22:11 Shadow Erza [Alubarna -Alì Babà Hotel -Camera] Sospira mentre si alza, tra le mani stringe la fibbia, e si porta a [Stomp] crollare ancora una volta sul lettone morbido affossando il nero musino sul cuscino. Rimane a testa in giù pochi minuti per poi girarsi e fissare il soffitto vuoto, il cuore pesante la mente confusa «Perché?»alza le mani al soffitto stringendo la fibbia e fissandola «Perché non ti dovevo dire della fibbia?» sincera «Perché non voleva che te la mostrassi? che cos'è in realtà questo simbolo eh mamma?» sospira ancora portando la fibbia sul cuore ed allargando le braccia «Se solo te lo avessi detto ora lo saprei» o forse no «Ma è inutile piangere sul latte versato, un giorno indagherò sul mistero di questa fibbia e su quello che rappresentava te lo prometto ma fino ad allora ti prometto che ogni anno» sorride «Come da quella notte» tornando a piangere «Tornerò a ricordarvi tutti ,da sola perché come mi dicevi sempre tu» le mani si portano sul petto a stringere la fibbia «Ci sarai , e sarete, sempre». Sospira profondamente, portandosi in una posizione fetale, raggomitolata sl letto, la coda morbida che l'avvolge ed il musino che sprofonda in quell'abbraccio raccolto intono alla fibbia del padre. Le labbra si muovono lente ed intona una ninna nanna, l'unica che conosce «Io sono qui dai non piangere» la voce si abbassa«Stringiti a me più che puoi io ti proteggerò non temere non piangere sono qua» sorridendo ricordando il tocco dolce della madre«Ci sono io e d'ora in poi fra le mie braccia al caldo dormirai il nostro nodo non si scioglie» ma iniziando a piangere« Nessuno mai lo farà perché tu sarai, nel mio cuore se» stringendosi in quell'abbraccio «Da adesso in poi per sempre ci sarai sei dentro me e chi mi dice no, non sa che ci sarai sempre» sospirando e con un filo di voce, che verrà strozzata dalle lacrime che scendono incessanti sul nero musino della Mink termina la canzone con un sussurrato e triste «Sempre!» prima di lasciare che il sonno l'avvolga. Quel sonno che la condurrà a rivivere una delle giornate passate in famiglia, nel boschetto vicino alla casetta sperduta della zona tranquilla dell'arcipelago, prima che la fine ebbe inizio. Così per oggi si chiude qui il racconto di un ricordo, tra una lacrima ed un sorriso che hanno il sapore dei ricordi più preziosi che ci siano, l'amore di una madre ed una famiglia, quello stesso calore che l'aspetta fuori dalla porta in quel branco che tanto ama e che tornerà a farla sorridere presto. \\\\

21:53 Shadow Erza [Alubarna -Alì Babà Hotel -Camera] Da piccola quando vide la madre fare quella fossa e seppellire quel randagio, non aveva la minima idea di cosa stesse facendo realmente, o del perché, ad oggi con la conoscenza del mondo che ha ora e delle sue mille insidie forse iniziava a capire. Fissa la fibbia accanto al quadro, la portava sempre con se, ma raramente continuava a sfoggiarla, qualcosa nel suo animo le stava dicendo che quel legame con il padre forse non le conveniva sfoggiarlo troppo. Le mani si portano ad afferrare la fibbia per poi accarezzarla dolcemente «Sai mamma» sussurra lieve «Non lo avrei mai detto, ma con quel teppistello è durata sai» sorride dolce «Stiamo ancora insieme, ancora non capisco come fa a sopportarmi sai shishi» si asciuga un occhio che viene prontamente ricolmato dalle lacrime «Mentre per la famiglia di cui ti parlavo tempo fa beh» sorride più dolce «Stiamo crescendo sai, e sono riuscita ad arrivare dove volevo» arrossisce «Anche di più in realtà, ma sono vicino alla persona che amo di più al mondo, sono sicura ti sarebbe piaciuta sai» socchiude gli occhi tornando ad immaginare la madre ed il suo odore di mughetto e di rugiada «E' dolce e gentile come te, ma anche pericolosa e forte» fiera della sorella sempre e comunque la One «Io la chiamo la mia regina dalle fiamme nere» sussurra piano «Perchè come una fenice è risorta dalle sue ceneri mostrando il suo lato migliore tinto di un nero che sarebbe piaciuto anche a te» sincera. La piccola Yuki nei suoi un metro e sessanta scarsi era una furia di lupa, persino il padre, altro più di tre, ne aveva paura quando si arrabbiava. Scuote il capo con dolcezza «Mi sarebbe piaciuto molto farteli conoscere» sussurra piano «Ma dimmi Papà, Attila, Jim, Duncan, Sam, Barnaba sono li con te?» apre gli occhioni ed accarezza la fibbia «Ho il terrore di questa risposta sai mamma» sincera «In cuor mio spero di rivederli un giorno ma»abbassa le orecchie «Se fossero vivi, papà sarebbe tornato a prenderci giusto?» sospira, e se anche il padre l'avesse creduta morta? Aveva odiato la madre per un unico motivo, l'aveva tramortita e nascosta tra i sacchi del caffè tostato, non dandole l'occasione di vedere il volto dell'assalitore, l'unica cosa che ricordava era la madre arrabbiata che si fiondava su un ombra nera che le trapasso il petto con una lama, prima di cadere nell'oblio e di risvegliarsi con solo la pozza del sangue della madre che l'attendeva.

21:38 Shadow Erza [Alubarna -Alì Babà Hotel -Camera] Ogni passo che ripercorre su quei sentieri, ogni immagine che le si mostra nitida davanti agli occhi della memoria, le procura gioia e dolore. Quel compleanno era diverso, era il primo che passava da sola, ma non essendolo davvero. Era per suo capriccio che non lo aveva detto a nessuno, fatta eccezione per il suo teppista, perché voleva ritagliare quell'unico giorno all'anno dove poter essere triste, dove quella piccola lupetta lasciata da sola a piangere una pozza di sangue senza più un corpo, potesse piangere tutte le lacrime che aveva in corpo. Era una donna ormai, anche se nel fiore degli anni, determinata e senza scrupoli, sapeva che era adatta alla Baroque perché incarnava in lei ogni forma di avidità e di crudeltà, era l'unica che non si faceva remore ad uccidere donne e bambini, ma sapeva anche fingere senza ritegno, sapeva immergersi nei sentimenti altrui ed avere una parvenza di credibilità. Certo aveva anche lei un cuore, ma lo concedeva a pochi sinceramente. Sospira mentre gli occhioni si aprono e [Op] si alza dal letto, andando dritta a frugare nella bora, per tirar fuori il quadro che la donna le regalò a Tamarisk la notte che, non sa ancora come, le fece parlare con Yuki, la prima volta dopo tanto tempo, che la lupetta aveva dormito sogni tranquilli. Non sapeva se era un sogno o se la donna aveva dato vita ai sentimenti più profondi della lupa, ma sapeva che il chiedere scusa alla madre, a quella donna che si sacrificò per poterla lasciare vivere, le aveva regalato, dopo anni ed anni, la prima vera notte di sonno. Sorride addolcita, mentre le lacrime continuano a rigarle il viso, mentre appoggia delicatamente il quadro alla scrivania in modo da poterlo fissare meglio «Sai mamma» sorride dolce mentre si porta a prendere la fibbia dalla borsa e metterla vicino al quadro «Ti ho chiesto scusa è vero» per poi sedersi e fissare il dipinto con un sorriso, la voce spezzata dall'emozione «Ma non ti ho detto grazie» sorride dolce «Se non avessi avuto le accortezze che hai avuto, non sarei qui oggi, e non avrei la famiglia che ho adesso» eh già era molto astuta la piccola Yuki, tanto da aver nascosto per un anno la piccola Erza ed aver sepolto nel giardino di casa loro, un lupo selvatico al posto della figlia, facendo credere agli uomini che l'avevano uccisa che anche la piccola Mink non fosse più al mondo.

21:24 Shadow Erza [Alubarna -Alì Babà Hotel -Camera]Inizia lentamente a sciogliere i neri, ed ormai lunghi, capelli corvini dalla presa del fermaglio per poi posarlo delicatamente sulla specchiera li vicino. Anche il vaporoso vestito viene filato lentamente e riposto con delicatezza nell'armadio, in modo da non rovinarlo troppo. In fine anche le calze e le scarpe vengono levate con tranquillità, permettendo alla lupa di restare solo in intimo, questa volta un delicato due pezzi, con tanto di brasiliana, di pizzo nero con dei fiocchetti rossi tra l'incavo del seno e sui fianchi torniti. Si guarda intorno prima di [Stomp] buttarsi a peso morto sul lettone morbido con il musetto all'insù e le iridi di giada che fissano il soffitto, perdendosi nel vuoto totale e nel silenzio della stanza. La coda morbida inizia a muoversi lentamente emanando quel dolce profumo di ciliegia, mentre gli occhioni di giada della lupa si chiudono e la mente inizia a scavare nei ricordi. Mancavano poche ore al suo compleanno e da tradizione, lei e la madre, in quelle ore erano solite preparare la torta per lei ed i fratelli. La memoria la riporta per un attimo all'ultimo compleanno con i fratelli, a quelle ore prima del grande giorno, dove lei si sporcava, inutilmente di farina nel tentativo di aiutare la mamma, e loro, nel salotto con il padre, cercavano di escogitare qualche marachella per farla spaventare oppure si immergevano in veri e propri duelli l'uno contro l'altro, fatta eccezione per Attila, il suo gemello di colori invertiti, che se ne stava sempre più in disparte a fissarli e cercare coccole dal padre. La coda inizia a scodinzolare più veloce al ricordo di quella famiglia felice, a quell'ultima notte prima della fine di tutto, a quando con tranquillità si fiondo, coperta di farina, tra le gambe del padre addosso ad Attila al grido del "siamo uguali" sporcando tutti di farina. Sorride la piccola Mink mentre una lacrima comincia a rigarle il viso ed il braccio destro si porta su gli occhioni chiusi come a volerli nascondere da chissà quale occhio indiscreto. La mente continua a viaggiare e ripercorrere i sentieri dei ricordi, tornando a focalizzare le immagini della famiglia intenta a procacciare la cena per il compleanno dei sei lupetti, dei cinque diavoli e della demone del papà più orgoglioso del mondo, a detta del colosso Rey ovviamente, mentre una piccola Yuki li fissava divertita mentre cercava dei frutti di bosco per il dolce.

21:10 Shadow Erza [Alubarna -Alì Babà Hotel] Lenta e tranquilla si avvicina alla reception cercando con lo sguardo la donna dalla pelle d'ebano e la treccia laterale per chiedere la chiave della stanza, prenotata giorni prima con l'appostamento. Sorride «Sono miss Black» il tono dolce e caldo, avvolgente come una fiamma nelle fredde notti del deserto. Aspetta tranquilla che le diano conferma e le passino la chiave «Grazie» per poi afferrare la stessa e lasciare che un facchino dell'albergo le porti su la borsa «Molto gentile» e le faccia strada. Le iridi di giada si perdono ad osservare i dettagli delle scale e del lussuoso albergo «...» quante volte si era trovata a camminare per quei corridoio. Sorride nel ricordare il primo incontro con Plat ed alla litigata successiva con Ikkaku, o alla sera che il pianista le si era confidato per la prima volta. Quanti ricordi le ritornano alla mente, eppure solo un anno era passato dal suo primo incontro con la sorella e con la famiglia e già aveva nel cuore, impressi a fuoco, mille stupendi e tragici ricordi. Avrebbe potuto festeggiarlo con Ikkaku, dato era l'unico a sapere del compleanno della lupa dell'indomani, ma aveva bisogno di restare da sola con i ricordi più profondi dentro di lei, aveva bisogno di fermarsi per due notti e due giorni per cercare di ricordare chi l'aveva lasciata per sempre. «...»silenziosa e tranquilla segue l'uomo e si desta dai suoi pensieri solo quando «Ah si» l'altro l'avvisa di essere arrivati «Ti ringrazio caro ecco a te» lasciando una piccola mancia all'uomo che la lascia sola dopo averle aperto la porta e lasciato chiave e borsone all'interno. Scuote il capo con dolcezza «No sto bene così grazie» alla domanda altrui sul volere qualcosa, annuendo al dire sul servizio in camera «Va bene userò quello se cambio idea» sorride «Grazie» per poi vederlo andare via e lasciarla sola. Si avvicina all'armadio, lasciando sul tavolino il borsone, per poi iniziare a spogliarsi dai pesanti indumenti, anche se li adora, voleva restare semplicemente Erza in quella notte dove persino la luna veniva velata da enormi nuvoloni bianchi, così come la mente della Mink era avvolta da mille pensieri.

21:00 Shadow Erza [Alubarna -Alì Babà Hotel] La luna, candida musa di poeti e canta storie, splende alta nel cielo illuminando, con i suoi candidi raggi ogni cosa sotto di se. Come da programma la piccola lupa si sta dirigendo verso l'hotel della capitale per passare due giorni, compreso il suo compleanno che inizierà dalla mezza notte odierna, nella struttura della capitale, sola e lontana da tutti. Indossa un abito dallo stile vittoriano dalle tinte del rosso e del rosa. Il busto è fasciato da un corpetto con scollo a cuore, abbastanza profondo, di cuoio con dei laccetti neri sui fianchi e sul retro, che servono per stringere e valorizzare a pieno il punto vita della Mink. Sullo scollo vi sono diverse rose di stoffa rossa, che ne seguono le generose forme e ne risaltano il decoltè. Le spalle restano scoperte ed in bella vista, mentre dalle braccia scendono, partendo da un giro di rose, delle maniche rosse che si aprono a a campana da sotto il gomito e che portano dei merletti rosa e dei nastrini, come a ricordare delle piccole gonne vaporose. I Fianchi, torniti, sono coperti da un ampia gonna a balze, molto simile ad un tendone di un circo francese in vero. Essa parte proprio dai lombi della Mink da una cintura che ricorda molto lo stelo di spine di un roseto chiusa con un enorme fibbia a forma di rosa rossa con tanto di fiocco. La gonna, tra varie balze e merletti, ognuno impreziosito da dei giri di rose di stoffa, lascia un apertura sul davanti, che mette in mostra le gambe affusolate della lupa, vestite in un paio di calze a rete. I piedi sono fasciati da delle decolté di pelle con degli inserti che salgono fino a metà coscia e sfilano la figura abbracciando sinuosi le curve sinuose della lupa. Sul retro del vestito, oltre a spiccare i nastrini del corsetto e la gonna particolare, l'occhio cade su un altro enorme fiocco dalle tinte rosee che fa da base ad un altra rosa rossa di stoffa. In fine i capelli corvini e mossi, sono raccolti in uno chignon laterale acconciato con un fermaglio di pelle con un fiocco rosso ed una rosa, mentre al collo porta la collana con la rosa di rubino datale dalla zero. Sulla cintura a destra la frusta e il borsello con le sue cose ed a sinistra la katana. Avanza lenta e sinuosa verso l'ingresso, tra le mani stringe un borsone con un paio di cambi ed il quadro donatogli dalla pittrice qualche mese prima. Sorride agli addetti che la fanno accomodare, e con il solito tono gentile e delicato «Buonasera» saluta per poi entrare nella struttura.