«Oh, ma davvero? Ed io che ormai credevo di essere solo una bistecca antipatica!
«Se sei antipatica è da vedere, almeno per me.»
«Com'è questa questione che a quelli come voi non vanno a genio i poliziotti? Cos'è, tendiamo forse a ficcanasare troppo? Che poi, "Quelli come voi". Diamine, avete un modo in cui farvi chiamare che non sia troppo palese? Zanzare mi pare brutto.»
«...Per quello che riguarda me, solo motivi personali ma ehi... Ti sto parlando e ci siamo accordati, non faccio di tutta l'erba un fascio. Ho semplicemente i miei motivi per non apprezzare la polizia in generis, ma tu sei tu, non 'la polizia'... Anche se in parte è così...sì è un po' razzista. Ma non me la prendo per certe cose. Chiamami semplicemente con il mio nome, va bene.»
«Bravo ragazzo. Le generalizzazioni sono la via larga per l'inferno.»
«Preferisco le secondarie, ci si gode il paesaggio...»
Quel momento in cui incontri un zannuto Gentiluomo. Non finirò mai di sorprendermi.
«Oh, ma come faccio io? So solo che uno si chiama Etienne e la tizia con l'accento francese Alex, o qualcosa del genere...»
«Basta ed avanza, ad una persona sveglia... E con quel muso finto triste da micetta smarrita ho idea che tu lo sia molto più di quel che dai a vedere.»
«Ma magari sono stupida, che ne sai.»
«Non so, penso che, come l'antipatia, è qualcosa che vedrò con il tempo non credi?»
Eccone un'altro che fiuta troppe cose. Ma magari a te non darò fuoco.
«...il mio nome è Nina Alyssa Von Brandt. E sì, sono una proprietà.»
«...Mh, peccato. Ma immaginavo che lasciarsi sfuggire la piccola Nina fosse da idioti.»
«...avresti voluto avermi?»
«Forse. Di certo fai comodo, di certo...Sei particolare. Ma volerti o non volerti, da parte mia, non ti riguarda. Ed in ogni caso una conversazione non basta a decidere. Non penso che tu scelga cosa mangiare sulla misura esclusiva di quanto sembra appetitoso. Hai i tuoi gusti, il tuo mondo, il tuo essere che ti fa scegliere cosa volere. Mi piaci...Ma sarebbe stato tutto da vedere.»
«Non mi riguarda, ah? Come ad una vacca non riguarda sul piatto di chi finirà, giusto?»
Serve sempre una lezione per capire che, a discapito di tutto, la nostra vita non ci appartiene. Nemmeno un po'. Ma questo non può permetterci di smettere di lottare.
«Certo che non scherzavi sul prendere appunti. Sei... Una gioia, curiosa, ti interessi. Che fico. Mi sento un professore. Chi l'avrebbe mai detto...»
«...sono tedesca. Io non scherzo mai...se non sapessi che sei uno zannuto, probabilmente penserei che ci stai provando con me. Ma penso che a questo punto ti chiamerò professore. Ti piace?»
«Ci provo sempre, ma per mie inclinazioni molto lontane dalla soddisfazione carnale. (..) Nah, è che sapere di alcune tue disavventure ti rende interessante. Sei... Adattabile. No no...Non lo sono davvero, e non penso di essere interessato a diventarlo. Mi piace solamente leggere e... Beh, non sono proprio un professore.»
«...ah, a prescindere proprio...mmh, adattabile. Di solito mi dicono che sono piuttosto ottusa, ma adattabile mi piace di più...immagino che dipenda da chi mi trovo davanti. Di certo posso diventare molto disponibile con uno zannuto così galante ed affascinante come te.»
«...Magari cocciuta, ma ottusa non direi, anche se ti conosco da molto poco. Ma sono impressioni, nulla più. (...) Ah beh, se me lo dici così potrei arrossire.»
«Come si suol dire, ci apriamo più con gli estranei che con le persone che ci sono vicine, perchè loro possono cogliere ciò che di buono c'è in noi, ignorando le nostre brutture. (...) ...sei davvero uno dei miei zannuti preferiti. Ma gli zannuti possono arrossire? »

«...Niente stelle nemmeno stasera. A parte una. (...) Ci sei tu, piccola stella in piena esplosione.»
«Dovresti smetterla di provarci con me, Professore. Sono un pessimo partito. Non so nemmeno cucinare.»
«...Puoi parlarmi, se lo desideri. E lo desideri. Non mi avresti cercato altrimenti, non sei tipa... Da cercare senza motivo. Motivo per te valido, ovviamente, se lui non ti ha dato altri compiti. O magari il tuo compito è infinocchiarmi, raggirarmi... Sai, trovo divertente questo gioco. Non sai mai come va a finire. (...) Davvero, spara. Che hai?»
«...per me non parlare è sempre stata la prassi. (...) ...non parlare veramente, intendo. Ho sempre detto alle persone quello che vogliono sentirsi dire. E forse proprio per questo mi ritrovo in difficoltà ora. A non poter dire a chi dovrebbe saperlo quello che sto passando. O forse sono impazzita molto tempo fa e non me ne sono mai accorta. Eppure, paradossalmente, sento di poterlo dire a te. Sento di poter essere sincera con te, Professore. Sento di poterti confessare che sono debole. Che sto andando in pezzi perchè questa non è vita. Ti do il potere di farmi male. Forse perchè non ho paura di deluderti. Forse perchè sei un estraneo. Forse perchè mi leggi dentro così bene. O forse perchè arrendendomi ti attiro nella mia rete e sedurti diventa più semplice. (...) ...forse hai ragione. Forse voglio solo ingannarti, per poter avere il tuo cuore e trasformarlo in pietra. O forse sono solo una stupida vacca alla deriva talmente disperata da svendermi alla prima parola gentile.»
«Capisco perché sembri... Stanca. No, non lo sapranno. Non ho diritto su di te o su ciò che ti riguarda, ed io tengo conto di queste cose. Nessuno saprà. (...)
Non è vita, non è... Niente, se non un percorso talmente ripido, alienante, totalizzante da spezzare ogni fibra che ti resta in corpo. Non so se tu sia folle già da tempo, questo puoi saperlo soltanto tu. Sì, in questo momento lo sei. Perché sei piegata da qualcosa al quale nessuno può fare fronte, Nina.»
«...temo di essermi spezzata. Sono troppo inflessibile per piegarmi.»
Wahrheit, Wahrheit. Zu viel Wahrheit
«E tu invece, continui ad affibbiarmi una volontà di volerti diversa, ma non è così. A me vai benissimo come sei, anche se innegabile è che la situazione sia generata in buona parte da te.
Mi spezzai anche io ma eccomi.»
«Più parli più mi suoni losco, Professore. Non esiste persona...o zannuto al mondo che non mi voglia cambiare. Tutto questo tuo accettarmi mi potrebbe lasciar pensare che stai seriamente cercando di infinocchiarmi. Il che sarebbe uno dei paradossi più grotteschi della mia vita.»
«Attenta. Ho un debole per more con gli occhi chiari. Non provocarmi troppo.»
«Attento, Professore. Amo provocare le persone che mi piacciono.»
«...allora, Professore.~ Cosa significa quel tatuaggio?»
«Significa che occorre guardarci alle spalle Nina. Era la donna che amavo. Kat. Che adorabile stronza era. (...) Ero un criminale, ed i criminali sono sleali. Ma hai vinto, ed hai avuto le tue risposte. Ed io, distintivo, non sono un criminale come gli altri. Quelli... Non sono proprio onesti, ti pare, per un combattimento normale? Mh, ma ho vinto anche io, seppure barando, quindi potremmo dire che anche tu, puoi rispondermi, sempre che ti vada giù essere fregata d un ladro.»
«....sembri avere un debole per le adorabili stronze, professore. Adorabili stronze con i capelli scuri e gli occhi chiari. (...) ..un criminale, eh. Avrei dovuto prevederlo. (...)
Essere un poliziotto ti da il cartellino verde per tante cose, Professore. Cose buone. Cose deplorevoli. E tutto perchè le persone sono convinte che tu sia dei buoni. Che operi per la loro giustizia. Ed ignorano volutamente che in realtà operi per la giustizia del Sistema. Ma stando così le cose...come fanno a sapere che operi per l'una, l'altra...o per la tua giustizia personale? ...esternamente ho dato un esempio a tutte le ragazze che hanno avuto la mia stessa disgrazia. Ma internamente...un Poliziotto può fare molte cose, Professore. Ed a volte può fare la differenza...se è molto bravo a far credere alle persone di stargli dando ciò che vuole.»
«...Sei l'unica poliziotta che mi sia mai piaciuta Nina. Ed hai fatto bene. Hai resistito, ed hai trovato il modo di rivoltare un sistema imparziale...a favore di qualcosa di tuo. Di un'idea, di uno scopo magari... Per questo hai la mia ammirazione. Sapevo di non starmi sbagliando su di te.
Wahrheit. Achtung.
«Non posso farmi mettere di nuovo in gabbia, Professore.»
«Non è una gabbia, è un prenderti cura di chi si prende cura di te.»
«...il mio cervello comincia a protestare, sono troppo stupida per far andare a braccetto l'obbligo di essere leali con la libertà personale..»
«...Comunque è questo il punto. Imparare a farlo andare a braccetto. Ricordi? Puoi fare ciò che desideri, a patto che tu ti renda necessaria e che tu sia leale. Puoi farlo, e meglio di altri, da ciò che mi hai raccontato di te. E' quello che ho visto in te. Puoi molto, Nina... Voglio vederti evolvere. (...) Dimmi, hai novità? Le tue notti sono... Buone? Il Mentore è anche questo, io... Sono anche questo, ora, per te.»
«Beh, scusa, era abbastanza ovvio. Sono Nina Alyssa Von Brandt, non una scappata di casa qualsiasi. (...) Cosa intendi con anche questo, Professore..?»
«Un mentore non è solo un insegnante, non sono qui solo... Per le conoscenze. Certo, sono le tue basi, ma ad esse va accompagnato un consigliarti qualora tu avessi dubbi, incertezze, riguardo le tue notti, il tuo rapporto con le vacche, o... Qualsiasi cosa tu senta necessità di dire. Entrambi abbiamo dei doveri, ma anche questo è importante. Ciò che affronti tu ora, lo affrontai io, nella misura delle differenze di sangue, sì, ma l'adattarsi è il medesimo.»
Treue. Freiheit. Mentor.
«...ah, beh, che culo. Abbiamo una lista di nemici che non finisce più. Alleati niente? Possiamo contare solo su noi stessi?»
«(...) Io sono un tuo compagno e ti proteggo, tu proteggi me. Semplice, almeno in teoria, e sempre teoricamente efficace. L'applicazione sta a noi.»
«Ora... Stai affrontando il vuoto. Nelle tue prime notti, i tuoi primi mesi... E' assolutamente normale macerarsi in ciò che si è perso. Cosa ti manca, cosa... Vorresti sentire?»
«Sai, è questa la cosa divertente, Professore. Quando ero in vita mi sono sempre proibita di provare qualcosa. E per molti anni non ho assaporato altro che il fiele del disprezzo e della vendetta. Pensavo che fossero le uniche cose in cui potevo credere. Le uniche verità assolute dell'universo...e invece questi ultimi mesi hanno stravolto tutto. Hanno mandato a puttane il mio sistema e mi hanno fatto capire che voglio di più. Che sono di più. O almeno, lo ero...in un certo qual modo sono diventata quello che ho sempre voluto essere. Ma è così freddo quassù.»
«Tu sei molto di più Nina. Se io ti ho onorato prendendomi cura di te ed insegnandoti, tu mi hai onorato di qualcosa che molti disprezzano al tuo contrario. La fiducia. Essa è molto rara fra noi, per una quantità di ragioni davvero troppo lunga da elencare. Mi stai permettendo di conoscerti, e mi hai affidato parte della tua esperienza, che ho serbato e serberò senza sperperarla con altri, a meno che tu non voglia il contrario.»
Trauer. Kälte.
«Non c'è cosa più luminosa e calda per me della Notte. Ciò che tu stai vedendo in questo momento, di un nero talmente denso da far rabbrividire... Io lo vedo come luce accecante. La notte è il tuo giorno come lo è il mio. (...) Non rimpiangi nulla ma soffri comunque. Non dico che tu debba vedere come io vedo, sarebbe appunto, violare la tua Libertà. Quello che voglio farti capire, è che guardi ancora con occhi umani, seppure tu abbia il cuore fermo. Non vuoi nulla ma vuoi tutto. E' qualcosa che comprendo bene, puoi credermi. E' questo il tuo scalino, il tuo ostacolo al momento. Non hai piena fiducia nella legge che servi né in ciò che sei e per quanto tu voglia, hai strada da fare prima di realizzarlo. Per poterla intraprendere, sarebbe lecito che tu ti fidassi di te stessa, o ti ritroverai presto a girare in tondo. Per quanto differente dalla legge umana che servivi prima... Sempre di legge si tratta. Devi solo trovare il tuo personale modo di adattarti. I traditori, gli indegni, ci saranno sempre. E ci sarà sempre bisogno dei Crociati.»
«..quindi sono un paradosso comune?»
«...Lo siamo tutti, dei paradossi. Nel nostro personale modo, naturalmente.»
«...ed io che mi volevo sentire speciale.»