Rezant

18:44

Foresta - Spiazzo

Non c'è da stupirsi se il cielo di Era si presenta nuvoloso e grigio, tipico ormai della città mettere alla prova i suoi abitanti tramite un meteo da far schifo, e tra tutte le zone nemmeno la Foresta del Lupo viene salvata dal giudizio universale. Rezant si è allontanato dalla civiltà per dedicare un po' di tempo a sé stesso, godendosi i suoni della natura non senza una sana dose di rischio vista la quantità di bestie e animali che la Foresta presenta al suo interno. Ormai conscio della struttura esterna del luogo il ragazzo si è trovato uno spiazzo nella parte più sicura, scegliendo con attenzione il punto in cui mettersi. Indossa una [Chain Armor] come protezione, nel caso in cui rischi di imbattersi in qualche animale selvatico, al di sotto della stessa veste con una camicia beige, pantaloni neri sottili, stivali neri e guanti neri con due anelli d'argento sui pollici. I suoi occhi sono brillanti e nitidi, di colore ambrato con pupille gialle, porta l'eyeliner rosso sulle palpebre inferiori degli occhi. I suoi capelli castano scuro sono legati in una lunga coda di cavallo che cade oltre la vita, con una frangia che che pende dal lato destro del viso mentre sfumano in un marrone ambrato sulle punte. Se ne sta rilassatamente sdraiato su di un ramo ad un paio di metri da terra, la schiena poggiata sul tronco dell'albero e le gambe distese, solo la sinistra è leggermente piegata: la sua [Lancia] è chiusa in un drappo bianco tenuto legato da nastri neri facilmente scioglibili, e si trova dietro la sua schiena, posta in orizzontale sul ramo per evitare che cada. Insieme alla stessa si trova la borsa a tracolla che contiene una [Mappa di Fiore] ed una [Lanterna a Lacryma], assieme ad un cofanetto nero che sporge appena, è stata posata sopra la lancia per fissarla e fare da cuscino alla schiena per una posizione migliore. Alla vita si trova la sua [Cintura del Pozionista] con un [Elisir Emostatico], un [Elisir di Cura Minore] ed un [Elisir del Mana Minore] posti nei rispettivi scompartimenti. Con espressione rilassata tiene tra le mani un flauto traverso d'argento a chiavi aperte, muovendo delicatamente le dita tra un foro e l'altro intento a suonare una canzone rilassante e che possa alimentare le emozioni di chi l'ascolta, quindi teoricamente lui. Il suono si espande per la zona mentre il mago appare più rilassato e tranquillo del solito, immerso nella musica che porta avanti con occhi semi chiusi.

Rexius

19:01

Radura Del Lupo

Ormai ha perso la concezione del tempo da un po’ di tempo, vista la sua permanenza tra queste foreste, lì dove solo l’intervallarsi costante di luce e buio gli suggerisce che i giorni stanno passando e le occasionali visite dei suoi colleghi lo rendono partecipe del fatto che là fuori un mondo ed una società ancora esiste, una che porta avanti la sua silenziosa guerra. Ma ora come ora il Lupo ha il suo conflitto personale da portare avanti, uno che si spende tra le proprie anime e che lo porta a cercar il conforto della foresta ed il sapore dell’umidità. È tra gli olmi secolari che il mago oscuro guizza agilmente, una macchia nera che si sposta tra le radici e tra i tronchi, un fruscio secco del mantello slabbrato ed insozzato di fango e sangue secco. Le gambe frenano, la lingua umetta le fauci. Una nota... ed infine una stilla magica che verrebbe istintivamente richiamata, un guizzo sotto la carne, il proprio mana inizierebbe a circolare con crescente intensità mentre chiude brevemente le iridi, si concentrerebbe, una profonda consapevolezza, nell’attimo in cui richiamerebbe la creatura che alberga in sé, smuoverebbe quello spirito che volente o meno, è un pezzo di lui. Uno scrocchio violento delle ossa, sentenzierebbe l’inizio di quella mutazione, nell’istante in cui il viso prenderebbe ad allungarsi, assieme alle zanne. La pelliccia scura crescerebbe rapidamente, laddove i vestiti si disgregherebbero come polvere trascinata dal vento, nell’istante in cui il corpo intero crollerebbe in avanti. Zampe cozzerebbero sul suolo, gli artigli neri e robusti che raschierebbero l’erba ed il terriccio. I quattro arti, si mostrerebbero lunghi, affilati eppure foderati da quella muscolatura asciutta, sinonimo di velocità e potenza. La stessa che trasmetterebbe il petto ampio, il collo massiccio e corto, studiato per caricare il peso delle prede. Il muso s’isserebbe, triangolare ed allungato, circondato da quella pelliccia nera, folta e densa, vaporosa al punto da parere quasi una scura criniera attorno a quelle guance, con una cresta più massiccia tra le scapole, le orecchie svetterebbero alte e ritte. Solleva il tartufo umido, quel grosso lupo boschese che corre nella selva, una battuta dalle zampe dei suoi simili. Una bestia lunga più di due metri e che supera il metro al garrese. Le palpebre rivelerebbero due occhi bicromati, vividi ed intensi, ora accesi di una luce nuova. Trotta lui, godendo di ogni singolo attimo di quella quiete che gli striscia sotto la carne e che lo porta a schiuder le zanne solo per saggiare meglio gli odori. Qualcosa che gli riporta un sentore umano, ma ancor prima le orecchie si drizzano, lo fanno perché una melodia le raggiunge. Ruotano come parabole, ad incamerare quel suono dolce e malinconico. Il muso si raddrizza, le zampe frenano ed osserva per qualche lungo attimo quella radura, una verso cui s’incammina mosso da animale curiosità. Tanto che Rezant non faticherà a vedere quel muso più in basso, sbucare oltre la vegetazione, uno seguito da tutto il corpo del grosso lupo. Uno che scuote il massiccio capo, issando gli occhi bicromati, pregni di una fierezza antica come quel totem che incarna, che si posizionerebbero a sondare quel ragazzino intento a suonare. Avanza con lentezza la bestia, la coda quieta e le orecchie sollevate, poche le falcate necessarie. Guardinghe quanto basta, ma.. è senza dar adito ad aggressività che quella fiera scura andrebbe a posizionarsi a tre metri dalle radici di quell’albero, sollevando quel muso sfregiato e rimanendo in silenzioso ascolto « … » come su un pezzetto di quella foresta tanto famosa per i suoi lupi, fosse giunta ad ascoltare in prima persona quella morbida composizione.

REXIUSusa WE ARE THE SAMEin combo con MAIN SOUL: THE WOLF

CONSUMO: 16 mana

 

Rezant

19:20

Foresta - Spiazzo

Un momento di quiete e calma interiore quello che sta passando il ragazzo, immerso nella natura tra i suoi odori e i suoni che si possono udire tutto intorno. Ha sempre adorato il profumo di fiori e piante che si uniscono in un solo aroma, in un gioco che l'olfatto analizza con calma mentre i polmoni sono impegnati ad inspirare ed espirare con una certa regolarità per continuare la canzone in corso. Ormai sta riuscendo a liberarsi dei suoi demoni interiori, ancora presenti seppur in minore quantità a disturbare qualche volta il suo sonno o la sua psiche, con sbalzi pericolosi d'ira o di depressione in ambienti troppo stressanti; una battaglia interiore che prosegue ormai da tempo, dal rientro dai monti e che passo dopo passo si sta lasciando alle spalle riuscendo ad proseguire, a guardare avanti. E proprio in merito a queste sue piccole personali vittorie si trova lì a condividere un po' della sua musica con la Foresta: non è di certo al livello di un maestro ma non è nemmeno un principiante, qualcuno che ha studiato quello strumento per anni ed è forte nelle canzoni che ha varie volte ripetuto e suonato, proprio come quella. Riuscire ad unire le proprie emozioni alla musica è difficile e complicato, un processo di immersione che gli riesce più facile grazie alla meditazione che pratica quotidianamente: spera con quelle note si placare gli animi di eventuali bestie feroci, di allietare le piante e i fiori in fase di crescita, cercando di diventare un tutt'uno con la vegetazione e la terra che lo circonda. Curiosamente qualcosa sembra accadere come se la stessa Foresta abbia deciso di rispondergli, mentre la melodia prosegue i suoi occhi ambrati incontrano la figura di un lupo enorme venir fuori dalla radura, presentandosi con fierezza e spirito selvaggio, occhi che esprimono potenza e che si impongono su ogni esseri viventi, ma al tempo stesso quieti e pacati come un veterano di guerra che si gode il rientro in patria. E nonostante la presenza dell'animale che potrebbe scuotere molti animi, Rezant si limita a guardarlo negli occhi con sguardo pacato e dolce, di qualcuno che non si fa problemi ad accogliere chiunque voglia ascoltare la sua musica. Difatti le dita non si fermano, le labbra si staccano brevemente dal flauto solo per tornarvi una volta che vengono richieste le note più acute. Dona quel piccolo momento di armonia al lupo immobile e ad ogni altro animale lì presente fino a quando, dopo un paio di minuti, la musica giunge alla sua fine con la melodia che termina in un attenuarsi di continuità delle note che esalano il loro ultimo respiro disperdendosi nell'aria. « Mi dispiace » Afferma poi separando lo strumento dalla bocca, guardando un po' tristemente il camion a quattro zampe sotto di lui. « Purtroppo non ho nulla da mangiare, spero che la musica sia stata parimente soddisfacente come condivisione. Ti auguro buona caccia » Termina così con un sorriso sereno, uno di quelli puri e che esprimono solo sincerità, afferrando poi il cofanetto dentro la sua borsa. In fondo è solo un animale che ha preso degli steroidi...no?

Rexius

19:41

Radura Del Lupo

Le zampe lo conducono lentamente nei pressi di quella pianta, lo sguardo punta verso l’alto ed il respiro sbuffa tra le fauci una nuvoletta di vapore acqueo. Il posteriore scende sul terreno, si siede placidamente e gli arti anteriori restano a sorreggere il petto e le spalle. Le iridi s’affinano chiare e si ritrova a sondare quella figura, non ritrovando niente di familiare in quei giovani tratti, ma non crucciandosene più del dovuto. Non può di certo arrogarsi il diritto di conoscere ogni persona che calchi questi luoghi, dunque si limita a concedersi quegli attimi di quiete. Il petto s’alza e s’abbassa profondamente recuperando il fiato della precedente corsa, lasciando che l’adrenalina scivoli via dalle membra lentamente. Dopotutto non ha bisogno d’impensierirsi quando è in questa forma, remota è la possibilità che qualcuno possa realmente riconoscerlo e può persino concedersi il lusso di trovare così… una compagnia ignara dell’assassino che ha a pochi metri. Ma alla fin fine è una parola così abusata, non c’è tanto di diverso in lui dal predatore che incarna. Tutti uccidono per un motivo. Un battito di ciglia lento, sonda i dettagli che gli vengono in ogni caso offerti, dal leggero equipaggiamento altrui, fino al viso che si muove teneramente. Forse è un giovane mago o magari solo un esploratore, questo lui non può di certo dirlo. Tuttavia semplicemente si concede di rimanere in silenzio, di farlo per tutto il tempo in cui quella musica danza nel luogo e fin quando essa non trova la sua naturale conclusione. Un respiro più profondo, il grosso muso ruota leggermente verso destra, facendo inclinare la testa, quando è il silenzio a tornare a farla da padrone, almeno… un istante prima che l’altro arrivi a parlargli. Ne accoglie le affermazioni docili e lo sguardo si socchiude penetrante, la coda spazza una singola volta il terreno « * È stata una bella canzone… * » la voce che vien sospinta dalla magia oltre quel petto, tra quelle zanne è profonda e baritonale, graffiante, distorta da delle corde vocali che palesemente sono più adeguate ai versi che all’articolazione. Eppure si, parla, senza alcun tipo di apparente difficoltà quella bestia, lo fa umettando poco dopo le gengive scure con una passata di lingua « * Mh.. Non hai paura? * » mormora roco, sondando semplicemente quel ragazzo con distratta curiosità, forse intimamente divertito ogni volta che vede reazioni nuove e disparate, alla propria presenza. Ogni volta... c’è chi lo stupisce.

Rezant

19:56

Foresta - Spiazzo

Rimane placidamente sul ramo afferrando il cofanetto che sporge dalla borsa, lungo e nero con il compito di custodire il flauto. Con calma e lentezza, evitando possibili movimenti che possano portare il lupo a percepirlo come una minaccia, estrae una pezzetta con la quale inizia lentamente a pulire il flauto distogliendo così momentaneamente lo sguardo dall'animale. Sicuro che dopo quell'esibizione se ne vada appare tranquillo, finendo per sorridere un po' imbarazzato quando sente da parte dell quadrupede il complimento verso la canzone da poco conclusa. « Ti ringra... » Aspetta. I lupi non parlano. Si interrompe così dalla pulizia dello strumento e porta di nuovo lo sguardo sull'animale a qualche metro da lui, posto a terra. Lo osserva dapprima con sorpresa alzando entrambe le sopracciglia mentre le informazioni in suo possesso vengono velocemente elaborate nel cervello: gli animali solitamente non parlano, e solo una volta ha sentito una grossa tigre chiamare il suo nome...la spiegazione può essere solo una. « Sei un Souler? » Nonostante tutto non appare sconvolto o pietrificato dalla sorpresa, mentre lo sguardo e l'espressione tornano a rilassarsi dopo quella constatazione posta come domanda all'altro. Mentre torna a pulire lo strumento musicale sente anche la seconda domanda a cui risponde inizialmente con una scrollata di spalle. « Avrei paura se non conoscessi le abitudini o in via generale i comportamenti degli animali più comuni di questo luogo, vengo qui spesso e per evitare di correre troppi pericoli mi sono informato » Spiega portando davanti a sé il flauto che controlla sotto varie angolazioni, annuendo soddisfatto per il lavoro compiuto. « I lupi solitamente non vedono l'essere umano come una preda, per lo più sono schivi e lo etichettano come una minaccia da cui allontanarsi velocemente » Spiega mentre ripone il flauto nel cofanetto con una certa precisione, lo stesso che poi viene riposto nella borsa. « Ho commesso tuttavia un errore, questo lo ammetto » Precisa tornando a guardarlo « Quando si incontra un lupo bisogna evitare un contatto visivo prolungato, viene colto come una minaccia. Tuttavia vedendoti assorto dalla mia melodia ho ritenuto che questo caso non si sarebbe verificato, qual è il tuo giudizio a riguardo? » Domanda poi con una certa curiosità sistemandosi sul ramo senza perdere d'occhio la nuova conoscenza. « Certo nel caso in cui tu sia un utilizzatore dell'Animal Soul Magic questo discorso con te non avrebbe senso, quindi dipende tutto da te. Hai intenti ostili nei miei confronti? » L'ultima domanda che gli fa, ponendo poi le mani sul ventre con un sospiro rilassato. Si sta davvero bene lì.

Rexius

20:14

Radura Del Lupo

Segue semplicemente con gli occhi quei movimenti altrui, quella pulizia che vien portata metodicamente avanti, mentre lo sguardo si socchiude e l’altro forse sovrappensiero arriva anche a rispondergli con una naturalezza che s’incrina in breve. Tuttavia non legge particolare stupore, qualcosa che gli suggerisce facilmente quanto l’altro non sia nuovo a certe esperienze e semplicemente il Lupo si limita a raddrizzare il muso « *Ah..* » un verso roco, annuendo lentamente a quella domanda sulla propria natura. Non ha di certo alcun motivo per celarlo al suo prossimo, è qualcosa che ha sempre ostentato senza alcun velo. Si limita tuttavia semplicemente ad ascoltare la risposta che gli vien via via offerta, un respiro lento e profondo il suo, accogliendo quell’analisi che lo porta semplicemente ad umettare nuovamente le labbra, poco prima che il corpo torni a muoversi ed a riportarsi sulle quattro salde zampe, per ritrovare la posizione eretta e sollevare meglio il muso verso quel ramo dall’altro abitato « * Nessun lupo normale potrebbe a prescindere raggiungerti lassù… * » mormora quella profonda voce « * Tuttavia… questa foresta è ben lontana… dall’ospitare lupi qualunque. * » snocciola schioccando le fauci e si potrebbe tranquillamente dire che il souler non è neanche la belva più grossa tra i suoi esponenti che si possa vedere da queste parti. Un battito di ciglia lento « * Quindi… immagino ti convenga far attenzione, ragazzo. * » soffia semplicemente, scuotendo il grosso muso, prima che quella domanda lo raggiunga e venga semplicemente accolta da un paio di falcate che lo portano a dare all’altro il fianco ed a porsi di profilo, per avanzar pigramente nei pressi del piccolo stagno situato a poca distanza. Fiuta il terreno, assaggia le tracce e di nuovo il muso si solleva e quell’occhio giallo vivo occhieggia l’altro di striscio « * Ho intenti ostili.. solo verso chi me ne dà un motivo. * » semplicemente graffia quelle parole, che poi sia molto facile ottenere quei motivi è un’altra storia, ma di certo non è a caso che le persone finiscono sotto le sue zanne. Uno sbuffo ruvido, nel tornare a sondare il suolo, arricciando quel tartufo umido « * Sei di Era..? * » raschia quella domanda, mosso dal semplice interesse d’ingannare a questo punto quel tempo con una figura che gli è effettivamente sconosciuta, ma che si presenta quieta come quella pozza d’acqua in cui il Lupo immerge le grosse zampe anteriori.

Rezant

20:32

Foresta - Spiazzo

Non può negare di aver fatto una nuova interessante conoscenza questa sera, tra tutte le belve che poteva incontrare è arrivata la più particolare, e una delle più pericolose a sua insaputa. Adesso che è placidamente spaparanzato sul ramo concede tutta l'attenzione sull'altro, studiandone le fattezze: un pelo nero come la notte illuminato da quegli occhi bicromatici, un fisico che potrebbe far invidia a qualsiasi altro quadrupede assieme alla voce roca e tagliente che esce fuori dalle fauci. Un esemplare unico che si rivela anche essere un Souler dopo aver annuito alla sua domanda, ricevendo un singolo cenno del capo in risposta come forma di rispetto nei suoi confronti, se ha imparato una cosa è che non deve mai far incazzare un utilizzatore di quella magia! Dopo la prima constatazione torna a sorridere annuendo nuovamente con il capo, guardandosi intorno brevemente « Un altro motivo per cui ho scelto di mettermi qui » Quando non suona spera che semplicemente le belve passino oltre, un rischio certo ma che corre ogni volta che vuole ammirare lo spettacolo della Foresta del Lupo. « Faccio sempre attenzione quando mi reco in questo luogo, cerco sempre di mettermi nelle zone più sicure ma apprezzo il pensiero. Sei gentile » Afferma con un altro sorriso come ringraziamento per poi seguirne i movimenti verso il piccolo stagno. La risposta che riceve sugli intenti ostili è più che adeguata, rispondendo inizialmente con un'alzata di mani. « Allora starò attento a non darti alcun motivo » Di certo non ha voglia di rischiare la vita per nulla, e poi è il più tranquillo dei Sabertooth. Si sistema nuovamente ascoltando l'ultima domanda che gli viene posta « Esatto, nato e cresciuto ad Era. Mi chiamo Rezant Zeoul, piacere di fare la tua conoscenza » Un altro cenno rispettoso del capo viene donato al lupo, non potendo fare un inchino per forza di cose. « Aspetta...sei un Souler » Mormora facendosi improvvisamente più pensieroso, con la mano destra che si posa sul mento in una posa di riflessione. « Mi concedi una domanda? » Inizia a dire facendosi mortalmente serio. « Ecco, stavo discutendo con un mio... » Si blocca a riflettere anche su altro di colpo, può considerare Yuntao suo amico? Un conoscente? « ...compagno » Meglio. « Spiegandogli che sono andato d'accordo con tutti gli Animal Souler che ho incontrato. Nella lista però ce n'è una che nonostante le apparenze va d'accordo un po' con tutti per questo motivo il mio compagno ha detto che non conta, che non vale nella lista » Continua a spiegare gesticolando leggermente. « Ora, tu che più di tutti puoi comprendere la questione. Secondo te chi ha ragione? Lui che dice che non conta per via del suo carattere, oppure me che la conto per la natura della sua magia e non per il tipo di persona che è? » La domanda più importante posta fin'ora, in fin dei conti una sciocchezza ma che per naturale spirito di competizione della gilda per Rezant rappresenta una questione di vita o di morte. Deve vincere assolutamente contro Yuntao e Rexius può fornirgli la vittoria!

Rexius

20:52

Radura Del Lupo

Assorbe con un lento e profondo respiro una nuova boccata di quegli odori, semplicemente facendosi partecipe della vita di quella foresta. Un verso roco, un borbottio di petto di fronte a quella scelta altrui, una più che saggia invero. Le orecchie hanno un tick leggero quando accoglie le parole del giovane e di riflesso la concezione che ha di lui, del fatto che possa essere “gentile” ed è quasi paradossale sentirselo dire, ma del resto è facile parlare quando non si ha davvero concezione di chi si ha di fianco. Uno sbuffo ruvido tra le zanne « * Non è una cosa.. che mi sento dire spesso. * » ammette la semplicità di quel pensiero, prima che lo sguardo bicromato si socchiuda e si levi verso l’altro quando questo alza appena le mani ed accoglie il fatto che l’altro sarà evidentemente attento a non donargli alcun motivo e forse questo potrà dirlo solo il tempo. Il capo si scuote appena ed apprende quel nome, semplicemente incidendolo appena nella propria memoria, assieme a tanti altri « *Rezant..* » rimastica brevemente, unicamente per prender confidenza con quelle lettere che raschiano contro il proprio palato. Tuttavia, giacché l’educazione non è propriamente di casa, piuttosto che pensare a ripagare di riflesso quella presentazione lui si lascia semplicemente distrarre da tutta la domanda seguente. Da quella spiegazione che gli vien data e che lo fa rifletter brevemente per qualche attimo. Le fauci schioccano con lentezza, si ritrova ad affinare lo sguardo per qualche lungo istante ed a sollevare le orecchie triangolari, la coda spezza il vuoto, spazzolando l’aria con fare assorto e semplicemente lascia l’altro sulle spine per qualche breve attimo prima che.. le zanne si animino « * Penso che.. conti poco che quella persona vada d’accordo con tutti.. * » valuta di riflesso, con la profonda voce penetrante « * Se la discriminante è la magia… non ha senso basarsi sul carattere del soggetto… socievole o meno che sia.. * » raschia ruvidamente, un battito di ciglia lento, a suo avviso è tale la semplice realtà, altrimenti bisognerebbe coattamente escludere anche chi è scortese con tutti quanti perché allora sarebbe normale non andarci d’accordo e le variabili diventerebbero troppe per ottenere un conteggio adeguato. Implicitamente dunque dona il suo punto al ragazzo qui presente. Un respiro secco, scuote piano il capo « * In ogni caso.. direi che non sia semplice, andar d’accordo con tutti… quelli come noi. * » chiude brevemente gli occhi « * La nostra magia.. ci plasma più di qualunque altra.* » lo fa tanto con i loro corpi, tanto con le loro menti ed i loro istinti, rendendoli sicuramente non il boccone più facile da digerire a volte.

Rezant

21:12

Foresta - Spiazzo

La magia che possiede il lupo lì di sotto è delle più affascinanti e complicate, di quelle che si riescono a comprendere solo quando la si utilizza. Studia con attenzione le sue movenze e reazioni: le orecchie che si muovono, il naso che annusa l'aria per captare eventuali odori, si può dire che lo guardi con fare quasi assorto nelle sue silenziosi analisi. Gli scappa poi una piccola risata divertita dopo la sua constatazione « Beh, immagino che non tutti quelli che hai incontrato si siano fermati a conversare con un lupo parlante. Senza offesa ovviamente » Diciamo che già di per sé la cosa sia sorprendente « Purtroppo non tutti sono a conoscenza di questa magia e cosa essa rappresenti davvero. Io stesso ho ricevuto molte spiegazioni a riguardo da altri utilizzatori ma sono riuscito a comprendere fino ad un certo punto » Ammette scrollando di nuovo le spalle, annuendo quando ripete il suo nome per dargli conferma dello stesso. In seguito gli pone il quesito previa spiegazione così che riesca a comprendere le dinamiche che hanno portato all'origine di quella domanda, di vitale importanza per avere una risposta chiara. Ed estenuanti sono gli attimi che precedono la risposta, lo vede rifletterci a riguardo quindi intende anche che non sia una risposta che verrà data così su due piedi, attribuendo quindi importanza. E quando il responso è favorevole alla sua teoria il ragazzo non può fare a meno di stringere una mano a pugno, con uno scatto del braccio che si piega all'indietro come gesto di vittoria. « Sì! » Il problema è che non calcola le misure e finisce per mollare una sonora gomitata al tronco dell'albero, sgranando gli occhi. « ... » Si tiene il gomito con l'altra mano e si piega leggermente in avanti, ispirando profondamente con le labbra serrate. « Cavolo....che male! » Si lamenta a bassa voce in lunghi respiri « Ho beccato il nervo! » Si lamenta a bassa voce con un versetto simile ad un piagnucolare basso. E man a mano che il dolore pulsa sul gomito torna a guardare Rexius con fare sofferente. « Aio » L'ultimo verso di dolore che favella prima di annuire. « Ho ben presente il tuo discorso...auch » Ok quello è l'ultimo. « A quanto pare sono una persona che non suscita ostilità nei Souler, e questo ha portato altri ad andar d'accordo. L'unica cosa che mi mette un po' a disagio è quante volte sono stato annusato » Un brivido gli attraversa la schiena al ricordo delle volte in cui è successo « Ecco...non sono un amante del contatto fisico » Loro invece sì a quanto ha visto e vissuto in prima persona. « Tu invece hai un nome? Tu...o il tuo totem insomma » Parte fondamentale di un Souler, tutte piccole informazioni ottenute con il tempo « Se ti va di dirlo ovviamente, altrimenti non è un problema »

Rexius

21:40

Radura Del Lupo

Si prende il suo tempo il Lupo, semplicemente prendendo costantemente coscienza di tutti i dettagli infinitesimali di quel circondario che ormai per lui è familiare come se fosse il salotto di una casa che non ha mai posseduto. In merito alla considerazione sul suo essere particolarmente fuori dalle righe, schiocca le zanne « * Ti stupirebbe.. quanti… a prescindere dalla loro ignoranza o meno… si fermino a parlare con i Lupi parlanti..* » graffia con la profonda voce « *Più di quanti.. lo facciano con l’umano.. * » grave di fronte a quella semplice realtà, poiché tutti preferiscono un predatore su quattro zampe che uno su due, forse vi vedono qualcosa di meno crudele, di meno innaturale. Socchiude lo sguardo chiaro « *Le spiegazioni possono fare poco.. con qualcosa che va vissuto..* » mormora di riflesso, scuotendo il massiccio muso poco prima che l’altro gioisca della propria sentenza. Una che però evidentemente gli costa cara, vista la secca gomitata che schiocca contro quel tronco, qualcosa che gli fa osservare la scena dal basso con un’ombra interdetta. Pur vero che il muso di un Lupo non possa dirsi effettivamente in grado di formulare espressioni ma.. la leggera rotazione di quel capo ed il piegarsi di uno degli orecchi, lascia forse intendere quanto osservi quella scena vagamente pietosa con poca convinzione. Un sospiro ruvido « *Sopravvivrai.* » brontola di fronte ai molteplici mugugni di dolore altrui, manco quella sola idea dovesse farsela bastare. Perché si sa, se non è mortale, mica bisogna farne un dramma. Ascolta poi quella spiegazione e di fatto si ritrova nuovamente a muovere quelle lente e flessuose falcate fin sotto quel ramo, a qualche metro di distanza « *Mh.. Si conoscono molte più cose dall’odore di qualcuno… * » figurati per lui che è un Lupo, praticamente tutto il suo mondo s’incanala attraverso quel senso primario. Un battito di ciglia lento, a quell’ultima richiesta. Rilassa piano le membra, lasciando che il mana fluisca, nera è la patina energetica che sfiora quel pelo scuro nell’attimo in cui prenderebbe a ritrarsi. Uno scrocchio grottesco delle ossa, quando il muso inizierebbe a ritirarsi e la massa a cambiare, la schiena s’ingobbisce e le dita arpionano il suolo. Corte unghie umane, la pelliccia vien sostituita dal lungo mantello sfrangiato e sfatto, insozzato di terriccio e del sangue secco di chissà quale altra bestia o povero diavolo. Gli ci vuole poco a lui, per forzare il busto a raddrizzarsi. Le mani abbandonano il terreno e le gambe flesse si raddrizzano via via, lasciando che i lunghi capelli ciondolino con uno scossone del viso, appena riassestatosi « Mrh. » un verso roco e ruvido. Si presenta or una figura maschile, la fisicità asciugata e tirata dagli allenamenti, parzialmente celata da quel drappo sfatto. Impercettibile il tintinnio dei ninnoli d’ossa che gli circondano il polso, gli artigli di lupo, assieme a quel tatuaggio tribale che richiama la cultura di Bosco. S’intravedono i neri pantaloni cargo di gusto militare, il tessuto è masticato dall’usura, strappato vicino alle ginocchia e rovinato nei punti in cui la frizione ha agito più impietosamente. È dentro ad un paio di anfibi che paiono aver fatto la guerra, che quei pantaloni spariscono, infilati negli stivalacci. È una sagoma sfatta, che non sa d’eleganza, inselvatichita, che affina le iridi a due lame bicromate. La lingua ha un guizzo lento, quasi impercettibile, traccia i canini pronunciati ed umetta il labbro sfregiato e rovinato. I lunghi capelli scuri sono gonfi e sfatti, arruffati dal tempo passato in foresta, circondano come una criniera nera quel viso, mentre le ciocche ricadono senza alcun ritegno, su quel volto spaccato in due dall’ennesimo sfregio. L’uomo solleva quello sguardo, cerchiato dalle occhiaie, unico tocco di colore su quell’incarnato scuro quanto il caramello bruciato, qualcosa che nell’oscurità lo rende una macchia nera tanto quanto prima. « Il mio totem non ha nome… » un mormorio profondo, di quella voce che or s’infrange meglio, più netta e tuttavia pur sempre bassa e graffiante « E’ parte di me… io sono lui.. e lui è me… non daresti un nome al tuo cuore o ad un tuo polmone… » snocciola affinando quell’occhiata « Siamo solo uno… » una convivenza che corre su di un drastico e sottilissimo filo, ma del resto lui è sempre stato semplicemente più... estremo « Mh.. Rexius.. » si presenta in ogni caso, senza aver alcun interesse a farne un segreto.

Rezant

21:57

Foresta - Spiazzo

Allo schioccare di zanne da parte del lupo torna con lo sguardo su di lui, ascoltando le sue parole con una certa serietà, frasi che nascondono più significati di quanti ne dicano venendo accolte con un lento annuire del capo di Rezant. « Comprendo cosa vuoi dire, per lo meno non ti annoi troppi qui » E arriva anche la sua considerazione sebbene abbia colto cosa l'altro volesse dire. La scenetta che si para dinnanzi a Rexius non è proprio delle più virili, con Rezant che si massaggia il gomito finendo di lamentarsi grazie anche al dolore che inizia lentamente a svanire « Questa per lo meno è una cosa positiva » Replica guardandosi il gomito, verrà sicuramente il livido di questo è certo. Successivamente viene di nuovo attirato dalle sue parole finendo per inclinare il capo di lato, questa volta più incuriosito. « Ti andrebbe di spiegarmi cosa riesci a capire dall'odore di una persona? Questa cosa mi ha sempre incuriosito » Ammette per poi rimanere in silenzio assistendo a quel cambio di forma drastico, repentino. Il lungo pelo del lupo si ritrae per far posto alla pelle umana, lunghi capelli neri che si mostrano mentre si porta su due gambe. Una figura che sembra nata per la natura, sporca ma non per questo grottesca a vedersi, fiero e serio come pochi ne ha visti in vita sua. Lo guarda ammirato, sbattendo un paio di volte le palpebre mentre fa scorrere il suo sguardo sul corpo altrui per studiarne le nuove caratteristiche. Il problema è che gli occhi ambrati riescono ad intravedere anche parte di quel fisico asciutto ed allenato, temprato da chissà quante battaglie. Improvvisamente un acceso rossore si palesa sul suo volto mentre l'imbarazzo e la timidezza prendono il sopravvento. [Ahem] Un borbottio che serve per distogliere lo sguardo per evitare di fare chissà quale pessima figura, è un bell'uomo. E Rezant è in imbarazzo, nulla di nuovo. « Ah sì? » Mormora senza ancora guardarlo sorpreso da quella novità « Quindi non funziona con tutti questa cosa » Un'altra informazione da aggiungere al repertorio, gli altri Souler incontrati hanno dato tutti un nome al loro Totem, oppure è lo stesso che gliel'ha detto, non ci ha capito molto! Ma è l'ultimo nome che attira particolarmente l'attenzione, qualcosa che non risulta nuovo per le sue orecchie. « Rexius...Rexius... » Ripete a bassa voce facendosi più serio e concentrato scavando nella sua mente per capire dove lo ha già sentito prima di allora. Rexius, un nome che ricorda di non aver sentito ma letto. « Oh » Responsabile di un attentato assieme ad un mago di nome Jack « Oooooh » Un mago oscuro. « Oooooooooh! » Un crescendo di affermazioni che salgono nella voce del pangomago mentre ricollega le varie informazioni, per poi bloccarsi e voltarsi di scatto verso di lui. « E che cavolo » Mormora con un sospiro grattandosi la testa, ormai sta facendo la collezione della sfilza di maghi oscuri con cui si ferma a parlare senza sapere chi siano, devono aver fatto un salottino o qualcosa di genere perché altrimenti questa cosa non si spiega! « Beh, piacere di conoscerti Rexius » Nonostante tutto appare tranquillo e rilassato, senza muoversi da lì con la mano che smette di massaggiare il gomito. « Ora che ci penso, anche tu comunque rischi molto a girare per questa Foresta nonostante assumi la forma di un Lupo » Ha appena ricollegato chi sia, grazie all'articolo del Sorcerer e ai manifesti, e comunque non pare particolarmente scosso o spaventato dalla cosa. Invero continua quella che per lui è una tranquilla conversazione, guardandosi attorno. « Sei certo che sia sicuro? » E si preoccupa per lui ovviamente.

Rexius

22:19

Radura Del Lupo

Un’occhiata vien rivolta alla radura, ora che la sua angolazione visiva è effettivamente profondamente cambiata « Oh.. No.. Non mi annoio mai qui.. » sibila di riflesso, c’è sempre da fare tra queste selve, che sia allenarsi.. cacciare o combattere contro mostri e creature. Quel quesito, quella curiosità in merito a quello che può sentire attraverso l’olfatto lo porta a socchiuder le iridi chiare, prima che tuttavia l’altro inizi effettivamente ad innervosirsi ma.. non di certo per il panico di vederlo. Lo guarda arrossire ed è qualcosa che gli fa inarcar leggermente il sopracciglio, forse non comprendendo di prima battuta quella reazione al proprio apparire. Un battito di ciglia lento « Mh.. Io non sono tutti.. » mormora ruvidamente, schioccando piano quelle fauci « Neanche ricordo che voglia dire… non avere questo potere.. » raschia con la profonda voce ruotando lo sguardo allo stagno ove troneggia quella roccia a forma di muso di lupo, per lui è.. naturale, del resto era troppo piccolo quando la sua magia si è manifestata, quando quella creatura è entrata nel suo corpo plasmandogli l’anima e crescendo con lui. È semplicemente diverso. Ma ne è sufficientemente consapevole da non crucciarsi della reazione altrui, quando inizia a rimasticare il proprio nome più e più volte. Lo sente mugugnare e raggiungere una consapevolezza forse.. sgradita? Qualcosa che gli fa socchiudere le iridi chiare o.. forse no? A giudicare dal modo in cui in ogni caso lo saluta nuovamente « Sei un tipo strano… tu. » a sua discolpa, sa di esserlo anche lui, parecchio strano. Un battito di ciglia lento, incamminandosi verso quel tronco con lenta flemma « Non è sicuro da nessuna parte… per quelli come me. » la più ovvia e semplice delle constatazioni, se non è questa foresta, sarebbe un’altra ed ancor meno sicure sono le città da questa parte del confine. Le gambe si fletterebbero in ogni caso, imporrebbe forza contro il suolo e semplicemente la scaricherebbe agilmente. Balzerebbe, ma non verso il giovane ragazzo, piuttosto.. alla sua sinistra. Un salto che lo vedrebbe divorar quella distanza senza difficoltà, mirando ad un diverso ramo semplicemente. Un fruscio pigro del tessuto che scivola contro l’incarnato masticato impunemente dalle cicatrici. Piomberebbe contro il legno con gli anfibi e la man destra s’arpionerebbe ad un ramo, facendo scuotere quella fronda. S’appollaierebbe lì, la cappa che dondola giù e lui che manterrebbe quelle gambe completamente piegate, graffiando la corteccia sotto le corte unghie della dritta, mentre il braccio mancino.. poserebbe sulla coscia. Chiuderebbe le distanze di cortesia, giacché si posizionerebbe a circa un metro di distanza a questo punto, senza più l’altezza a far da schermo, anche perché.. ne ha abbastanza di tener il muso per aria. Osserva ed osserva vagamente corrucciato quel ragazzo, lo sonda, arricciando brevemente il naso « Mpf.. » uno sbuffo profondo « Sento.. la puzza della paura.. del nervosismo.. la calma, l’eccitazione e l’ansia.. ogni cosa, ogni emozione.. influenza il corpo e di riflesso l’odore.. » mormora ruvidamente « Alcune.. più di altre.. » schiocca, inclinando leggermente il capo verso destra. Si riallaccia in ogni caso a quell’ultimo quesito « So badare a me stesso.. » o non sarebbe ancora qui « Ma perché… t’interessa?.. » mormora evidentemente non comprendendo il motivo di tanta apprensione. [Athlete 2]

Rezant

22:43

Foresta - Spiazzo

È certo che Rexius lì dentro non si annoi, tra persone che si fermano a parlare con lui ed eventuali scontri che fa con le creature che popolano la foresta deve sempre essere un grande spasso! « Ah beh non intendevo questo » Spiega tranquillamente quando lo sente mormorare quella risposta riguardo il "tutti" precedentemente menzionato, soffermandosi nel sentire la voce profonda che raschia quelle parole, mai sentito un timbro del genere. « Di solito nel parlare con altri utilizzatori della tua magia tutti loro hanno un Totem con un nome, adesso però non ricordo se il nome gliel'hanno dato loro oppure è stato scoperto con il tempo » E torna a farsi pensieroso fissando un punto in alto, nel vuoto « No. Non ricordo » Per quanto si sforzi quell'informazione scivola via dalla sua mente; tuttavia è altro che riporta lo sguardo e l'attenzione su Rexius, la frase successiva che fa alzare di più delle antenne immaginarie. « Da quanto tempo hai sviluppato la tua magia? » Una persona curiosa il pangomago soprattutto con argomenti sconosciuti come quelli, e in questo caso pare aver incontrato qualcuno che ha un legame ancor più stretto con il proprio animale! Lo vede tornare a guardarlo dopo aver lasciato perdere lo stagno con quella particolare roccia, aggrottando leggermente le sopracciglia con fare confuso al dire altrui. « Uhm. Strano in che senso? » Se glielo dice lui poi la cosa ha ancora più valore da scoprire. Ne segue i movimenti lentamente, osservando con una certa sorpresa come vada ad "accomodarsi" sul ramo dalla sua sinistra, in una sensazione di deja vu che si stampa nella sua mente. Quando è successo con un'altra Souler ha finito per annusarlo con una certa insistenza, ora bisognerà vedere se tutti loro fanno così! Con una certa avarizia coglie tutte le informazioni che l'altro gli da riguardo ciò che riesce a captare dall'odore di qualcun altro, annuendo lentamente ad ogni parola mostrandosi evidentemente colpito. « Capisco...riesci ad ottenere davvero un sacco di informazioni » Mormora sbattendo un paio di volte le palpebre per poi farsi più serio. « Cos'altro riesci a sentire a livello fisico? Ad esempio, se una persona fosse gravemente malata senza mostrarne i segni, tu riusciresti a sentire una differenza nel corpo grazie al suo odore o a qualche altra caratteristica? » Dopo aver detto ciò però si blocca, abbassando leggermente lo sguardo con la mano destra che si gratta la nuca. « Mi dispiace ho paura che potresti sentirti come una specie di cavia da laboratorio a causa di tutte queste domande. Se ti danno fastidio dimmelo pure » Un po' in colpa per l'impressione che può dare, rialza lo sguardo per guardarlo. Di nuovo però quelle lievi aperture mostrano il fisico tonico e allenato, i muscoli stavolta più sotto sforzo a causa della posa assunta. Nuovamente sgrana gli occhi mentre il rossore sulle gote aumenta, i battiti cardiaci aumentano e il respiro si mozza in gola. Certo ne ha di muscoli. [Ahem!] Con un altro colpo di tosse distoglie di nuovo lo sguardo cercando di regolare i propri respiri. « B-Beh...ecco... » Non comprende stavolta lui il senso di quella domanda « È normale che mi preoccupi di qualcun'altro no? Voglio dire...s-se ti succedesse qualcosa mi dispiacerebbe » Un concetto che per lui appare più che basilare, il desiderio di aiutare il prossimo. « Ma a-adesso so che è q-qui che giri quindi se d-dovessi aver un problema... » Cerca di nuovo di portare lo sguardo su di lui ma la vista del suo fisico glielo impedisce, tornando a contare le foglie di un albero. « A-Avvisami senza problema » Non ce la fa, è troppo imbarazzato. « Uhm » Tuttavia un dettaglio pare distrarlo abbastanza da permettere di tornare un po' più serio, la sua voce. « Tu...beh...c-come te la cavi con il c-canto? » Così, di botto.

Rexius

23:10

Radura Del Lupo

Un battito di ciglia lento il suo, un brontolio di fronte a quella valutazione che vien portata avanti dall’altro e lo sguardo si socchiude piano, uno schiocco delle fauci distratto il suo « Mh.. si ho sentito anche io… molti nomi.. » mormora con la profonda voce, affinando piano quelle iridi bicromate « Non è qualcosa.. che m’interessi. » brontola ruvidamente, quello che fanno gli altri, il suo spirito è la sua anima e niente di più, non intende scinderlo da sé, dandogli un nome diverso. A quella curiosità in merito alla propria magia, a quando l’ha sviluppata « Non ricordo… ero un bambino piccolo.. » troppo per poter stimare in qualche modo la sua età reale, semplicemente non se lo ricorda neanche bene, probabilmente durante uno degli addestramenti di sua madre. Assorto occhieggia il giovane e via via quando lo vede farsi più curioso di fronte alla propria affermazione, si ritrova a dover premere le carnose labbra sfregiate tra loro « Mmh.. » un gorgoglio torbido, pensieroso « Nel senso.. che sei.. » come dire « Buono.. » ecco, è buono, è gentile e strambamente comprensivo ed apprensivo. Questo lo rende strano ai suoi occhi, a lui che di certo non è abituato al sapore della gentilezza, non è qualcosa che faccia parte della sua esistenza. Socchiude lo sguardo chiaro, lo è così tanto da esser quasi sospetto ma.. in realtà resta come prova il fatto che si è comportato docilmente anche quando ignorava chi aveva di fronte. Un respiro ruvido « E le persone così buone.. raramente vanno avanti in questo mondo.. » graffia quelle parole, prima che l’altro continui a portare avanti su domande su domande, su quello che è il proprio specchio percettivo. Quel quesito lo porta ad affinare lo sguardo chiaro, uno che ruota per qualche attimo verso la selva « Non ci sono.. mai riuscito. » schiocca, quasi per la prima volta dall’inizio di quel docile interrogatorio arrivando a tagliare corto su di un tema, in maniera più netta. Un respiro profondo, scuote brevemente il capo e torna a focalizzarsi sull’altro « La curiosità… è solo un modo diverso per imparare. Al massimo… meglio riceve un no.. che non chiedere. » snocciola lentamente, tollerante di fronte a qualcosa che dopotutto fa parte anche di lui, dopotutto.. se non fosse stato una bestia curiosa, ora non sarebbe appollaiato qui sopra a puntare questo imbarazzato ragazzo. Lo guarda arrossire a quella maniera, guardarlo e poi distogliere nuovamente lo sguardo, lo sente balbettare via via in crescendo « Mph.. » uno sbuffo placido il suo, mentre inizia silenziosamente ad associare quelle reazioni a quelle di una ragazzina in piena crisi ormonale. Eppure sono le parole che mastica lì in mezzo a lasciarlo effettivamente stupito « Uhm.. Perché..? Non mi conosci… » no, evidentemente per lui non è “normale” preoccuparsi per gli altri o almeno per quelli fuori dalla propria sfera di conoscenze intime « Mmh.. » seriamente non capisce, è un comportamento che lo porta a corrugare piano l’espressione come se cercasse di comprendere il perché di tutta questa dolcezza nei suoi confronti e « Ti sei preso una cotta?... » delicatissimo, come sempre, ma vi è una placida innocenza in quella domanda. Non è una presa in giro, lo fa davvero con serietà. Tanto come si ritrova a rispondere alla domanda che segue « Non.. canto.. » non ci ha mai provato obbiettivamente « Mh.. so ululare.. » che è la cosa più vicina ad un canto che lui conosca « E suonare.. » che l’altra faccia della musica dopotutto..

Rezant

23:35

Foresta - Spiazzo

Non può di certo replicare alle prime parole di Rexius, in fondo ogni Souler prende in maniera differente lo sviluppo della propria magia, per lo meno è quello che sta imparando piano piano. Ma è l'età in cui ha sviluppato la magia che lo lascia sorpreso, portandolo ad osservare l'altro con un certo stupore. « Un bambino piccolo? » È la prima volta che sente di un caso simile, di una magia come la sua sviluppata in tenera età. « Deve essere stato difficile per te... » E di nuovo lo guarda con fare apprensivo, non c'è pietà o commiserazione nel suo sguardo; osserva Rexius con pura apprensione, chiedendosi effettivamente quante ne deve aver passate. I movimenti del Souler e le sue parole continuano lasciandolo un po' spiazzato a quella definizione, che riesce ad uscire come strana dalla bocca dell'altro. « Ah...ecco...grazie » Non sa bene cosa dire a riguardo preso in contropiede, sospirando poi alla constatazione successiva. « Già, me l'hanno detto in molti. Faccio quel che posso per non morire così presto » Il tono con cui lo dice è scherzoso, tuttavia un sorriso amaro spunta dalle labbra assieme ad uno sguardo più triste, varie sono le difficoltà che ha dovuto affrontare a causa di quel suo carattere dovendosi rafforzare velocemente, nelle maniere più dolorose. Man a mano però la serenità mostrata prima torna a colorare i suoi occhi, si è ripromesso di non cadere più nella disperazione ricordando quanto è successo. Ne segue i movimenti quando arriva sul ramo continuando a tempestarlo di domande, assottigliando di poco gli occhi quando lo nota tagliar corto sull'argomento, limitandosi ad annuire. « Capisco » Mormora solamente con un sospiro « Se ho detto qualcosa che ti ha infastidito ti chiedo scusa » Non è di certo sua intenzione metterlo a disagio, sebbene pari rilassarsi di più quando Rexius conferma che non è infastidito da tutte quelle domande. Una persona da scoprire sicuramente! Ma prima di riuscire a rispondere alla domanda seguente, è quella sulla presunta cotta che lo lascia completamente spiazzato. « Eh? » Il primo verso che esce spontaneo, mentre lo fissa con gli occhi spalancati e la bocca aperta, riuscendo per la prima volta a sostenere lo sguardo in forma umana. « EEEH?! » Finalmente il cervello elabora la domanda, finendo per farlo avvampare completamente. « M-M-Ma ti sembrano domande da fare così?! » Esclama entrando totalmente nel panico, gesticolando diverse volte davanti a sé con il cuore che ormai martella nel petto e i respiri che sono completamente irregolari. « S-Semplicemente anche se non ti conosco se ti d-dovesse servire una mano v-verrei ad aiutarti! Tutto qui! Ecco...è... » Come riuscire a spiegare qualcosa che per lui viene così naturale? Che fa parte di sé? « è normale aiutare chi è in difficoltà! Insomma...c-credo che sia la cosa giusta da fare! Non mi sono preso una cotta per te in f-fondo nemmeno ti conosco! Per queste cose ci v-vuole tempo, e bisogna conoscersi, parlare e...e... » E si rompe di nuovo, rendendosi conto che così implicitamente gli sta dando del brutto. Potrebbe offendersi. « B-Beh non che qualcuno non potrebbe prendersi subito una cotta per te, in fondo sei un bel ragazzo! » Però così sembra che sia solo per quello rendendolo quasi un oggetto « N-Non che tu sia solo questo, sicuramente sei una persona interessante da conoscere! » Ora pare ci stia provando « M-Ma non è che io ci stia provando con te ovvio! Appunto non ci c-conosciamo! » Di nuovo del brutto « Nel senso che di sicuro n-non mi dispiacerebbe approfondire la conoscenza ma non perché voglia fare qualcosa! Insomma! Ecco! » E in mezzo a tutta quella impappinata pazzesca un leggero fumo quasi gli esce dalle orecchie « Senti se hai bisogno di una mano dimmelo va bene?! » E si copre il volto con le mani diventando ancora più rosso oltre ogni limite consentito dal corpo, tirando un profondo respiro per cercare di calmarsi « Oh cielo... » Si lamenta da sotto le mani giunte per poi spalmarle sul volto sospirando. « Suoni? » Un dettaglio che un minimo riesce a fargli pensare ad altro. « E...che cosa suoni? » Qualcuno lo salvi.

 

Rexius

00:05

Radura Del Lupo

Socchiude lo sguardo penetrante, quando coglie lo stupore in merito alla propria magia, a quanto presto sia stata sviscerata fuori dal suo corpo. Un battito di ciglia lento « Mh.. » annuisce brevemente a ricalcare quella realtà, prima che la preoccupazione altrui lo porti a scuoter brevemente il viso « No.. è grazie alla magia.. se sono sopravvissuto. » mormora con la profonda voce « E’ stato.. un bene che sia venuta fuori.. » del resto sua madre è stata saggia a forzarlo fin quando non l’ha manifestata, se non l’avesse fatto.. probabilmente non sarebbe qui ora, non sarebbe sopravvissuto da solo e.. alla fine non può che esser grato di quella violenza. Per quanto becero possa essere pensarlo, quello è stato pur sempre l’amore di una madre. Accoglie la conferma altrui su quanti evidentemente gli abbiano allungato la medesima idea ed il capo ciondola appena verso destra « Mh.. beh.. sei ancora vivo.. » questo effettivamente deve pur voler dire qualcosa nonostante tutto. Inspira ruvidamente, ritrovandosi a glissare su quella tematica attorno a cui gira semplicemente, piuttosto concentrandosi sul volto letteralmente paonazzo del ragazzo. Lo occhieggia cambiare almeno una manciata di sfumature nel corso dell’attimo, mentre letteralmente inizia a rilanciargli contro una valanga senza fine di parole. Il capo ciondola appena verso destra, proprio come una belva vagamente confusa da quel comportamento, uno che in qualche modo arriva a fargli inarcare leggermente il sopracciglio giacché il ragazzo par letteralmente esplodere indeciso su come spiegarsi e come dire le cose. Lo sente cambiare almeno qualche manciata di versioni e « Mpfh.. » si ritrova a sbuffar pigramente, quasi intimamente divertito dalla scena che gli sta offrendo, l’angolo del labbro s’arcua lentamente arrivando a snudare l’ombra di quel canino affilato. Sghemba quell’espressione appena sardonica, di fronte a quella confusione. Poco prima che il viso si scuota leggermente e lo sguardo s’affini sotto quei ciuffi scuri « Calmati. » un singolo mormorio il suo, un battito di ciglia lento « Se ti fai tutte queste seghe mentali… poi impazzirai. » borbotta distrattamente, scuote appena le spalle, ritrovandosi a sondarlo o meglio a guardare quelle mani che cercano di celare quel viso letteralmente paonazzo « Se vuoi conoscermi.. è in ogni caso meglio che tu.. te lo tenga per te. » snocciola con la profonda voce, socchiudendo lo sguardo penetrante e sondando quel ragazzetto tutto strambo e timido. Un respiro ruvido « Se sai chi sono… finiresti solo.. in guai che non puoi gestire. » mormora, ritrovandosi di fatto a porre l’altro di fronte a quella realtà. Se è conscio di star parlando con lui… proprio con lui… allora dovrebbe anche esserlo del fatto che non è propriamente legale quel che sta facendo. A quell’ultima domanda infine.. sospira ruvidamente, ritrovandosi a far scivolare la gamba destra in avanti per scendere giù, calarsi distendendo il braccio. Si siede con il posteriore su quel ramo anche lui, iniziando ad accomodarsi similmente all’altro. Arriva a far aderire la schiena contro il tronco, portando la man destra verso il proprio mantello, ne apre semplicemente un lembo snudando parte dello sterno e delle targhette militari che lì vi troneggiano. Appena prima di raggiungere la tasca interna e trarne un oggetto. Si richiude, per far fronte all’aria fredda della sera, avvolgendosi in quel drappo nero e pesante, mostrando quel piccolo strumento d’osso. Un’ocarina candida ed intagliata a mano « Questa.. » sibila, mostrando quello strumento particolarmente esotico. « … » assorto per qualche attimo, prima di semplicemente arrivar a valutare di ripagar banalmente il favore che prima gli fu concesso, quando era lupo. Le labbra aderirebbero al foro principale, sfiorandolo unicamente per chiuderlo e soffiarvi all'interno, lo sguardo s’affina appena sotto i ciuffi densi e sfatti. Ed è a quel punto che le dita danzerebbero con lenta calma studiata, facendo intrecciare le note che via via dipingerebbero nell'aria una melodia profonda, ammantata da uno strascico di malinconia lontana, che alla fin fine per lui ha solo il sapore di un deserto.

Rezant

00:25

Foresta - Spiazzo

Alcune persone vengono fuori malvagie o cattive dalla nascita, a causa di fattori fisici o comportamentali che le rendono tali, altre invece lo diventano nel corso della vita. Bene e male, concetti tutt'ora largamente discussi nella società e che etichettano le persone come loro: Rezant un mago legale, Rexius un mago oscuro. Ma nella battaglia che accenna l'altro, iniziata sin da quando era bambino, il pangomago non può che mostrar tristezza inizialmente, non può immaginare cosa l'altro abbia passato e di questo se ne dispiace. Tuttavia in poco tempo fa sparire anche quell'espressione, in fondo lo stesso lupo non pare corrucciarsi troppo di quella storia e continuando così rischierebbe solo di commiserarlo, nulla di più. Successivamente anche il discorso sul fatto che sia vivo viene eclissato nel silenzio, anche quella è solo una constatazione e nulla di più, ha intenzione di dimostrare che anche le persone come lui possono vivere a lungo, che non tutto deve essere per forza contro la gente buona. Successivamente si lascia andare a quel fiume di parole, con il cervello che si fonde e le frasi che vengono sparate a mitraglietta, mentre il viso cambia colore non si sa quante volte! L'imbarazzo e la vergogna si impossessano di lui facendolo rompere e ricomporre continuamente, in un ciclo che pare infinito. Solo al termine di tutto ciò pare riprendere un tono, sospirando e allontanando leggermente le mani dal viso, gli occhi ambrati che tornano sul ragazzo. Ignorando il fatto che rischi di indignarsi e rimanere come un ebete al termine "seghe mentali" segue il discorso del lupo, sospirando pesantemente. « Lo so » Dice poggiando la testa sul tronco, facendosi improvvisamente più serio. Tutto l'imbarazzo mostrato in precedenza scompare come polvere nel vento, lasciando il posto ad uno sguardo più profondo e buio, in un mix di tristezza e indignazione ma diversa da quella mostrata nel sentire quel termine. « Non sei il primo mago oscuro che incontro » E forse è proprio quello il problema! « Ho già conosciuto una persona che non ti suonerà nuova. Ho parlato con Jack tempo fa, a Mildew » Afferma grattandosi la nuca « Cioè mi ha detto di chiamarsi Jack e non potevo vedere il suo viso, quindi suppongo fosse lui e non qualcuno che si spacciava come tale » Non si può mai sapere. « E anche allora non dissi nulla, semplicemente mi proposi di aiutarlo in caso di necessità, ma ha rifiutato » Continua a dire scrollando le spalle per poi passare lo sguardo sullo strumento che estrae. Un sopracciglio si inarca nel notare l'ocarina, uno strumento musicale che non si vede di consueto e abbastanza difficile da suonare. Ma la melodia che Rexius suona è armoniosa, leggera ed elegante; non una nota fuori tono, non un movimento errato. Il suono che si spande nell'aria ha un alcunché di malinconico, lontano, portando il ragazzo a fissarlo sorpreso, la bocca semi aperta. « Wow... » Un mormorio che è un sussurro, incantato dalla canzone che viene suonata in una maniera che non si sarebbe mai aspettato, quando si dice che l'apparenza inganna.

Rexius

00:43

È evidente quanto il mago oscuro non abbia neanche concezione di poter urtare la sensibilità altrui con il proprio atteggiamento, anche perché ormai è fin troppo chiaro quanto quelle parole escano senza filtri dalle sue labbra. Eppure l’altro sembra ricomporsi, faticosamente rimettendo assieme i cocci di quel viso arrossato e riprendendo un tono più serio. Ne osserva di sbieco quell’indignazione, quella tristezza a cui fatica a dare realmente un significato ed un respiro gli anima le fauci « Perché.. sei triste?.. » mormora, del resto il moro legge quelle emozioni, ma non riesce realmente a collegarle, non riesce a fare i conti a pieno con un’emotività così vivida come quella dell’altro. Un respiro profondo, nell’udire via via quelle spiegazioni ed un nome che lo raggiunge strappandogli uno sbuffo « Mph.. » un brontolio basso e lo sguardo si socchiude lentamente « Jack ah.. » rimastica il nome del compagno di gilda « Immagino.. che lo scoprirò presto.. » se davvero era lui o era un altro Jack, dopotutto ce ne saranno anche troppi che circolano per queste terre. Un battito di ciglia lento il suo « Sei proprio… proprio strano… » snocciola piano ancora, ora senza neanche farlo sembrare qualcosa di male « Mh.. » il labbro s’arcua leggermente, poco prima d’esser accostato a quello strumento ed iniziando quindi a suonare, lasciando che quelle ultime parole semplicemente muoiano tra quelle note. Le spalle si rilassano meglio contro il legno e lo sguardo si socchiude, sondando quel circondario e non mancando mai d’avere attenzione per colui che è al suo fianco. Dopotutto è una bestia sfiduciata lui, ma che per ora come ogni belva selvatica può semplicemente concedere una presenza, una che or si dedica completamente a far intrecciare le note di quella melodia, così che riempia il silenzio di quella notte e che semplicemente si sostituisca alle parole. Deve essere davvero qualche strambo e ridicolo gioco del destino a farlo trovare in queste situazioni o forse ancor di più.. deve essere il fatto che dopotutto.. in Guerra si è tutti vittime e carnefici allo stesso modo. ||

Rezant

00:59

Foresta - Spiazzo

Due caratteri diversi che si sono incontrati per uno strano scherzo del destino, portandoli tuttavia ad intraprende un discorso tranquillo, sebbene condito da accenni di storia da parte di Rexius e momenti di svampo e imbarazzo totale da parte di Rezant. Molti sono i pensieri che vengono formulati in seguito all'avvertimento del lupo, ai rischi che corre nel voler conoscere una persona come lui. « Mh? » Il lupo capta la sua tristezza, la percepisce, ma è chiaro che non la comprenda. « Sono triste per molte cose Rexius, tra queste anche ciò che riguarda le persone come te » Spiega a tentoni con un piccolo sospiro, scuotendo poi la testa. « Ma non credo sia il caso di parlarne ora. Affronteremo questo argomento un'altra volta » Troppe ne ha passate e ne sta passando, questa volta ha solo voglia di portare avanti la semplicità di quella conversazione. All'appunto di Rexius riguardo Jack sgrana leggermente gli occhi tornando ad arrossire leggermente « Per favore n-non parlate troppo del nostro incontro. E-Ecco, potrebbe essere i-imbarazzante » Altre tracce d'imbarazzo che si dipingono in maniera sparpagliata sulle gote, respirando profondamente. « Già...immagino lo siamo un po' tutti no? » Ma quella domanda svanisce nell'etere in seguito a quella melodia che ascolta in religioso silenzio fino alla fine, che gli strappa più di un sorriso fino al termine. « Caspita, sei davvero bravo lo devo ammettere » Afferma con un cenno del capo prima di portarsi in piedi con cura e attenzione, evitando di cadere. « Adesso devo andare, è proprio a quest'ora che la Foresta si fa davvero pericolosa e al contrario tuo non sento gli odori degli altri animali » Con una certa goffaggine riprende le sue cose e scende con lentezza dal ramo. « Ecco...così...piano... » Mormora ritrovandosi a penzoloni con i piedi rivolti verso terra, lasciandosi andare una volta raggiunta una distanza di sicurezza. « Beh, che dire è stato un incontro particolare! Grazie per la chiacchierata, magari un giorno suoneremo insieme se ti va » E con questo augurio alza una mano in segno di saluto per poi incamminarsi, sparendo ben presto nella notte. ||