10:56 Ewnel[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Il sole splende alto sopra Beriandil, ed il re è desto. Dopo essersi destato nella sua stanza temporanea – finché i suoi appartamenti non verranno disinfestati – si è alzato ed ha proceduto compiendo i tipici gesti svolti al mattino, al risveglio: si è stiracchiato, si è lavato mediante l'uso di una bacinella d'acqua e di un panno, quindi si è abbigliato con abiti semplici, una casacca ampia beige e pantaloni morbidi e dello stesso colore, vestiti simili a quelli indossati la sera precedente. Senza svegliare l'elfa dormiente che gli ha fatto compagnia per tutto l'arco notturno ha quindi aperto la porta che dà sul piccolissimo balcone affacciato sulla cascata abbastanza distante, di cui si può sentire comunque il rumore fragoroso e scrosciante. Si è seduto, a gambe incrociate, appoggiando la schiena al balcone stesso, e si è preparato per un tentativo di introspezione. Dopo i discorsi fatti la sera precedente, aveva bisogno di trovare delle risposte... e forse qualcuna avrebbe potuto trovarla dentro di sé. Non porta armi su di sé, non porta la corona, come gioielli ha soltanto il suo amuleto che funge da catalizzatore magico, ora inservibile, ed i suoi tre anelli rapaci, due nella mandritta ed uno nella mancina, rispettivamente alle dita indice, anulare e medio. Respirando piano, con calma, chiude gli occhi e cerca di focalizzarsi su quanto lo circonda: gli odori, i suoni, le percezioni tattili, per entrare in uno stato meditativo, di coscienza sospesa, come aveva appreso nei lunghissimi decenni trascorsi durante il suo apprendistato come discepolo di Erenduil. L'obbiettivo era quello di trovare Maeglin, ma bisognava che entrasse nel giusto stato d'animo per poterlo fare... sapendo che lo specchio del negromante si trovava dentro il cassetto del comodino, avvolto in un panno.

11:07 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] La nebbia aleggia intorno alla città di Beriandil, scivolando fra le vie, rimanendo sospesa. Il vento è immobile quella tarda mattina, rendendo placidi i suoni dopo la notte di vento e tempesta che si era abbattuta sulla Foresta. L'elfa è ancora lì, nelle camere del Dol-Athar, dopo i discorsi fatti e la successiva proposta a rimanere. I lunghi capelli blu cobalto circondano la sua figura, ricadendo in morbide e scomposte onde sul cuscino, in netto contrasto con le lenzuola bianche. La pelle è violacea, di un pallido color glicine, priva di imperfezioni. Le palpebre ancora serrate, in quello che parebbe essere un sogno, con i due tatuaggi che ne solcano il viso dalle sopracciglia fino alle guance, due punte di lancia che rappresentano il suo passato in quel colore più scuro e quasi porpora. Il lenzuolo copre la sua figura, disegnandone la sagoma. Il respiro lento, regolare. Nel dormiveglia, si girerebbe verso il lato solitamente occupato dal sovrano, ricercandone le fattezze con la mano destra ed agguantando il vuoto. Una sottile linea fra il sogno e la realtà, celato dietro un lieve mugolio che viene emesso dalle labbra dell'eledh. Ancora non apre gli occhi, la mente ancorata ala sogno che stava facendo.

Reverie, il viaggio dentro sè stessi. Una pratica tanto semplice quanto insidiosa. Appena fuori l'acqua che scroscia nella cascata non molto lontano, è l'elemento naturale preponderante, tanto che nella prima fase di concentrazione di Ewnel l'udito non riesce a distinguere altri suoi, persino l'odore ricorda l'umidità e le microparticelle d'acqua che risalgono proprio ai piedi della cascata. EDELWEN dorme ancora, placidamente in quel tardo mattino velato della nebbia. Il suo è il tipico sogno del mattino, quello più intenso in cui la mente è più lucida e presente nell'attraversare l'elaborazione fantasiosa delle trame del sogno. Una volta tanto, il riposo la bacia di tenerezza e tepore, complice la notte passata insieme ad Ewnel

11:21 Ewnel[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Un po' alla volta, il respiro già di suo calmo viene regolarizzato, perfino misurato in profondità e durata d'inspirazione ed espirazione, nel tentativo di simulare quanto più possibilmente una regolarità fin quasi meccanica, armonizzata con ciò che circonda l'elfo: l'aria umida dell'acqua della cascata e del terreno, la luce del sole che viene filtrata e rifratta tra le particelle di nebbia, il lontano schiamazzo di alcuni infanti e cittadini intenti a compiere le proprie attività, il richiamo degli animali che popolano Beriandil e le foreste che circondano il regno, ed ogni altra sorta di sensazione. L'elfo cerca quindi, una volta immerso in tutte queste sensazioni, di astrarsi da essi focalizzandosi su di un pensiero, per compiere un viaggio introspettivo, alla ricerca di qualcosa, qualcuno, e delle risposte alle tante domande che lo angustiano in questo periodo così cupo, per tutto il continente. Cerca quindi di far emergere nella mente un pensiero, come un suono leggero, un arpeggio distante: Maeglin.

11:24 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Era un sogno tranquillo, il suo, uno dei pochi che davvero aveva fatto dopo la guerra a Manahar. Dopo l'infernale settimana di incubi in qualsiasi momento della giornata. Ma si stava svegliando. I contorni del sogno diventavano meno nitidi, molto sfocati. Probabilmente anche a causa di quello che stava cercando: la figura dell'elfo. La propria mano incontra il vuoto, il nulla, ed un nuovo mugolio le esce dalle labbra, stringendo gli occhi. La luce del sole, sebbene più flebile e in parte catturata dalla nebbia, raggiunge quel ll'angolo della stanza in cui si trovava. Melamin.. Un sussurro flebile appena percettibile e distante e che probabilmente non riuscirebbe a raggiungerlo, mentre si rigira nel letto. Con difficoltà, si distacca dal sogno che stava facendo. Dischiuderebbe gl'occhi, lasciando che gli occhi candidi per qualche attimo iniziassero a mettere a fuoco la stanza, il lenzuolo, il cuscino accanto al proprio, giusto per notare che l'elfo si era già alzato. Ancora aggrappata con la mente a quel sogno, che cerca di rievocare mentre inizierebbe a prendere confidenza con quella nuova giornata. Umetta le labbra, sbatte più volte le palpebre, rimanendo ancora sdraiata, con quel solo lenzuolo a coprirne le fattezze e la pelle glicine.

Ewnel finisce con il distrarsi, aperto com'è nell'ascoltare la vita pullulante di Beriandil, fatta di molteplici creature e molteplici intenti è più proiettato ad un'esperienza sensoriale esterna che non ad una ricerca interiore. Il nome intimamente invocato del necromante è come un urlo ad di sopra di tutti i suoi esterni, ma che non produce alcun effetto. EDELWEN in quel primo tentativo di riconoscere il suo amato a fianco, trova quel letto vuoto, ma su cui è ancora impresso il calore di Ewnel: non si è alzato da molto dal loro talamo. Lo specchio delle anime è nel cassetto, coperto.

11:44Ewnel [Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Prova e riprova a concentrarsi... ma gli stimoli esterni sono troppi per permettergli di entrare in sintonia con i pensieri che cerca di evocare. Così... rimane immobile, semplicemente cercando la calma. Il pensiero che gli è uscito spontaneo, di fronte all'echeggiare vuoto ed infruttuoso del nome del negromante nella sua mente: se non risponde al richiamo, potrebbe emergere naturalmente. O magari no.

11:48 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] La mente inizia a divenire più lucida, ad abbandonare gli ultimi sprazzi di quel sogno che l'aveva cullata fino a qualche istante fa. Ormai sveglia, gli occhi aperti ad osservare lo spazio vuoto lasciato dall'elfo, andrebbe lentamente a sollevarsi sul materasso mettendosi seduta. La mano destra rimane sul materasso, con il palmo rivolto verso il basso. La sinistra invece trattiene il lenzuolo per non farlo scivolare. Non che provasse particolare vergogna nel farsi vedere in quello stato dal compagno, ma era un qualcosa di istintivo e forse anche per non far totalmente disperdere il calore. Si guarda intorno, la stanza apparentemente silenziosa. Non vedeva traccia dell'elfo, ma non sembrava qualcosa preoccupante o che ne potesse alimentare l'ansia. I lunghi capelli cobalto le ricadono intorno il viso, sulle spalle, fino a sfiorare la pelle nuda della schiena solleticandola. E senza emettere una sola parola, farebbe scivolare il piede sinistro, seguito poi dal destro, per scendere dal letto, andando ad afferrare una delle vestaglie che appartenevano probabilmente all'eledh per gettarsela intorno le spalle ed indossarla. La stoffa ne coprirebbe le fattezze messe a nudo, celandole fino all'altezza dei polpacci. Una volta chiusa e fermata con una cintura di stoffa, tornerebbe all'esplorazione della stanza, per vedere se l'elfo si trovava ancora lì o se era uscito.

Ewnel è seduto su quel piccolo balcone che affaccia sulla cascata. EDELWEN potrà vedere le porte balcone aperte e poco oltre la figura del sovrano seduto e raccolto nel proprio silenzio. La concentrazione ritrovata di Ewnel fa si che gli altri suoni non siano molesti e la mente possa essere salda sul proprio obiettivo. Nuovamente il suono della cascata si fa preponderante ed il fluire dell'acqua diventa un suono remoto, lontano che lo fa scivolare dentro di sè.

12:06Ewnel E così, come l'acqua scivola tra le rocce dilavandole, accarezzandole, blandendole e malleandole poco a poco, così la coscienza si lascia trasportare, scivolando oltre i cancelli della consapevolezza, diretto nel reame remoto dell'inconscio. I muscoli posturali dell'elfo vengono tenuti rigidi e in posizione, in minor numero possibile, così da consentirgli di non essere disturbato dalle influenze esterne dovute alla scomodità della seduta o altre possibili ingerenze. Tutto ciò che non è necessario viene rilassato, e... per ora, come una foglia che cade da un albero si lascia cullare dal vento prima di atterrare, così la mente del dol-athar cerca di minimizzarsi, immergendosi matrioskamente in sé stessa.

12:11 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] La morbida stoffa, di un tenue bianco dai ricchi bordi verdi e oro, ricade sul corpo stretta in vita dalla cintura ricamata al medesimo modo. L'attenzione ricade sulla porta che conduce al balcone, lasciata aperta probabilmente quando l'elfo era uscito. Il passo scalzo viene mosso lungo il pavimento, girando intorno al letto verso la quale dona giusto un breve sguardo. Si avvicina con lentezza alla porta, affacciandosi per notare la figura del sovrano. Le labbra si schiudono, forse per pronunciare qualcsa, ma si ferma nell'osservarlo. Ne studia il comportamento, la postura, si sofferma sul viso e sui lineamenti. Inclina appena il proprio capo, con una leggera curiosità ma decisa a non disturbarlo, tornerebbe all'interno della stanza andando a ricercare i propri abiti abbandonati in più punti della camera intorno al letto. Impiega quindi i minuti successivi per darsi una rinfrescata veloce, per poi rivestirsi anche per evitare eventuali incursioni da parte di paggi o ancelle, che nel trovarla in quello stato potrebbero fare non poche domande. Si concede quindi qualche attimo per sé, tendendo sempre l'orecchio ad eventuali suoni sconosciuti o richiami da parte dell'elfo.

Ewnel è immerso nella ricerca dentro di sè. L'acqua continua a fluire, ma è buio e non ci sono luci in quell'antro che la mente di Ewnel visualizza, immagine metafora del suo io interiore privato della luce elfica. Suoni e odori sono quelli di terra umida, muschio, acqua che scoscia e fluisce e fa eco nel buio vuoto in cui è immerso. Dall'esterno EDELWEN può accertarsi che è tutto regolare, niente di strano se non un possibile esercizio di meditazione per Ewnel, al momento nulla può allarmarla.

12:27Ewnel Ed ecco che, ritrovandosi in un ambiente buio, qualcosa stride in lui. È come un cigolio sospetto di un meccanismo non oleato, o uno scricchiolio che non riesci ad identificare in un bosco buio. Quell'oscurità, o meglio quella mancanza di luce, non è nulla di buono, e lui lo sa, lo sente... anche se non può farci nulla, e forse ciò rende il tutto ancora peggiore. Tuttavia le percezioni eidetiche che riesce a rievocare sono conosciute, sono famigliari, ricordi e sensazioni piacevoli che non gli intimano un'immediata fuga. Il suo pensiero razionale, ritrovandosi rallentato e limitato in quest'esperienza, sicuramente fatica a prendere coscienza di cosa è e cosa non è, in un mondo fatto di ricordi, pensieri, sensazioni, emozioni reconditi, ma una consapevolezza si affaccia: se sta davvero cercando Maeglin, allora forse si nasconde in un luogo buio, come tetro era il sotterraneo a lui appartenuto, e nera era la sua anima di negromante. Così, allo stesso modo in cui suonerebbero tre note di un arpeggio, con una cautela forse non necessaria, evoca di nuovo tale nome: “Ma... e... glin...”

12:33 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Si muove all'interno della stanza, raccogliendo i propri abiti per poi recarsi al catino lavandosi infine il viso per eliminare gli ultimi sprazzi di sonno che ancora lo solcavano. Tranquilla in quell'attimo di quotidianetà, si concede di rinfrescarsi a dovere per poi rivestirsi ed abbandonare la vestaglia sulla poltrona dove l'aveva trovata. Una casacca bianca, lievemente sgualcita a causa del "maltrattamento" subito la notte precedente. A maniche lunghe ed ampie per poi stringersi all'altezza dei polsi, presentava diversi decori dorati floreali fra il colletto ed il petto. Un pantalone scuro, che fascia interamente le gambe atletiche e flessuose. Non indossa gli stivaletti per il momento, preferendo il rimanere scalza. Stava finendo di allacciare il pantalone, mentre il passo viene nuovamente mosso verso la porta che conduce al balcone. Un'altra occhiata donata all'elfo ancora in meditazione. Non una parola od un suono viene emesso, conscia di quello stato meditativo poiché non era la prima volta in quei mesi passati insieme che lo vedeva. Umetta semplicemente le labbra, senza ancora avvicinarsi ma stanziando sotto l'arco. Uno sguardo donato alla natura oltre quel balcone, quello che poteva recepire con il proprio sguardo da quella posizione.

L'elfo in quell'altro remoto del suo io, cerca di afferrare i propri ricordi e affetti, per restare a questi aggrappato, prima di tentare un approccio con Maeglin, di cui al momento non c'è traccia. Avverte una propria agitazione e presto quel buio si pullula delle sue ansie: lui che si specchia ed invece di vedere il proprio volto vede quello di Maeglin.... una risata grottesca che fa eco mentre più in sordina risuona «Ewnel... sei come me.» Al nome pronunciato intimamente da Ewnel e alla sua esperienza interiore, corrisponde nel reale ad una vibrazione, qualcosa che si sta muovendo. EDELWEN nell'immediato non comprende certamente cosa possa essere quello strano suono, come di qualcosa che stia strisciando e cozzando sul legno.

Ewnel -10 punti energia

12:54Ewnel La comparsa rinnovata di quel volto specchiato, quello del negromante che si sovrappone e poi soppianta il suo, porta Ewnel a sussultare, anche se limitatamente: è un sussulto interiore, che assai poco si ripercuote nella realtà, eppure... lo fa. Una mescolanza di sensazioni si unisce ad emozioni pregresse provate verso quella figura: disgusto, odio, rabbia... anche se una volta la sua mente è stata piegata da lui, non significhi che lui l'abbia accettato, anzi. Quel che viene tentato di fare, pertanto, è di resistere il più possibile all'impulso di andarsene, o di cercare di combattere quel lato di sé, almeno... per ora. “Maeglin... io... non sono come te. Io non sono te, non lo sarò mai. Eppure...” Affrontare una manifestazione di una creatura tanto nefanda non è semplice, anche solo all'interno di una reverie, ed Ewnel potrebbe manifestare dei segnali visibili del suo sforzo, che è appena agli inizi. “Tu mi hai detto tante cose, fatto promesse. Menzogne. Tutto ciò che sto ricavando non è che fumo. Creature aberranti minacciano il mio popolo, e non ho i mezzi per contrastarle. Nemmeno tu li avevi.” Questo è un chiaro tentativo di beffarsi della figura del negromante, è palese, non c'è il minimo tentativo di celarlo.

12:56 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] La spalla sinistra viene poggiata contro lo stipite dell'uscio, le braccia incrociate all'altezza del petto poco sotto lo sterno. Gli occhi bianchi osservano il paesaggio, beandosi di quei momenti di pace e silenzio, distante dagli impegni che l'avrebbero altrimenti portata distante dalla sua figura. E non solo fisicamente, anche psicologicamente. Nascondersi, dietro quella che ogni giorno appariva più come un'evidenza, la faceva rifuggiare in quei momenti che riusciva a spendere in sua compagnia distanti dagli sguardi. Umetta le labbra, mentre una strana sensazione si faceva avanti. Corruga la fronte, mentre un brivido le percorre la schiena. La mente si discosta da quei pensieri, mentre verrebbe teso il proprio UDITO SVILUPPATO nel percepire un rumore diverso da quello che aveva ascoltato fino a quel momento, non appartenente sicuramente alla natura che li circondavano. Cerca di comprendere di cosa si tratti, resa leggermente inquieta dopo gli avvenimenti cui ha assistito negli ultimi tempi. Lo sguardo ricade nuovamente sull'elfo, studiandone l'eventuale espressione dipinta sul volto, non sapendo in effetti cosa stesse facendo oltre a meditare. Si scosta dunque dalla porta, andando a ricercare con la propria VISTA SUPERIORE costa stesse producendo quel rumore strano anche gettando un occhio all'interno della stanza, verso la scrivania e poi verso il capezzale dalla quale si era alzata da poco.

Ewnel è nel profondo della sua meditazione, nel suo io. In quel luogo buio e senza luce, senza speranza riecheggia nuovamente la voce sordida e tetra del necromante «Noto con piacere, erede di Beriandil, che avete una gran sete di potere. Avete persino aperto una porta proibita, seguito le tracce di qualcosa che i vostri predecessori avevano avuto la premura di cancellare... » nonostante sia immerso nel suo inconscio, a lottare contro le sue colpe, avverte come se fosse reale la mano avvizzita lisciare il bel volto del regnante, proprio come la prima volta, nello specchio. Ogni qual volta che parla quel necromante, la sensazione resta la stessa, il sentirsi perdere ed essere alla sua mercè. «...quanto siete desideroso di accumulare altro potere sporcando irrimediabilmente la stirpe di Iri?» tutto si sta ripetendo uguale. EDELWEN, grazie al suo udito, capisce che il vibrare proviene dal cassetto, nei pressi del letto: ancora una volta avverte il vibrare, più forte, a tal punto che il cassetto si apre di poco, quel tanto da far intravvedere il panno.

Ewnel -10 punti energia

13:23Ewnel Per fortuna di Ewnel, anche se il necromante è riuscito in un'occasione a piegare il suo volere, a gettarlo nell'oscurità e ad indurlo a lasciarsi andare alla sconfitta, quello che egli dice e ripete fa perno esattamente sugli stessi punti cardine a cui il dol-athar tiene davvero. “Il potere non è nulla senza controllo, Maeglin. I tuoi giocattoli sono del tutto inutili” ancora, ci prova a beffarsi di lui... ma a ragion veduta, dato che fino ad ora non ha avuto prova del contrario di quanto afferma. “Io ho aperto la porta proibita, è vero... perché volevo capire chi fossi, come eri diventato ciò che sei diventato e perché. Non è chiudendo l'ombra in un cassetto che la si annienta, ma portando la luce...” la stessa che lui aveva perduto, per colpa di Maeglin. La rabbia monta nell'elfo, cosciente che ora si trova dinnanzi a colui che gli sta rovinando la vita... anche se fosse soltanto una proiezione immaginaria, nel suo subconscio. È stato sconfitto, nel loro passato confronto, ma questa volta ci è arrivato preparato, e determinato. “Io non ho alcuna intenzione di sporcare la mia stirpe. Tu hai macchiato il mio animo... e troverò il modo di estirparti, prima o dopo. Sei inutile, tossico... come i tuoi giocattoli, e le tue parole sono veleno. Mostrami perché dovrei continuare a darmi bado, o... svanisci per sempre!”

13:25 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Le braccia ricadono lungo i fianchi, trovando la fonte originale di quel rumore insolito e sinistro. Gli occhi bianchi catturano il movimento del cassetto, non senza che un nuovo brivido le percorra la schiena. Ewnel.. Che stai facendo? La domanda sorge spontanea, sebbene non venga esattamente espressa a voce così alta e al diretto interlocutore. La preoccupazione va ora a solcare il bel viso color glicine, lanciando un'occhiata al sovrano per comprendere se stesse bene. Ma quel rumore, quell'insistenza da parte dello specchio nell'essere trovato e visto dall'elfa la fa muovere all'interno della stanza per avvicinarsi al letto e al cassetto in questione. Il passo lento e misurato, viene infine fermato. Un'espressione medidabonda si dipinge sul volto. Con quella che non è esattamente curiosità, più una tremenda sensazione che si fa spazio. Osserva il cassetto parzialmente aperto da quel movimento che rende praticamente vivo quell'oggetto. Un'imprecazione le esce dunque dalle labbra, a denti stretti, e molto più simile al proprio dialetto a tratti differente da quello del Beriandil. Con molta cautela, tenderebbe la mano destra verso il cassetto, per scostarlo ed aprirlo, e successivamente posare lo sguardo sullo specchio coperto come sempre da quella stoffa. L'istinto primordiale di distruggerlo si fa nuovamente strada dentro di sé. Smettila. Sibila a denti stretti, come se potesse in qualche modo parlare con qualcuno.

Ewnel sembra non aver ancora capito che sta facendo solo i conti con la sua coscienza, in cui Maeglin instillò i dubbi più atroci. Ciò che la mente gli mostra è la ricerca del TOMO OSCURO, che quasi gli costò la vita, poi ancora l'apertura di quel muro sigillato, il corridoio con le trappole dove a stento sono sopravvissuti, sacrificando Siomir e Ksander. Poi ancora l'apertura dell'ultima porta, fatta con leggerezza a tal punto da aver lasciato uscire gli spettri, anime condannate all'agonia eterna che ora infestano il Beriandil. Nell'eco di quel vuoto «... è colpa mia» ha lo stesso tono della voce di Ewnel «ho aperto io quella porta... io ho aperto quel libro... io ho voluto aprire il laboratorio» Il viaggio interiore è solo l'affrontare sè stessi. E' invece EDELWEN l'unica che interagisce con il concreto ed il reale. Raccoglie lo specchio che seppur coperto, nella sua mano vibra, come se stesse per accadere qualcosa. La nebbia densa, entra dalla porta balcone e la stanza diventa fosca nonostante il mezzodì

Ewnel -10 punti energia (Tot -30)

14:21Ewnel E così, nonostante la rabbia ed il risentimento per Maeglin, che in verità non risulta essere altro se non una parte intima di Ewnel fatta realtà, quest'ultimo si ritrova a combattere contro la nebbia... metaforicamente, in lui, ma non tanto metaforicamente nella realtà, visto l'assieparsi di tale fenomeno atmosferico nei pressi del fortilizio e dei dintorni della camera in cui si trovano lui ed EDELWEN. Egli non riesce a sentire l'elfa, è totalmente immerso nel suo subconscio, e lì... arriva il senso di colpa, come una mazzata che lo colpisce ai reni. Un vero colpo basso, che per il momento assesta un duro colpo all'animo del re. “È... è vero, è colpa mia. Tutto questo è successo a causa mia.” Una consapevolezza, un peso, che ha dovuto portare fin dall'inizio: la responsabilità di una scelta difficile. Ma... “Ma io... l'ho fatto per il bene di Beriandil. Per il reame, per il popolo, per la luce...” pensieri leggeri, di cui è convinto fermamente ma, in questo mare di colpa, fluttuano sospesi. “Posso ancora rimediare, posso fare la cosa giusta...” una consapevolezza, questa, un piccolo barlume di speranza che germoglia e cresce in lui. La forza di un animo devoto, anche se ad oggi spezzato.

14:23 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Il cassetto continuava a tremare sotto l'insistenza dello specchio. Questo viene sollevato e trattenuto dal manico con la mano destra. Il tremore prosegue, dalla sua mano fin lungo il braccio. Lo mantiene basso, il braccio teso, un'espressione severa e quasi disgustata sul volto per quello che rappresenta l'oggetto. Lo sguardo si leva dall'artefatto, voltandosi verso il balcone e notando la nebbia che iniziava ad addensarsi. Come se del fumo fosse appena entrato dal balcone. Ewnel.. Il tono si fa preoccupato, mentre tenterebbe di avvicinarsi nuovamente verso la porta che dà sul balcone sentendo vibrare quell'oggetto con fare sinistro, ricercando la figura dell'elfo in mezzo a quella nebbia più densa. Che non smette e continua a farsi insistente. La sensazione che qualcosa stia per accadere, quel sesto senso che non riesce a sopire da ormai diverse settimane. L'espressione sul volto dell'elfa si fa irata adesso, con le sopracciglia che quasi si toccano. Adesso basta! Tuona fermando il proprio passo vicino alla porta ed abbassando lo sguardo sullo specchio. Che tu sia dannato, Maeglin. Lascialo in pace! La voce ferma, rotta solo dalla rabbia che sta provando al momento. La mano sinistra andrebbe quindi a scostare la stoffa che ne tiene celata la superfice riflettente, forse in un gesto disperato di affrontare personalmente il necromante.

Ophiuco sussurra a EDELWEN: scusami, colpa mia nell'azione precedente ho detto ce l'avevi in mano lo specchio quando invece avevi aperto il cassetto. Potevi dirmelo, posso sbagliare pure io XDDDD

EDELWEN sussurra a ophiuco: nah, vabbe, lo avrei preso in seguito XD

Ewnel ha finalmente capito che sta affrontando solo i suoi "demoni" e lì, in lui, non c'è nessun Maeglin se non un re e mago orgoglioso e avido di potere, a cui si contrappone una creatura misera corrosa dai suoi sensi di colpa. «...come?» fa eco una voce lontana, femminile e non nota, che risuona in quel vuoto in cui scivola la sua coscienza in quel viaggio interiore. EDELWEN urla prendendosela con Maeglin... anche lei. Ognuno è causa delle proprie azioni e si sa che Beriandil è diventato centro ricreativo per gli spettri oramai da un lustro, da quando fu aperto il laboratorio. Il tipico tocco gelido di qualcosa che l'attraversa, EDELWEN riconosce quella sensazione accompagnata da quella fosca nebbia che priva di luce la stanza. Un bisbigliare, insistente ma non decifrabile per il suo orecchio, il velo che separa i vivi ed i morti è impenetrabile. Solo lo SPECCHIO DELLE ANIME può.

 Ewnel -10 energia (TOT. -40) EDELWEN -50 energia

14:45Ewnel È proprio la voce femminile, in quanto non nota, a fare in modo che l'elfo guardi fuori dal baratro in cui è precipitato. In mezzo alla miseria, l'autocommiserazione, la colpevolezza, la rabbia, la tristezza, il senso di colpa, è quella voce sconosciuta e distante che lo tocca, come un appiglio a cui aggrapparsi. “Non... lo so” ammette, a sé stesso, ed a chiunque sia in ascolto dei suoi pensieri, del suo io. “Deve esserci una maniera, devo trovare un modo... modo... odo...” echeggia il suono della voce in quel nulla distante ed interiore, come un micro-universo in grado di contenere tutto ciò che Ewnel è, è stato, e forse... sarà. “Forse, se chiedessi il perdono della nostra Grande Madre...” ad Iri ovviamente fa riferimento, ritrovandosi sospeso... ignaro di quello che sta succedendo al di fuori di sé, di quello che sta patendo EDELWEN, di ciò che si sta scatenando e si scatenerà a breve nelle immediate circostanze.

14:51 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Tolta la stoffa che teneva coperto lo specchio, viene quasi subito investita da quella sensazione di gelo che si insidia fin dentro le ossa. E la cosa peggiore era la familiaretà del momento. Il gelo già provato nel laboratorio, o nella Foresta, o ancora nelle stanze occupate in precedenza. E quel bisbiglio indecifrabile che le farebbe sollevare la pelle dietro la nuca, rabbrividendo ancora una volta. Tenderebbe l'orecchio, per cercare di comprendere cosa significassero i bisbigli con il proprio UDITO SVILUPPATO Trattiene lo specchio con la mano destra, mentre la sinistra tiene stretta la stoffa, pronta a gettarla sopra di questo se necessario. La nebbia sembra farsi più fitta intorno a sé. Non possedeva poteri magici di sorta, era solo una cacciatrice. Non sapeva cosa potesse fare per far fermare tutto questo. Gestta così gli occhi bianchi sulla superfice dello specchio, sollevandolo alla propria altezza del viso. Ora basta. Sibila ancora una volta, ricercando qualcos'altro oltre alla propria figura riflessa, se è questa quella che vi troverà. Lascia in pace questi luoghi.. Lascia in pace lui.

Improvvisamente, in quel profondo in cui Ewnel è raccolto, buio e vuoto, una scintilla, vagante come una lucciola in danza rischiara quell'ombra. Un principio da cui ricominciare. EDELWEN guarda nello specchio ed alle sue spalle vi è nuovamente la "sposa fantasma" vista giorni addietro, in quel vestito da celebrazione che non fu mai usato. Nonostante l'aspetto grottesco che impone la morte, quello spirito vagante cerca di parlarle tramite lo specchio «...lui sta viaggiano nei mondi interiori... » la mano bianca si distende indicando Ewnel mentre i cenci discinti penzolano oltre il braccio. «... non posso andarmene, non possiamo andarcene » il tono rassegnato e mesto si ode tramite lo specchio, così come la figura di quella donna trapassata. « io... devo raggiungere l'altare... mo anam, mo anam» da che sembrava più sensato il suo parlare, nuovamente lo spettrro rivive il passato a cui è legato in un loop che lo incatena. «portami all'altare... portami da mo anam. » supplichevole il fantasma si specchia nell'artefatto sperando di poter essere ascoltato.

Ewnel -10 energia (TOT. -50) EDELWEN (TOT. -50 energia)

15:18Ewnel La scintilla attira tutta l'attenzione del dol-athar. Una luce mite, flebile, ma calda... la speranza. E come se ogni cosa dipendesse da questo, cerca di lanciarsi per raggiungerla, nel tentativo di farla propria, e... alimentarla, in qualche modo. Con quella piccola lucina, le tenebre in cui è immerso sembrano meno terribili ed angoscianti, al povero Ewnel, che sta vivendo il tutto nella sua mente, mentre fuori di lui EDELWEN sta avendo un incontro decisamente inusuale. “Se ammetterò le mie colpe, se avrò l'umiltà di rimettermi ad Iri... forse lei potrà mostrarmi come rimettere le cose a posto...” è il pensiero che il re di Beriandil lascia trapelare, come una coperta avvolgente con il quale scaldarsi, in un tetro buio, rischiarato soltanto da quel piccolo lumino di speranza.

15:22 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] Trattiene per un momento il respiro, posando il proprio sguardo sulla figura della donna grottesca che già aveva visto. Solleva di poco il mento, mentre un'espressione swvera si dipinge sul viso. L'ascolta, con molta attenzione. Lo sguardo cade irremidibilmente in direzione di Ewnel, per poi tornare sullo spettro. Di che altare si tratta? Se ti aiuto, lascerete questo mondo? Ci lascerete in pace? La voce risuona seria perfino per le proprie orecchie. Cos'è, Mo Anam? Domanda, non comprendendo di se si trattava di un luogo od una persona. Od ancora un oggetto. Gli occhi bianchi ritornano su di lei, cercando di scorgere eventuali altri dettagli sulla quale non si era soffermata in precedenza. La scruta, mentre attende una risposta, cercando di comprendere nelle sue fattezze a che razza appartenesse. Dimmi come posso aiutarti. Aggiunge ora, ricercando un tono meno severo, forse accondiscendente, mentre sente le proprie energie prosciugarsi continuamente nello sforzo di mantenere quel contatto.

Ewnel ha trovato la pace nel suo tormento, con quella fievole stilla di luce ritrovata neel suo io più profondo, può risalire oltre le acque del proprio inconscio e riemergere nella sua consapevolezza del qui ed ora, razionale e concreta. Un Ridestarsi che deve essere lento considerando la profondità stessa della meditazione raggiunta. EDELWEN finalmente riesce esser e più risolutiva davanti allo spettro e tramite lo specchio riuscirà a parlare con la donna in abiti da sposa. Lo spettro annuisce. «il mio amato, il mio amato Gaewen... l'altare la tempio di Iri. Era tutto pronto, dovevamo sposarci... uno elfo della corte... mi avvicinò... "avete l'abito sporco, potrebbe una sposa in questo giorno presentarsi così al suo amato e ad Iri?" ... non sono più tornata»

15:46Ewnel Aggrappandosi a quella stilla di luce, come se fosse una corda, poco a poco Ewnel può tornare a risalire. In lui alberga ancora quella tenebra, dovuta allo spegnimento della luce che brillava nel suo animo, tuttavia... una scintilla ancora resiste, che potrebbe intensificarsi e crescere, oppure... spegnersi del tutto. Non è cosciente di quel che sta accadendo attorno a lui, non sa dello spettro, quindi prosegue nella sua lenta e graduale risalita, che lo porterà a risvegliarsi nel giro di qualche minuto. Nel frattempo, dall'esterno, egli rimane impassibile, una statua immobile di pietra.

15:51 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] L'ascolta e l'osserva nuovamente, stringendo le labbra. Vi è una sorta di pietà nel suo sguardo, una tristezza intrinseca a quelle parole. Non avrebbero dovuto, quell'elfo. Il vostro uomo vi avrebbe amata in ogni caso, lo sapete vero? Stringe le labbra, annuendo piano col capo. Vi aiuterò. Non temete.. Troverete la pace.. Una promessa la sua, per quello che poteva concederle lo spettro. La sensazione di gelo era ancora li nelle ossa, ma al contempo non sembrava che le proprie energie continuassero a venir risucchiate da chissà quale entità. Non si avvede di quello che accade a Ewnel, in quel suo voler affrontare cosa c'era nello specchio. Umetta le labbra, annuendo con più risolutezza. Riposate ora, non temete… Vi aiuteremo a ritrovarlo e a ricongiungervi con lui. Una nuova risolutezza che cerca di trasmettere nella propria voce.

Ewnel si sarebbe ridestato senza problemi, ma forte della nuova speranza, una luce minuscola da cui ricominciare. La sposa spettro annuisce ancora e svanisce, portando via con sè la foschia che oscurava la stanza. Tutto torna alla norma: lo specchio non riflette più nessun altra immagine se non quella di EDELWEN, nessun altra voce. La stanza torna a riempirsi della luce del pomeriggio e con essa torna la serenità -fine-

16:16Ewnel Un po' alla volta, l'elfo si risveglierà. Sarà provato dall'esperienza, più o meno quanto lo è EDELWEN... ci vorrà tempo affinché i due recuperino le forze, affinché si confrontino, e capiscano come e cosa fare. Soltanto dopo una luuuunga chiacchierata, finalmente, i due si allontaneranno, probabilmente per mettere qualcosa sotto i denti, oppure... per prestare fede a quanto detto/chiesto durante i loro colloqui privati. ||

16:18 Edelwen[Fortilizio | Alloggi di Ewnel] E' il suo riflesso quello che vede ora nello specchio. Concentrata sulla sua figura, non aveva notato subito che la nebbia iniziava a diradarsi fino a sparire. Il sole tornava a brillare, trattenuto giusto da una nebbiolina più naturale che donava a quella giornata un'aria più soffusa e mistica, ma non più tetra come poco prima. Abbassa infine lo specchio, andandolo ad avvolgere nuovamente con la stoffa. Una parte di sé le suggeriva che non sarebbe stato più necessario, almeno per il momento. E senza attendere oltre, raggiungerebbe l'elfo per controllare che stia bene e raccontargli quanto accaduto e scoperto, sperando forse di trovare una soluzione a tutto quel caos e quelle tenebre discese su di loro.||