Koudelka avrebbe dovuto fa risorgere il popolo dell’UnderDark, dopo la diaspora che aveva seguito la caduta di Moltotron.
Moltotron…egli era finito. Nella sua cupidigia si era fatto uomo…e l’uomo può fallire.
...è il nostro tempo che scorre, inesorabile verso la fine...
No, non era per il potere che aveva rinunciato alla sua Immortalità. A quella aveva rinunciato ben molto tempo prima che Moltotron la facesse bruciare…
Tu mi devi molto Koudelka.
Non devi più nulla a Moltotron, ma devi tutto a me.
Ti ho riportato in vita, per te ho sfidato l'inferno..
...le tue parole non mi fanno paura, Izael
sin da quando mi sono fatta marchiare da te
sapevo quale sarebbe stata la mia sorte
e se tornassi indietro,
rifarei tutto quello che ho fatto…
Capitolo VIII
Nobile e Regina: la vita oltre la morte:
Izael senza ali, Koudelka senza ali.
Entrambi senza ali, entrambi mortali…chi l’avrebbe mai detto che dovevamo giungere fino a questo punto per avere la nostra libertà?
Due cicatrici solcano la mia schiena, lì dove una volta c’erano le ali, la mia pelle è tinta dell’oscurità della mia anima e la mia forza…è perduta. Ma chi ne ha bisogno ormai?
Ora sono Nobile…ora le Bestie infernali si chinano al mio volere. Ora i demoni che all’inferno mi schernivano rispondono al mio magico richiamo…perché loro da lì non si possono muovere.
Io invece sono viva. E se vogliono continuare il compito per cui sono stati creati, è da me che devono passare.
Io posso portare il male in questo mondo. Loro no.
Io ho il potere. Loro no.
Loro hanno fallito. Io no.
Ora siamo amici.
Sono cambiate tante cose da quando sono tornata in questo mondo, e la mia anima ancora demoniaca fa fatica a stare dietro a tutto.
La cosa che mi riesce più semplice è punire i maschi della mia specie…com’è che si chiamano?
Jaluk mi pare…la Dea mi ha infuso la conoscenza dell’oscura lingua, e di tanto in tanto mi scappano espressioni in quel sibilante idioma che non so neanche da dove mi vengano. Ma fanno il loro effetto. Sta di fatto che ne ho incontrati due, ed ho capito che certi incanti vanno particolarmente bene…come il tocco del dolore, con cui ho ustionato la testa da Amersil.
Ma impara in fretta il piccolo jaluk, ora sa che non mi deve guardare negli occhi e che Usstan ph’ Ilharness, dannazione!
Ecco, l’ho fatto di nuovo.
L’altro è un maschio di cui non ho il nome, ma che non mi ha salutato quando mi ha visto, e con tutta la sua calma mi ha degnato di uno sguardo solo dopo avermi superato. Un affronto che la mia parte drow non ha lasciato impunita, un dardo oscuro gli ha trapassato la spalla come è giusto che sia,
Koudelka non perdona. L’ilharness non perdona. Mai.
E poi…e poi c’è lui, quello schifoso mortale. Aeshma è il suo nome, un mannaro la cui parte animale è quella di tigre.
Una volta avrei potuto rompere tutte le sue patetiche ossicine da arrogante, una per una.
Quella è stata l’unica volta che ho rimpianto la mia antica natura…quando bastava un solo colpo di artigli per chiudere la bocca ad ogni mortale.
Ed ora invece…ho la magia dalla mia parte.
Ma nonostante tutto, ho ancora in me radicato ciò che Izael mi insegnò…la Congrega è una famiglia. Una stramaledetta famiglia.
Mi domando per quanto ancora riuscirò a crederlo, per quanto ancora la demone prevarrà sulla drow facendomi trattenere dal scagliare uno dei miei mastini contro Aeshma.
Distruttore e Immondo, entrambi Nobili. Uno scontro tra noi due probabilmente porterebbe al massacro di entrambi, ed alla distruzione di tutto quello che io ed Izael abbiamo fatto dai tempi in cui la Congrega fu creata.
Ed Aeshma non ha diritto di farlo. Io ho sempre tenuta alta l’appartenenza alla Mater, anche quando Izael è andato via ed al suo posto c’era quello sporco mortale di nome Rasheed.
Sono morta per il marchio che ho sulla schiena. Ho sopportato l’Inferno per difenderlo.
No, non devo scontrarmi con Aeshma. Basterà solo tenerlo distante da me, ed evitare di ascoltare le sue folli ed arroganti parole. La demone deve domare la drow, o distruggerò tutto quello per cui ho combattuto fino adesso.
E no…neanche io ne ho il diritto.
Mycharbook©2014 - created by Annie | Scheda realizzata da Sorrow - Visite: 6