SUNDANCE CREEK
22:52
KIMAMA RISTORANTE "CASANOSTRA" - INGRESSO - L'orario di chiusura sarebbe arrivato a breve, con molta probabilità. E' lunedì, una fredda nottata tinta da mille stelle che brulicano intorno ad una luna calante. L'aria è gelida, sotto lo zero, e fa già pregustare quel sentore di Natale che inizia a sentirsi alle porte. Il pickup verde è parcheggiato non troppo distante dall'ingresso del locale dei Caruso. E' rimasta lì per un pò, il motore stesso ormai si è raffreddato ed anche i finestrini si sono ormai appannati. Scende quindi dall'auto dopo aver visto un pò di persone uscire ed il via vai terminare a grandi linee, richiudendo dietro di sè la portiera dell'auto con un tonfo leggero. Indossa un parka verde militare imbottito di pelliccia marroncina, lungo fino a metà coscia e con un cappuccio che penzola dietro la schiena. Al capo c'è un cappellino di lana rosa confetto, con una N e una Y cuciti sul risvolto ed un pompon bianco in cima. I lunghi capelli neri sono sciolti, come ulteriore protezione dal freddo gelido che potrebbe soffiarle sul collo. E' un passo lento quello che la conduce lungo il marciapiede, con il tacco dello stivaletto corto a scandirli, guardandosi di tanto in tanto con gli occhi scuri. C'è una forte ansia che le batte nel petto e che viene trasmessa anche al suo sguardo. Il viso che non rimane di certo impassibile, in quella smorfia che ne disegna una profonda preoccupazione, come se fosse immersa in un pensiero decisamente persistente. La mano destra è stretta intorno ad una busta di carta, mentre la sinistra trattiene il telefono. Guarda un ultima volta lo schermo e la gif buffa di un procione che la fa sorridere, prima di infilarlo dentro la tasca del parka. Rallenta l'incedere fin quando non raggiunge l'ingresso. Uno sguardo viene dato all'interno attraverso le finestre, per tentare di capire quanta gente era ancora lì e se fosse il caso di entrare o meno. Come ha fatto in precedenza in quella che sembra una vita fa, inspirando profondamente l'aria gelida rilasciando un sospiro profondo che andrà a condensarsi in una nuvoletta di vapore, sospinge la porta d'ingresso per compiere il primo passo nel ristorante le cui temperature sono decisamente migliori rispetto all'esterno.
23:08
ANTONY RISTORANTE "CASANOSTRA" - I colori autunnali sono oramai lontani ricordi, l'oro, il giallo ed il rosso vengono sostituiti nell'andirivieni delle stagioni, ove adesso v'è la mano dell'inverno a soverchiare la volta ghermita di stelle, il respiro stesso diviene vapore tant'è il freddo che si respira, sebbene, all'interno del ristorante v'è un clima pacato, un canicolare tale da permettere a chiunque entri di trovarvi ristoro. L'ora è oramai tarda, tant'è che si va sulla via della chiusura, salvo per qualche cliente che ancor s'attarda scegliendo l'ennesimo amaro per rimandare l'inevitabile ritorno a casa; ciò nonostante, si respira una pace piatta, un vociferare aappen percepibile quasi come segreti bisbigliati in silenzio ad ogni tavolo. La volpe invece è adagiata s di un tavolo, l'espressione distesa di chi, par aver trovato pace al termine del lavoro svolto, lo si nota dagli zigomi, dalle gote, perfino da quel sorriso leggero che par quasi sottolineare quello stato d'animo pacato. Le smeraldine iridi sonoo puntate tuttavia sul cellulare, con il pollice che scorre e clicca mentre si gode una specie di gioco ove degli zombie non devono urtare a nulla. Gli abiti tuttavia, come sempre sono eleganti, così come elegante è la postura d'egli su quella sedia, con le spalle ritte, i gomiti non adagiati sul tavolo,i colori di giacca e pantaloni sono di un grigio scuro, tendente al nero, mentre la camicia è nera, così come nere son le scarpe. Che or puntano il suolo, nel tentativo di scostare la sedia e di camminare all'interno del locale dirigendosi verso il bancone, v'è qualcosa di particolare nell'andatura, una sorta di tentativo di adagiare con un passo felpato la punta prima, il tallone dopo, quasi come a cercare di non creare suono, ad ovattare la propria presenza, a rendere spento ogni rumore, così sarebbe fino al giungere del bancone, ove ancor prosegue con quel tipo di movimento dei piedi, destro prima, sinistro dopo, con una la cravatta nera che oscilla ad ogni passo. La mano destra andrebbe a cingere una bottiglia di rum, mentre la mancina un bicchiere di vetro, poco prima, che la porta del locale venisse aperta nuovamente, lo sguardo si alza, andando ad incrociare quindi la figura di Kimama «Buonasera, alla fine sei arrivata.» non v'è alcun tipo di vibrazione nella voce, nè tedio, nè felicità, sebbene un sorriso leggero si va dipingendo sulle labbra, ma non v'è astio, nè par dal volto annunciare alcun tipo di fastidio «Vuoi bere qualcosa?» domanderebbe ancora, attendendo che ella si esprima, mentre con le mani va svitando dolcemente il tappo dello zacapa. Con lui ovviamente, custodita in una fondina legata da delle cinte in cuoio, la colty python, nascosta ovviamente dalla giacca chiusa.«Passo D'ombra»«Olfatto sviluppato/Inodore»
23:19
KIMAMA RISTORANTE "CASANOSTRA" - Si guarda un pò intorno, facendo cadere lo sguardo su qualche avventore che ancora si attarda in quella tediosa serata di novembre. La voce della volpe viene colta poco dopo, così come la figura che si è intanto avvicinata al bancone. Si blocca ad osservarlo, stringendo con più forza il manico della busta che aveva portato con sè. Il petto si abbassa e si alza, pericolosamente sull'orlo dell'iperventilazione. Socchiude quindi le palpebre e non fosse che si trovava in un luogo pubblico si sarebbe messa a pregare il Grande Spirito. Invece le escono giusto un paio di parole in algonchino, pronunciate probabilmente anche male vista la sua poca conoscenza della lingua. Un pò come chi non è del luogo, ma tenta di parlare l'idioma o il dialetto. Risolleva le palpebre, muovendosi fra i tavoli per avvicinarsi al bancone a sua volta. «Si.. Ho aspettato un pò in modo da non essere di disturbo con i clienti..» Lancerebbe uno sguardo verso la sala, cercando di comprendere in quanti erano ormai rimasti. Intanto, una volta giunta al bancone, vi posa la busta di carta marrone. Il cappuccio verrebbe rimosso così come il parka, rimanendo con un jeans blu scuro ed un maglioncino fucsia. Nel rimuovere il parka, quando sfila la manica sinistra c'è una leggera smorfia di dolore sul volto, segno che ancora non si era ripresa del tutto dall'incontro con gli zombie. «Volentieri.. Quel che bevi tu va bene.» Afferma, sollevando l'angolo destro della labbra mentre posa sullo sgabello di fianco il parka e la borsa, infilando il cappuccio nella manica. C'è un leggero tremore che non riesce a frenare lungo le mani. Si siede dunque, poggiando le punte degli stivaletti sulla staffa, ed alzando infine lo sguardo diritto verso la volpe.
23:31
ANTONY RISTORANTE "CASANOSTRA" - Permane statuario, non v'è alcun tipo mutamento espressivo sul suo volto, non v'è fastidio, non v'è sorriso maggiore, solo quello di cordialità e come sempre bbonari che si stende oltre quella barba incolta, dai colori nordici, dal castano al rosso; inclina la testa di sghembo quand'ella si pronuncia, lasciandola avvicinare al bancone, mentre oramai anche gli ultimi clienti stavano iniziando ad indossare gli abiti per abbandonare la sala. Le smeraldine portano sovente lo sguardo su ella, ma senza mai soffermarsi troppo, ritornando spesso con lo sguardo verso lo zacapaca, un classico tonfo che annuncia l'aver rimosso il tappo; nel mentre il sussiego che mantiene è come sempre composto ed educato, infatti, prima di versare il contenuto nei bicchieri, allunga la mancina cingendo un secondo bicchiere, che adagia a sua volta sul bancone, altri passi vengono compiuti, che separano il ripiano di legno scuro ove sono adagiati i bicchieri fino al bancone, ancor va forzando quel passo leggiadro, furtivo, che quindi ad ovattare i suoi passi, rendendo quasi mperscrutabile ogni di lui rumore, sebbene di tanto in tanto, non ancora in pieno possesso di tale peculiarità, il legno sotto le suole scricchiola, v'è tuttavia il suono del rum che viene lasciando discendere all'interno del vitreo contenitore, quello zampillare pacato con tanto di suono che proviene dallo scivolare dell'ambra liquida all'interno del bicchiere «Comprendo, gentile da parte tua.» mormora con voce profonda e come sempre ponderata, quasi come una vibrazione calda che va ad avvolgere le orecchie, nel solito fare sensuale che non è voluto ma imposto dalla natura, come quel taglio orizzontale della maschera da volpe che va ricordando sul volto, così come i glutei sodi che ondeggiano ad ogni di lui passo. Ascolta ancora, mentre bighellonando lo sguardo contempla ogni movenza della pari-razza, ne studia il togliere il parka, così come osserva la busta che ripone sul bancone, ma non vi ci si sofferma, portando ancora lo sguardo sul bicchiere prima, sui clienti che lasciano il locale dopo, chiudendo la porta alle loro spalle. In quel momento lo sguardo si alza, andando quindi ad adagiarsi sul volto, solleva le spalle, infine commenta un secco e calmo «Quindi?» come ad invitarla a parlare, inarcando anche un sopracciglio nell'attendere ulteriormente le parole di lei e portando infine la mano destra sul proprio di bicchiere che solleva, non attende alcun tipo di brindisi, ma n calma, aspetta sia lei a bere per prima.«Passo D'ombra»«Olfatto sviluppato/Inodore»
23:51
KIMAMA RISTORANTE "CASANOSTRA" - Si adagia contro il bancone, poggiando entrambe le braccia su di questo, incrociandole. Storce appena le labbra al suo commento, scrollando poi appena le spalle. «Non è il massimo avere gente che ti tampina mentre stai lavorando..» Commenta con tono sarcastico, andando quindi ad osservarlo mentre va a versare da bere. I gesti, le movenze, cogliendo una insolita silenziosità nel suo passeggiare lungo le assi. Non fa caso allo scricchiolio, più impegnata in quel momento a pensare. La mano destra si aggrappa al braccio sinistro, stringendo un pò la stoffa fra le dita in un moto nervoso. «Ti invidio, sai?» Domanda retoricamente, mentre lo osserva versare il liquido ambrato. «Io non riesco a essere così calma.» Non lo guarda più direttamente, sentendo la porta del locale chiudersi nuovamente. E' un mormorio il suo, il tono così basso che se si fosse trovata a qualche tavolo di distanza non sarebbe stato udibile. La sua domanda secca la fa bloccare nuovamente. Non risponde subito, lasciando andare la stoffa che sta ancora stringendo per avvicinarla al bicchiere con il liquido versato. L'altro non cerca un brindisi, e non lo fa nemmeno lei. Porta il bicchiere alle labbra, inalandone l'odore inizialmente, per poi berlo in un sorso. Arriccia il naso, socchiude gli occhi, sentendo l'alcol bruciarle in gola per diversi istanti. Si schiarisce così la voce, riposando il bicchiere sul bancone, davanti a sè. «Quindi.» Ripete con tono basso, inclinando appena il capo. Lo sguardo si sposta per un istante verso la cucina, temendo forse l'arrivo di qualcun altro. Ma ricaccia quel pensiero, tornando su di lui. «Volevo vedere come stavi.» Afferma infine, abbassando le spalle. «E volevo chiederti scusa. Di persona. E non tramite un messaggio o una chiamata.. o una lettera.» La voce bassa, lo sguardo che si perde in un punto imprecisato della camicia dell'altro, senza alzare oltre le spalle gli occhi castani.
00:01
ANTONY RISTORANTE "CASANOSTRA" - V'è concentrazione nel suo modo di muoversi, così come calmi sono i passi, che non si fermano, continua a muoversi con grazia, avanti ed indietro lungo il pavimento che sfila per tutta la lunghezza del bancone, non par per nervosismo, ma quasi come, o almeno così appare, nel puro atto di non voler rimanere immoto; tant'è che lo sguardo si adagia spesso verso le proprie scarpe, ove è la punta per prima a cercare il contatto con il legno, prima di venir seguito dal resto della pianta del piede ed indi a muovere il gemello nel successivo passo. Nel mentre ode il suo viciferare, basso, appena un farfugliare quieto, al quale tuttavia non par rispondere, limitandosi solo ad un leggero sorriso di circostanza, solleva le spalle, andando così infine a sorseggiare il rum, socchiude gli occhi godendosi quindi quelle note liquorose con il leggero tocco del miele che rischiarisce al voce e dona sapore leggermente dolciastro all'ambrato liquido; v'è ancora silenzio, perfino nel suo muoversi, non viene pronunciato rimando, non subito almeno, solo quando ella pronuncia quel - quindi - lui par finalmente rizzare "metaforicamente" le candide orecchie; la testa si inclina nuovamente di sghembo, lasciandola dunque parlare, la reazione di lui è stravagante, inarca un sopracciglio, lascia scivolare il pollice che tiene il bicchiere quasi a carezzare il vetro, per poi abbassare per qualche istante lo sguardo proprio sul rum, beve ancora un sorso, godendo quindi di quel sapore, eppure non si pronuncia, almeno non inizialmente, quasi come se fosse concentrato sul suo muoversi e sulla propria bevuta, un sospiro infine tuttavia, a seguito della bevuta, viene esternato, mentre senza tanti scrupoli lui ne guarda la figura, non c'è mutamento d'espressione, quasi come se apatia totale fosse presente sul proprio volto, un semplice sorriso bonario, di quelli che annunciano un classico «Non importa.» mormora sollevando nuovamente le spalle, questa volta reggendole alte per qualche attimo in più «Non ho livore per nessuno. Te lo avevi già detto. Se non c'è altro, vai tranquilla. Come ti ho già detto...ti auguro di essere felice.» e quelle parole vengono pronunciate in maniera disinvolta, senza alcun coinvolgimento emotivo, il tutto traspare dagli sguardi, distaccati e per nulla alla ricerca di sguardi o di risposte. Ferma finalmente e per qualche istante il proprio muoversi, attendendo forse con eleganza che ella rispondesse, limitandosi a sguardi, fugaci, privi di ogni coinvolgimento, quasi come se fossero in una normale riunione, in un qualsiasi contesto di normale routine..«Passo D'ombra»«Olfatto sviluppato/Inodore»
00:24
KIMAMA RISTORANTE "CASANOSTRA" - Le dita della mano destra sono ancora poggiate sul bicchiere, sfiorando il vetro con i polpastrelli. Ne segue la rigatura distrattamente, mentre una gocciolina ambrata scivola all'interno del contenitore vuotato in un sorso. Un gesto dettato per farsi coraggio. C'è un lungo silenzio, dopo il proprio dire e quello dell'altro. Lascia andare l'aria, in quello che è un sospiro che non riesce ad essere tranquillo. Si sta agitando nuovamente, e la mano si stringe intorno al bicchiere, tremando ancora. «Ti auguro di essere felice.» Ripete quella frase, con tono basso, scuotendo il capo. «Io penso di non essermi mai sentita così profondamente in colpa per aver ferito qualcuno. Ed il fatto che tu abbia deciso di indossare questa maschera.. Mi fa solo più male.» Afferma, sul limite delle lacrime mentre scende dallo sgabello sulla quale si era seduta. «Io mi auguro di essere felice.. E volevo chiudere. Ma per farlo onestamente, dovevo dirtelo anche se fa più male di qualsiasi altra cosa provata.. E non ci sono frecce o artigli che reggono il confronto..» Inclina appena il capo, lasciando che lo sguardo si sollevi infine per osservare il volto impassibile. Cosa che il suo non è. «Probabilmente non ti interessa nemmeno più. Ma la sera di cui non hai voluto ascoltare, di cui non mi hai chiesto perchè fossi così in pena e cosa era successo. Forse lì, se me lo avessi chiesto, le cose sarebbero andate diversamente.» Fa una pausa, le narici che si dilatano appena «O forse no. Forse doveva andare così. » Fa un cenno del capo, come ad indicare prima lui e poi lei. «Seduti, come perfetti sconosciuti» Inspira ancora una volta l'aria, percependo il cuore battere a mille per l'adrenalina. «Forse è stato meglio così.» Smorza infine il tono , mentre va a recuperare il parka e la borsa. «Quella sera avevo comunque scelto te.» Lo sguardo si posa su di lui, vedendolo annebbiato mentre alcune lacrime infine scorrerle sul volto «Probabilmente l'ennesima bugia che dicevo a me stessa. Solo ora lo capisco. Ed ora si, ho intenzione di essere felice.» Afferma, facendo infine un cenno del capo verso la busta. «Sono brownies.» Detto questo, andrebbe a voltarsi iniziando a ripercorrere il locale all'indietro.
00:40
ANTONY RISTORANTE "CASANOSTRA" - Cerca di mantenere quel passo e di renderlo impercettibile, ovattato, ove suoni raramente vengono percepiti, lesto come fosse diventato egli stesso un'ombra che quieta si muove in quel piccolo antro, attorniato dalle bottiglie colorate, dai bicchieri vitrei, ove sguardi rari di tanto in tanto si vanno ancorando alla figura di lei, ma mai con veemenza, con fare sgarbato, ascolta con meticolosità il dire d'ella, con garbo va rispondendo, mantenendo sempre quelle pose nobili, ciocche di quel biondo-cenere che sono corte dai lati con quella finta laterale vanno sposando perfettamente quel volto squadrato e perfetto, a tratti affascianante, a tratti selvatico. Non si espone la volpe, non lascia trasparire alcun tipo di stravagante emozione, ma l'espressività in generale, è quieta, limita le movenze a curiosi gesti della testa che ne modificano la postura; oltre che, lo sfilare delicato lungo il bancone, ove prende a sfiorare con la mano libera il legno, polpastrelli che ne carezzano il mogano, ma senza disturbare la voce d'ella. Poi è come una sorta di frastuono quel vociare di lei, si limita ad ascoltare, ancora, lo sguardo non si trasforma, eppure le smeraldine la guardano, il sorriso sfuma, mentre la testa si inclina di sghembo, prende un profondo respiro, per poi osservarla ancora, nel muoversi, nel gesticolare, scuote solo la testa, lasciando che quindi quello - sfogo - fosse finito, osservandola anche volgere lui le spalle «Quello che io sento dalle tue labbra, par quasi un continuo controsenso.» si limita a dire, scuotendo anche la testa, v'è uno sguardo strano sul suo volto, distaccato, il sorriso bonario di prima che sfuma, in un'espressione strana, ove le labbra sono vuote di ogni forma, se non un leggero tratto orizzontale, lo sguardo leggermente assottigliato «Più cose sono sbagliate, incontri nascosti, sguardi ad un cellulare in attesa di un messaggio, fin troppo fretta di lasciar andare una persona senza un abbraccio.» fa una lunga lista, ma gelido, quasi come se non fosse un rinfacciare, appare proprio come un freddo calcolo «Ma se per poter fare il passo in più con lui ti serve sputarmi addosso veleno, dopo che io ho solo mostrato sempre gentilezza per te, ottenendo i tuoi sguardi fugaci al cellulare, incontri nascosti dovuti a reazioni strane, beh...fai pure.» solleva le spalle, con la solita eleganza «Non ci hai capito nulla. Questo perchè, come quella sera, avevi la testa altrove, la confusione mentale è pessima consigliera.» alza nuovamente le spalle «Non c'era bisogno di venire fino a qui per chiudere, non c'era più nulla da chiudere, la tua testa era già lì, scegliere me con la presenza, ma avere la testa altrove vuol dire comunque dividersi a metà.» svuota il bicchiere con calma «Te l'ho detto, anche io ho incontrato una mia ex, non ti dissi bugie nè ti ho tenuto nascosto quell'incontro, incontro tra l'altro casuale, non svolto in segreto.» alza quindi lo sguardo «E questa reazione, la vedo identica a quella sera, una scusante per poter sentirti libera e vuota da ogni pensiero che...non mi sembra io ti stia addossando.» osserva quindi i biscotti, poi osserva lei «Ti ringrazio per il pensiero.» con un leggero inchino della testa..«Passo D'ombra»«Olfatto sviluppato/Inodore»
01:02
KIMAMA RISTORANTE "CASANOSTRA" - Sta per gettarsi il parka sulle spalle, quando si blocca. Sente ancora le lacrime scorrerle sul volto, silenziose. «Perchè ascolti solo ciò che vuoi sentire.» Afferma con tono basso, scuotendo il capo. «Ti è mai sfiorata l'idea che stessi metabolizzando la cosa?» Chiede facendo quel mezzo passo giusto per voltarsi a guardarlo. «Lo conosco da quando ero bambina. Ed ero innamorata di lui dall'inizio di questa estate. Con la tua ex, quanto siete stati insieme? Sei qui da fine agosto da che io ricordi. Vi conoscevate da prima?» Chiede incalzando involontariamente le domande. «Non voglio in alcun modo denigrare i tuoi sentimenti, o lasciare intendere che le tue relazioni siamo meno importanti delle mie.. O dire che non ti sei comportato in modo egregio quando stavamo insieme. Mi hai sempre dimostrato quanto ci tenessi a me.. Quello che tu non riesci a sentire è che me ne faccio una colpa. Ogni tua parola, ogni tuo gesto, è per me un peso immenso. E tu pensi che io stia sputandoti addosso...» Scuote il capo, con aria malinconica. «Dimmi, come lo starei facendo? Perchè fin'ora è solo me stessa che ho biasimato» Abbassa così le braccia, con il parka afferrato con la mano in qualche modo e la borsetta che penzola. Entrambi gli oggetti che sfiorano il vuoto. «Attendevo un messaggio su Arrow, non da lui. Non mi avrebbe scritto, per come ci eravamo lasciati.» Fa quindi una pausa. «Sai come ho passato le ultime due settimane?» Chiede infine, gli occhi arrossati e intrisi di malinconia. «Perennemente con i sensi di colpa per aver ferito due persone per me molto importanti. Perchè qualsiasi cosa tu possa pensare o credere.. Per me lo sei stato. Ed ho sbagliato. L'ho fatto con entrambi.» Scuote appena il capo. «Con lui, non parlandogli prima per paura di un no. Con te, sperando di poter essere felice e dimenticarlo.. E mi dispiace questo..» Rimane quindi ferma in quel punto, scuotendo semplicemente il capo.
01:18
ANTONY RISTORANTE "CASANOSTRA" - I sospiri sono lenti, v'è quiete nel suo sguardo, così come quieto cerca di essere il passo, utile al dilettevole, con il tentativo di far passi leggeri ed al contempo di scaricare ogni cosa tramite quei passi, lo sguardo che chinato rimane in terra, roboante intanto il di lei affermare, le dita della mano sfiorano ancora il bancone, mentre passi proseguono, mentre il bicchiere oramai vuoto, viene adagiato sul bancone. Lo sguardo di lui mutato, quasi come se fosse incredulo, distante, concentrato perfino più sui rivoli d'ambra che discendono dagli orli fino a toccare il fondo del bicchiere, poi quelle nuove parole, alle quali alza lo sguardo, eppure nemmeno ora v'è collera «Io ascolto più delle parole.» afferma, questa volta la voce è quieta, come se ancor una volta non volesse affatto infiammare la discussione, inclina quindi la testa di sghembo «Ed inoltre...» la indica con la testa, quasi come se stesse vagando con lo sguardo su di lei, prima di fermarsi nuovamente sugli occhi della mutaforma «Io ricordo, ogni cosa Kimama.» proferisce mentre annuisce, sfiorando appunto le dita sul bicchiere, tamburellando sulle stesse in un tintinnio «Ricordo come parlavi di lui, così come ricordo come fuggisti quella sera quando lo vedesti al concerto, quanto mi chiedesti di venire a quella festa, ove poi sparisti per parlare con lui.» fa una pausa, ove la mano scivola sul bancone, questa volta par quasi vibrare la voce, come se c'è stata qualcosa in una sua frase che lo avesse disturbato, ma non v'è rabbia, v'è quasi una quiete disarmante «Ci ha accompagnato in ogni passo, poichè se è amore, non può essere amicizia.» proferisce freddo sollevando le spalle, prima di indicare poi se stesso «Che sia poco tempo, o eterno, un sorriso, un abbraccio...può fare male. Ti innalzi a giudice di cose che non sai, di ferite che ho guarito da solo, che no starò qui a raccontare.» i passi continuano ad essere ombrosi, silenti, quasi ovattati «Se è vero quello che dici, la decisione era già presa, avrei solo rimandato l'inevitabile, visto che parli di me come una sorta di tentativo di dimenticare.» e qui soffia, rotenado gli occhi sulle orbite «Ricorda solo una cosa, per il futuro. L'amore è un mattone.» annuisce, la mancina si alza, indicando quindi la stanza «Può costruire palazzi meravigliosi...» poi la guarda, sollevando le spalle «...o può trascinare un corpo morto nelle profondità degli abissi.» enigmatico, metaforico, lasciandola così con quella frase prima di andare a chinare la testa «Non ti serbo rancore, nè vorrei mai ti succedesse qualcosa, questo non cambia, non sono un bambino.» mormora ancora, alzando quindi la testa «E qualsiasi altro pensiero io abbia, mi appartiene, condividevo con te ogni singolo paura, timore, pensiero. Sciocco o brutto che fosse, perchè pensavo non ci fossero segreti tra di noi.» scuote la testa, infine mormora «E possiamo continuare a parlare per ore, questo perchè non capisci, non capisci la cosa più importante.» e porta una mano sul proprio petto «Ci sono emozioni che non si spiegano a parole, un giorno lo capirai, tornerai indietro nel palazzo della memoria dei tuoi ricordi e dirai...intendeva forse questo?» non sorride, quasi come se quella reazione di lei lo avesse lasciato senza espressione «Ed ora vai, si è fatto tardi. Non voglio trattenerti oltre.» e con garbo, recupera nuovamente la bottiglia di rum, versandosene ancora un bicchiere, facendo capire che aveva or solo voglia di bere..«Passo D'ombra»«Olfatto sviluppato/Inodore»
01:46
KIMAMA RISTORANTE "CASANOSTRA" - Scuote il capo un paio di volte. «Non ti chiesi di accompagnarmi. Ti proposi la serata, per conoscere gente. Ed anche lì, mi sentii in colpa per essere sparita. Non mi sto giustificando, non sto dicendo che ho fatto la cosa che ritenevo più giusta..» Afferma ascoltandone poi le successive parole. «Io non mi innalzo a giudice. Te l'ho detto, che non voglio fare paragoni..» Umetta le labbra per un istante, lanciando una breve occhiata nella sala andando ad indicare un tavolo. «Nemmeno io dimentico.. Quello che mi dicesti quella sera, è marchiato a fuoco nei miei ricordi. Quello che abbiamo passato insieme.. Ciò che mi hai detto e fatto.. » Sospira sommessamente, con un'espressione contrita. «Io nemmeno serbo rancore.. Ed anche per questo volevo vederti. Non voglio creare casini in famiglia o con il resto.. Nè creartene» Ammette, abbassando le spalle. Fa quindi una pausa, distogliendo lo sguardo. Stringe contro il petto il parka, come a cercare un appiglio. Rimane in silenzio a quelle sue parole, socchiudendo le palpebre per qualche istante «L'essenziale, è invisibile agli occhi.» Citerebbe uno dei suoi libri preferiti. «Io lo capisco, Antony.. Anche se non sembra. » Rialza su di lui lo sguardo, ancora una volta contrito. «Puoi nasconderti dietro una maschera, se vuoi.. Io vedrò sempre oltre. Perchè non si vede bene se non con il cuore.» Altra pausa, in cui si morde il labbro inferiore, lasciandolo libero poco dopo. «Buona notte..Antony» Un ultima occhiata viene donata al mutaforma, mentre china il capo in un cenno breve di saluto. Si getta il parka sulle spalle ed un'altra occhiata viene posata su di lui. Malinconica, triste, l'osserva mentre si va a versare ulteriormente da bere. «Non trattenerti troppo nemmeno tu.» Mormora infine, facendogli un cenno verso il bicchiere e la bottiglia, con quello che vorrebbe essere preoccupazione trasmesso negl'occhi scuri. Infine torna a voltarsi, avviandosi verso l'uscita
01:54
ANTONY RISTORANTE "CASANOSTRA" - Spettrale nelle movenze, cui passi continua a forzare, nel tentativo di camuffare suoni e rumori con il silenzio, ancor qualche scricchiolio, che par dissipare l'aurea quiete che crea ogni di lui movenza, perfino nelle movenze, atte al tentativo di non creare suoni, nel continuare quella ricerca scrupolosa di quella peculiare abilità del proprio retaggio, perfino le gambe, vengono quindi mosse in virtù di tale allenamento, sebbene concentrarsi diviene difficile man mano la conversazione entra nel vivo, a testimonianza è lo sguardo, nel concreto, che se prima portava più spesso le verdi iridi verso le gambe, ora saetta verso ella, ma mai, in nessun momento appare scortese, deciso quello sicuro. Questa volta tuttavia ella non riceve risposte, quasi come se le labbra di lui, fossero stanche di muoversi, sospira e basta, scuotendo appena la testa, quasi come se fosse in una specie di stato in cui perfino esprimersi sembra vano, sebbene lo sguardo si abbassa, stanco, chiaro nell'espressione, visibile sul volto, ma per nulla par aver voglia di spiegarsi oltre «Non l'ho fatto prima, non lo faccio adesso, fai che vuoi.» uniche frasi, quasi come a farle comprendere quanto oramai vano fosse per lui anche solo spiegare oltre, oltretutto inerente alla - famiglia - quasi come a concludere qualsiasi tipo di timore lei avesse nella testa, sul discorso del tavolo, nemmeno alza lo sguardo per osservarlo, solo versa l'ambrato nettare nel proprio vitreo bicchiere, al suo raccomandarsi, lo sguardo si alza, senza badare a tutto quello che è stato detto in precedenza, lasciando cadere di proposito la conversazione «Mi prendo cura io, di me stesso.» conclude, ritornando a quel bicchiere, che finisce di riempire, attendendo che la porta si chiudesse, lasciando quindi intuire lui che era finalmente solo, prende un respiro profondo, godendosi la pace del silenzio che ora s'è creato, mentre le iridi di colpo si riaprono, mentre si guarda intorno, mancina che afferra il bicchiere, non beve, sorregge lo stesso con indice e medio in equilibrio, mentre i passi continuano, leggiadri, silenti, quasi come se oramai per lui contasse solo quello, la determinazione di chi, ora par focalizzata solo sui passi, lasciando oltre quella porta ogni altra cosa. «EXIT».«Passo D'ombra»«Olfatto sviluppato/Inodore»
ANTONY TI SUSSURRA: Notte ^^ grazie della giocata.