12:42 Daenith [ Esterno ] Il sole splende alto sulla citt? di Kirial. Il cielo ? di un intenso celeste, e nessuna nube oscura quell'astro splendente. La citt? sembra in fermento, come sempre. Lavoratori, contadini, vanno a destra e a manca nei loro ruoli o compiti. Una figura solitaria cammina con passo leggero la via principale, che parte dai Cancelli a Sud. Lunghi capelli color grano discendono sulle spalle miniute, a catturare la luce di quell'astro brillante. Incorniciano un viso chiaro, leggermente abbronzato, e privo di alcuna imperfezione. Gli occhi richiamano il colore dei campi, o degli smeraldi. Lo sguardo si posa a destra e a manca, senza un reale interesse. Le orecchie a punta fanno capolineo fra i capelli, come se non temesse di mostrarle in giro. Indossa abiti prettamente comuni composti da una vecchia casacca verde scuro, con alcuni ricami che ricordano dei diesegni elfici, un paio di pantaloni di pelle marrone infilati in un paio di stivali privi di tacco alto e lunghi fino al polpaccio. Porta con s? una borsa, pi? simile ad un sacco, tenuto con la mano destra sopra la spalla. Segue quella via, senza notare ancoral 'insegna del Drago Blu.
12:51 Gusion : [ Esterno ] Pomeriggio assolato, i primi raggi assolati cominciano a scaldare il borgo di Kirial, dando un primo senso di fastidio alle umane membra ancora non abituate al primo caldo estivo. Sono solo pochi giorni che mi trovo a girovagare in codesta citt?, mi aggiro per questo borgo stando nell?ombra, per non essere notato mentre ammiro le bellezze che i miei occhi notano e vedono. Come ? diventata mia consuetudine in questi giorni mi dirigo verso l?ingresso del Drago Blu, una locanda in cui si ci pu? fermare per rifocillarsi stando in mezzo alla gente locale. Con movenze lente, sicure ed eleganti mi dirigo verso il portone d?ingresso, notando davanti a quel portale una giovane ragazza, con noncuranza mi avvicino lentamente per poter entrare, le d? un?occhiata incuriosita senza far intravvedere i miei pensieri. Le passo vicino, aprendo lentamente la porta, con voce eterea quasi ?silenziosa? mi rivolgo a lei. «Prego signora, penso possa accomodarsi!!!» Le sorrido poi senza dire nulla mi avvicino verso un tavolino in angolo e nelle ombre.
12:59 Daenith [ Ingresso -» Bancone ] Il passo prosegue, senza curarsi di chi va e chi viene. E' l'usuale aprirsi ed il chiudersi di una porta a far sollevare lo sguardo smeraldino verso l'insegna che campeggia sopra l'uscio. Un Drago blu. Umetta le labbra, interrompendo il suo incedere quando un'umana figura si frappone fra lei e l'edificio. Ella non ? molto alta, almeno non rispetto all'umano. Lo squadra, da capo a piedi, rimanendo col il viso leggermente sollevato per annullare quella disparit?. «Immagino di si..» Commenta, leggermente perplessa. Scrolla appena le spalle, seguendo l'uomo all'interno di quella che ? la locanda della citt?. Gli odori, i suoni e le voci sembrano investirla quasi subito. Era un insieme di cose che, in realt?, la facevano sentire viva. Un sorriso si dipinge sul volto, uno di quelli divertiti ma privi di allegria. Lascia che la porta si chiuda dietro di s?, che sia per via del movimento di questa o del chiudersi da parte di qualcuno che esce. Le finestre sono aperte, vista la giornata pi? mite. Ed ? ora di pranzo, anche per gli altri e non solo per lei. Sospira lievemente, seguendo con lo sguardo l'umano incrociato pocanzi. Tuttavia, si avvicina al Bancone, con quello che ? un passo molto attento, misurato.
13:09 Gusion : [ Interno- tavolino ] Mi siedo al tavolino assorto nei miei pensieri e nei miei ricordi di un tempo che fu, poi mi concentro sulle sensazioni provate in questi giorni in questa borgata, vedendo la gente dentro la locanda capisco che ancora avrei potuto fare ancora qualcosa per la serenit? e per portare ancora della luce in questo mondo. In quel mentre con faccio un cenno al locandiere che gi? capisce la mia ordinazione. Rimango nell?ombra, da sempre sono un?ombra , ma non per codardia o per appartenenza alle forze oscure, per storia son sempre stato un essere solitario al mondo, ma arrivando in codesta citt? chiss? avrei potuto appartenere a qualcosa di importante. chiss? solo il futuro avrebbe deciso codesto dubbio. Assorto nei miei pensieri osservo senza precise espressioni le persone nella locanda, compresa la ragazza incontrata sulla porta.
13:19 Daenith [ Bancone ] Si avvicina al bancone, cercando uno degli sgabelli liberi. La borsa, tenuta poggiata sulla spalla destra, viene delicatamente abbassata e posata sul pavimento vicino al bancone e allo sgabello scelto. Uno sguardo agli astanti, come a indagare su di loro, a controllare eventuali occhiate che potrebbero raggiungerla. Si accomoda dunque all'ultimo sgabello pi? vicino all'entrata, dando cos? le spalle all'uscio e il profilo ai tavoli alla sua destra. Umetta le labbra, mentre la mano sinistra viene portata al fianco destro, andando a cercare la scarsella. «Dunque..» Mormora pi? a s? stessa che a qualcuno nello specifico. E' lieve il tintinnio delle monete, che risuonano al suo fine udito mentre cozzano fra loro. Sembrerebbe contarle, ad un primo acchito. Gli occhi verdi solleverebbe poi verso il messo posto a servire al bancone. «Portatemi qualcosa di quel che avete gi? pronto, ed una birra ad accompagnarla.» La voce ? tranquilla, sebbene abbia un tono leggermente autoritario. Nessun 'Grazie' o 'Per favore', non era il tipo da lasciarsi a cotanta gentilezza. E' solo dopo un cenno di assenso da parte di questo, che gli occhi ritornano a scrutare la sala. IN particolare, catturerebbe quelli dell'umano che le ha rivolto prima la parola, per poi svanire. L'osserva leggermente perplessa, nel momento incui ne incrocia lo sguardo.
13:29 Gusion : [ Tavolino ] Incrocio per un?istante l?occhi di lei, i miei occhi di colori diversi non lasciano trasparire nessuna emozione e nessun pensiero. Non ? mia consuetudine di carattere avvicinarmi anche solo per parlare ad altre creature, sono sempre stato totalmente libero nella mia solitudine e nel mio essere guerriero votato all?onore, gi? quello spartano onore antico di cui si narra nelle leggende antiche e di cui ancor oggi sono oggetto di culto per esseri simili a me. Mi permisi solo di farle un cenno, facendolo solo un lieve sorriso come si conviene dalla creanza; non le avrei rivolto la parola se solo lei non le avesse voluto.
13:38 Daenith [ Bancone ] Rimane a fissarlo per diversi istanti, fin quando un sorriso non giunge, lieve. Le mani vengono sollevate ed incrociate fra loro, i gomiti va a puntellare sul bancone. Un gesto lieve, la portebbe ad appoggiarsi sulle mani cos? incrociate, continuando a fissare l'umano. Lieve, appena percettibile ? il sorriso sulle labbra della mezzelfa, che poi scuote appena il capo come se la cosa in qualche modo la lasciasse perplessa. Gli occhi vanno quindi a posarsi sul messo, che fa avanti ed indietro dalle cucine, servendo pietanze e da bere. Dimostra enorme pazienza nel non essere stata servita immediatamente. Non ? nessuno, li. Una mezzelfa come tante si potrebbero incontrare nei borghi e nei sobborghi. Ed ? con somma pazienza che ritorna a osservare Gusion. Tre secondi, qualche attimo, prima di fargli un lieve cenno col capo per indicargli di avvicinarsi. Forse era in uno dei suoi giorni si, in cui cercava un p? di compagnia, dopo mesi di solitudine.
13:50 Gusion : [ Bancone ] Noto il suo primo sguardo, per poi notare il suo secondo sguardo invitante, distolgo lo sguardo per qualche istante, faccio un segno all?oste, lui capisce che un giro di birra alla fanciulla lo avrei offerto io, rimasi lungamente nell?ombra, poi lentamente mi avvicinai a lei stetti a qualche passo da lei. Con voce eterea e intensa profer? parole verso di lei « Perdonate questo viandante giunto da lontano, signora dell?elfi, di questi tempi ? un?evento assai raro trovare una creatura che rappresenta umani ed elfi, unendo in comunione le cose migliori di entrambe le razze, ? mio augurio sperare che voi siate consapevole di ci? che potreste essere e rappresentare nel mondo, sempre a patto che non vi leghiate come spesso ormai accade di codesti tempi alle forze oscure del male.» La osservai seriamente facendole un lieve sorriso, magari lei si sarebbe messa a ridere a quelle parole...
13:57 Daenith [ Bancone ] Ecco giungere la pietanza ordinata. Un piatto di carne, stufato probabilmente, ed alcune verdure di stagione. Lo sguardo cala su questi con lieve perplessit?, che viene abbandonata nel momento in cui anche il boccale di birra si posa di fianco a questo. China il capo in direzione del messo, osservando poi l'umano avvicianarsi verso il bancone. Le parole di lui la lasciano visibilmente spiazzata. «Si..Signora degli elfi?» CHiede, trattenendo una risata. «Vogliate scusare, ma dubito fortemente che altri, a parte voi stesso, possa pensare qualcosa del genere.» La mano destra va ad afferrare il boccale, sollevandolo con un gesto eloquente. «Senz'offesa, si intende» Aggiunge, con tono vagamente scherzoso, pi? sarcastico a dire il vero. «Sedete, sedete. Chi siete?» Domanda, facendogli cenno di accomodarsi anche lui al bancone.
14:12 Gusion : [ Bancone ] Con movenze lente ed eleganti al tempo stesso mi avvicino alla seggiola davanti al bancone, le sorrido con un sorriso lieve in cui lei capisce che ? come se le stessi dicendo salute, le sorrido di nuovo ma di un sorriso amaro e mi rivolgo a lei. «Essere sventurata e pieno di dolore voi siete che per natura appartenete a umani ed elfi, per? chiss? in codesta patria potreste aver trovato qualcosa a cui appartenere o per cui vivere. potr? dirvi in questo pomeriggio estremamente fausto permettimi dunque in luogo del pi? consueto nomignolo di accennare al carattere di questa dramatis persona.Voil?! Alla vista un umile veterano del Vaudeville, chiamato a fare le veci sia della vittima che del violento dalle vicissitudini del fato. Questo viso non ? vacuo vessillo di vanit?, ma semplice vestigia della Vox populi, ora vuota, ora vana. Tuttavia questa visita alla vessazione passata acquista vigore ed ? votata alla vittoria sui vampiri virulenti che aprono al vizio, garanti della violazione vessatrice e vorace della volont?. E diventa un Voto non mai vano poich? il suo valore e la sua veridicit? vendicheranno un giorno coloro che sono vigili e virtuosi. In verit? questa Vichyssoise verbale vira verso il verboso, quindi permettimi di aggiungere che ? un grande onore per me conoscerti e che puoi chiamarmi Gusion.»
14:35 Daenith [ Bancone ] Porta alle labbra il boccale, andando a prenderne un sorso generoso. Il boccale viene dunque posato con un lieve tonfo sul bancone di legno, ma ancora non l'abbandona. La schiena viene raddrizzata, nel momento in cui l'altro riprende la parola. Si attende una solita presentazione, una di quelli in cui si dice il nome, al limite il cognome. Attende, e le parole paiono come un fiume in piena. Il silenzio si fa pi? intenso, mentre la perplessit? non riesce ad abbandonare il viso chiaro e perfetto della mezzelfa che schiude appena le labbra. Sorpresa? Spiazzamento? Difficile dire le sensazioni che vanno a dipingersi. Le sopracciglie bionde si uniscono appena, quando infine giunge il suo nome. Passano diversi attimi di silenzio, dopo che quel singolo nome raggiunge il suo orecchio. Il boccale viene dunque alzato di nuovo, per un secondo sorso. Forse intenzionata a mandar gi? quell'insolita presentazione. «Sailemla» Pronuncia dunque, abbassando il boccale. «Il mio nome ? Sailemla Walker» E forse lo fa apposta a scegliere uno sei suoi nomi pi? complessi. Lo fissa ancora qualche attimo, prima di dedicarsi al pasto. «Beh.. Buon pranzo..» Augura, spiazzata. Decisamente spiazzata.
14:47 Gusion : [ Bancone tavolino ] Alla vista della sua reazione, un sorriso leggermente beffardo illumin? il viso di lui, ud? il suo nome, a quel punto fece un cenno di presentazione le sorrise, ad un tratto fece segno al locandiere che cap? che egli aveva ordinato una pinta di birra, a quel punto preso il boccale Gusion senza dire nulla si alz? e fece qualche passo verso il tavolino dove prima era seduto, si volt? e di traverso fece un saluto a lei sorridendole.
15:06 Daenith [ Bancone ] Gli occhi si sollevano su di lui, mentre il sorriso di dipinge sul suo volto. Le stava passando la fame. E lei quel pranzo doveva comunque pagarlo. Ecco come, in pochissimo, una buona giornata muta in una cattiva. Ed ? poi un tuono a sugellare il tutto. La pioggia inizia a picchiettare sul tetto della locanda. «Oh ma dai.. Sul serio?» Esclama, portando uno aguardo alla finestra pi? vicina, con tono non poi cos? basso. Un nuovo sospiro esce dalle labbra rosate. «Come si suol dire, iniziamo bene in questa citt?..» Sembra parlare da sola. Affererebbe le posate per iniziare a mangiare quella sorta di stufato che stava gi? raffreddandosi nel piatto. Ne taglia un pezzo, portandolo alla bocca, mascticando con lentezza. Mentre ascolta il picchiettio della pioggia sul tetto. Ma c'era qualcosa che la infastidiva. Solelva lo sguardo verso l'uomo che si era presentato a quel modo, notando che ancora una volta la sta osservando. Ingolla il pezzo di carne, velocemente. Uno sguardo al messo dietro al bancone, per poi scivolare lentamente dallo sgabello. «Signor Guison..» Inizierebbe, avvicinandosi al suo tavolo con ampie falcate. Non tenta di mantenere bassa la voce, ignorando le eventuali occhiate «Io non so cosa vi stia passando per la mente.. Ma sarei ben lieta se condividesse i vostri pensieri, qualora abbiate qualcosa da dirmi.» Le mani vengono posate sul fianco, visibilmente seccata. Tant'? che pure il piede destro inizia a battere un paio di volte sul pavimento.
15:28 Molydeus [ Scale-» Bancone ] I passi sono lenti del Fantoccio mentre cammina su quelle scale che portano al piano inferiore della taverna. La lingua guizza sul labbro inferiore come per ricordare un vecchio sapore, come se gli importasse. Gli occhi verdi si muovono a destra ed a sinistra osservando come le sue pecorelle siano cos? pronte a divertirsi e farlo divertire. Presto, Presto sar? tutto diverso, presto il Re godr? di tutte le tele che ha intessuto in tutto questo tempo. Finisce di scendere le scale mentre la mano destra corre a carezzarsi il collo. Il Cacciatore si scruta intorno, analizzando e cercando la prossima preda. Elyanna, la cameriera che lavora, forse per meglio dire lavorava, nella locanda giace ancora nella stanza di sopra, sicuramente lascer? il lavoro per seguirlo al Regine di cuori, povera bambina. Ma Molydeus ? ancora affamato, ed i suoi occhi gialli si osservano intorno notando anime pi? o meno interessanti. La camicia ? ancora sbottonata con segni bluastri sul collo, fuori da quei pantaloni neri. Come se si sentisse a casa sua cammina con quei stivali neri. Nathan si muove verso il bancone mostrando sempre la sua dentatura perfetta. Non essere al bordello ogni giorno, forse, ha i suoi risvolti positivi. Non si avvede ancora di Daenith sebbene le passerebbe accanto con fare di noncuranza, o almeno, per ora. Si siede infine ad uno sgabello di un bancone, tamburellando con le dita della mano destra sul ligneo piano, attendendo l'arrivo dell'oste e la sua seguente ordinazione.
15:30 Gusion : [ Tavolino ] Gusion stando seduto sulla sua sedia sorseggia lentamente dal boccale della birra, guarda di traverso lei, un sorriso lievemente beffardo illumina il viso di lui mentre si comincia a sentire la pioggia ticchettare sul tetto e fuori per la strada. Lui nota il movimento di lei mentre si avvicina, la guarda dritta nell?occhi ascoltando attentamente le parole di lei, mentre stando comodamente seduto, egli tiene la gamba destra pronta a scattare per mettersi in posizione di parata o difesa. Guardandola fissa nell?occhi, con i suoi occhi inquietanti e rivolgendosi a lei con voce ferma e intensa. «Se ci reincontreremo e imparer? a conoscermi mademoiselle, imparer? che io sono persona assai rara e unica nel mio genere»
15:41 Daenith [ Bancone ] Si ferma davanti al suo tavolo. Non fa nemmeno caso alla figura di Molydeus che le scorre vicino. Le mani vengono posate sulla superfice di legno. Si china appena, abbassando lo sguardo su di lui. Lo fissa, ricambia il sguardo, ascoltandone il dire. NUovi attimi di silenzio, in cui forse sta elaborando quelle parole. «Signor Guison..» Lo chiamerebbe di nuovo cos?, con quel nome con la quale si era presentato. «Imparerete che le persone rare in questo mondo, lo sono per un motivo ben specifico.» Che il tono sia minaccioso o volutamente reso tale, non ? ben comprensibile. Un ultima occhiata viene rivolto a lui, prima di raddrizzare la schiena e abbandonare con le mani il tavolo. UNo sbuffo, degno di una donna di nobili origini, esce dalle labbra della mezzelfa, voltandosi in direzione del posto al bancone che aveva preso pocanzi. I lunghi capelli vengono lasciati ondeggiare sulla schiena, in una cascata di oro e di grano. Ritorna verso il suo posto, accomodandosi ancora una volta. La carne, gi? dall'aspetto, non era pi? fumante come gliela avevano servita. Solleva gl'occhi al cielo, come se avesse perso la migliore delle occasioni e riprende a mangiare, non con lieve malavoglia. Questa volta, non solleva gli occhi per cercare eventuali sguardi verso la sua persona, intenta di rifocillarsi almeno un minimo
15:52 Molydeus : [ Bancone ] Ecco che arriva l'oste, quel tracotante ciccione inutile. China la testa di lato facendo scivolare la lingua sul canino destro prima di prendere...fiato « Una birra, anzi due...piene, fino all'orlo...» la voce ? fredda ancora, roca, per niente interessato a quell'anima cos? rovinata dall'et?. Lentamente si muove dallo sgabello in modo da poggiare schiena e gomiti al bancone, tornando al suo territorio di caccia. Proprio vicino a lui, due figure stavano parlando. Interessato? Per niente, ma comunque rimane a studiare sia la persona di Gusion sia quella di Daenith non avendole mai viste in quel regno. Carne fresca forse, buon per lui insomma. Un mezzo sorriso si increspa sulle sue labbra mentre gli occhi verdi continuano ad osservare e studiare i due cercando di modificare nella sua mente perversa i comportamenti per poter sembrare accattivante ad entrambe le parto « due...al prezzo di uno...» Sussurra quasi a se stesso prima di girarsi di nuovo e vedere quei due boccali arrivare davanti a lui. L'indice della mano sinsitra si muove sul bordo andando a togliere quei residui di schiuma che si sono addensati sopra. Prende entrambi i recipienti, non prima di aver lasciato delle monete all'oste e si muovo, con calma e naturalezza verso quel tavolo. « Ecco, offre la casa.» dice soltanto facendo finta di lavorare come cameriere. Camicia bianca, pantaloni neri, potrebbe essere alla fine, o almeno, ci prova.
15:52 Gusion : [ Tavolino ] Gusion osserva attentamente la figura di quell?essere appena giunto, con quello sguardo egli d? rispetto a quella figura, poi riporta il suo sguardo su di lei, fa un sorriso beffardo e con voce ferma e intensa si rivolge a lei. « Pienamente d?accordo con Voi Mademoiselle Daenith, infatti non ? tanto come mi chiamo che mi rende unico, ma le azioni che compio mi rendono unico, ci? dovrebbe valere per ogni essere vivente non trovate? Ad ogni creatura vivente e non si dovrebbe dare rispetto e onore per ricevere altrettanto indietro non trovate?» Girandosi verso il nuovo sopraggiunto, lo osserva, gli fa cenno di avvicinarsi e con voce tranquilla, guardandolo nell?occhi gli fa un sorriso benevolo e senza timore reverenziale. «Posso offrirle da bere Signore?»
16:05 Daenith [ Bancone ] Si mette comoda, per come pu?, sulo sgabello. I piedi vanno a cercare l'appoggio, mentre la schiena viene raddrizzata. Fuori il temporale infuria, mentre l'aria si ? fatta molto pi? fresca rispetto a quella bella mattina di primavera. Tant'? che pure le finestre vengono ora chiuse, man mano, ed il caminetto verrebbe acceso da uno degli inservienti. Di astanti, in quell'ora del primo pomeriggio, iniziano ad esservene di meno. Chi ? tornato al proprio lavoro, chi a casa. «Signor Gusion» Pronuncerebbe ancora una volta quel nome, con quell'appellativo, quando nel piatto vi ? met? dello stufato che aveva ordinato. Abbassa quindi le posate, tornando su di lui. «Non conosco questa citt?. Ma conosco le persone. Ed il rispetto, a mio avviso, va guadagnato. Presupporre che tutti siamo degni del rispetto altrui, non farebbe nascere faide. E persone come me avrebbero vita facile in una civilt? fatta di gente come gli elfi.» Il tono, nei confronti di quelle creature, pare quasi disprezzante. «Vogliate scusarmi, dunque, se non sono del vostro stesso parere.» Quand'ecco che una birra viene posata vicino al primo boccale. L'osserva, abbassando lo sguardo. «Beh, grazie.» Commenta, scrollando le spalle. E figuriamoci se la rifiuta. La mano destra andrebbe sul boccale, afferrandola con una presa gentile per portarla alle labbra.
16:17 Molydeus : [ Bancone ] Sorride quando vede la birra accettata, il primo contatto, forse il peggiore per la sua vittima. Annuisce poi tornando verso l'Oste ed ordinandone un'altra. Cerca di ascoltare quei discorsi, rispetto? Ed a che serve quando si parla con gente cos? inferiore? Si morde il labbro inferiore non inserendosi nel discorso, non ancora almeno. Attende prima che finiscano e che arrivi la sua birra. Emula un respiro profondo prima di far girare il liquido ambrato all'interno di quel boccale. « Il rispetto va conquistato, non guadagnato...» dice poi con un filo di voce, tornata quella di solito, calda, avvolgente, accattivante. Torna a farsi presente quel sorriso bastardo mentre si stringe nelle spalle « oh scusate, non volevo intromettermi...» stiracchiando le labbra in un sorriso prima di tonrare alla birra, se tutto andasse per il bene per il suo piano, uno dei due avrebbe donato parola al Demone, altro passo verso la conquista di un'anima, o forse due...non sono mai abbastanza. Sorseggia quella birra non sentendone nessun sapore sebbene il pomo d'adamo comincia a muoversi su e gi?... a volte trova faticoso fingere quelle limitazioni mortali, ma per non destare sospetti questo ed altro, sebbene i controlli delle guardie siano diminuite da l suo arrivo ed il suo percorso di morti, prima di trovare il Regine, il luogo di caccia perfetto. Rimane in silenzio dunque cercando di mantenere alta la concentrazione sulle voci dei due. Alla fine, anche se avesse risposto almeno uno dei due, lui
16:17 Molydeus : [ Bancone ] avrebbe vinto lo stesso.
16:40 Gusion : [ Tavolino-Porta ] il sorriso di egli era spavaldo e non reverenziale, nella mia lunga vita egli aveva visto angeli cadere per mano di demoni e demoni cadere per mano di angeli. In questo giorno quell?essere che era immortale per essenza forse bramava si una vittoria, ma sarebbe stata una vittoria ben misera che non gli avrebbe portato nessuna gloria. D?altronde Gusion anche se di essenza mortale non temeva la morte per mano di nessuno, lui d?improvviso guard? beffardo entrambi. rimanendo seduto lungamente dondolandosi sulla sedia fin? di bere la sua birra, d?improvviso ne ordin? un?altra da bere lungo la via. Si alz? e sorridendo beffardamente a entrambi si diresse verso la porta. « chiss? potreste aver ragione voi come io madame, chiss? se un giorno saremo ancora vivi vedremo chi avr? ragione, ma sino a quel giorno rimarr? sicuro delle mie convinzioni e anche in punto di morte non vender? i miei ideali come il mio onore. Un saluto a entrambi.» Con un cenno della testa e un sorriso usc? dalla locanda.
16:52 Daenith [ Bancone ] Ascolta il dire dell'umano, mentre finisce lo stufato ormai freddo. Sul piatto non sembra rimanere nulla. In fondo, non mangiava qualcosa che non fossero bacche o cibi di fortuna da giorni. Un enorme sospiro esce dalle sue labbra, svuotandole i polmone. «Su di una cosa, sono ben sicura. Quando voi sarete su di un letto di morte, il mio aspetto non sar? dissimile da quello di ora.» Ironica nel suo dire, mentre la mano ritorna sul nuovo boccale di birra. «Un saluto a voi, Signor Gusion. E che questa citt? vi calzi a pennello, cos? come voi desiderate» Muove il boccale di birra in segno di saluto, sebbene i toni siano leggermente beffardi. Lo sguardo cos? si sposta sul belloccio che le aveva portato la birra. «Siete di questa citt??» Domanda senza troppi preamboli, posando gli occhi verdi su di lui. «Ho sentito molte storie.. Credevo fossero stati tutti mangiati dagl'orchi...» Fa una pausa, corrugando la fronte «O erano Troll?» Domanda pi? a s? stessa che all'altro. Scrolla appena le spalle, come se per lei fosse la medesima cosa. «Ho sentito di Patriarchi morti. Immagino siano state persone di tutto rispetto.» Sarcastico il suo dire, mentre ingolla un altro p? di birra.
17:06 Molydeus : [ Bancone ] Bene, uno dei due si ? allontananto, un cenno con la testa verso Gusion prima di tornare su Daenith. Si stringe nelle spalle ascoltando la sua domanda « a quanto pare si...» e questo fa capire molte cose, inarca un sopracciglio mentre sente a proposito di orchi e troll, un cenno di diniego con la testa « oh no, niente di tutto questo.» conclude infine andando a bere quella birra fredda, sebbene fuori il tempo non sia dei migliori. Si umetta le labbra prima di tornare su di lei , ridacchia al suo dire, anche il suo di Patriarca...se cos? lo considera, dovrebbe essere morto, mentre Kaelsier...prima o poi cadr? anche lei nella sua tela « beh diciamo che sono poco...longevi...» ironizza mentre beve un altro sorso « si vede che avevano conquistato troppo poco rispetto per poter continuare a respirare» le dice infine scalando di uno sgabello per avvicinarsi a lei, sempre se glielo avesse permesso « comunque Nathan Auriel ...» le dice chinando la testa verso il basso in segno di saluto « e voi? Cosa vi porta qui?» le chiede infine mordendosi il labbro inferiore attendendo una sua qualsivoglia risposta.
17:15 Daenith [ Bancone ] Permane in quella sua posizione, sporgendosi appena sul bancone per puntellarvi i gomiti. Gli occhi sono di un intenso verde smeraldo, brillante di quella giovent? mista ad una consapevolezza tipica di chi ha viaggiato e vissuto molto. Ascolta il suo dire, lasciando che la giornata volga nuovamente verso una pi? positiva, lasciando che l'animo inquieto per il momento di plachi, dopo la sfuriata verso l'umano di pocanzi. «Chiss?. Non conoscevo tali persone..» Scrolla le spalle, bevendo poi un generoso sorso «Certe volte, del rispetto ce ne facciamo ben poco. Con rispetto parlando, chiaramente.» Commenta con leggero sarcasmo ed un sorriso sulle labbra. Ascolta la sua presentazione «Sailemla Walker» Ed utilizza nuovamente quel nome, che cela chiss? quante storie. «E nulla mi porta qui, se non i miei passi e la Strada Maestra che ivi mi ha condotta.» L'osserva da sopra il boccale e per il momento pare essere perfettamente sobria, come chi ? abituata a bere senza troppi problemi. «E non ? detto che oggi stesso i miei passi ritornino su quella strada, verso altri lidi. Non so cosa ci sia di buono qui, per me.» Scrolla le spalle, andando cos? a bere un altro sorso.
17:32 Molydeus : [ Bancone ] Ascolta il suo dire, interessato? Per niente, ma fa finta di esserlo giusto per dare una parvenza di importanza a quella donna. Si stringe nelle spalle prima di bere un altro sorso « Beh, la strada maestra port? qui me...» certo, a cercare una assassina per poter chiedere il risarcimento di quello che ha fatto, povera Layla. Emula un respiro profondo prima di guardarla di nuovo, fissandola con i suoi occhi verdi « ma poi non ho preso altre strade, magari succeder? anche con voi...» si stringe di nuovo nelle spalle chinando la testa di lato « magari qui si trova l'opportunit? che stavate cercando» sembra quasi, e dico quasi, convincente nel suo modo di fare, osserva il boccale mezzo vuoto della ragazza e fa cenno all'oste di riempirne un altro, una persona non lucida ? pi? facile da abbindolare e lei sembra un osso duro, che avrebbe dato volentieri al suo cane dopo averla spolpata per bene. A Molydeus piacciono le sfide, soprattutto quelle in cui ? sicuro di vincere.
17:43 Daenith [ Bancone ] Scrolla le spalle. Inizia a giocherellare con il boccale, facendolo ruotare con entrambe le mani. Ormai vi era solo il fondo, che appena sguazza contro le pareti di legno. Lo ascolta, prestandogli l'attenzione dovuta o voluta. La gamba sinistra viene sollevata di poco, andando ad accavallarsi sulla destra. RImane quindi in equilibrio su quello sgabello. «Chiss?. Molte strade portano qui ed altrettante portano in altri luoghi. Potrei avere la curiosit? di vedere cosa ha questa citt? da offrirmi..» Fa una breve pausa, facendo un cenno verso la porta «Ma se son tutti come quel tipo.. Temo che per me non vi sia molto.» Sarcastico il tono, mentre nota il cenno verso l'oste, che prontamente le porta una nuova birra. «Oh, non vorrei che da queste birre possa nascere un'amicizia...» Ancor sarcastico ? il tono, quando lascia andare il boccale per permettere all'oste di prendere il boccale vecchio e lasciare il nuovo. «Di cosa vi occupate, Nathan?» Domanda con curiosit?. Era la tipica persona che preferiva porle, le domande, che rispondere. Il sorriso non sembra abbandonare le labbra della mezzelfa, a suo agio con quel boccale fra le mani. Non inizia ancora a bere il terzo. La pioggia, intanto, continua a picchiettare sul tetto della locanda.
17:56 Molydeus : [ Bancone ] Ora comincia a rilassarsi, come il veleno di un ragno che continua a colpire dove il nervo pu? portare alla paralisi. Si umetta le labbra «oh, sicuro...Kirial ? piena di opportunit?» il Demone dentro Nathan si sveglia, sente la fame, annusa l'aria, le braccia che si muovono nella sua direzione come a chiamarla a cercare di avvicnarla a se « Io?» sorride poi andando a bere un sorso di birra. Gli occhi verdi la fissano, la scrutano « io gestisco un bordello ad esempio.» Il Re si ? appena palesato, Vanitoso nel suo fare ecco che si presenta per bene « Il Regine di cuori ? mio, si trova qui vicno» le dice mostrando quel sorriso bastardissimo, quello cos? accattivante da baciarlo o schiaffeggiarlo per la faccia tosta « Abbiamo molti servigi da offrire, non solo il paicere, carnale diciamo» conclude infine guardandola e facendole un cenno con la testa ed un sorriso. Lei ? una avventuriera , una vagabonda, ottimo, nel caso nessuno sarebbe venuto a cercarla . « Ognuno qui riesce a trovare la propria strada.» conlcude infine fissandola mentre abbassa il capo verso il boccale per bere un altro sorso. « Amici? Beh, perch? no!» le dice poi ridacchiando mentre il demone vorrebbe sgozzarla e bere il suo sangue misto alla sua birra.