11:34https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] Una coltre di nebbia circonda la zona in cui si trova da quella mattina. Si era svegliata presto. O per meglio dire, non aveva dormito ed alle prime luci dell'alba era uscita lasciando un biglietto. Più o meno, era da allora che si stava allenando. Qualcuno si era affacciato, per osservarla, curioso probabilmente per l'orario bizzarro. Ma l'aura intorno a lei, il viso freddo e gl'occhi carichi di qualcosa di non ben definibile e selvaggio, avevano tenuto tutti distante. C'erano altri soldati, ovviamente, ma l'area di tiro quella mattina sembrava essere stata prenotata quasi nell'interezza dall'elfa. Il suo bersaglio, posto davanti a sé a circa quaranta metri, era costellato da almeno una cinquantina di frecce. La nebbia era calata, come a voler dare un freno a quella sua ostinazione, per renderle più arduo quell'allenamento che altro non era che uno sfogo. I lunghi capelli blu sono sciolti sulle spalle, a circondare la faretra che porta sulla schiena. Incorniciano il volto affilato, dagli alti zigomi. Duro nei tratti, reso ancor più severo dalla sua concentrazione del momento. La pelle è del colore del glicine, e due occhi sottili sono fissi davanti a sé sul bersaglio. Indossa i soliti abiti da caccia, composti da pelle nera e cuoio marrone, che ne fasciano il corpo nella sua interezza rendendola ancor più selvaggia di quanto non desideri apparire. L'arco corto è mantenuto con la mano sinistra, mentre la destra sale alla faretra per andare ad afferrare la cocca di una delle frecce dall'impennaggio nero che porta sempre con sé. Il respiro è lento, regolare, una goccia di sudore le imperla la fronte, mentre va ad estrarre la freccia ed a posizionare l'asta nella zona di incocco. La cocca viene incastrata successivamente nella corda e lentamente le braccia distese vanno a sollevarsi simultaneamente, tendendo la corda e piegando il braccio destro fino a superare le spalle. La figura è posta di profilo rispetto al bersaglio, donando così il fianco. I piedi sono posti paralleli e aperti più o meno alla stessa ampiezza delle spalle. Il respiro è lento, cercando di sincronizzarlo insieme al battito del proprio cuore. C'era un profondo silenzio intorno a sé, per quanto l'ateneo sia frequentato. Era come se avessero compreso, dalla sua sola presenza, che nessuno avrebbe avuto il permesso di parlarle o semplicemente avvicinarsi.

11:40https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Vicinanza dell'Ateneo] La nebbia stamani è scesa su Beriandil, come una coltre lattiginosa in grado di coprire ogni cosa: persone, luoghi, sentimenti, allo stesso modo in cui costringe il senso della vista di chi vi è immerso. Non tira un filo di vento, questo enorme banco avvolge l'intero reame in una bambagia eterea, che tuttavia non ferma la vita all'interno della città. La luce del sole è fioca, un luminoso candore diffuso che dovunque getta un'aura spettrale alle vie, poiché agli occhi di chiunque ciascun altro individuo non troppo vicino apparirà come una sagoma evanescente, indistinta. Nonostante la nebbia, la temperatura non è così fredda, anche se l'aria immobile come un lento veleno penetrerà nelle ossa, inesorabilmente. In queste tanto avverse ambientali circostanze, il sovrano del regno boscoso ha lasciato in tarda mattinata il fortilizio reale per raggiungere i pressi dell'ateneo militare. Da quando si è destato non è stato affatto loquace, anche se probabilmente qualche suddito a conoscenza delle sue intenzioni recenti potrebbe essersi domandato o addirittura aver domandato qualcosa, in merito alla sera precedente. Ovviamente, qualunque domanda effettuata avrà ricevuto una replica breve ed enigmatica, con uno sguardo che non lascia intendere una gran intenzione di comunicare altre informazioni. L'unica cosa che ha fatto, prima di lasciare il palazzo, è stato avvisare il messaggero reale che avrebbe emanato un proclama una volta che avesse fatto ritorno. Per ora si trova lungo le vie che attorniano l'Ateneo, e sta camminando nella luce come un'ombra chiara, longilinea, slanciata, in una postura eretta e composta. Quel che riguarda il suo aspetto, però, è uno specchio di quanto trascorso la sera precedente, sebbene solo da molto vicino lo si potrà notare. Quel che si può più facilmente vedere da un po' più distante è il suo abbigliamento, composto di una veste fasciante composta da più fasce di tessuto di colore differente, che nel complesso danno l'effetto di un unico abito di colore nero, verde scuro, verde e verde chiaro, con disegni a motivo fogliato ricamati su ciascuna diversa tinta effettuati una tinta che dia risalto al decoro senza farlo stonare. La veste è a maniche lunghe, lo copre fino all'altezza delle ginocchia, ed è tenuta unita al centro da un solo bottone in corno, lasciando scoperto buona parte del busto e delle gambe. Così sono evidenti gli abiti sottostanti, una camicia leggera nera ed un paio di calzoni castani, che si infilano in un paio di stivali di cuoio spesso, eleganti, dotati di fibbie metalliche in ottone ad impreziosirli. Non un gioiello su di lui, solo la corona in capo. Non un'arma, ad eccezione del pugnale che riposa nel fodero, al suo fianco sinistro.

12:00https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] Le dita lunghe ed affusolate trattengono la cocca con il medio ed il pollice, mentre l'indice è lievemente piegato e tenuto poggiato contro la corda. La mano sinistra invece è stretta poco sotto la zona di incocco, chiusa, serrata. L'asta della freccia ivi è poggiata. L'arco è teso, al massimo che le è concesso dalla corda. Respira, cercando di mantenere la quiete del proprio animo che sembra aver perduto durante la notte precedente. Stringe le labbra, sentendo nuovamente quella sensazione orribile che le aveva oppresso il petto, annebbiato la mente. Il rumore del legno che viene stretto viene percepito dal proprio orecchio, così come la corda. Un suono distinto e vicino al proprio orecchio. L'espressione severa non abbandona il volto di glicine, e li dove poggiano le punte di di lancia tatuate sul suo viso si potranno notare delle leggere occhiaie. Non si avvede del sovrano che si sta avvicinando, così come ha ignorato chiunque abbia anche solo provato ad avvicinarsi per domandarle. Non aveva ricevuto nessuna risposta, solo un'occhiata che lasciava intendere semplicemente una cosa: voleva essere lasciata da sola. Il suo sguardo è fisso sul bersaglio. Nella mente, tentava di calcolare tutte le variabili per evitare che il proprio colpo non andasse a vuoto. Teneva in conto l'assenza di vento, decisamente favorevole. Un po’ meno, in realtà, lo era quella coltre di nebbia. La mano destra rilascia quindi la freccia, che saetterà verso il bersaglio. La posa rimane fissa, solo la mano destra si muoverà, per andare a cercare un'altra freccia che..Tuttavia non troverà.

12:09https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Vicinanza dell'Ateneo] Passi leggeri calcano le vie della città, passando da quelle principale, lastricate, ai selciati secondari, mentre raggiunge il massiccio edificio costituito dall'ateneo militare: una struttura veramente imponente in relazione agli altri edifici che costituiscono la città, un fabbricato che è possibile notare anche da lontano, la cui vitalità sembra essere immune alle condizioni atmosferiche odierne. Dall'edificio entrano ed escono miliziani di vari ordini e gradi, per lo più i cadetti che si dirigono ai terreni di allenamento, che si trovano adiacenti alla struttura preposta alla preparazione militare delle forze armate. Il sovrano si muove con calma, sguardo impassibile, e come gli vengono rivolti gesti o parole di saluto egli replica al massimo con un cenno sbrigativo, seppur garbato. Sembra per lo più ignorare quel che gli si trova attorno, anche quando lo sguardo gli cade sulla mole massiccia dell'ateneo non fa che osservarlo con occhi spenti, come se non riuscisse a vederlo o questo non avesse affatto consistenza. Alcuni passi lo portano più vicino all'ingresso dell'ateneo, ma poi devia da questo, optando per passargli accanto. Cammina lungo il perimetro, guardando dritto innanzi a sé. La sua mente, al momento, probabilmente è occupata da vari pensieri che gli impediscono di vivere come al suo solito. Passa accanto ad alcune matricole, che lo osservano e gli fanno una riverenza, mentre lui replica con un cenno della mandritta, quasi noncurante. Raggiunge nel giro di pochi minuti il limitare dei campi di addestramento, laddove si trova EDELWEN. Questi sono a loro volta divisi sulla base delle tecniche da allenare, in più aree adeguate alle varie discipline. Camminando fuori da queste, costeggiandole, si avvia verso l'area di tiro per le armi a distanza, al momento non distante da lui, al punto che, forse, potrà avvertire il suono di uno o più proiettili di armi balistiche giungere a segno sui bersagli.

12:29https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] La freccia sibila nell'aria, correndo verso il bersaglio. Tuttavia, non lo incontra. Lo sfiora, di striscio, andando a conficcarsi nel terreno ad una decina di metri oltre. Le labbra vanno a stringersi, non sentendo il tonfo sordo della punta conficcata nel bersaglio di paglia. Dopo quella mattina, con l'ultima freccia, aveva sbagliato. Sarà stata la nebbia, il non aver calcolato bene le distante. O l'aver teso troppo la corda, o il leggero fremito della mano quando il viso di Maen era comparso nuovamente così nitido nella sua mente. La mano destra non incontra alcuna freccia nella sua faretra. Ne cerca qualcuna ancora per qualche secondo, ma un successivo sospiro viene emesso dalle labbra. Abbassa entrambe le braccia, mantenendo l'arco contro il proprio fianco con la corda rivolta verso l'alto. Fissa il bersaglio, a quei quaranta metri. Un'occhiata carica di risentimento, come se in qualche modo fosse sua la colpa del suo errore. L'aria si carica di umidità, mentre un forte vento va a spazzare via quella nebbiolina che si era levata di mattina. Le prime gocce di pioggia iniziano a cadere, bagnando il terreno e facendo risalire l'odore della sabbia dell'area d'addestramento. Le fronde degli alberi si muovono, regalando il proprio suono a chi li circonda. La mano destra, libera, sale adesso al proprio viso, andando ad infilare le dita fra i capelli per tirarli indietro, pettinandoli in un certo senso. Si sentiva stanca, sfiancata da quell'allenamento che aveva prosciugato ogni sua energia. Ma ancora sentiva la rabbia salire, l'orgoglio ferito. Scosta lo sguardo dal bersaglio, con la chiara intenzione di andare a cercare altre frecce. Ed in quel frangente, la figura dell'elfo rientra nella propria visuale. Si blocca, fissandolo mentre la pioggia prendeva ancor più mordente, insieme al vento che ne sferzava i capelli, facendo volare alcune ciocche nell'aria, alle proprie spalle. Erano istanti, pochi secondi, diluiti dalla gravità del suo animo. L'espressione sul suo viso era indecifrabile, per un momento smarrita. Lo aveva avvertito, doveva aspettarsi che sarebbe giunto. Ma non era in ogni caso pronta. Stringe semplicemente le labbra, muovendosi poi verso la rastrelleria più vicina sollevando la cinghia della faretra vuota per farla passare dal proprio capo.

12:50https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Vicinanza dell'Ateneo] Compare così, come uno spettro dalla nebbia, al limitare della visuale di EDELWEN. Come la prima volta, il loro primo incontro in assoluto, anche oggi compaiono l'uno al cospetto dell'altra alla stessa maniera, seppure le premesse siano totalmente differenti. Sentendo dapprima il suono di una freccia che si conficca nel paglione, continua a dirigersi verso la direzione già intrapresa in precedenza, finché non raggiunge l'area di tiro giungendo lateralmente alla stessa. Così, all'improvviso, compare nella sua visuale la dama glicinea, armata di arco ma non frecce. Non appena i due si vedono, la prima goccia di pioggia cade sulla guancia destra dell'elfo, dal viso tirato. Da una certa distanza non si potranno vedere i dettagli a meno di un'attenta osservazione, ma risulta palese che il suo incarnato sia un po' più pallido del solito. Alla vista dell'elfa, l'espressione seria del sovrano ha un cambiamento repentino, anche se sensibilmente limitato rispetto a quelli mostrati nei giorni passati: le labbra si incurvano appena, mostrando un sorriso appena abbozzato, un po' tirato. I suoi occhi grigi, oggi, non sono chiari né scuri ma spenti, riflettendo l'essere l'eterea impalpabilità della caligine che avvolge tutto e tutti. Un'altra goccia di pioggia cade, stavolta sui capelli, che già non erano in condizioni ottimali: portati all'indietro come al suo solito, l'umidità della nebbia aveva donato loro un'aria scomposta, facendo staccare alcune ciocche dalla massa principale e perfino alcuni singoli capelli dall'insieme, rendendoli mossi. Una terza, una quarta goccia cadono sulla veste del Dol-Athar, che non sembra risentire del cambiamento climatico, almeno questo direbbe il suo sguardo, mentre osserva la guerriera mentre si avvicina alla rastrelliera. Si avvicina anche lui a lei, camminando più lentamente di come lei faccia per allontanarsi. Non dice nulla, non ancora, solo si avvicina con passo lento, con fare inesorabile. Sul volto, se EDELWEN dovesse voltarsi per guardarlo di nuovo, vedrebbe un bel paio di occhiaie, quelle già viste la sera precedente, che non sembrano essersene andate affatto. Un'aria stanca, disturbata, come se un peso gravasse su di lui. Magari però. forse, non è altro che un gioco di luci e ombre ad ingannarla, mentre la pioggia inizia a scendere sempre più insistente, fitta e forte. Dejavù.

13:02https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] Dona per il momento il proprio profilo destro all'eledh, mentre si avvicina alla rastrelliera, coperta sotto un'arco per evitare che le intemperie rovinino le armi custodite. Sebbene per la maggior parte si trattava di qualcosa per gli allenamenti. Sguardo basso, poggiando sul terreno di fianco alla struttura la propria faretra. La pioggia continua a farsi più insistente, bagnandole i capelli, facendoli appiccicare contro il volto sottile ed affilato. L'espressione dura viene mantenuta, simile a quella che si erano scambiati la prima volta che si erano incontrati. In cui ironicamente il clima era stato il medesimo. La mano destra va ad afferrare la cinghia di un'altra faretra, sollevandola con un gesto secco e veloce, dettato da qualche sentimento istintivo simile alla rabbia. E non sapeva nemmeno lei, perché lo fosse. Forse, più frustrazione la sua. Uno sguardo viene rivolto nuovamente verso l'eledh, scorgendolo mentre si avvicinava alla sua posizione. Ancora vive nel suo silenzio, mentre negl'occhi passa una luce, che alcuni descriverebbero pericolosa. Era come uno di quei grandi felini, come una pantera, ferita. E questo la rendeva ancor più truce ed austera. Un solo sguardo, prima di tornare alla zona di tiro, lasciando che l'acqua le passi sulle guance, accarezzandola, o le bagni gli abiti ed i capelli.

13:26https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Vicinanza dell'Ateneo] Qualche goccia di pioggia cade sulla corona, che posta sul capo dell'elfo non risplende della solita lucentezza argentea ed aurea. Egli osserva l'eledh da lontano, camminando lungo il bordo del campo da tiro mentre lei si allontana per rifornirsi di frecce alla rastrelliera. L'espressione del sovrano torna seria, imperscrutabile, mentre la guarda andarsene di spalle. Deglutisce, un gesto compiuto con più difficoltà del solito. Come la sera prima, in circostanze diverse ma non meno desolanti. Rimane fermo vicino alla postazione adottata scelta da EDELWEN per tirare con l'arco, ponendosi ad un paio di metri dal punto in cui lei prima si trovava. La guarda, mentre si avvicina per riprendere il proprio posto, mentre dal cielo la pioggia scende sempre più copiosamente. Edelwen... la chiama, con un filo di voce. Un sussurro, perfino, strascicato, un richiamo simile ad un mormorio che scivola dall'oltretomba. Del tutto inconsapevole di quanto potrebbe aver appena fatto, rimane immobile sul posto, mentre sul suo viso sorgono un po' di emozioni e sensazioni: fiacchezza, amarezza, rammarico. Credo... che sia meglio che tu faccia una pausa, ora. Sta iniziando a piovere... il tutto, senza dare la benché minima impressione di avvertire in qualche modo alcun genere di disagio per il fatto che si sta bagnando, ed a breve i due potrebbero diventare fradici, zuppi. Sotto la tettoia... l'invita, muovendo il primo passo verso il riparo che è offerto alla rastrelliera, ed ovviamente a quali altri militi o cadetti dovesse usufruirne per proteggersi dalle intemperie.

13:44https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] Le narici erano lievemente dilatate, mentre inspirava l'aria inumidita dalla pioggia. Le nebbie si erano oramai diradate, soffiate via anche grazie dal vento che giungeva da sud. Questo le sferzava gli abiti, le rendeva ancor più scomposti i lunghi capelli blu cobalto, che ora prendevano un colore più scuro e tenebroso. Dona il fianco sinistro all'eledh mentre si avvicina con la chiara intenzione di tornare alla propria postazione di tiro. La voce bassa la chiama, e dentro di sé sentiva un fiume di emozioni che non sapeva distinguere. Alla sua iniziale proposta, l'istinto le vorrebbe far dire di no. Un secco, risoluto no. Ma nulla esce dalle proprie labbra. Entrambe le braccia sono distese lungo il corpo. La mancina trattiene l'arco vicino la zona di incocco, mentre la destra tiene contro la propria gamba, dalla cinghia, una faretra con almeno una ventina di frecce da allenamento. L'acqua continua a cadere, il vento a soffiare e per un lungo istante rimane immobile con gli occhi bassi, rivolti sul terreno. Inspira, ed espira, sentendolo farsi più pressante. Come se quella sensazione della notte precedente premesse nuovamente contro il proprio petto. Era peggio di quel giorno in cui aveva subito la ramanzina da parte del sovrano. Ancor peggio di quel pomeriggio. Decide infine di fare come le aveva chiesto. Non desiderava che si inzuppasse gl'abiti per colpa sua, rischiando un malanno. Si volta di scatto, ritornando indietro sui propri passi, per avvicinarsi e trovare riparo a sua volta. Per quanto avrebbe continuato, se fosse rimasta sola. Le mani avevano un po’ subito l'usura nell'utilizzare per tutte quelle ore, senza sosta, l'arco ed i polpastrelli avevano un po’ perso la sensibilità. Così come le braccia erano più pesanti del solito. Era abituata agli allenamenti, a cacciare, ma non con la furia e la rabbia che l'aveva vista protagonista da stamattina all'alba.

14:12https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Vicinanza dell'Ateneo] Lei la personificazione della rabbia, lui invece è pervaso da un gelo innaturale: un gelo puramente comportamentale, dato che la temperatura è mediamente più che accettabile. Intanto il vento forte prende a soffiare, spingendo così la pioggia battente a riversarsi sulla terra in maniera quanto mai violenta, a metaforiche secchiate. Così come la veemenza del clima potrebbe istigare ancor più la furia che ruggisce nell'elfa, in Ewnel potrebbe invece generare l'effetto opposto, in una palese passività. I passi del Dol-Athar si avviano lungo il terreno sterrato, fino al raggiungimento della tettoia. Nel mentre, tuttavia, la pioggia ha infradiciato entrambi gli elfi, appesantendo i loro abiti e e loro chiome. Volgendosi verso la cacciatrice, che fino a questo momento è rimasta silente, la scruta quindi con palpebre socchiuse, incrociando lentamente le braccia al petto. Sono qui le dice, un'espressione talmente ovvia che non avrebbe alcun senso se non si considerassero i loro precedenti, nonché le loro cariche all'interno del regno, e avesse ricevuto un messaggio in cui lei lo avvisava di come avrebbe trascorso la mattinata. Credo che dovremmo parlare di ieri sera. Una proposta, la sua, che viene esplicitata con tono quasi perentorio, con una calma assoluta da essere fuori luogo persino per lui. Per qualche tempo guarda la pioggia scrosciare, le evidenti masse d'acqua che precipitano in maniera eterogenea su ogni cosa che li circondi: campi, alberi, edifici, nutrendo la terra e le piante. Emette un lungo sospiro, con aria pensierosa, prima di pronunciare poche parole con tono un po' malinconico, ma anche gentile. Uno spiraglio, forse, dell'Ewnel di sempre. Come quella sera. Come quella notte...

14:28https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] Raggiunta la tettoia, mantiene il proprio sguardo basso, ad osservare la rastrelliera verso cui si era avvicinata poco prima. L'arco ancora nella mano sinistra verrebbe poggiato e sistemato contro di questa in modo da riporlo. Nonostante la furia che albergava dentro di sé, manteneva i propri movimenti fluidi e gentili, anche per evitare di rovinare l'arco corto. Anche la faretra viene posata ad un gancio, in modo da avere così le mani libere. Di.. Cosa volete parlare, nell'esattezza? Domanda con più freddezza di quella che effettivamente desiderava imprimere nella propria voce. Le gocce di pioggia cadono copiose lungo il proprio viso, i capelli zuppi ed incollati contro il viso. Socchiude gl'occhi per un istante, facendo un lungo respiro. Scusa.. Ed è appena un mormorio il suo, la voce fredda incrinata da quelle sue emozioni confuse. Riapre gli occhi, sollevando il viso verso di lui per andare ad incrociarne ed incatenarne lo sguardo con il proprio. Poteva leggere il suo come malinconico. Mentre in quello bianco della donna c'era una profonda tristezza, ed un acuto dolore. Non aveva lacrime, ma quelle gocce di pioggia potevano ricordarlo. Come se la stessa Iri cercasse di fargli quel dono che aveva perso due secoli fa. Si avvicina di un passo, lasciando le braccia lungo i fianchi.


15:35https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Area di tiro] Mentre lei tiene lo sguardo basso, egli invece continua a guardare la figura della guerriera, scorrendola dall'alto al basso. Ne osserva il viso, i tratti fini e bagnati, lucidi di pioggia, gli abiti fradici che sono attaccati alla sua figura. Una mano improvvisamente ha un tremito: la stessa che la sera precedente era andata a cercare di offrire un supporto fisico all'elfa, durante il loro viaggio di ritorno. Un tentativo fallito, respinto. Sentendo quel fremito, istintivamente Ewnel chiude subito la mano a pugno, per poi nasconderla dietro la schiena, con la scusa di adottare una postura più posata, consona ad una figura regale come lui dovrebbe apparire, anche se tutto il resto del suo aspetto non sembra affatto d'accordo. Alla prima domanda che gli viene rivolta, rimane in silenzio e si volta, per guardare la pioggia e poi fare il proprio commento, con voce ingentilita e malinconica. Attorno a loro, potrebbero benissimo esserci altri cadetti o miliziani intenti a proteggersi dalla pioggia, ma se ve ne fossero egli cercherebbe lo sguardo di costoro, lanciando un'occhiata penetrante, come a chiedere silenziosamente un po' di spazio per poter parlare liberamente con la dama dalla pelle di glicine. Torna quindi a volgersi proprio in sua direzione, il tempo che ella pronunci quella singola parola, e lui cerca i suoi occhi. Una costante, tra loro, un naturale tendere dell'uno all'altro, che anche in questo frangente non sembra venir meno, nonostante le attuali premesse. Forse, è anche il tono della voce di EDELWEN stessa a richiamare l'attenzione del sovrano, che portando lo sguardo malinconico alle pietre di luna che sono gli occhi dell'elfa potrà cogliere, senza grosse difficoltà, quello che lei esprime. Le labbra si stringono, comprendendo il suo stato d'animo. Le sopracciglia si incurvano, dal dispiacere. No pronuncia morbidamente, sospirando. Abbassa lo sguardo, portandolo all'incirca all'altezza del ventre della sua interlocutrice, per alcuni secondi. Io... capisco. Ieri sera con la mia magia ho messo in pericolo tutti, me e te compresi. Ho sbagliato, e mi devo assumere le colpe del mio comportamento. Fa una breve pausa, risalendo piano con lo sguardo, fino a cerca di nuovo le due iridi astrali della sua compagna di sventura. Edelwen, ti devo io delle scuse. Un re dovrebbe comportarsi in maniera più saggia. Avrei dovuto prevedere una simile catastrofe, invece ho dato retta alle parole di quel druido, che mi ha proposto di studiare il tomo... non avrei dovuto. È stato un miracolo, letteralmente, che siamo ancora vivi. China quindi il capo, in segno di contrizione ed ammissione di colpa, mentre qualche ciocca grigia, scurita dalla pioggia, si libera dalla chioma e scivola ai lati del viso, bagnando il lato del viso e gocciolando a terra.

15:50https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] Qualcuno aveva tentato di prendere spazio al di sotto quella tettoria, ma visto l'umore nero di lei e l'occhiata del sovrano, probabilmente riusciranno ad avere abbastanza privacy e a non essere interrotti. Il passo viene mosso ancora per avvicinarsi, per evitare che la voce venga sollevata troppo e sia ascoltata da terzi. Distanzia quel mezzo metro che molto spesso era fra di loro, una vicinanza che farebbe mormorare perfino il meno pettegolo degl'elfi. No. Secca la voce pronuncia quella singola sillaba. Scuote il capo blu, sentendo alcune ciocche incollarsi contro il proprio profilo. Alcune ricadono sulla pelle scoperta del collo e lasciando che le gocce scivolino lentamente, fredde. Lo sconsiderato non siete voi, Ewnel. Vi è stato offerto di poter visionare quel tomo. Le labbra si stringono, ed un'espressione più feroce si dipinge sul volto dell'elfa Lo sconsiderato è stato quel druido! Era già accaduto con quella creatura! Dovevano essere prese misure, evitare di… di… Ha un fremito, forse per il freddo o più per la rabbia che le scorre ancora dentro. Ti ha messo in pericolo. Ed io.. Non ho fatto nulla per impedirlo. Ed una parte dell'orgoglio ferito viene a galla, lasciando che la voce si spenga lentamente e che sia sovrastata dal suono della pioggia. La mano destra viene stretta in un pugno, facendola tremare e con essa in parte anche il proprio braccio. L'uno di fronte all'altra, per il momento lei mantiene il viso basso e così anche gli occhi, ad osservare un punto imprecisato della tunica dell'eledh

16:19https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Area di Tiro] A causa di tutta quella pioggia, la veste del Dol-Athar ha finito per perdere visivamente tutte le belle differenze cromatiche, assumendo un colorito verde abbastanza omogeneo. Per fortuna dell'elfo, la veste è abbastanza ben congegnata per far sì che, anche se l'esterno è bagnato, all'interno è per ora ancora asciutto. Resta il fatto che comunque la veste era aperta sul davanti, pertanto si sarà comunque ben infradiciato la camicia sottostante la veste, nonché i pantaloni che si trova sotto di essa. Nel momento in cui giunge il “No” secco di EDELWEN, subito egli tace, lasciandola esprimere senza interromperla. Dapprima solleva un sopracciglio, sorpreso, poi torna sul suo viso l'espressione contrita mostrata in precedenza. Attende che ella finisca di parlare, per esprimere il proprio ultimo giudizio, in merito. Credevo anche io che i druidi avessero qualche precauzione, e che sapessero quello che ci stavano dicendo e proponendo. Un errore di valutazione, il mio, che ci è quasi costato tutto. Poi, vedendo la rabbia e la frustrazione, che si manifestano in EDELWEN come quel braccio tremante, egli ha un moto: il braccio dal lato opposto a quello di lei, di fatto frontalmente specchiato al suo, si muove verso di lei. Un movimento lento, che si blocca all'improvviso nel momento in cui giunge a metà, tra i due, come se si potesse tocca l'ira che pervade la glicinea elfa, la frustrazione, e questa gli bloccasse dal procedere oltre. Edelwen... io ricordo bene cosa hai fatto. Mi hai tirato in disparte, per allontanarmi. Chiude gli occhi, porta al petto la stessa mano che prima si era fermata a mezz'aria, e la posa aperta sul cuore. Ti ringrazio dice chinando il capo, per poi raddrizzarlo e, senza tante cerimonie, si porta la mano alla corona e se la toglie, iniziando a rigirarsela fra le mani, guardandola. Sento che è colpa mia, Edelwen, perché quando il libro si è aperto è apparso qualcosa, nella radura. Non... pensavo che lo avrei mai rivisto, ed ho pensato che fosse vero, per un attimo. Credo che quel tomo abbia guardato dentro di me, come io ho guardato in lui. Alza di nuovo gli occhi, abbassa le braccia e la mano che regge la corona, mentre l'altra sale al viso e scorre su di esso, per poi passare tra i capelli e ravviarli, passando tra le ciocche. «Maeglìn...» mormora... sapendo che senza alcuna difficoltà la compagna di sventure capirà la parola ch'egli ha appena pronunciato. Riporta quindi a lei lo sguardo, colmo di dispiacere.

16:40https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] Mantiene ancora lo sguardo rivolto verso il basso, ad osservare indistintamente la tunica e la camicia sotto di questa senza effettivamente prestarci troppa attenzione. Non riusciva semplicemente a far salire lo sguardo oltre il mento, come se le pesasse incrociare quegl'occhi chiari. Vede la mano che vorrebbe avvicinarsi a lei, ma forse dopo averlo allontanato la sera precedenza.. Ci ripensa. E se ne accorge, lo può capire. Però non si muove in aiuto, per sbloccare quella situazione di ampasse. Non devi.. Ti ho promesso che ti avrei protetto.. Ed era l'unica cosa.. Che potevo fare, dopo essere crollata a quel modo.. Inspira, sentendo l'aria umida riempirle i polmoni. Ed un fremito l'attraversa lungo la schiena. Temo che quel libro.. Mostri le tenebre che albergano nel nostro animo.. Io non capisco molto, di questo genere di magie.. Ma non sei l'unico ad aver visto qualcosa.. Scuote il capo, andando a calare le palpebre e celare nuovamente il proprio sguardo. Entrambe le mani salgono verso il proprio viso, andando in parte a nasconderlo. Unite fa di loro, le punte posate contro la pelle della fronte, come se stesse cercando di massaggiarla. Più fragile di quello che voleva essere o sembrare, nella propria mente ritorna l'immagine di Maen mentre spirava fra le sue braccia. Così vivido e reale, da sentirne quasi il calore che abbandonava il suo corpo. Ed era come se quella ferita, che stava rimarginandosi di recente, si fosse riaperta con un dolore ancora più grande ed insopportabile.

17:05https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Area di Tiro] Non riuscendo ad avvicinarsi più di tanto, dopo gli accadimenti dei giorni passati, Ewnel rimane dove si trova, massaggiandosi il cuoio capelluto con la mano che ancora si trova tra i propri crini. Lo hai fatto. Hai fatto quel che era in tuo potere, non hai mancato in nulla. Per quanto possa sembrare fin quasi assurdo, mentre le parla, nella voce e nello sguardo del sovrano fa capolino un sentore di tenerezza, che va a tingere il dispiacere che fino ad ora aveva albergato sui tratti elfici. Le sorride, perfino, benché sia un sorriso amaro. Non hai nulla da rimproverarti. Ma poi, quando sente quel che infine ella dice, sgrana gli occhi. Rimane in silenzio, osservando EDELWEN: le sue reazioni, il suo sguardo, il suo respiro, quel che può essere indicativo del suo stato d'animo, e di ciò che non dice ma comunica comunque. Sembra in procinto di dire o chiedere qualcosa, lo si capisce dal fatto che schiude le labbra, per poi richiuderle poco dopo, deglutire e poi di nuovo schiudere le labbra, restando tuttavia ancora silente. Evidentemente, a differenza dalla sera precedente in cui ha fatto affidamento alle parole altrui, ora sta ragionando. Qualcosa gli esce dalle labbra, una domanda troncata a metà data la specificità del riferimento, qualcosa di implicito che però non è affatto tale. Li hai visti...? Deglutisce ancora, temendo la reazione che lei possa manifestare. Io per anni ho studiato la trama della magia. La somma Erenduil mi ha mostrato come questa è intessuta in tutto il mondo, nelle cose viventi ed in quelle non viventi. Mi ha insegnato a farla fluire, come un fiume, non a costringerla. Ieri sera ho visto l'energia di quel tomo, era... schiacciante. La sua magia non era nulla di arcano, era intrisa di oscurità e malvagità. Noi possiamo fare ben poco, con esso... ed è un pericolo per tutta Beriandil, i druidi, e la sacra Quercia. stringe la mano libera a pugno, anche lui pervaso ora da un senso di odio, profondo, per quella minaccia che ha quasi rischiato di rubare la vita sua e di EDELWEN. Per un momento, l'Ewnel di sempre sembra essere risorto più risoluto e più determinato che mai, dall'abisso in cui la sera prima era precipitato.

17:43https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] C'era mezzo metro a dividerli, una distanza inappropriata per chiunque sia al cospetto di un sovrano. Ma per lei, non era solo questo. Ascolta le sue parole, mantenendo ancora le mani davanti al proprio viso. Lentamente queste scivolano fino a ricadere molli lungo i fianchi, inerte. L'ho..Visto.. Non aveva bisogno di dare spiegazioni. Sapeva già di chi parlava e la voce tinta di quella infinita tristezza e melanconia ne dava i toni simili a quella giornata di pioggia. Gli occhi si spengono, mentre la furia e la rabbia di pocanzi. Inspira nuovamente l'aria intrisa di umidità a causa della pioggia. E' pericoloso.. E andrebbe distrutto o.. Portato via da queste terre, in ogni caso. Solleva finalmente lo sguardo su di lui. Lo incrocia, lo incatena nel proprio. Scuote il capo, come se ora non trovasse altre parole da pronunciare. I capelli sono ancora gocciolanti, una di queste inizia a camminare dalla sua fronte, disegnando il profilo delicato e lievemente affilato dell'elfa, in quei contorni tipici della sua stirpe. Ho temuto di perderti.. La voce è ancor più bassa se possibile, inudibile se non fosse per quel mezzo metro che li separava. La mano destra viene lentamente sollevata, ricercando quella destra dell'eledh. Non la cerca subito, come invece aveva fatto in passato, lascia piuttosto che la mano rimanga bassa ed appena sollevata, come se attendesse un suo movimento. Una resa la sua, dopo aver rifiutato ogni contatto fino a quel momento.

18:18https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Area di Tiro] Sulle prime, l'incantatore sembra un po' confuso quando ode le prime parole di EDELWEN. Ancora contrito per quanto detto, visto e sentito quest'oggi, ravvicina le sopracciglia e scruta la compagna, interdetto. Questione di pochissimi secondi, quindi schiude le labbra, solleva le sopracciglia, e mozza il fiato. Rimane fermo, senza respirare, per quelli che possono essere due secondi come dieci volte di più, quindi serra di nuovo le labbra e le tira. Sul suo volto lo sconforto e la compassione per quanto la eledh stia provando ora, ed il suo atteggiamento ne sia una palese evidenza. Tace, mentre fa propri i momenti che stanno vivendo ora: la tristezza di Eledwen, il tormento di rivivere passate angosce, il timore della perdita. Tutte emozioni negative, che il giorno precedente si sono generate o intensificate, nel momento in cui il libro è stato aperto. Ad un tratto, Ewnel schiude le labbra e socchiude gli occhi, mentre solleva un po' il capo ed inspira un po' d'aria; il gesto si ripete altre due volte fino a che non chiude totalmente gli occhi, quindi si volta di scatto di lato, e... starnutisce. Dopotutto, entrambi si sono bagnati completamente e sono rimasti ore immersi nell'umidità dei loro abiti, non ci si può aspettare niente di diverso. Si passa la corona nella mandritta, quindi la mancina sale al viso, toccando il naso, scendendo lungo tutta la lunghezza di quel sembiante longilineo dai tratti affilati, ma per sua fortuna le sue dita non incontrano altro che gocce di pioggia sfuggite ai capelli, che di tanto in tanto scivolano sulla fronte, e dalle sopracciglia finiscono negli occhi, o sulle guance, o sul naso. Torna a guardare EDELWEN, con un'aria un po' stranita, a causa dello starnuto. Dobbiamo trovare un modo di distruggerlo, o di segregarlo per sempre all'interno di un contenitore che gli impedisca di nuocere ancora. Forse... per un attimo gli brillano gli occhi, quando gli sorge un'idea, che però resta inespressa. Forse c'è un modo. Però bisogna agire in fretta, prima che cada nelle mani sbagliate. Nella sua voce sono tornate la determinazione e la speranza, non prive della preoccupazione che non smette mai di abbandonarlo. Infine, Eledwen pronuncia quelle poche parole, poche ma così cariche di significato ed emozioni che da sole sembrano contenere un piccolo universo, forse proprio ciò che ora si trova nel cuore della dama dalla pelle di glicine. La corona viene ripassata alla mancina, e la mano destra è di nuovo libera, mentre lui osserva la mano della guerriera che sembra tendere alla sua, ma con titubanza. Chiude gli occhi, il Dol-Athar, facendo propria la profondità di queste sensazioni, di questi attimi, mentre compie un lunghissimo e respiro. Quello che fa poco dopo è compiere un passo in avanti, azzerando le distanze tra di loro. La mandritta non trova quella sollevata di EDELWEN, invece cercherebbe di salire verso il suo viso, scivolando dietro di esso, e porsi tra nuca ed orecchio. Così facendo, cercherebbe di sospingerla a sé, da fare in modo che appoggi il mento sulla sua spalla, se così vuole, se non voglia appoggiare tutta sé stessa a lui, oppure respingerlo. Non mi perderai, arwenamin, non posso permetterlo. Non voglio che tu soffra ancora. Così direbbe, se lei non lo avesse scansato, sussurrando le parole al suo orecchio in questo contatto rassicurante, forse non molto intimo ma sicuramente tenero, almeno nelle intenzioni.

18:53https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] Attimi di silenzio passano, nella quale si fissano in silenzio. La pioggia continua a cadere, senza sosta, ma quanto meno la tempesta era terminata. Era pioggia lenta, fitta, costante. In quell'attimo era come se potessero condividere le proprie emozioni senza parlarne. Non voleva fare nuovamente il suo nome. Era come se le fosse appena morto fra le braccia e non riusciva a sopportarlo. Quando l'elfo starnutisce, per un momento un velo di sorpresa si dipinge sul volto dell'elfa, seguito da un'espressione preoccupata Dovresti tornare al fortilizio e cambiarti.. Mormora, ritrovando un pizzico di dolcezza che va a rischiarare la voce. O ti ammalerai E questo non poteva permetterlo. Ne ascolta le successive parole, mosse con più determinazione. Ed a queste annuisce lievemente, convenendo con quanto detto. Ed è nuovamente il silenzio a fare da padrone. Alcune voci si potrebbero udire, distanti, degli allenamenti in corso. Ma in quella zona sembravano aver ascoltato la richiesta muta dei due elfi di essere lasciati in pace. La mano ricercherebbe quella dell'elfo che, tuttavia, decide di operare in altro modo. Lo ritrova ad un soffio da sé, e la mano che stava cercando di afferrare è invece fra i propri capelli. Umidi al tatto, ma sempre morbidi. Una iniziale rigidità nel proprio corpo, nonostante avesse cercato poco prima un contatto fisico, seguito da un leggero brivido. Le mani andrebbero a cercare di cingerlo all'altezza dei fianchi, unendosi dietro la schiena. Ne ricambia l'abbraccio delicatamente, poggiando il mento contro la sua spalla. I lunghi capelli possiedono l'odore della pioggia e dei boschi, così come quello che poteva percepire in quelli chiari dell'eledh. Ed in quel momento era tutto, meno che mai una guardia con lo scopo di proteggerlo. Soprattutto per il termine più confidenziale che utilizza nei suoi confronti. Socchiude le palpebre, lasciando che il respiro si regolarizzi, sentendo per ora che un minimo di pace dopo le tenebre che le avevano attanagliato l'animo la notte precedente. Si sarebbe mormorato molto, probabilmente, fra le file dell'esercito nel momento che qualcuno avesse posato gl'occhi su di loro.

19:53https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Ateneo militare - Area di Tiro] L'occhiata che viene donata ad EDELWEN, quand'ella manifesta apprensione ed un pizzico di dolcezza nel preoccuparsi per il signore di Beriandil, è un'occhiata che esprime gentilezza ma ricambia anche la dolcezza ricevuta. Sul momento non dice nulla in merito, semplicemente il loro discorso continua, ma è palese che i loro animi non sono gli stessi di quando si sono incontrati, ore prima: egli è senza dubbio un po' più sollevato dal fardello che portava, e forse lei è un po' meno carica di rabbia, per quanto accaduto. Le orecchie del sovrano, ancora un po' umide di pioggia, si muovono appena verso l'alto, quasi impercettibilmente, udendo le voci non lontane. Non è prerogativa di tutti i membri della stirpe elfica una certa mobilità auricolare, ma egli sembrava esserne in possesso, sebbene in maniera assai esigua. Giunge poi il loro abbraccio, un atto assai diverso da quello consumato giorni prima. Un gesto di vicinanza, che esprime senza alcuna irruenza i loro sentimenti, nella maniera più autentica e spontanea: se lei lo cinge all'altezza dei fianchi, e poi dietro la schiena, egli invece con un solo braccio – perché la mano dell'altro è impegnata a tenere la corona – le dà conforto, offrendo il proprio corpo come sostegno. Non si può ben quantificare quanto tempo i due rimangano in questa posa, mentre continua a piovere sul reame, sebbene con minor intensità. Scivolando con il viso a fianco di quello della sua compagna, accarezza il profilo del suo orecchio e si affaccia nella grande chioma dalla tinta cobaltata, inspirando profondamente. Oggi non c'è alcuna armatura a proteggerlo, a dividerli, così EDELWEN potrà sentire nitidamente il suo battito cardiaco, sia perché possa sentirlo all'altezza del collo, sia perché i loro due petti in contatto sono divisi soltanto dai loro abiti fradici, e nulla più. Una posizione statica, tenera, che esprime quanto essi provino nel profondo ed emerge in superficie così, inaspettatamente, proprio a respingere le ombre proiettate dall'oscuro tomo. Il respiro di Ewnel è lento, profondo, e si bea dei profumi che aromatizzano la chioma di EDELWEN, non avendo alcun pudore nel rimanere con il viso tuffato nel suo crine. Il silenzio dura a lungo, l'unico suono distinto che giunge è lo scrosciare della pioggia, leggera, sulla tettoia che li protegge. Dovremmo tornare al fortilizio e farci un bel bagno propone lui poi, ritraendo appena il capo in modo da accostare le labbra all'orecchio della dama dalla pelle glicinea. O ci ammaleremo. La dolcezza permea le sue parole, e nella successiva frase il tono cambia da dolce a gentile, anche se non completamente. E stasera dovremo ricevere un inviato del regno di Kewor. Dobbiamo essere in forma, non possiamo mostrarci preda dei malanni. Parole mormorate con gentilezza, mentre ancora non si sottrae a quell'abbraccio: egli l'ha offerto, e ne trae beneficio tanto quanto EDELWEN, ma attende che sia lei a scostarsi, quando ne sentirà il bisogno.

20:21https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] L'abbraccio si protrae a lungo, senza interruzioni. Lo cinge all'altezza dei fianchi, mantenendo le mani unite fra loro. Ne sente il battito ed in parte anche l'umidità degl'abiti di entrambi, bagnati dalla pioggia che non smette di cadere. Un lungo respiro viene emesso, sentendo gl'odori del bosco sprigionati dalla chioma argentea così vicino al proprio viso. Inclina appena il capo, sfiorando lievemente quello dell'eledh. Gli occhi ancora socchiusi, la mente che ricerca la pace in quell'abbraccio. Quel conforto era più di quanto potesse chiedergli, e riusciva a mitigare l'ansia e le ombre che l'attanagliavano. La voce sfiora il proprio orecchio, ascoltandolo con attenzione e concentrandosi unicamente sulla sua voce. Lascia scivolare lentamente il proprio viso, fino a poter sollevare le palpebre ed osservarlo. Ne poteva sentire il respiro, in quell'aria resa fresca dalla pioggia, e ne sfiorava appena la punta del naso con il proprio. Rimane qualche istante, secondi che durano di più, senza imbarazzo o malizia. Solo un osservarlo dritto negl'occhi grigi, con quella punta d'azzurro che con quelle nubi era quasi impercettibile. Andiamo, allora.. Mormora con tono bassissimo più calmo rispetto a quello utilizzato fin'ora, senza ancora sciogliere l'abbraccio. Attende che sia lui a farlo per prima.

21:04https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Area di Tiro] Come due universi che entrano in collisione, così i due elfi così diversi si uniscono in un casto ma dolcissimo abbraccio, in cui le debolezze e la forza di entrambi si fonde, in maniera complementare. Le sensazioni invaderanno i loro sensi: profumi, sguardi, il tatto tra le loro membra, ogni cosa si unisce a formare un connubio di sensazioni uniche che, senza ombra di dubbio, verranno ricordate da entrambi in maniera unica, specialmente dopo gli avvenimenti del giorno precedente. Giunge quindi il momento in cui lui si scosta appena, ed i loro visi si incontrano, accostandosi in una miscela dei loro respiri, che si scontrano e si fondono armoniosamente. Andiamo, Arwenamin... un invito, sussurrato, mentre lentamente si allontana dal suo viso, ma senza sciogliere l'abbraccio con brutalità. In ultima, lascerà che la mano che ha accarezzato la nuca e la chioma dell'elfa scivoli piano, prima a sfiorare il suo orecchio, quindi ad accarezzarne la guancia con delicatezza, e tanta tenerezza. Si toglierà la veste, che internamente è asciutta, e la metterà sulle spalle di EDELWEN per proteggerla dalla pioggia, mentre i due si allontaneranno verso il fortilizio reale, preparandosi per affrontare la serata e l'importante incontro diplomatico. ||

21:18https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Area di tiro] A lungo si fissano negl'occhi, in quel silenzio rotto solo dalla pioggia e da qualche parola più distante. Lentamente, anche lei scioglie l'abbraccio, lasciando che le mani tornino piano ai propri fianchi. E' l'ombra di un sorriso quello che va a sfiorarle le labbra, appena accentuato. Socchiude per un istante le palpebre, seguendo la linea disegnata dalla mano dell'eledh sulla propria pelle. Un gesto lieve, delicato, che tenta di imprimere nella propria mente qualora ne abbia di bisogno in futuro. Per aggrapparsi a quello che sono le sensazioni provate in quel momento e non la paura e la tristezza che l'hanno avviluppata negli ultimi due secoli, o in quei pochi istanti il giorno prima. Come gli aveva promesso di fare, nei giorni passati. Annuisce piano al suo invito. Si, Heruamin.. Altrettanto un sussurro rivolto verso di lui, prima di avviarsi insieme verso il fortilizio. Inizialmente, proverà di certo a non accettare quel gesto, dettato dal suo senso di protezione. Ma non potrà farne successivamente a meno, vista la sua insistenza. Tenterà in ogni caso di coprire entrambi, gettando anche un lembo su di lui. La pioggia continua copiosamente a cadere, senza dare tregua al regno elfico, ma in qualche modo riusciva a rendere ancora più magico quei luoghi.||