22:08 Daenith [ Gazebo ] Il venticello continua a soffiare, sfiorandole le guance rosate. Alcune ciocche di capelli del colore dell'oro vanno a sfiorarle il viso, altre rimangono immobili. Suo unico vanto, quel crine che dal sole sembrano aver preso i riflessi. Gli occhi sono come due preziosi smeraldi. Brillano nella notte, in quel verde intenso che richiama la passione e l'intelligenza che alberga nel suo animo. Passi sopraggiungono. Una cadenza lenta, ma regolare, sembra calpestare il sentiero che si avvicina al gazebo. Non sembra allarmarsi, anzi. Un p? di compagnia poteva anche farle bene, in fondo. Lentamente, si solleva da quella panchina, facendo ricadere parte dei capelli sul petto, altri dietro la schiena. Lo sguardo va a cercare l'entrata del gazebo, quando percepisce che i passi si sono interrotti. Non fa nulla per nascondere le orecchie a punta. Anzi, sembra quasi cercare di metterle bene in mostra. La luce della lanterna illuminerebbe cos? quella figura magra, ma non troppo da risultare sproporzionata. La pelle appare priva di imperfezioni, visto il sangue misto che circola nelle sue vene. Permane in silenzio, con il mantello poggiato sulle spalle in modo da ripararsi un p? da quel leggero vento e dalle temperature non propriamente tipiche di quel periodo.
22:12 Aran : [ Gazebo ] Nel bianco, infinito getta lo sguardo marino cercando risposte ai suoi perch?, ancora una volta quella visione, quel ricordo, quel rimorso. Si china appena lo sguardo, come ferito nel scoprir la verit?, verso il suolo ove la sua immaginazione non vede che fiori, rigogliosi e splendenti in quel bianco senza spazio e tempo. Invece il pellegrino se ne sta immobile al centro dell'attenzione altrui vicino la panchina mentre affoga nel mare della follia. Quasi potesse sentire una bianca mano poggiarsi sulla mancina spalla, discendendo appena all'altezza del bicipite, e ancora quella voce, quella maledetta voce dal celestiale tono. Scosterebbe il rammento per focalizzare le marine sull'altro presente poco distante,le violacee labbia si disciudon a proferar alito di vento « Salute a voi..» atono il dire. Il marziale riprenderebbe poi in direzione della ragazza,superandola fino a trovarsela alle spalle. Il guado alla distanza,permane immutato il diafano volto.ue
22:24 Daenith [ Gazebo ] Quella figura stanzia li, immobile. La fissa, come se stesse cercando di compredere l'arcano della sua vita, che lo ha condotto li. E' silenzio, almeno fino a quando non sembra destarsi da una profonda trance. Corruga la fronte, visibilmente incuriosita ma attenta nel farlo capire. «Salute a Voi..» Risponde con tono pi? espressivo dell'umano, basso e freddo al contempo. Sente i capelli smuoversi, mentre lascia scivolare entrambi i piedi verso il terreno, in modo da sedersi sulla panchina. Gli occhi lo seguono, anche quando la supera sotto a quel gazebo. A terra v'? ancora la lanterna e senza pensarci molto, si china in avanti per raccoglierla e successivamente posarla sulla panchina, alla propria destra. Si schiarisce poi la gola, con un leggero colpo di tosse. «Splendida serata, nevvero?» Domanda, giusto per fare conversazione. Non l'osserva. Sposta lo sguardo di smeraldo verso i giardini, che si possono osservare da quella posizione. E' giusto uno scorcio, quel tanto da concederle di osservare anche parte del cielo coperto.
22:31 Aran : [ Gazebo ] Presto il silenzio viene infranto ancora una volta, quasi non vi fosse tempo per quel dolce compagno che spesso lo accompagna, no fa rumore, ? solo di compagnia nelle lunghe ore della notte ed in quelle del giorno che ormai nemmeno ricorda come sia...dimanda ora quella femminil voce al suo orecchio che lo sguardo ancor non si concede. Lascia che il silenzio riempa ancora una volta quella pausa che precede la sua risposta. [Basta poco per essere una bella giornata...] confida il sussurro della mortal voce degli inferi. Una piccola risata, dall'animo sbarazzino proviene dalle sue spalle, quasi avesse detto qualcosa di assurdo e divertente?[una raggio di sole nel cielo,un sorriso in tasca e una speranza nel cuore] profera pungente poi quasi divertito da quella insolita domanda. Lui che non ha mai avuto pace nella vita,colui che ? nato per guidicare la razza mortale.
22:38 Daenith [ Gazebo ] Le ultime sferzate del vento lasciano posto ad un cielo limpido, privo di nubi. La luna si affaccia, inizialmente timida, poi sempre pi? prepotente con la sua luce argentea, pretendendo il suo palco in quella notte stellata. Gli occhi di smeraldo catturano quella luce, i suoi riflessi argentei, che le concedono un dono ben pi? ampio che quella lanterna le donava. Un sorriso lieve andrebbe a dipingersi sulle labbra e senza pensarci troppo, si volta verso la luce artificiale. Facendo molta attenzione a non bruciarsi, girerebbe una manopolina laterale, facendo morire la fiamma ardente, lasciandola cos? solo in balia della luce della luna. Poco sembra interessarle, se l'umano non sar? in grado di vederla appieno. «Di speranza, questo mondo langue. E se ? questa quel che cercate qui, non so quanta fortuna possiate avere.» Scrolla leggermente le spalle, andando infine a sollevarsi dalla seduta. E' alta, ma non troppo rispetto a tante altre donne. Il mantello sembra esser superfluo, ora che le temperature si sono leggermente alzate e il vento ha cessato il suo soffio. Andrebbe a slacciarlo all'altezza del collo, in modo da rimanere solo con gli abiti da viaggio, che fasciano interamente il corpo, mettendone in evidenza le forme di donna. «Tuttavia ? vero, basta poco per cambiare una giornata.» Asserisce infine, mentre ripiega il mantello.
22:44 Aran : [ Gazebo ] Immobile, il crine stretto nell'estenuante morsa della nigra manta, le gemelle abbandonate ai fianchi, parrebbe una statua se or non sollevasse appena li capo, riprendendo la falsa espressione fiera mentre lo sguardo par perso come non mai al di fuori della comune realt?, alla deriva nei confini del comprensibile e del tangibile. Oblio. La voce della dama risuona nella sua mente, come un richiamo, forte ? il desio di riscatto, forte ? il desio di vederla.?[La fortuna?non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione ]?seria la sua voce, di puro essere celeste verso il quale or va voltandosi il pellegrino stavolta non immerso del tutto e non avendo inibitori che lo conducono indi a compiere gli stessi movimenti anche nella realt?. Sferza l'aere nel movimento improvviso verso destra, il volto compare diafano illuminato dalla flebil luce della sorella lina...Rimane immobile, interdetto.. Sottolinea spesso il dire altrui,d 'altra parte il destino viene forgiato dagli stessi interpreti,non ? una banale casualit
22:54 Daenith [ Gazebo ] Il manto viene riposto con lieve interesse. In fondo, erano poche le cose che possedeva. La borsa di stoffa, il mantello e la lanterna sono messe vicine, quest'ultima in modo tale da non rovinare la stoffa con il calore residuo. La zona non ? totalmente al buio. Come ogni sera, le lanterne sparse all'interno dei giardini venivano accese da dei messi. La voce dell'uomo ritorna chiara e bassa, seriosa. Eppur non sembra scalfire il volto della mezzelfa, che par comunque calma. Umetta le labbra, avvicinandosi alla zona in cui stanzia l'umano, affiancandolo appena senza voltarsi o alzare sguardo su di lui. Fissa piuttosto gli alberi, i cespugli che circondano quella zona. Infine, va ad appoggiarsi sulla balaustra, puntellando i gomiti e sollevando le mani in modo da accogliere il mento. I lunghi capelli aurei cadono sulle sue spalle, raggiungendo si e no met? schiena. Sembrano una cascata dorata, morbida gi? solo allo sguardo. E' lieve, il profumo di rose che la circonda, giusto un sentore appena percettibile. «La fortuna siamo noi stessi a crearcela.» Risponde a quelle parole che hanno un fondo filosofico. Sembra dargli corda, almeno per il momento. «Bisogna solo capire quando si ? realmente fortunati e coglierla al volo.» Aggiunge dunque, volgendo appena lo sguardo verso di lui, lanciandogli un'occhiata fugace.
22:59 Aran : [ Gazebo ] Il diafano volto non muta la sua immagine seriosa,le fattezze angeliche ne incorniciano tratti dell'imperfetto. La respirazione non muta,il diaframma si gonfia et sgonfia ritmicamente in quella denominata comunemente respirazione diaframmatica. Le marine iridi a pi? fiate miran l'interlocutore cos? da coglier meglio sembianze della stessa,le violacee labbia si dischiudon lentamente a proferir [ Proprio perch? ? un qualcosa creato da noi,non pu? chiamarsi fortuna] ribatterebbe poi con lo stesso tono usato in precedenza. Indi porta la cervice ad inchinarsi quasi a novanta gradi,le gambe vengono flesse cosi da fare arrivare le gemelle a toccar le vermiglie rosee ivi presenti. [..Aran..il mio nome ? Aran] flebil il tono di voce,nonea che da li a questa parte diverr? leggenda.
23:06 Daenith [ Gazebo ] Lascia che la fresca notte si affacci su di lei. Assapora gli odori dei giardini, di quella natura contaminata dalla mano dell'uomo. A tratti, ascolterebbe anche il suono, sebbene poi la voce dell'umano andrebbe a distogliere la sua attenzione. Inclinerebbe appena il capo, lasciando che un sorriso privo di allegria si dipinga sul volto «Dipende dai punti di vista» Commenta con tono leggermente ironico. Nel sentirlo muoversi, andrebbe ad abbassare le mani e poi voltarsi leggermente, donandogli il fianco destro. Ascolta quel nome ed ella chinerebbe semplicemente il capo. Nessuna riverenza, ? veramente tanto quel leggero movimento «Sailemla, lieta di conoscervi.» Si presenta, utilizzando quel nome che probabilmente appartiene a qualcuno che ha incrociato la sua strada. «Sono in questa citt? da poco tempo. Voi siete di Kirial?» Chiede con tono tranquillo, basso. Cerca di fare conversazione, a modo suo. Di estrapolare notizie, o che dir si voglia.
23:11 Aran : [ Gazebo ] Osserva dall'alto quella vermiglia rosa quasi ora fosse il giudice. Ecco il momento in cui ? possibile vedere il confine tra vita e morte, tra luce e tenebra...Rimane immobile attendendo le sue parole, convinto che presto sarebbero uscite fuori da quelle labbra carnose e sensuali [..Non v'? bisogno di presentazioni in fondo] porterebbe una piccola pausa [una rosa,anche senza un nome..profuma ugualmente] proferisce con lo sguardo inesorabilmente lasso. Solleva il polso mancino, con la destra scosta appena il guanto verso il palmo e abbassa la manica della giacca prima di riprender l'eretta posizione...[Sono nuovo del posto] pronunzia vers'Ella [Ho deciso di giungere fino a queste lontane terra per qualcosa di pi? grande di una pinta di birra] fconclude enigmatico,lasciando cadere il discorso. [Voi? Milady?] gelido il tono.
23:21 Daenith [ Gazebo ] Ascolta le sue parole iniziali, scrollando le spalle. «I nomi sono fatti per esser pronunciati. Per poter dare un volto a qualcuno. Sono le maschere che indossiamo, che ci portiamo dietro nella nostra vita..» Scosta lo sguardo dall'umano, per andare a sollevare il naso sottile verso la luna che splende sopra di loro «Sono le sfaccettature della nostra anima. Ma certe volte, un nome non ha alcun significato.» Scrolla appena le spalle. Le sue parole vengono poi colte, lasciando che il suono della voce riecheggi in quel silenzio. Scuote appena il capo. «Non appartengo a questa citt?. Sono nuova e non sono una lady. Sono solo una donna che viaggia di citt? in citt?.» Abbassa lo sguardo, lasciando che la luce della luna sfiori il viso chiaro. «Anche solo per una pinta di birra.» Commenterebbe poi, con una breve, lieve risata. Par allegra, stasera. In fondo, aveva fatto sufficienti incontri strani, dal suo arrivo. «Di che vi occupate, Aran?» Chiede, rivolgendogli una nuova occhiata di sottecchi, per studiarlo, forse.
23:28 Aran : [ Gazebo ] Una sola domanda nella sua mente [Chi sei?] gli par di galleggiare nel mondo quasi non esista pi? nessun appiglio, si ritrova alla deriva dell'essenza, una barca senza ancora nell'oceano infinito dell'eternit?. Cammina, avanza lungo tutto il gazebo come anime in pena, ode lontanissimi i suoi passi, gli stivali che calpestano dolcemente le terre degli umani. S'allontana verso il dubbio, verso il mistero cos? come il suo viaggio filosofico e mentale, passa da una zona di luce ad una di buio. Egli va incontro all'oscurit?, va incontro al non sapere, va incontro al nulla...Arriva cos? all'apice del gazebo lasciandosi alle spalle i vecchi pensieri. [ io sono il giudice di me stesso..] proseguirebbe portando una lieve pausa. Le gemelle andrebbero perpendicolari le spalle et le gambe verrebbero divaricate lievemente come a formare una croce celtica. La cervice si alza lievemente cos? da mostrar il pallore alla luna [..poich? mi conosco perfettamente] serio il tono..lascerebbe cadere il discorso.
23:33 Daenith [ Gazebo ] La domanda risuona e non trova una iniziale risposta. Lo sente muoversi e colta da un'improvvisa curiosit?, andrebbe a voltare le spalle alla balaustra che circonda il gazebo. Le braccia inizialmente ricadono lungo i fianchi, ma poi vengono raccolte ed incrociate all'altezza del petto. La schiena va poggiata contro la struttura ed il piede destro viene incrociato sopra il sinistro. Lunghi capelli incorniciano quel viso alabastino, privo di imperfezione alcuna. Le puntute fanno capolineo fra l'oro del crine, donandole quella che ? un'aria molto elfica. Ma v'? qualcosa, in quel viso, che rende il tutto perfetto ed imperfetto al tempo stesso. E' il sangue umano, che scorre in quelle vene e che sporca quello puro degl'elfi. Gli occhi, freddi come due smeraldi, si fissano sull'umano che or esegue qualcosa che, ai suoi occhi, appare curioso. Inclina appena il capo alla sua destra, sentendo i capelli solleticarle le guance ed il collo. Infine, schiude le labbra rosate. «Non me ne vogliate.. Ma.. Che state facendo?» Domanda con infinita spontaneit? e curiosit?, non riuscendo proprio a frenare la lingua.
23:39 Aran : [ Gazebo ] Maturata ? al convinzione che debba fare qualcosa eppure quella domanda a capo del pensiero ? duplice, vale sia per s? che per la figura misteriosa che compare nei suoi momenti di follia onirica. Sol innanzi alle tenebre arresta il passo?[umpf]? scaturirebbe poi dalle violacee, come se avesse avuto un indizio, come se qualcosa stesse ritornando come un qualcosa che era stato dimenticato o magari a lui non appartenuto. Scosta quell'atteggiamento superbo che caratterizza l'umana razza per poi volgere il suo moto in direzione della mezzumana [..Niente] atono il dire [..che affari vi portano in citt??] dimanda in un sussurro alla sua interlocutrice,avvicinandosi fino a mirarla diritta nelle iridi. Il diafano non muta,i tratti sono ben visibili.
23:45 Daenith : [ Gazebo ] Permane in quella posizione. Non abbassa le braccia, che rimangono incrociate al petto. Le spalle appaiono rilassate, nonostante quella figura abbia dei modi di fare piuttosto bizzarri. Almeno, a suo vedere. «Nessun tipo di affari, voi?» Chiede con leggera curiosit?, mantenendo uno stato di allerta pi? vivo quando lo vede pi? vicino. Il capo viene riportato diritto sulle spalle, ricambiando il suo sguardo con la medesima intensit?. «Non c'? molto che mi attira, a dire il vero. Poco e nulla che mi farebbero rimanere fra queste mura.» Emula un sospiro teatrale, abbassando le spalle «Eppur, voglio tentare di dare una possibilit? a questa citt?. Voi, piuttosto.. Non mi avete detto di cosa vi occupate» Lo incalzerebbe nuovamente, rinnovando la precedente domanda, ricercando un tono disinteressato.
23:51 Aran : [ Gazebo ] Teatrale come pochi. Commedia fissata con fili argentei del fato in quell'incontro troppo breve per essere gustato,o troppo lungo per essere dimenticato. [ Io sono stato scelto per un bene superiore] deciso e serioso il tono mentre va smascherando in parte le sue intenzioni. Inutile dire che,nonostante la sua nigra anima il pellegrino assaporer? il paradiso,perch? l'inferno lo ha gi?passato in terra,in questo fantomatico circo denominato mondo. Le violacee labbia si dischiudono nuovamente in un sussurro,il guado alla distanza delle iridi della mezza [..Inutile dare un'opportunit? a chi ? corrotto..quest? citt? non trover? mai la pace..]piccola pausa[questa citt? ? superba e arrogante..] pronunzia poi con lo stesso aprendo i palmi delle pallide mani[ non potete salvare chi ? stato giudicato..]pausa[..sono disceso in questa terra per giudicare la razza umana..]
23:59 Daenith : [ Gazebo ] Immobile, statuaria. Lapidario ? lo sguardo che su di lui si posa, nell'ascoltare le sue successive parole. Non hanno senso, almeno al suo udito. Non trova risposte alle domande poste pocanzi. V'? teatralit?, quello ? innegabile. ma la figura a lui innanzi non sembra stupirsi o meravigliarsi. Piuttosto, appare stranita e perplessa da tali parole. Sul finire di quelle frasi, si lascerebbe sfuggire un sospiro di falso sollievo. «Fortuna, che non sono umana.» Commenterebbe con tono sarcastico. Si scosta con una lieve spinta di reni dalla balaustra a cui ? poggiata, avvicinandosi di qualche passo verso di lui. «Aran. Non vi conosco, voi non conoscete me. Probabilmente, qualcuno che vi conosce meglio comprenderebbe le vostre parole. Tuttavia..» Scuote il capo biondo, con fare costernato. Eccola, l'attrice che esce di nuovo, su quel viso che pare innocente. «Non comprendo di cosa stiate parlando.. Mi spiace.» Sospira infine, emulando il dispiacere.
00:05 Aran : [ Gazebo ] Il vento non muta,spire di Eolo ne scostano lembi della nigra manta et nubi all'orizzonte sporcano la patri della sorella luna. Le gemelle vengono posate lungo gli atletici fianchi dell'imperfetto et nel movimento delle stesse luccica la triplice cinta. Le violacee labbia si incurvano in quello che parrebbe essere un ghigno che pian pian va morendo nelle stesse. [..arriver? un tempo in cui vi saranno due schieramente..] commenta poi sempre serioso [ a tal proposito dovrete prendere la vostra decisione..non si pu? sempre rimanere nel mezzo] profera facendo riferimento alla facce della stessa medaglia,bene e male. [ Ho sentito che creature con rubini crini vengono messi al rogo in questa citt?..loro sono i primi ad essere giudicati in questo bene pi? grande..] piccola pausa [ e ditemi..] s'avvicinerebbe di qualche passo fino ad oscurare in parte la figura della sua interlocutrice [..voi cosa ne pensate in tal proposito?] secco il tono,le iridi a pi? fiate miran la creatura ivi presente
00:17 Daenith : [ Gazebo ] Quanti passi dividono le due figure? Due? Forse solo uno. Nel momento in cui si avvicina a sua volta, ella non arretra. Mantiene sollevato il viso, in modo da ricambiare lo sguardo con un brillante verde. «Parlate di chi ha i capelli rossi? Non conosco le abitudini degli umani, in questa citt?. Ed in fondo, tale idiozia non mi stupirebbe.» Fa una pausa, fissandolo dritto negl'occhi. «Io non credo a queste dicerie. Ho gi? abbastanza da pensare, quando incontro elfi od umani che vedono male la mia specie, il mio esistere.» Fa una nuova pausa, lasciando che la voce sia poco pi? di un sussurro, perfettamente percettibile dall'umano. «Quel che io penso ? che tal gesto sia solo una barbarie. Un modo come un altro per far cadere la gente nella paura del pi? forte.» Umetta le labbra. «Voi, che ne pensate? Questa citt? dovr? avere timore di voi?» Domanda con quel tono basso, mantenendo ora le braccia distese lungo il corpo. V'? un leggero sorriso sulle labbra. «O siete di quelli che bramano le fiamme che ardono nella pira?» Domanda poi, mantenendo un tono distaccato, come se stesse parlando del tempo.
00:26 Aran : [ Gazebo ] Attende ora il responso d'Ella,che sia veritiero o meno poi la beneamata Dea provveder?. Il diafano volto non mostra emozione alcuna,le gemebbe verrebbero portate al conserte al petto et la cervice poco spazia la destrosa. Iridi marine miran pi? fiate la distanza poi,riprende visione dell'interlocutrice. Schiude le violacee.. [..Io sono solo un fantoccio nelle mani di esseri superiori..lo siamo tutti..] porterebbe una piccola pausa poi riprenderebbe atono [..questa citt? deve avere paura della Dea] faun puro e semplice riferimento alla dea lolth,il quale lo aveva prescelto tra gli umani. [..Io non posso morire al rogo nemmeno se lo volessi..io sono gi? morti..] chinerebbe poi lo sguardo sui suoi palmi [..Questa ? la mia prigione,fatta di carne e ossa..] girerebbe i palmi.. [..io sono perfetto nella mia imperfezione] deciso e teatrale il tono..
00:38 Daenith : [ Gazebo ] Rimangono a quella lieve distanza, tanto da poter percepire l'altrui respiro regolare, quando le parole scivolano su di lei. L'osserva, curiosa e sempre pi? impensierita. Non ? preoccupata per l'altrui salute, quanto per la propria situazione. Eppur, quale delle due emozioni escano su quel viso di alabastro, non ? molto chiaro. V'? una nota di dispiacere in quegl'occhi di smeraldo, quando entrambe le mani vanno a sollevarsi. Tenterebbe, con un gesto lieve, di posare il palmo destro sulla sua sinistra e viceversa. Il tocco ? lieve, appena percettibile. «Aran. Sei uno strano e triste omuncolo...» Fa una breve pausa teatrale, lasciando che la voce tremi pure, per l'emozione. Ed infine, scuote il capo biondo. «Ed io ti compatisco.» Gli occhi verdi si fissano in quelli dell'umano. Forse una sfida, la sua, ad una risposta a tono e non con quella strana propensione alla teatralit?. «Nessuno ? perfetto, nemmeno chi crede di esserlo. E gli elfi, ne sono l'esempio pi? lampante.» Sentenzia infine, con tono pi? freddo. Andrebbe poi a ritrarre le mani, qualora l'altro non le abbia afferrate in precedenza.
00:46 Aran : [ Gazebo ] Il dire fa breccia nel sapere dell'imperfetto,volge lievemente il capo a mirar la mezza che lo sfiore,questione di attimi mentre il silenzio del loco viene straziato da quelle parole. Riprenderebbe il contatto visivo con la stessa poi,lascerebbe ricadere le gemelle lungo i fianchi come colpe capitali. Alito di vento,un sussurro vers'Ei [..Se non si comprende qualcosa di pi? grande...? inutile asserire che uno sia strano o triste] pungente il tono. Si volta quanto basta a donare il fianco,le gambe vengono flesse e le gemelle alla distanza a cogliere una rosa,poi,riprenderebbe l'eretta posizione. Si volta nuovamente vers'Ella [Questa rosa ? un peccato mortale..Il mondo ? bianco o nero..]piccola pausa,la porgerebbe alla mezza [ non vi ? spazio per altre sfaccettature.
00:57 Daenith : [ Gazebo ] Le mani vengono spostate, abbassate. Le braccia ritornano distese lungo i fianchi. Emula un sospiro. Quella persona stava andando davvero al di l? della propria comprensione. «Sempre meglio di patetico, oserei dire.» Commenta, ricambiando il tono pungente con uno sarcastico. L'osserverebbe poi muoversi e ritornare verso di lei, con una rosa. Gli occhi osserverebbero prima il fiore, risalendo poi lungo il braccio ed infine sul viso dell'umano. «Avete una visione molto ristretta di questo mondo, io temo. Vi sono sempre milioni di colori, fra il bianco ed il nero. Non si ? mai solo l'uno o l'altro.» La mano destra verrebbe sollevata. Non va ad afferrare il fiore. Piuttosto, tenterebbe di posarsi intorno alla mano dell'umano. E cos? farebbe anche la sinistra, come a rinchiuderlo in una morsa, senza tuttavia imprimere forza o oppressione. «Io non sono bianca. E non sono nera.» Gli occhi si fissano su di lui, brillando nella notte. «Io non sono umana, ed al tempo stesso, non sono un'elfa.» Il sorriso lieve si dipinge sulle labbra. «Io sono colei che vive sul bordo della moneta, poich? non appartengo a nessuna delle due parti. Io sono unica, e nessun altro ? come me.» Sentenzia infine, andando a chinare il viso, per poter rubare un soffio del profumo di quella rosa.
01:07 Aran : [ Gazebo ] In quell'istante tutto si ferma,il vento parrebbe quasi distaccarsi da quell'attimo,le sorelle mani della mezza cingono quelle dell'imperfetto in un abbraccio mortale. Le iridi marine non si distolgono dalla creatura,amata da se stessa,odiata da umani ed elfi. Le violacee labbia si disciudon a sussurrare alito di vento e mezzo passo muove in sua direzione,permanendo forse vicinissimi. [ Con il tempo imparerete che questo mondo non vi merita..] solenne il tono,distaccato e caloroso al contempo. [..Questo mondo ? corrotto,gli umani sono superbi,gli elfi altezzosi..avete la fortuna di aver preso pregi e difetti..]piccola pausa[ io posso redimere i vostri peccati..] attenderebbe poi pochi attimi,chinerebbe il capo al contempo con Ella.. [..Sarete mia..un giorno] atono il dire..
01:19 Daenith : [ Gazebo ] Non v'? alito di vento, se non quello dei loro respiri. Il passo di lui lo porterebbe di nuovo vicino alla propria figura, lasciando che la rosa faccia loro da divisore, da muro. Le mani rimangono ferme intorno alle sue, come a volerlo bloccare. «E' vero, questo mondo non merita persone come me. Ma vi sono molte pi? ingiustizie a questo mondo» Risponde con tono basso, alzando lo sguardo su di lui. «I miei peccati. Siete certo di volerli redimere?» Domanda con tono lieve, basso. La mano destra abbandona quelle dell'umano, cercando un lieve appiglio sull'avambraccio sinistro. «Vi sono cose, a questo mondo, ben celate dietro ad una maschera bianca. V'? quel nero di cui parlate e che forse ricercate. Per questo, vi sono mille e mille sfumature. Poich? nessuno ? realmente una sola cosa.» Si avvicinerebbe poi, azzerando le lori distanze. Si alza in punta di piedi, avvicinandosi all'orecchio sinistro dell'umano, cercando un appiglio ove prima aveva poggiato la mano. «Un giorno. Ma non ? questo. E forse non lo sar? mai» Le parole sono appena un sussurro. «Io sono solo mia. E non mi condivido con nessuno.» Sussurra poi, in un soffio.
01:27 Aran : [ Gazebo ] Ecco la debolezza umana,colui che da predatore diviene preda. Uomini, illusi capitani di vascelli fantasma senza timone che navigano controvento e senza direzione,re senza corona di virtuali eserciti,condottieri fragili. Soggiogati da ci? che donna dona,facilmente plasmabili da lingue di fuoco e dardi di piacere. Rumore scote ora quell'attimo di pace et rammento,superbia et lussuria. Attenderebbe il dire d'Ella poi proverebbe a portare la destrosa a cingere il fianco dell'interlocutrice,scivolando lentamente sui lombi,porterebbe una lieve pressione e volgerebbe il capo a fine favello [Le certezze le lascio a qualcun'altro] sussurra lentamente [ magari non ora,o forse mai..] io che della notte sono l'oscuro amante,e del male la reincarnazione.. [ mi sono sempre piaciute le persone superbe ] velenoso il tono,il diafano non muta,niuna emozione alcuna.
01:37 Daenith : [ Gazebo ] Il vento rimane immobile, eppur le nubi vanno a solcare quel cielo. Le stelle vengono coperte, quando una nube si avvicina, carica di pioggia. Le prime gocce andrebbero cos? a bagnare il tettore del gazebo, picchiettando con leggerezza e ritmo. Scandisce il tempo e dona un sottofondo alla natura. Sente la mano afferrarla, stringendola contro di lui. Rimane vicino al suo orecchio, lasciandosi sfuggire una lieve risata. «Ed a me, invece, non sono mai piaciuti i fanatici.» Scosterebbe il viso, allontanandolo quel tanto da poterlo osservare in viso. La luna ha abbandonato quel luogo ed ora sono le tenebre ad avvolgerli. Flebili e distanti sono le luci. «Non siamo fatti l'uno per l'altro. Ed in fondo, lo capisco. Me ne far? una ragione.» Commenta, con un nuovo, teatrale sospiro. A modo suo, attende che l'altro la liberi da quella morsa. Lo fissa, senza lasciare andare gli occhi da quelli di lui. Cos? come la mano destra rimane artigliata intorno alla stoffa del braccio
01:48 Aran : [ Gazebo-»Sentiero ] Nubi cariche di pioggia all'orizzonte che pian piano scuotono la quiete del loco,lacrime dal cielo vanno a fondersi al terreno allietandolo. Il picchiettio della stessa sul gazebo riecheggia inesorabilmente et la destrosa andrebbe a scostarsi per poi morire sui fianchi atletici dell'umano. Le violacee labbia si incurvano in un ghigno et lieve risata,sussurrata,scaturirebbe. Umetta le labbia per poi muoversi di un passo al ritroso,volgendo il corpo nel dare le spalle. [ La ragione viene data agli stolti] gelido il tono,proseguirebbe con il marziale passo verso la distanza [ Ci sono attimi che durano una vita ma non sono degni di nota,altri troppo brevi da essere scritti nelle pagine di storia]piccola pausa[chiss? se questo incontro sar? bianco o nero] le iridi ipotizzano il percorso dal pellegrino scelto [ La superbia ? la negazione delle proprie insicurezze..] sicuro il dire,nasconderebbe un pizzico di divertimento nel dire..scomparirebbe poi come era venuto..alla distanza [END]
02:01 Daenith : [ Gazebo ] La mano la abbandona, e dal canto suo i piedi tornano ben saldi sul terreno. La man dritta lascia andare il braccio dell'umano, lasciando cos? che si scosti da lei. Sono attimi di lieve tensione, in cui ella stessa si sta giocando il tutto e per tutto per uscire illesa da quella strana situazione. Ed al tempo stesso, sembra divertita dai modi strani ed ambigui dell'umano. «Chiss? come sar? il prossimo, piuttosto..» Commenta con un filo di ironia, osservandolo mentre avanza verso i giardini, abbandonando il gazebo. «Superbia ? ci? che voi credete io possieda. Dovreste conoscermi, grattar la superfice. La superbia ? solo la prima cosa che potete vedere..» Muove un passo in avanti, seguendolo forse. Ma ella, tuttavia, non esce sotto la pioggia. Si affaccia, osservandolo mentre inizia a svanire. «Tornate a cercarmi.. Vi far? comprendere cosa vuol dire, avere mille sfumature» Rimane sulla soglia del gazebo, sentendo l'aria fredda della notte sul proprio viso. Scuote il capo biondo, sentendo l'oro sfiorarle le guance e discendere lungo il collo. «Di persone strane.. questa citt? ? piena. Non va bene, Dae..» Mormora a s? stessa, commentando quel nuovo incontro. Non pare imbarazzata, o altro. Forse solo incuriosita dall'umano, che aveva portato con s? quella rosa che aveva colto. La pioggia picchietta con pi? frequenza sul tetto del gazebo ed ella rimarr? li, al di sotto di quello, continuando a pensare a cosa possano significare le parole pronunciate dall'uomo.