16:02 Savan [ Rovine del Tempio ] I famosi Giardini Incantati di Kirial sono una perla del Regno, curati e degni d'essere visitati almeno una volta. Il tempo che affligge la citt?, tuttavia, ha sorpreso coloro i quali camminavano sotto il cielo aperto: l'uomo siede sotto uno scorcio di muro la cui tettoia non ? ancora del tutto crollata, parte delle rovine d'un antico tempio. E' infondo al sentiero che attraversa i Giardini, all'interno di una radura che regala un aspetto pi? selvaggio e naturale a quell'ambiente cos? curato ed artificiale. Veste una tunica pesante, verde scuro: essa ? uniforme per tutto il pezzo centrale, cambiando motivo sulle maniche, come fossero state aggiunte successivamente. L'abito supera la cintura d'almeno due palmi, lasciando poca visibilit? ai pantaloni, simili nel colore al tronco degli alberi, che s'infilano subito dopo in un paio di stivalacci scuri. Una cintura in cuoio sorregge le vesti, permettendo anche ad un pugnale ed al suo piccolo fodero di trovare spazio e aggancio sul fianco destro. In ultimo, e non meno importante, un mantello invernale che gli copre le spalle ed il resto del corpo, accucciato al muro delle rovine. Nonostante la pesantezza dei tessuti, il freddo si fa comunque sentire, e l'acqua non aiuta di certo, ma almeno, adesso si trova al riparo; i capelli castani sono bagnati e diverse ciocche s'appiccicano ai lati della fronte. Gli occhi puntano verso la radura mentre un sospiro genera immediatamente una nuvoletta d'aria condensata.
16:13 Edelwen [ Rovine ] Vasti sono i giardini. Diversi i sentieri che portano verso le mura che li cingono o al centro di questo in cui sorge il bianco gazebo. Ma ve ne ? uno, pi? piccolo e nascosto forse, che conduce in una zona dei giardini pi? riservata, distante da altrui sguardo. Ed ? alla fine di quel sentiero che la Kaldar si trova, al di sotto delle fronde fitte che fanno da tetto alle rovine. Un lungo mantello verde scuro come il sottobosco la veste da capo a piedi. Il vento soffia con violenza, ma li le pietre la proteggono almeno in parte. Si rivelano gl'abiti, di pelle scura che fasciano interamente le lunghe gambe ed il busto magro. Nel suo sommario, appare proporzionata in ogni punto. Nonostante l'altezza. Alta due metri e poco pi?, si eleva da quel prato in tutta la belt? che la sua stirpe ha potuto donarle. La faretra ? poggiata sul muro vicino a lei con circa una ventina di frecce dal nero piumaggio ed un arco corto smontato, per il momento. Il cappuccio ? abbassato. Rivelando cos? il viso liscio e freddo. La pelle ? di un rosa intenso, molto simile alle violette ed alcuni ciuffi di capelli sfuggono al suo controllo, ricadendo ora sul petto ora sulla spalla nel suo blu scuro. Gli occhi invece, due candide stelle. E' sola, in quel luogo ch'? la sua oasi di pace in quella pazza citt
16:27 Savan [ Rovine ] Il temporale scuote il cielo e la terra e mentre i lampi illuminano, il vento colpisce le fronde degli alberi, lasciando ben poca serenit? alle proprie orecchie, eppure la radura e le sue rovine sono tanto isolate dal resto dei giardini e dalla citt? stessa che la natura sembra fondersi pacificamente. E' seduto a terra, cercando d'usare il mantello come copertura per riscaldarsi mentre lo sguardo decide di perdersi nei dettagli pi? lontani, dagli alberi al pavimento verde della radura, e man mano pi? vicini, le pietre grigie del tempio abbandonato. E' una sentinella silenziosa, e l'area che ricopre ? abbastanza vasta da permettergli d'essere rilassato, sicuro della propria posizione e solitudine. Almeno fin quando non nota, quasi per caso, un'alta figura, distante s?, e che come lui ha cercato riparo tra le mura cadute. Sono abbastanza i metri che lo separano da Edelwen da non far caso al preciso colore della sua pelle, seppur sia chiaro che una simile figura non ? umana. La mano destra si porta istintivamente al pugnale, estraendolo e tenendo il braccio sotto la copertura del mantello, allertato da una presenza improvvisa come quella della donna; si alza in piedi lentamente, scivolando lungo il muro fino ad essere in piedi. Tanto ci hanno messo occhi umani ad accorgersi dell'elfa e lui, cauto, non pare volersi mostrare ad ella. E, per?, non sembra neanche volersi nascondere alla vista.
16:37 Edelwen [ Rovine ] Appare come un tempio. Chiss? in quale era aveva visto la propria gloria. Il tetto aveva ceduto in pi? parti e la natura stava avanzando, cingendo nella sua morsa secolare le pietre bianche. La mano tinta di quel viola chiaro viene sollevata, andando a cercare i cappelli. Insieme alla mancina, li andrebbe a raccogliere all'altezza della nuca fermandoli in una iniziale coda creata dalle proprie dita. Con grazia poi, porterebbe i lunghissimi capelli sulla spalla destra, facendoli scivolare sul petto. Raggiungono, senza troppo affanno, la base del bacino. Un blu scuro, simile alle profondit? marine. E' ferma, simile ad una di quelle statue che hanno fatto ormai il loro corso, consumate dal tempo. Il vento che entra dalle finestre scuote il mantello, agitandolo. Umetta le labbra, mentre il temporale continua a disturbare la propria quiete. Il cielo viene scosso dai fulmini, il silenzio interrotto dai tuoni. Storce appena le labbra, abbassando lo sguardo verso la faretra che aveva momentaneamente abbandonato contro il muro. Non arrivava ancora, l'elfo. Il respiro si condensa in piccole nubi bianche. Quand'ecco che la sua figura si muove da quella posizione. Si avvicina alla faretra, chinandosi per afferrarla dalla tracolla, per poterla sollevare da terra. Non fa caso ancora all'umano. L'udito ? teso a qualsiasi rumore, ma la pioggia, il vento prepotente ed i tuoni potrebbero non esserle a favore.
16:50 Savan : [ Rovine ] Compie alcuni passi verso la sconosciuta, brevi e misurati come se una trappola si celasse sotto i propri piedi. Il manico del pugnale, avvolto da strisce di stoffa, viene stretto al rimbombo dell'ultimo tuono. E' uno sguardo distratto quello che l'uomo d? al cielo, pi? calmo come il vento si fa pi? tenue. Maggior interesse ed attenzione pone all'Elfa, i cui movimenti segue tra gli scorci delle rovine, un muro mancante o massi caduti. L'osserva sistemarsi i capelli, e per diversi istanti, ora che ? appena pi? vicino, si dedica a comprenderne la figura. E' diversa: dalla pelle, ben pi? rosea delle comuni colorazioni -nonostante le varie razze che popolano Kirial-, ai capelli scuri, ma non neri. E' alta, incredibilmente alta, e lo capisce anche dalla distanza: sono i muri stessi a cui lei ? vicina a dargliene una misura. E' solo quando si rialza, quando ha preso la faretra che, notata questa, l'uomo brucia diversi metri che li separano, superando un piccolo crollo. E' quasi davanti a lei, sul fianco sinistro, con pi? di cinque metri a distanziarli. [Non ho mai visto..] parla, schiarendosi la voce. [..Qualcosa come te.] E' leggermente teso, le gambe piegate; entrambe le mani, gelate dalla temperatura, fuori dalla copertura che il mantello offre ed esposte alla vista della donna; l'arma ? quindi in bella vista, ma l'uomo non sembra voler avanzare ulteriormente in favore della gigantessa.
16:58 Edelwen : [ Rovine ] Il vento si affievolisce, smette di insistere contro le bianche pareti di pietra del tempio in rovina. Perfino i tuoni smettono, lasciando cos? che solamente la pioggia continui a bagnare la citt?. La burrasca si affievolisce. Non smette di piovere, ma il tempo sembra lievemente migliorare al momento. Ed ecco che ora li sente: pesanti passi, caratteristici della stirpe umana. La mano destra tiene salda la faretra da quella striscia di cuoio. La sinistra, invece, va a sfiorare il piumaggio di una delle frecce. Lentamente si volta, andando a posare lo sguardo sull'umano. Occhi bianchi, pallidi come la luna, ma vivi ed intensi, brillanti come stelle incastonate in un cielo notturno. Lo fissa in assoluto silenzio. Le orecchie sono ben visibili. Lunghe, affusolate ed a punta compaiono al di sotto di quei capelli. Le sue parole rompono infine il silenzio. Non risponde, abbassando lo sguardo sul pugnale. L'espressione sul suo volto ? calmo, distante, come se difficilmente potesse indicare quello che percepisce. La mano sinistra continua ad accarezzare la freccia. «Ed ora che avete visto qualcuno..» Sembra voler marcare quell'ultima parola. «Che avete intenzione di fare?» Chiede, facendo un cenno verso lui, verso il pugnale. La voce possiede un particolare accento, esotico. E' melodica, ma tutto in lei indica che poco condivide con i dolci cugini Valdar.
17:09 Savan : [ Rovine ] Un respiro profondo fa nascere una lunga nuvoletta d'aria che, in pochi istanti, si dissolve davanti ai propri occhi. Le palpebre si chiudono e si riaprono velocemente, le dita delle mani, infastidite dal freddo, si muovono aprendo e chiudendo una mano o stringendo e allentando la presa sul pugnale, cos? da recuperar sensibilit?. Edelwen ? ben conscia ora della sua presenza ed il suo sguardo bianco e lucente lo gela per un istante pi? della temperatura stessa; le orecchie, tipicamente elfiche, vengono notate subito dopo. [Un'elfa..?] Si domanda a mezza voce, trasformando uno sguardo corrucciato, quasi preoccupato, in uno appena pi? incuriosito. Ne ascolta la voce, musicale, e la domanda che gli pone impiega interi secondi a ricevere risposta. Soppesa ci? che ? giusto dire mentre la osserva da capo a piedi, lei, incredibilmente calma. Una calma che, in parte, s'infonde anche nell'uomo. Ripone il pugnale al fianco destro, senza tuttavia abbandonare la presa. Ritorna eretto, coprendo il fianco destro col mantello mentre muove un passo avanti, gesti apparentemente casuali. Riporre l'arma ? la sua risposta. [E' un luogo.. Atipico, per trovare qualcuno.] Sottolinea l'ultima parole come lei ha fatto prima, e le sorride. Un sorriso che, comunque, non ? del tutto naturale. [Ho creduto opportuno cercare di capire chi ho di fronte.] E la mano sinistra si muove in avanti, mostrando il palmo. Un gesto che va ad indicare la figura dell'elfa stessa.
17:19 Edelwen : [ Rovine ] La cinghia di cuioio viene ancora sostenuta dalla mano dell'elfa, in modo da porre la faretra davanti a s? per facilitarle eventualmente l'estrazione di una di quelle frecce. Ogni fibra del suo corpo ? tesa, fasci di muscoli scattanti compongono sia le gambe che le braccia. L'aspetto ? quello magnifico dei Kaldar, figli della luna. Distanti, irraggiungibili ed al tempo stesso selvaggi come la natura stessa. Umetta le labbra piene, osservando quel gesto che vorrebbe riporre l'arma. Lo fissa ancora, mantenendo il mento sollevato. Infine, la faretra viene sollevata e con l'ausilio di entrambe le mani va a portarla dietro la schiena, facendo passare la cinghia di cuoio sul davanti, a separare i seni. «Una Kaldar.» Va quindi a correggere o a sottolineare l'umano, atto che forse vorrebbe renderlo pi? colto nei suoi confronti. Il suo viso rimane una maschera di freddezza e distanza. Si sposta verso il muro, indietreggiando lentamente. Non ha intenzione di dargli le spalle e questo ? abbastanza palese. Si avvicina alla finestra pi? prossima. «Condivido il vostro punto di vista.» Sentenzia infine, senza ricambiare quel sorriso. E non sembra voler aggiungere altro. «Sebbene sia per me pi? atipico vedere qualcuno come voi fra queste mura con questo tempo, piuttosto che nella propria dimora.» Aggiunge infine. Gli occhi candidi non si staccano mai da lui, fissandolo con apparente calma e distacco.
17:32 Savan : [ Rovine ] Porge ancora il fianco destro, coperto, all'alta donna. Il pollice segue le poche incisioni che decorano il pomo del pugnale, movimenti accennati sotto il mantello e intuibili dai pochi spostamenti del braccio che 'gonfia' l'indumento. Il volto ? leggermente rialzato, cos? da aggiustare -in linea di sguardi- il dislivello tra le due altezze. E' il volto della donna che osserva, pi? attento alla mimica facciale che ad altro; non si perde certo i suoi movimenti ed il suo avvicinarsi al muro e lui, in risposta, avanza in sua direzione, lentamente, seguendo un percorso circolare, cos? da rendere meno evidente l'avvicinamento. [Kaldar, Kaldar..] ripete, mordendosi il labbro inferiore. Il nome originario della stirpe ? meno diffuso rispetto al nome comune di "Elfi della Notte" che un contadino o un borghese meno istruito usa. Il volto di Edelwen ? glaciale per l'uomo. [Sono estremamente bravo a scegliere quando abbandonare il mio tetto, a quanto pare.] Aggiunge, inevitabilmente ironico. Fa su e gi? con gli occhi, uno sguardo rapido al cielo grigio, come volesse indicarlo alla sconosciuta. Le sorride nuovamente, quasi volesse metterla a proprio agio. Sa bene di essere colui che si ? avvicinato, seppur senza reali cattive intenzioni, in modo minaccioso.
17:43 Edelwen : [ Rovine ] Ricerca un appoggio, posando la spalla contro il muro bianco sporco. Le braccia vanno ad incrociarsi all'altezza del petto. Lo segue con lo sguardo, senza scostarlo neanche un istante. Lo tiene d'occhio, quello ? ovvio. I muscoli delle spalle sono tesi, cos? come le gambe sono pronte a scattare in qualsiasi istante. No, non aveva avuto buone esperienze fra quelle mura. Umetta le labbra, senza prendere parola. Annuisce solamente quando questo va a ripetere il nome della propria stirpe. E non si premura neppure di tradurlo o altro. Non era il tipo di elfo paziente. «A quanto pare..» Commenta, imitando l'ironia con il sarcasmo. Quella voce bassa, calda, assume i colori dell'estate e delle foglie autunnali. Non appartiene a questa citt? o a questo Regno, ed ogni singola sillaba sembra volerlo urlare. Il viso continua a rimanere freddo, distaccato, impossibile da sciogliere. Al suo cenno verso la finestra, lei non sembra voler distogliere gli occhi da lui. Come una cacciatrice innanzi ad un rivale. «Avete usanze bizzarre in questa citt?. Vi avvicinate armati, minacciosi, anche fra le mura della vostra citt?.» Gli occhi candidi diventano due fessure. «E poi parlate del tempo, come se niente fosse.» No, quelle usanze non le comprendeva proprio. «Chi pensavate potesse celarsi, fra queste rovine? Vorrei comprendere se debba temere o meno qualcuno.» Afferma infine.
17:57 Savan : [ Rovine ] Continua ad avvicinarsi cautamente, invertendo la direzione e ritornando a camminare in senso opposto. Morde il labbro superiore stavolta, studiando con rinnovata attenzione quel volto tanto calmo e tanto estraneo. Le orecchie catturano ognuna delle sue parole con avidit?, facendo tesoro di quella cadenza sconosciuta. Quando viene accusato di usanze bizzarre, si blocca sul posto. Gli occhi si spalancano, sorpreso da tale, alle sue orecchie quasi comico, rimprovero. Un primo naturale sorriso ? seguito da una breve e chiara risata, affatto chiassosa e realmente divertita. Dona ancora uno sguardo all'intera figura dell'Elfa e, seppur sia ben pi? alta rispetto a s?, non sembra neanche armata, se non delle frecce che porta sulle spalle. Dai piedi ritorna al suo volto, e per alcuni istanti rimane in silenzio. Dopo, con una picca di coraggio e sicurezza, le sorride e muove il braccio destro, portando con s? pugnale e fodero nella mano. Lo poggia a terra, spingendolo di lato col piede ed alzando dopo entrambe le mani: il mantello si apre, mostrando chiaramente il vestiario dell'uomo e l'assenza di altre armi. [Non era mio desiderio allarmarvi, ma essere certo della mia sicurezza, e mi rammarico di.. Una presentazione tanto penosa.] Abbassa entrambe le mani, riportandole vicino ai fianchi. [In questa zona della citt? non dovreste avere da preoccuparvi, e spero mi comprendiate quando vi dico che.. Beh, non ho mai visto un Kaldar.]
18:12 Edelwen : [ Rovine ] Rimane appoggiata contro al muro, le braccia incrociate all'altezza del petto. Il mento alto, sollevato e gli occhi come due brillanti stelle a studiare l'umano ed i suoi movimenti. Solleva il sopracciglio destro, lasciando che una breve espressione perplessa vada a deformare la maschera fredda e distaccata. Non ride lei, forse non l'ha mai fatto apertamente. E' tanto che qualcuno riesca a strapparle un sorriso, forse. Osserva poi il gesto che viene compiuto. Segue con lo sguardo il pugnale che viene calciato via. Torna poi sull'umano. Ne osserva il corpo, volendosi forse accertare a sua volta che non sia ulteriormente armato. Non c'? malizia o altro nel suo sguardo. E' indagatrice, attenta. Una cacciatrice che non vuol divenire preda. «Si, una mia conoscenza invero mi ha parlato di queste zone.. Sebbene pare che vi siano una serie di cose strane e raccapriccianti che non ha voluto narrarmi..» Gli occhi salgono dalla cintola dell'umano verso il volto e li si fermano. Su quel viso che ora le sorride. «E difficilmente ne vedrete un'altro, io credo. Non amiamo le vostre citt?. Sono troppo caotiche. Troppo invasive.. Deturpate la natura come se vi appartenesse.» E sembra incolpare lui in primo luogo, come se quelle case le avesse costruite l'umano. sbuffa appena, emettendo una lieve nuvoletta di vapore. La mano destra poi sfugge alla propria presa, facendo un gesto eloquente verso di lui. Sta ancora attendendo una vera presentazione.
18:24 Savan : [ Rovine ] Ritorna a farsi avvolgere dal mantello, ignorando l'arma che ha abbandonato sul terreno, dedito alle mancate "buone maniere". Si impegna nel cercare di dimostrare l'assenza di pericolo attuale, a favore di un clima meno teso ed il sorriso che permane sul suo volto, pi? lieve rispetto ai precedenti, continua a mostrarsi. E' per l'uomo gi? una soddisfacente conquista la breve espressione interrogativa di lei, segno che Edelwen non ? una roccia immutabile. E, su quel segno, si affida. Si lascia osservare a testa alta, senza vergogna, capendo facilmente cosa lo sguardo dell'elfa ricerca. [Una citt? come Kirial nasconde sempre dei pericoli, strani e raccapriccianti o meno.] Non sembra stupito delle parole udite, e continua. [E tuttavia sa essere calda ed accogliente.] All'accusa della donna, l'uomo la guarda in volto, sicuro nelle parole e nei gesti. [Lo fanno per sopravvivere.] Si distanzia da quella colpa, portando l'indice destro al rispettivo occhio, ora chiuso. [Ed ho occhio per parlare, nessun uomo rifiuterebbe un tetto ed un fuoco caldo.] Abbassa la mano, tirando su col naso. [Non con un tempo del genere.] Conclude prima dell'ampio gesto di lei, chiaro segno, per lui, che ? il giusto momento di presentarsi: porta la mano sinistra al petto, e di poco china il capo. [Il mio nome ? Savan, Kaldar. Con chi ho la fortuna di parlare?]
18:36 Edelwen : [ Rovine ] Ascolta le sue parole senza interromperlo. Nonostante l'aspetto selvaggio della propria stirpe, che a tratti potrebbe richiamare una pantera, conosce le buone maniere e le mette in pratica ampiamente. Finalmente, distoglie da lui lo sguardo. L'udito ? teso, a cogliere qualsivoglia brusco rumore. Vaga per un momento l'attenzione oltre la finestra. Osserva la pioggia cadere e il viso si addolcisce appena. Scioglie le braccia da quella presa, allungando cos? la mancina verso la finestra. Il palmo rivolto verso l'alto, andrebbe a far cadere alcune gocce di pioggia. «Non lo metto in dubbio. Eppur ci sono altri modi, evitando che la natura ne debba in qualche modo soffrire.» Sentenzia, come se non conoscesse altre verit?. Sente le fredde gocce cadere sulla mano, ma non la scosta. «Non rifuggio il calore di un focolare, se ? questo che pensate, tuttavia..» Commenta poi, lasciando che lo sguardo permanga sui giardini. Socchiude poi le palpebre, andando a celare le bianche iridi. La mano torna verso la propria padrona, avvicinadosi al viso. Quelle gocce raccolte vengono portate alle labbra, andando cos? ad umettarle. Non erano sufficienti a dissetarla ma abbastanza da inumidirle. Al suo presentarsi, risolleva le palpebre, tornando con lo sguardo su di lui. «Il mio nome ? Edelwen.» Si presenta, abbassando la mano e il braccio.
18:49 Savan : [ Rovine ] La copertura che le rovine hanno offerto fino ad ora si ? rivelata abbastanza efficace da aver permesso all'uomo di asciugarsi parzialmente; i capelli sono ancora umidi, ciocche unite e spostate dalla fronte ricadono dai lati di essa. Il rumore vicino della pioggia lo continua a raggiungere, ma l'umano sembra poco dedito all'ambiente esterno. E' inevitabilmente l'aspetto esotico di Edelwen che lo cattura, ed ora si concentra sugli occhi di lei e sui due lunghi tatuaggi che ne decorano il volto. Per diversi secondi rimane in silenzio, lasciandola muovere e parlare. [Ma guardate dove ci troviamo.. ] E, per un istante, osserva l'intero ambiente intorno a s?. Si dirige verso il muro perpendicolare a quello cui ? vicino l'Elfa. [Guardate l'erba tra le pietre.] Il pavimento spaccato da cui la natura risorge. Non spende altre parole a riguardo, come se fosse chiaro chi, alla fine, esce vittorioso in quella battaglia. Alla presentazione di lei, si accosta al muro e si volta, dando la schiena ad esso ed il fianco alla donna. [Edelwen.] Ripete, annuendo mentre assapora il suono di quel nome. Scivola lungo il muro, ritornando seduto come lo era prima d'accorgersi della Kaldar. [Da dove venite, Edelwen?] Il tono della voce ? immancabilmente curioso e, mentre parla, lo sguardo si alza su di lei.
19:01 Edelwen : [ Rovine ] La mano ? ancora umida per quelle gocce di pioggia catturate e non accenna ad asciugarsi. Lascia che lo faccia da sola. Sente su di s? lo sguardo e ne segue i movimenti, catturandoli, facendoli propri. Non si fida. E non ? solo per il pugnale di pocanzi. E' l'istinto, l'eredit? del suo popolo, a renderla diffidente verso quella razza. Infanti, ai suoi occhi, che ancora hanno tanto, troppo da imparare. «Oh, ma ? chiaro.. Mai detto che la natura non ritorni imperiosa a reclamare ci? che ? suo..» Scuote il capo. I lunghi capelli si spargono sulle spalle, morbidi e sottili, di quel particolare blu che ricorda il cielo in una notte d'estate. L'osserva mettersi seduto e per diversi attimi ella rimane ancora vicino alla finestra, alternando fra lui e l'esterno lo sguardo. Si sente poi chiamare per nome, riportando infine l'attenzione su di lui. Muove il passo, scostandosi da quella posizione. Piano, leggiadra come solo la sua razza pu?, si avvicina girando intorno alla sua figura seduta. L'osserva dall'alto verso il basso. Come spesso accade, in fondo, con membri di quella razza. La sua domanda la zittisce. Si pone di fronte a lui. Unisce i tacchi degli stivali e con altrettanta lentezza e leggerezza, andrebbe ad accovacciarsi di fronte a lui, genuflettendo le ginocchia. I destro va a incontrare il terreno, mentre il sinistro rimane sollevato di pochi centimetri. Lo fissa, ora a quasi la medesima altezza di sguardo. «Non credo conosciate il nome della mia citt?. Cos? come non «---»
19:01 Edelwen : [ Rovine ] «---» Cos? come non credo avevate mai sentito parlare della mia stirpe. Vi basti sapere che provengo da terre molto distanti, il cui suono riecheggia nelle leggende.» Morbido il tono, quasi gentile, come quando si spiega qualcosa ad un infante.
19:14 Savan : [ Rovine ] L?, da seduto, la figura della donna appare ancora pi? imponente. Una vaga preoccupazione aleggia ancora intorno all'uomo che, d'un tratto, distoglie lo sguardo e lo porta verso l'alto; il capo poggiato al muro ruota leggermente, prima a sinistra e poi a destra, cos? da sentire meglio la forma della pietra su cui s'? sistemato. Si stringe nel mantello, adocchiando ancora una volta l'alta figura di Edelwen con la coda dell'occhio. Ed ? cos? che si accorge del suo lento movimento, di come gli giri intorno come lui aveva fatto in precedenza. [Hm.] Un respiro secco, a bocca chiusa; un angolo della bocca si piega in un sorriso storto, ironico, di chi nota una situazione ribaltata. Quando l'Elfa lo sovrasta, non ha bisogno di alzare ulteriormente il capo per coglierne l'interna figura: ? il suo abbassarsi che lo costringe a fare il contrario, lasciando perdere lo sguardo negli occhi bianchi della donna. La fissa, s?, ed il volto si fa spavaldo nonostante la sua svantaggiosa posizione. [Ma verrete da Nord o da Est o da Sud.] E, nel dirlo, chiude gli occhi, troppo sicuro di s?, forse, o forse troppo stanco ed aggredito dal freddo per preoccuparsi tanto di una minaccia da parte dell'elfa. [Le leggende non hanno luogo, ma voi.. Voi siete qui.]
19:25 Edelwen : [ Rovine ] E' cos? che rimane alla medesima altezza, fissando gli occhi dell'umano. I lunghi capelli blu incorniciano quel viso violaceo, che or inizia a tingersi delle ombre della notte. Ancora la luna non accennava a voler uscire dal novilunio, per concedere ad una delle sue figlie pi? belle il dono della vista nelle tenebre. Umetta le labbra a quella sua rinnovata domanda. Si sofferma sul viso, sull'espressione spavalda. Sul proprio, non ve ne ? alcuna, sebbene le spalle sembrino pi? rilassate. Accovacciata sul terreno, la mano destra andrebbe a cercare equilibrio sul terreno, vicino al ginocchio, mentre la sinistra si appoggia sulla gamba mancina. «Da Nord, oltre le foreste. Esistono luoghi baciati dalla luna, ove i tronchi delle betulle catturano la sua luce.» Par quasi un'immagine romantica, pronunciata da un tono altrettando dolce e melodico. E' solo quell'espressione che stona, a tratti. Quella freddezza, come se il nord facesse parte della propria anima. «Savan» Chiama cos? l'umano, senza appellativi o titoli. In fondo, non sapeva chi era quell'umano nel regno. «Le leggende hanno sempre un fondo di verit?.. Questo non scordatevelo mai.» Annuisce piano col capo. Delicatamente poi andrebbe per rimettersi in piedi. «Ma temo ora, che sia arrivato per me il momento di andare. Abbisogno di una mia conoscenza.» Sentenzia infine, tornando a sovrastarlo con la propria altezza.
19:37 Savan : [ Rovine ] Seduto, sprotetto e bagnato da una tempesta. Con anni di meno, potrebbe somigliare ad un cucciolo perduto, ma l'uomo par soffrire solo il freddo. Mantiene gli occhi chiusi, sentendo nell'aria stessa la vicinanza dell'Elfa ed il suo sguardo su di s?. Il tempo passato non sembra abbastanza al cielo da cui cade ancora, incessante, acqua. Compie un respiro profondo, ascoltando cieco la descrizione che Edelwen gli dona. [Sembra un luogo magnifico.] Commenta col tono di un viaggiatore stanco, di chi sa come un posto simile possa apparire o, almeno, di chi riesce ad immaginarlo. E' solo quando la donna pronuncia il suo nome che egli riapre gli occhi, lentamente, come quando ci si desta da un lungo sonno. Ruota leggermente la testa, inarcando un sopracciglio in attesa delle sue parole; quando le ode, un sorriso da lupo gli si dipinge in volto, i denti bianchi in mostra. [Non ne ho mai dubitato.] Veloce com'? apparso, il sorriso scompare con altrettanta rapidit?. Lascia che la donna si rialzi, accompagnandola solo con lo sguardo; lui, in quella posizione da piccola roccia, ha ormai trovato un certo conforto. [Le stelle v'aiutino nella vostra ricerca, Edelwen. Kirial non ? una citt? piccola, ne avrete bisogno.]
20:00 Edelwen : [ Rovine ] Sistema il mantello, facendolo ricadere lungo la sua figura. «Lo ?» Risponde, con estrema semplicit?. Sistema dunque la faretra, producendo un ritmico suono di legno che tocca altro legno. Le frecce si sistemano, senza un reale ordine. «Vi conviene andare in un luogo al chiuso, comunque.» Gli occhi bianchi si fissano su di lui. Fredda, glaciale come quella notte, pronuncia quel consiglio «L'inverno ? implacabile ed il gelo vi porterebbe ad addormentarvi per sempre.» China dunque il capo, lasciando che un ciuffo blu sfugga dalla posa e le sfiori le guance. Non ricambia il sorriso. Non lo fa mai. «Che la luna guidi il vostro cammino, Savan. Possa la madre vegliare sui vostri passi.» Un augurio. In fondo, oltre al pugnale, non le aveva dato adito per maledirlo o altro. Senza aggiungere altro, volta le spalle all'umano. Con passo lento, marziale, inizia ad avviarsi. Le falcate sono ampie, vista la propria altezza, ma in lei tutto quanto permane proporzionato. Madre natura l'aveva scolpita in quel marmo di cui aveva donato la freddezza e la compostezza. La luce inizia a venir meno e sono solo i lampioni dei giardini ad illuminare la notte che inizia ad avanzare. Conclude cos? quell'incontro. Calma, pacata, ritorna verso la natura all'esterno. Non coprir? il proprio capo, lasciando che la pioggia bagni il viso.
21:47 Khal : [ Gazebo ] Da qualche tempo oramai attende, in compagnia di Aura, che la pioggia scemi restando al di sotto del gazebo occupato alla buona « . . . » non v?? parola dettata dalle labbra, come al solito del resto, seppur nello sguardo dell?uomo non vi sia la solita freddezza cui riversa su ogni essere che lo circondi. C?? apparente distacco che si manifesta reale e vivido nel poggiarsi su figure estranee, d?altro canto nel voltarsi a poggiare attenzione sul capo argenteo di Aura esiste una realt? differente, come parallela. Colei che mantiene salda la bestia che lentamente logora le sue membra, la purezza umana con le fattezze di donna « Cosa mormorano tuoi occhi » chiede. Il modo in cui si esprime ? diretto, conciso e talvolta secco. La lingua di Kirial nonostante abbia imparato a conoscerla ed approcciarsi, su di lui diventa costantemente stretta, con modi di scandire decisamente udibili. Tutto ci? comunque non lo limita ad esprimersi. Il tono ? basso, leggermente arrochito che concede una certa raschiatura dal fondo della gola mentre le labbra vengono umesse appena. Bocca contornata da folta e grezza barba quale cresce senz?essere fermata, per lo meno al confronto dei capelli che sono stati nettamente tagliati dalla bastarda qualche luna precedente. La cicatrice bianca sull?occhio sinistro ? ben visibile, in estrema opposizione alla pelle ambrata dell?uomo « . . . » riottiene il silenzio mentre attende qualche sua parola mentre indietreggia quel che basta per appoggiarsi ad un
21:47 Khal : [ Gazebo ] pilastro del gazebo stesso allisciando il palmo della destra sulla ringhiera in bianco legno. Veste semplice, stivali in pelle marrone con strette cinghie a serrargli i polpacci, calzoni in pelle di cinghiale ed a cingergli l?addome nuovamente quella panciera in spesso cuoio marrone. Tale indumento era qualche tempo che non lo indossava pi? come prima, causa dell?aumento di stazza nell?esser divenuto ci? che ? attualmente: un mannaro. La panciera lo protegge sin sotto i pettorali restanti nudi con alla vista, nel centro, la zona di peluria pi? ovvia che dovuta, costeggiata da varie bianche cicatrici, dalle pi? piccole alle pi? fastidiose anche solo da osservare. Tra esse anche segni di profonde e violente bruciature. Ora che i capelli sono corti, alla base del collo, sul retro, ? visibile la runa Thurisaz. Anche Naudiz, posta sotto il pettorale sinistro potrebbe dare appena all?occhio, ma la panciera porrebbe scompenso a meno che non gli venga scostata. Le braccia sono coperte sugli avambracci da fasciature in semplice tessuto che gli coprono sino a mezzo palmo, come fossero sostegni per prese pi? o meno pesanti. Alla cinta gli oggetti personali, quali: destra la spada bastarda ed il piccolo coltellino; sinistra la borraccia dell?acqua, il borsello dei soldi e l?ascia ad una penna. La lanterna ? poggiata a terra, illumina bene o male ci? che li circonda, grazie anche comunque alle altre lanterne del luogo.
21:47 Khal : [ Gazebo ] Il mantello di pelliccia nera ? con se, non lo indossa soltanto per il semplice fatto di averlo posto sul capo di Aura quando la pioggia si ? fatta pi? insistente, lasciandoglielo infine per il calore che di certo l?umana ricerca con pi? ingordigia.
22:00 Aura : [ Gazebo ] Il fatto che stia piovendo non sembra scomporla fin tanto che il cappuccio del mantello in pelliccia le tiene calda la testa ed al tempo stesso la protegge dall'acqua che scende da quel cielo scuro. Ieri neve, oggi pioggia, ed in entrambi i casi il vestiario indossato ? adatto a proteggerla da quel freddo pungente che insiste a farla chiudere sempre pi? in se stessa, irrigidire le spalle in un gesto spontaneo di cui con molte probabilit? nemmeno se ne rende conto di attuare. Gli occhi sono socchiusi e donano attenzione reale grazie al ciondolo in legno che porta al collo, custodito al di sotto della maglia pesante che le copre il busto e le braccia sino ai polsi. Una gonna lunga sino al ginocchio le fascia i fianchi aprendosi in due spacchi: uno frontale ed uno posteriore. Al di sotto un paio di pantaloni bloccati in degli stivali. Guanti alle mani, capelli raccolti in una coda bassa cui la lunghezza giace all'interno della spalla destra insieme a quella piccola treccia sporcata di nero che non si ? mai tolta nonostante spesso finisca con il nascondersi tra le stesse ciocche dei propri capelli. Respira a fondo un paio di volte comunque sia permettendo a quell'aria di entrarle nei polmoni e farla uscire da quella specie di torpore che la sta cogliendo nonostante tutto. Torpore probabilmente dettato dalla stanchezza mentre si stringe maggiormente addosso l'ulteriore mantello che le ? stato lasciato da Khal. Anche questo la copre dalla testa ai piedi, quindi ad occhio [...]
22:01 Aura : [ Gazebo ] esterno dovrebbe apparire come una forma poco delineata. Infagottata in un certo senso. Si trova in piedi, al centro del gazebo cos? che la pioggia le giunga addosso molto difficilmente vento permettendo che al momento non rispecchia quello violento ed energico di un temporale o tempesta che possa essere. In effetti quel cielo ? privo di lampi e tuoni. La domanda che le giunge per? la spinge a voltare il capo in direzione di Khal momento in cui quella domanda le viene posta. « Che intendi? » perplessa nel dover rispondere nonostante uno sbuffo rassegnato anticipi ben altro. « ...al momento sono le mie fantasie a mormorarmi. Un bel giaciglio caldo, fuoco scoppiettante e pace Khal. » non che abbia affrontato chiss? quali guerre che ora necessiti della pace, ma questo non significa che un essere vivente non possa desiderarla. Esattamente come lei in questo momento mentre riporta gli occhi sul nulla praticamente. Anche se le lanterne sono presenti non ha modo di scrutare per bene nei prati di quei giardini, oltre gli alberi, magari tra i frutteti. La sua vista ? molto limitata. « A cosa pensi tu invece? » rivolge lei stessa una domanda verso di lui cos? come alla fine vi volge anche il passo volendolo raggiungere, fermarsi nelle sue vicinanze. Non accanto, ma davanti. Dona le spalle a quanto stesse vedendo sino a poco fa per essere voltata in sua direzione, mostrargli il proprio viso che si alza dando modo agli occhi di ricercare i suoi.