17:22 Daenith [ Gazebo ] E' ancora alto il sole che brilla quel tardo meriggio su Kirial. Il vento soffia con ferocia sulle fronde degl'alberi, sospingendole e donando a quella zona della citt? un fruscio costante di sottofondo. Alcune foglie si staccano dai rami, alcuni petali volano via. La primavera sembra essere un p? strana, in quella zona del paese. Alto, in mezzo ai Giardini in modo tale che possa esser visibile da ogni dove, si staglia la sagoma di un gazebo bianco, dal tetto spiovente. Le "finestrate" che si affacciano sul verde non sembrano interessare la figura della mezzelfa che, piuttosto, si trova sdraiata sulla schiena su di una di quelle panche. A far da cuscino, una sacca di stoffa logora e vecchia. I lunghi capelli ricadono su di questa e sul petto, morbidi e lisci nel colore dell'oro e della paglia. Gli occhi verdi sono vissi sopra di s?, ad osservare il tetto con incredibile disinteresse e noia. La gamba destra ? piegata, mentre la sinistra ? distesa sulla panca. Indossa abiti classici per chi ? un viandante, e di sicuro non rendono giustizia alla figura della mezzelfa: una casacca verde scuro, con alcuni intarsi elfici come a ricordarle sempre i suoi natali. Un paio di pantaloni marroni e degli stivali lunghi fino a met? polpaccio, recanti un basso tacchetto, quel tanto da non renderle impossibile camminare a lungo, per ore se non per giorni.
17:30 Castiel : [ Pressi Gazebo ] Ha deciso di far quattro passi in mezzo a quel Giardino che sembrava pi? l'opera degli Elfi, che degli Umani, ma forse semplicemente l? dove prima sorgeva il bosco ed era stata costruita la citt?, radendo al suolo ogni traccia di natura, solo quel tratto di verde era stato risparmiato. E' vestito con un mantello verde, il cappuccio tirato sulle spalle, mentre porta dei pantaloni di stoffa bianchi, terminando con un paio di stivali marroncini, che percorrono il tratto che lo separava da gazebo, posto un poco pi? avanti. Il vento ulula, soffiandogli sul corpo, intorno e dentro di lui, una bestia che ha deciso di dimostrare la sua forza in quel frangente, assieme ad un cielo coperto di nuvole che oscuravano per lo pi? la presenza del sole sopra di lui. Con s? porta la spada, mentre il resto dei suoi pochi oggetti ? lasciato nella stanza della Locanda. I rami si muovono, scricchiolano, mentre gli alberi pi? giovani, si piegano sotto quell'aria poderosa, un momento pericoloso, dato che un albero poteva benissimo decidere di schiantarsi, stufo di rimanere ancorato al terreno, preferendo di gran lunga riposare disteso. Ma ? attento, mentre le iridi chiare come un cielo limpido, ispezionano la zona, osservando i fiori e gli alberi da frutto, in un esplosione di colori che quasi ssembrava un dipinto.
17:40 Daenith [ Gazebo ] Percepisce il rumore di alcuni passi. E' chiaro, che quei giardini erano comunque frequentati da qualcuno, nonostante il tempo non propriamente propizione per una passeggiata. Di fatti, ella ? rimasta li, a fissare pigramente il tetto del gazebo, invece di farsi scompigliare i capelli dorati. Qual scempio poteva mai causarle, qualcosa di simile? Le palpebre vengono lentamente socchiuse. Un'insolita quiete, in quella burrasca senza pace. Quasi le piacesse, l'ululo del vento fra gli alberi. Non ? certa, comunque, di aver udito dei passi. Probabile che possa essere anche la sua immaginazione. Schiude le labbra, per lasciarsi andare ad un breve sospiro. Le palpebre si sollevano ancora, in quella sua immobilit?. Solo il respiro e lo sbatter delle palpebre, dona da in qualche modo una parvenza di vita a quella figura. Le orecchie sono palesate agl'occhi di chiunque possa posare lo sgaurdo su di lei. Non cela la sua natura di mezzelfa, di cui non prova vergogna o in qualche modo dispiacere. Fonte d'orgoglio, forse, un barlume di luce che mai abbandona gl'occhi di smeraldo.
17:49 Castiel : [ Gazebo ] Il vento gli canta una canzone, del resto, lui ha sempre saputo ascoltare le piccole cose che la vita gli sussurrava. Trae un sospiro [ Non c'era una canzone? Una canzone per omaggiare il vento, gi?... ] Parla sottovoce, come se fosse in preghiera, parole che rivolge a s? stesso, in quel frangente, mentre i passi si portano in direzione del gazebo. [ Ora ricordo. ] Si porta la mancina sul mento, carezzandolo lieve, mentre si ritrova a salire i pochi gradini di legno della struttura [ Vento sottile, vento del mattino, vento che scuoti la cima del mio pino, vento che canti, che danzi, che balli, tu ci porti, vento sottile. ] Canticchia appena, mentre le iridi si rivolgono verso la sagoma di Daenith, studiandola appena, distante, ma al tempo stesso in un qualche suo modo presente [ Oh, mi spiace averla disturbata, Lady. Non sapevo c'era qualcun'altro qui. ] Un leggero cenno con il capo, abbassando di poco il busto, senza per? realmente inchinarsi. Un gesto di saluto, dato che il suo essere Cavaliere glielo impone. Stacca gli occhi dalla figura sdraiata solo per rivolgerli intorno a s?, sulla natura racchiusa intorno a loro, dove il verde era un mare in tempesta, facendo danzare leggero ogni stelo, sotto la presenza del vento che lo accompagnava.
17:58 Daenith : [ Gazebo ] I passi si fanno pi? netti e vicini. Ed a questi si unisce una voce. D'apprima un sussurro portato via dal vento, poi una canzone che si fa pi? netta e distinguibile. Il tono ? riconducibile ad un uomo, cos? come i passi sui gradini del gazebo le fanno, in parte, pensare che non si tatti di una razza legiadra come quella elfica. Scosta lo sguardo dal tetto, per voltare la propria attenzione verso l'entrata della struttura. Lentamente, le mani verrebbero posate ai bordi della panchina su cui ? sdraiata, sollevando cos? la schiena in modo da mettersi seduta. Gli occhi chiari, brillanti come l'erba che circonda quella struttura, ma altrettanto pi? scuri ed intensi, si fissano sull'uomo sconosciuto. «Nessun disturbo..» Commenta, andando a sollevare la mano destra, appoggiando il polso sul ginocchio piegato, in una posa leggermente scomposta e poco signorile. Inclina appena il capo, sentendo il vento soffiarle fra i capelli dorati. Vorrebbe scompigliare quella chioma liscia e ordinata, ed in parte vi riesce anche. Continua a fissarlo, ricambiando con un lieve cenno del capo il suo saluto. In fondo, le avevano insegnato le buone maniere, da piccola. «Nenache io, lo sospettavo.» Commenta, con franchezza ed un barlume di sorriso sulle labbra.
18:08 Castiel : [ Gazebo ] L'altra gli risponde, costringendolo a far tornare la vista su di lei, osservando le orecchie a punta sotto i capelli d'oro della ragazza. Gli sfugge un sospiro, quasi malinconico, mentre l'altra parla poco, soprattutto per rispondergli, magari studiandolo, o semplicemente non sapendo da che parte iniziare eventualmente qualche discorso. [ Bisogna sempre predire l'impossibile. Ad esempio io non sapevo che qui qualcuno c'era, ma ci? non toglieva che qualcuno poteva veramente esserci. ] Gli risponde, leggero, senza volersi sedere per ora, n? vicino a lei, n? distante. [ Una volta, avevo dalla mia una Canzone Magica. Potevo creare e distruggere, guarire e ferire. Era divertente! Ma al tempo stesso era un dono terribile. Bastava distrarsi pochi secondi e potevi perdere il controllo del Canto, distruggere ogni pi? piccola cosa, o magari deformare una creatura bellissima. ] Si gratta il mento [ Fortunatamente, sotto quelle spoglie, ero un vero esempio di gentilezza. Un essere privo di ogni macchia di peccato. ] Storce le labbra, mentre le iridi fluttuano di nuovo lontano dalla Mezzo Sangue, per qualche momento, osservandosi intorno ancora un poco [ Se posso domandarvelo. Come mai vi trovate qui? E' la vostra natura Elfica a imporlo? ] Non mostra sentimenti, ora, quasi neutro, lasciando a lei la facolt? di rispondergli, o di stare in silenzio, a godersi null'altro che gli elementi a parlare per loro, cosa che facevano tutt'ora incuranti delle loro presenze l?, Mortali.
18:18 Daenith : [ Gazebo ] Rimane seduta in quella posa: gamba destra piegata con il polso del medesimo lato appoggiato sopra a reggere parte del suo peso ed equilibrio, gamba sinistra distesa sulla panchina, che or viene lentamente scostata e piegata in modo da far cadere il piede sul terreno. Inclina appena il capo, ascoltando le sue successive parole. L'espressione sul volto, da disinteressato e parzialmente annoiato, inizia a farsi perplessa. L'ascolta e non riesce a comprendere appieno quelle parole. Umetta le labbra. «Impossibile che non vi possa esser qualcuno che passeggia per i giardini di questa citt?, vento o pioggia che sia. Nessuno in fondo lo vieta.» Risponde, mantenendo un tono per il momento distante. Il capo rimane leggermente inclinato, in quella sua perplessit?. «Siete un mago?» Chiede senza mezzi termini, non riuscendo a trovare un secondo senso a quel suo dire, che forse potrebbe avere qualcosa di poetico. Ascolta poi la sua domanda. E non sa se sentirsi o meno offesa. «No. Cercavo un posto tranquillo. C'? gente strana, alla locanda.» Commenta con tono volutamente ironico, nel rimembrare i primi incontri fatti qualche giorno fa. «Nessuno mi impone nulla. E vado dove preferisco andare.» Sentenzia infine, andando a raddrizzare un poco la schiena, facendo scivolare i lunghi capelli sulle spalle. Catturano la luce del sole, che pian piano avanza verso l'orizzonte per poter lasciar spazio alla sera.
18:29 Castiel : [ Gazebo ] [ Son poche le presenze vitali che sfidano le intemperie. Del resto, chi ha carne debole, finisce per indebolirsi ancora di pi?. Solo chi ? folle, o ha pi? energia, pu? permetterselo. ] Parla leggero, seppur con un tono che reputa adeguato al farsi udire, visto che il vento potrebbe trasportare le sue parole per farle udire altrove. Si porta nelle vicinanze di lei, ma abbastanza lontano da evitarle qualsiasi contatto, poggiando le spalle contro una delle travi portanti e le mani ad incrociarsi sul petto. Se la prende comoda, a parlare con la sconosciuta, del resto sta valutando con chi ha a che fare, ogni giocattolo ? sempre divertente, seppur alcuni potessero divenire pi? interessanti di altri, a dirla tutta. [ No. ] Sorride divertito, alla sua domanda interdetta [ Sono uno dei pochi che ricorda cosa ? stato o cosa non ? stato. Mostri e Divinit?. Mortali e Non Morti. Ogni regno ha le sue creature e per questa vita, sembra che il mio desiderio sia stato quello di essere un semplice Umano. ] Continua a sorridere, durante la spiegazione, quasi trovandola in una maniera tutta sua buffa. Le iridi tornano su di lei, in una maniera indagatoria, quando lo avverte che secondo lei c'erano presenze bizzarre al suo interno di cui preferiva accuratamente evitare la presenza. [ Capisco. Ho incontrato altri Mezzi Elfi prima di voi e parecchi hanno deciso di rispondermi che la loro parte di sangue Elfico era affascinata da questa zona selvaggia seppur domata. ] Aspetta qualche momento»»
18:31 Castiel : [ Gazebo ] quasi perso pi? nei suoi pensieri e in ci? che poteva offrirgli il futuro, che veramente in quella discussione portata avanti da una noia che non sopportava molto lo stesso Umano. [ Se avete problemi con qualcuno che vi disturba e lo stesso si dimostra poco incline a rispettare il gentil sesso, ditelo a me, forse potrei anche decidere di aiutarvi. ] Lo riferisce con calma, senza alcun accenno ad altri sentimenti, del resto ? volubile come un gatto, oggi potrebbe essere ben disposto ad aiutarla, magari domani nemmeno l'avrebbe ascoltata.
18:42 Daenith : [ Gazebo ] La posa permane quella, immutata. La mano destra viene lasciata smorta, penzolante verso il terreno, col palmo rivolto all'ingi?. Ascolta le parole di lui, che sembrano come un fiume che vuol riversarsi senza troppi complimenti. Il vento le sospira fra i capelli, rendendoli lucidi come il prezioso metallo di cui portano il colore. Ad un prim'occhio, potrebbero sembrare perfino morbidi al tatto, come se ella donasse pi? attenzione ai propri capelli che ad altro. «O solo chi non ha altro da fare fra queste mura.» Commenterebbe con lieve sarcasmo nella voce. Le sue parole la lasciano ancora perplessa. «Capisco.. Ad ognuno il suo, allora..» Commenta alla sua natura umana, facendogli un impercettibile cenno del capo. Si, insomma, quando si dice "dar ragione ai pazzi". Umetta le labbra, sentendole parzialmente secche. «Ognuno di noi ? diverso, per natura e pensiero. C'? chi ? pi? orgoglioso d'essere in parte elfo. Chi invece ama la sua parte umana.» Fa una pausa, lasciando che un sorriso privo di allegria si dipinga sulle labbra della Mith. «Io, personalmente, ringrazio di essere cos?, e di non eccedere in nessuno dei due sensi.» La perfezione delle due razze, in parol povere. Una persona che pecca di poca autostima, qualcuno oserebbe dire. Scrolla poi le spalle alle sue parole. «Nessuno in particolare, a dire il vero. Forse il contrario, a breve. Chiss?.» Commenta lasciando cadere il discorso.
18:57 Castiel : [ Gazebo ] La lascia parlare, esprimersi, assorbe quelle poche parole che gli dona in risposta, quasi non avesse alcuna intenzione di lasciarsi scappare pi? del dovuto. Le iridi che si perdono tra i ricordi, tornano ogni tanto anche ad osservarne le movenze, i tratti, del resto, il corpo parla pi? delle parole molte volte. [ C'? sempre qualcosa da fare. La vita ? sempre piena di pensieri, di persone, di guai, se vi annoiate, potete benissimo andare a far qualche danno, vedrete che qualcosa da fare sbucher? magicamente solo per voi. ] Le riferisce, scrollando le spalle in una maniera quasi naturale, seppur non troppo vistosa. La sente spiegare qualcosa che sapeva da s?, ma non per questo la ferma, non ? certo galante e di sicuro, avere le idee di una persona, rende pi? facile capirne il carattere e di conseguenza aprire la sua mente come un libro. [ Probabilmente seguite solo l' Istinto, del resto dalla parte Umana, ? quello il suo Dono. Pochi riescono a contrastare quel lato animale che si cela in ognuno di noi. ] Le replica, socchiudendo le iridi, quasi a sognare qualcosa di suo, mentre il sole si colora di porpora, sanguinando e prendendo a sparire oltre l'orizzonte. [ Ogni giorno la luna tradisce il sole, lo pugnala e lo costringe a morire. Gelosa del suo antico amore, fa la sua comparsa, per quel poco tempo, imitazione pallida che si sostiene sopra le nostre teste. ] Parla brevemente, senza muoversi dalla posizione simile a quella di una statua che aveva deciso di adottare al»»
18:59 Castiel : [ Gazebo ] momento. Riapre gli occhi solo per osservarla alle sue ultime parole, mentre sorride di nuovo [ Il pericolo ? la sostanza che ci nutre. Anche il pi? pavido degli uomini, da annoiato, potrebbe fare follie. ] Le replica, come se volesse insinuare qualcosa, ma senza specificare alcunch
19:13 Daenith : [ Gazebo ] La perplessit? non abbandona quel volto, mentre un'idea inizia a insinuarsi nella sua mente. La gamba destra viene abbassata e quasi in contemporanea, la fa scivolare per unire le ginocchia. Lenta, sinuosa, con le movenze di un gatto siamese, andrebbe a sollevarsi da quella panchina. La mano sinistra va a cercare la sacca che porta con s?, per trascinarsela in quel movimento: chiaro segno che probabilmente sta per andare via. Una folata di vento proveniente dal mare, per via dell'odore salmastro che porta con s?, andrebbe a scuoterle maggiormente i capelli. Uno sbuffo: quel vento era spesso causa di molti nodi in quella chioma. «Vorrei che sia ben chiaro il mio pensiero.» Commenterebbe con tono pi? freddo, mentre muove i passi in sua direzione per porsi dinnanzi all'umano. «Ci? che avete innanzi non possiede una parte umana o una parte elfica.» La voce parrebbe quasi un sibilo, che il vento vuol portar via con s?. «Sono l'uno e l'altro ed al contempo nessuno di loro. Ma voi siete solo un umano, e non potete capire cosa voglia dire essere paragonati a voi o agl'elfi.» Fa quindi una pausa, rimanendo ancora a quella poca distanza dall'umano. «Fate attenzione alle vostre parole. O rischiate di offendere la persona sbagliata.» Aggiunge infine, facendogli un breve cenno col capo, prima di avviarsi verso i gradini del gazebo ed allontanrsi da quel luogo in cui si stava solo riparando dal vento. Non guarda dietro di s?, e nemmeno attende una risposta da parte dell'umano.
19:50 Castiel : [ Gazebo ] La vede decidere di alzarsi prendendo la sacca e avvicinandosi a lui. Non si scompone pi? di tanto, freddo e calcolatore com'?, anche se le mani si staccano dal proprio abbraccio, pronte solo ad intervenire nel caso si fosse dimostrata decisamente poco amichevole nei suoi confronti. [ Sono stato anche un Mezzo Elfo, cos? come un Elfo. So gi? tutto quel che devo sapere nei vostri confronti, come Razza. Il Razzismo ? all'ordine del giorno, seppur ci? che si brama sia solo la pace, o la purificazione di chi non ? congeniale alla nostra ascesa. ] Le si rivolge pacato, mentre l'altra dopo qualche parola, salutandolo con un leggero gesto, prende la via lontana da quei giardini [ Non era certo mia intenzione mettervi i bastoni tra le ruote. La mia era una semplice conversazione, non sai mai quando incontrerai un valido alleato o il tuo acerrimo nemico. ] Sogghigna appena, lasciandola andare, senza fermarla e salutandola a sua volta con un leve cenno del capo in sua direzione. Ora poteva godersi il sussurro del vento, mentre la sua voce, si spande nell'aere, omaggiando lo stesso con una canzone a lui devota.