23:55
Ewnel
[Fortilizio reale - Terrazzo] Dopo una giornata trascorsa a metà tra i numerosissimi incarichi da sovrano del reame, ed un pomeriggio passato in compagnia di EDELWEN, Ewnel era tornato per l'orario della cena al fortilizio reale in sua compagnia, ed ivi avevano cenato, alla presenza di qualche altro nobile della corte elfica, che come al solito avrà avuto il suo bel da dire su questioni di ogni genere e rilevanza, da discorsi sull'economia, sulla cultura, sul frangente militare, a cose molto più spicciole come qualche individuo o avvenimento di poco conto, piuttosto che invece i più recenti avvenimenti, come l'arrivo di una gnoma druida ferita dalla magia oscura, o due estranei al reame che attualmente ancora si trovano su suolo beriandilico. Il re ha dovuto così smezzare la propria attenzione tra il cibo, i nobili, e la sua stessa guardia del corpo, che spesso è la sua ombra, anche se da quando ha smesso di piovere egli ha potuto notare in lei un cambiamento, qualcosa di strano nel suo atteggiamento, una maggiore tendenza al silenzio, forse persino l'insorgenza del tratto caratteriale di esser schiva, qualcosa che non ha potuto mai riscontrare, una vera e propria novità. Se all'inizio il fatto sarebbe anche potuto esser passato inosservato, dopo alcune ore il fatto è divenuto palese, per lo meno a lui che la frequenta ormai assiduamente da settimane. Per questo, dopo cena ha fatto ritorno alle proprie stanze, dove ha provveduto a svestirsi, lavarsi e rivestirsi in maniera più consona alle temperature serali più miti ed umide, figlie delle precipitazioni pomeridiane. Dopo essersi sistemato è quindi uscito dai propri appartamenti, girovagando un po' qua e là per il palazzo, spacciando per mera camminata serale la sua ricerca della cacciatrice, che dopo la cena si era congedata garbatamente senza dare altre spiegazioni. Spiegazioni, forse proprio ciò che avrebbe desiderato, ma che non avrebbe né dovuto né potuto chiedere, ma solo sperare che gli fossero condivise, se fosse stato opportuno. Così, giunge infine verso un'ala del palazzo particolarmente isolata, un terrazzo non molto distante invero dalle camere del re – ma non direttamente collegato ad esse – che offre una visuale sulle cascate, sulle montagne, e sulle foreste ad oriente. Cammina l'elfo lungo i corridoi del palazzo, in prossimità della propria meta, con passo silenzioso. Tra le luci che illuminano le sale, chi lo dovesse vedere potrà accorgersi che ora indossa una semplice veste costa beige con i bordi dorati ed uno scollo a V, accoppiata ad un paio di pantaloni marroncini chiari. Ai piedi delle basse calzature morbide in cuoio, mancano come al suo solito armi e gioielli in vista, fatta eccezione per la catenella che porta al collo, che sorregge il suo focus arcano.
00:02
Edelwen
[Fortilizio | Terrazzo] Una pallida mezzaluna si affaccia timidamente sul Regno di Beriandil. Alcune nubi bianche cavalcano il cielo altrimenti terso punteggiato da pallide stelle argentee. Alta si staglia la struttura del fortilizio, torreggiando su tutta la città elfica rendendola così visibile da ogni angolo della città. L'aria non è troppo calda, e nemmeno troppo fredda. Perfetta per poter godere di una notte priva di vento in cui la luna fa la sua timida comparsa. La figura dell'elfa è poggiata al terrazzo che si affaccia dal lato delle cascate. Le braccia sono incrociate sul corrimano, il busto leggermente sporto in avanti. I lunghi capelli blu cobalto ricadono intorno alla sua figura, sfiorando le spalle e scivolando fino alla base della schiena superandola. C'è ancora il fiore bianco fermo sul lato sinistro del proprio viso, in netto contrasto con il blu della sua chioma. Il volto color glicine è privo di imperfezioni, affilato e dagli zigomi alti le dona un'aria quasi selvatica, ferina. Gli occhi, due pallide stelle bianche, sono fisse nel vuoto verso il basso lasciando così che le palpebre siano lievemente abbassate, mentre un'espressione distante passa sul volto dell'elfa rendendola particolarmente silenziosa. Aveva cenato insieme al sovrano, mantenendo un atteggiamento più distaccato e silenzioso rispetto al solito. Non aveva fatto particolari interventi, nemmeno quando si era parlato dei due ospiti particolari. Un passo frugale il suo, prima di congedarsi con garbo. Si era cambiata prima di cena, abbandonando gli abiti da caccia per un abbigliamento più classico. Non indossava un abito, non era solita farlo e quando capitava era davvero una rarità. Quella sera, aveva optato per una casacca di lino marrone a maniche lunghe, infilata in un paio di pantaloni di un colore più scuro ed un paio di bassi stivaletti. Le armi erano state posate nella rastrelliera, tranne che per il pugnale che risiede agganciato alla cintura sul fianco sinistro. Un pensiero fisso sembrava albergare nella sua mente da poco prima della cena, lasciando forse con un dubbio l'eledh di cui è divenuta recentemente l'ombra. La luce della luna illumina la zona, bagnando con i propri raggi argentati la propria figlia
00:25
Ewnel
[Fortilizio reale - Terrazzo] Il sovrano questa sera è una figura che si aggira per le zone del fortilizio, apparentemente anonima nel suo aspetto, se non fosse per la corona di oro ed argento che porta in capo, e determina quindi inequivocabilmente il suo status. L'essersi lavato di dosso la stanchezza è stata una mossa intelligente, appare ora infatti un po' meno stanco di come sarebbe, se non si fosse curato un po': le occhiaie sono leggere ombre, poco pronunciate, ed il suo vagabondare per il palazzo reale non sembra costargli fatica. Le calzature indossate sono abbastanza silenziose, i suoi passi non riecheggiano negli ampi ed alti spazi aperti e semichiusi che costituiscono il palazzo, dove ormai molti a quest'ora stanno dormendo sonni tranquilli, ma non egli, che è alla ricerca di qualcuno. Qualcuno in particolare, che si trova nemmeno molto distante da lui, essendo ormai prossimo al terrazzo su cui ella si è recata. Giunge infine all'accesso per il terrazzo, davanti al quale si para, per osservare quanto si trovi oltre di esso. Ed è così che infatti, grazie alla luce carezzevole della luna che bacia la figura della cacciatrice, egli può scorgerla in una mise non tipica, ma nemmeno troppo insolita, tutta sola. Come i suoi occhi la scorgono, Ewnel si ferma sul posto: stava per uscire, ma non compie il passo che lo porterebbe all'esterno. Rimane per alcuni secondi lì, sul varco che delimita interno ed esterno, ed appoggia la mancina sull'intelaiatura della porta, appoggiandovisi. L'osserva per più di qualche secondo, in silenzio, in contemplazione. Potrebbe essere difficile, guardandolo solamente, capire perché attenda. Eppure, dopo forse un minuto o più, finalmente egli decide di farsi avanti. Con passo lento, lentissimo, si palesa finalmente alla luce della luna che potrebbe da un momento all'altro sparire dietro una nube, con la chioma grigia, liscia e portata sciolta all'indietro, che viene rischiarata dai pallidi raggi lunari. Avanza, in silenzio, senza nascondersi né annunciarsi.
00:53
Edelwen
[Fortilizio | Terrazzo] Stanzia li, perfettamente immobile. Non fosse per il respiro, sembrerebbe una statua tanto è immobile. Il silenzio la circonda come una pesante cappa difficile da rimuovere. Umetta le labbra, inspirando nuovamente l'aria ancora carica di umidità dopo le piogge di quel pomeriggio. Le braccia ancora conserte, ed uno sguardo distante carico di qualcosa che non è perfettamente decifrabile. Lentamente, solleva il busto, andando a sciogliere l'incrocio delle braccia posando tuttavia le mani sul cornicione. I palmi aperti, le dita leggermente arcuate. Solleva il mento, lasciando che la luce della luna passi sul proprio viso fin quando non si nasconde dietro la luna. La sensazione di essere osservata si fa tuttavia avanti. Con un leggero movimento, porge il proprio profilo sinistro verso l'arco che porta al terrazzo su cui si trova, soffermandosi delicatamente sulla figura del regnante. Gli occhi per un momento si soffermano sulla corona per far scorrere lo sguardo sull'intera sua figura risalendo successivamente per incontrare il suo sguardo. Un lungo attimo di silenzio, prima che emetta un leggero sospiro. Fa un leggero cenno verso di lui come a volerlo invitare ad avvicinarsi, sollevando lo sguardo verso la luna sopra di loro osservando la mezzaluna che va rapidamente a nascondersi dietro una nuvola. Non una parola viene emessa per il momento.
01:19
Ewnel
[Fortilizio reale - Terrazzo] Egli è invece una figura statica, sulla soglia d'accesso al terrazzo, immobile sul posto, permane così a lungo in una posizione rilassata ma ferma, immobile. Non vi è un filo di vento, i suoi abiti non vengono smossi, né i suoi capelli scompigliati, motivo per cui apparirà agli occhi di EDELWEN come se fosse fresco di risveglio, nonostante le due piccole occhiaie che, data l'ora, non possono mancare. Quando lei lo nota, Ewnel non si muove di un millimetro, anzi per pochi istanti trattiene il respiro, per poi regolarizzarlo nuovamente senza il benché minimo sforzo. Non le sorride, nel suo viso è la mitezza che fa da padrona, in un complesso di tratti distesi e rilassati, placidi. Quando lei lo invita con il suo cenno, allora si muove con passo lento, avanzando sul terrazzo, attraversandolo fino quasi a raggiungerla. Egli sarà pure re, ma stasera la postura adottata nell'avvicinarsi alla dama non è la solita di sempre: tiene sì le mani congiunte dietro la schiena, nella zona lombare, ma la schiena è appena un po' chinata in avanti, come se il peso dei vari pensieri e delle incombenze da regnasse pesasse un po' sulle sue spalle, anche se non lo dà troppo a vedere. Inoltre, è sera, ed un po' meno di compostezza potrebbe anche essere comprensibile. Le scarpe ch'egli indossa si posano sulla pietra del terrazzo, ad un ritmo regolare, lento, compiendo movimenti ritmati che sembrano scandire una musica cantata dai richiami degli uccelli notturni e dal frinire dei grilli. La temperatura è gradevole, anche con abiti piuttosto leggeri come quelli che egli sta indossando. Camminando un po' nell'ombra delle nuvole ed un po' alla luce della luna, l'elfo si avvicina al balcone, restando un po' distante dall'unica altra elfa che ora si trova lì, con lui. Si ferma a circa due metri da lei, appoggiando la mano sinistra sul cornicione del balcone, con cui si fa forza per raddrizzare la sua postura ed acquisire nuovamente un portamento regale. I suoi occhi esprimono gentilezza, le sue labbra socchiuse un interrogativo silenzioso. Chiude gli occhi, concedendosi un profondo respiro, dopodiché li riapre e rivolge un sorriso ad EDELWEN, molto tenue. «Mae govannen, EDELWEN. Sut naa lle umien?» parole pronunciate a voce bassa, tanta è la quiete che regna in questo luogo. Scandite, sì, ma con delicatezza. Qualcosa è cambiato in te, oggi. Se vuoi stare da sola me ne andrò, anche subito, ma se c'è qualcosa che ti disturba vorrei saperlo. Ti ho detto qualcosa di sbagliato, oggi, alle cascate? Ed ancora una volta, come il pomeriggio del giorno stesso, usa la seconda persona singolare. In situazioni come questa, in cui non c'è un pubblico che possa assistere, egli non sembra farsi problemi ad essere più confidenziale con lei, senza perdere di garbo.» L'osserva, scorrendo la sua figura dall'alto al basso e viceversa, più volte, guardandone l'aspetto e soffermandosi spesso sul viso, i cui tratti sono tanto simili, in quanto elfa come lui, eppure tanto diversi per la divergenza delle due stirpi, differenti fisicamente ma simili nello spirito.
01:41
Edelwen
[Fortilizio | Terrazzo] La mano destra rimane posata sul cornicione mentre la sinistra scivola lungo il fianco, il volto che ritorna a guardare davanti a sé. Lo segue con lo sguardo nel suo avvicinarsi alla zona in cui si trovava, senza emettere ancora alcun suono. Aspetta che sia lui a farlo, una volta che si è fermato. Ne ascolta le parole e non risponde subito alla sua domanda. Si prende il suo tempo. In fondo, entrambi ne possedevano molto. La temperatura mite rendeva quella serata piacevole, non fosse per lo stato d'animo che al momento albergava dentro di sé. No, non avete detto nulla di sbagliato.. Scuote i lunghi capelli, lasciando che qualche ciocca ricada sul viso in modo più scomposto. Abbassa lo sguardo per qualche istante. Non so spiegarvi, Elwen. La voce è bassa, un mormorio appena, che tuttavia non risulta inudibile all'eledh vicino. Di quei due metri, ella si avvicina un po’, lasciando andare la presa dalla balaustra. Il passo è leggero, impercettibile sul pavimento del terrazzo. Lascia che vi sia mezzo metro a dividerli, fermandosi nuovamente. Ho avuto una brutta sensazione.. Qualcosa che ho già percepito una volta.. Tempo fa.. Fa una piccola pausa, inspirando l'aria della notte a pieni polmoni, prima di lasciarla andare. Scusate, non volevo farvi preoccupare.. Aggiunge poi, scuotendo il capo con aria contrita.
02:08
Ewnel
[Fortilizio reale - Terrazzo] Trovandosi ora vicino ad EDELWEN, gli è più facile cogliere i dettagli del suo aspetto, ed ella potrà più facilmente cogliere i suoi. Le dita della mancina sono appoggiate delicatamente al legno della balaustra, ora che ha di nuovo assunto una postura eretta ed una postura come si conviene ad un individuo di status reale, come lui è. Prima di parlare rimane in silenzio per qualche tempo, mentre poco alla volta la glicinea elfa si potrebbe così meglio abituare alla sua presenza. Quindi, dopo aver parlato, rimane in attesa di risposta, con sguardo paziente ed attento. Agli angoli della bocca, dopo aver sentito la risposta iniziale, le labbra si incurvano appena in un'espressione gentile e lieta, che ha breve durata, svanendo tanto rapidamente quanto era comparsa. Successivamente, all'avvicinarsi di lei egli reagisce voltandosi interamente in sua direzione, staccando la mancina dal parapetto e lasciandola ricadere al lato del busto. Socchiude un po' le palpebre, mentre ode le seguenti parole della cacciatrice, che lo inducono a deglutire ed aggrottare le sopracciglia, mentre le palpebre tornano a schiudersi completamente, rivelando i suoi due occhi, di cui uno effetto da uno sprazzo di eterocromia. Una brutta sensazione? domanda, con un tono che potrebbe essere inteso sia come una richiesta di conferma, sia come una richiesta di ulteriori specificazioni. Eppure, attende pochi istanti prima di continuare a parlarle, con tono garbato e voce bassa, non scevra della musicalità tipica della loro lingua, e dei loro popoli. Non c'è nulla di cui vi dovete scusare. Come già vi dissi, per me voi siete importante, e tanto come voi vi preoccupate per me, lo stesso faccio io per voi. Ha preso anch'egli il “voi”, forse proprio in risposta a quello utilizzato da ella stessa, nel parlargli poc'anzi. Una forma di rispetto, ma anche di distanziamento tra i due, a livello verbale. Noi ci conosciamo da prima che divenissi ciò che sono ora. allude ovviamente al suo status sociale. Lo sapete, potete parlarmi di qualunque cosa, ma solo se ve la sentite. Io... La guarda direttamente negli occhi, ed ella potrà leggere in lui un misto di emozioni: preoccupazione, per lo più, ma anche dispiacere ed affetto, soprattutto. Sospira piano, dal naso. Io ho percepito che qualcosa non andava. Già da prima che io giungessi, forse, ma non posso dirlo con precisione. Mi piacerebbe rivedere la serenità, sul vostro viso, per quanto possibile. Una speranza sincera, la sua, ne è testimone l'insieme di elementi che costituiscono i linguaggi verbale e non verbale. Sappiate che, se volete, io sono qui ad ascoltarvi.
02:28
Edelwen
[Fortilizio | Terrazzo] Delicatamente, solleva la mano destra per posarla sul cornicione. Non vi si aggrappa, sfiora semplicemente con il palmo e le dita senza serrare la presa. Si.. Risponde piano, senza dare una iniziale spiegazione. La sera prima di quella battaglia, quando il sole si levò nel sangue che era stato versato. Ho avuto la medesima sensazione. Le tenebre stanno nuovamente scivolando fra queste terre e temo ciò che ne verrà.. Il tono di voce è mantenuto basso. Spero.. Di essere abbastanza forte questa volta.. da proteggere voi Un'insicurezza che la fa vacillare visibilmente, per una volta. Lo sguardo sale, dagl'occhi fino alla fronte soffermandosi infine sulla corona. La mano sinistra, per il momento distesa lungo il fianco, viene sollevata verso il volto dell'eledh per andare a sfiorare il metallo che cinge la sua fronte. Non è solo per ciò che siete, che ho paura di non avere abbastanza forza Mormora ancora. La mancina lentamente vorrebbe sfiorare una ciocca argentata, sfiorandone delicatamente i fili qualora non si scostasse. Ma era una sensazione.. Passerà con la notte.. Non volevo turbarvi Scuote il capo, andando infine a scostare la mano e liberare i capelli argentei dell'eledh. Distoglie anche lo sguardo che, fino a quel momento, era sceso fino ad incontrare quelli grigi di lui, senza scostarli mentre le parole venivano pronunciate.
03:07
Ewnel
[Fortilizio reale - Terrazzo] Mentre EDELWEN parla, la luce della luna viene a mancare, per quelli che potrebbero essere molti secondi, o alcuni minuti, è un lasso di tempo difficile da quantificare. Così, in assenza di una luna splendente, le parole cupe dell'elfa assumono un significato ancor più pesante, e pregno di gravosità. Un significato che Ewnel non sembra aver problemi a cogliere: una delle doti che ha più volte dimostrato, in passato prossimo e remoto, è stata l'empatia, che gli ha permesso di cogliere stati d'animo della sua compagna di avventure e sventure, ma anche quelli di altre persone che gli sono state accanto, nel tempo. Così, percependo il suo stato d'animo, semplicemente la lascia spiegare, standosene in silenzio. La lascia armeggiare tranquillamente con la propria corona, un dono fattole dalla passata regina Erenduil, la sua maestra di arti magiche, una donna dai rari poteri e saggezza. Quando però successivamente la mano dell'elfa scende, accarezzando una ciocca cinerina, che serba quindi quei riflessi candidi, argentei e platinati, a quel punto egli reagisce; la prima reazione è quella di irrigidirsi, ma la durata è di pochi istanti, tanto che lo si potrebbe quasi definire una sorpresa. Quanto segue in seguito, però, potrebbe finire per alterare il corso delle azioni che ella aveva pensato, infatti la mandritta sale ed intercetta la mancina di EDELWEN, ma non blocca, bensì vi si posa sopra, prima che ella la scosti. Così facendo, la mano della guerriera verrebbe tenuta con delicatezza contro la guancia e la tempia di Ewnel. Sono qui. Mi potete toccare, non abbiate paura. Sembra una sorta di benigno monito, dal tono di voce, non uno sprono di qualche tipo. Siete forte, Edelwen. Non abbiate timore, non dubitate mai di voi stessa. Non lasciate che il vostro passato mini il vostro futuro. Mai. La mano che ha accompagnato quella della dama vi è sopra posata, con fermezza e gentilezza. Piano, pianissimo, il pollice inizierebbe a disegnare dei cerchi con movimenti circolari, che potrebbero addirittura avere un effetto calmante. Come vi ho già detto in passato, voi siete con me, mi accompagnate, è essenziale che voi state bene. Se voi siete turbata, io lo percepisco, e difficilmente posso ignorarlo e poi stare bene con me stesso. Forse passerà, ma... ora, la mancina cerca la mandritta, per accogliere la mano dell'elfa, mentre le rivolge un sorriso genuino, prima che lei distolga lo sguardo qdhazgfbzpx zpgdwjzdjiv mtcjpxrxnmu qdhohtvnocg zuqtjuefz Quindi con entrambe le mani mantiene la presa su quella dell'elfa, mentre la guarda con occhi attenti, e sguardo penetrante. Vedrete, questa volta ce la faremo. E tu avrai la tua rivincita, la tua vendetta, contro l'oscurità. Non per vendicare, ma per dimostrare che, per quanto ti possa provare a gettare a terra, tu ti rialzerai sempre, e combatterai con lo spirito fiero di una leonessa. Quindi, ecco che completa il proprio gesto: dopo aver preso la mano, ed averla tenuta tra le proprie, l'avvicinerebbe alla fronte, che viene abbassata appena, di modo da far toccare il dorso della mano di EDELWEN con la fronte del sovrano. Ma capisco anche il vostro bisogno di serenità, silenzio e solitudine. Per questo ora vi lascerò godere il panorama, qui, finché lo vorrete e fa un gesto il braccio, indicando l'ambiente che li circonda. «Io domani ho un importante impegno, al mattino, non posso più trattenermi oltre. Se avete bisogno di me, comunque, in qualsiasi momento, sappiate che potete trovarmi nelle mie stanze. Ora, se non vi dispiace...» accenna quindi una fin della conversazione, che sta procedendo da poco, ma sembra aver provato i fisici stanchi dei due, o quantomeno quello del sovrano, il cui sguardo esprime più stanchezza di prima. Lasciando andare la mano di lei poco a poco, prende poi un lungo respiro, mentre dona un'espressione fiera, determinata e dolce alla sua compagna. Cercate di riposare: ho bisogno che voi stiate bene. Vi auguro una notte tranquilla e serena. Che la luce baci ancora la vostra pelle, finché troverete riparo per questa notte. Dormite bene, mia cara Edelwen. Quindi attende una sua eventuale replica, se ne farà alcuna, ed in infine si allontanerà da dove si trova ora, diretto alle proprie stanze, ragionando su quanto da ella raccontando. Probabilmente, avrà un gran bel pensiero in mente, prima di sprofondare in un sonno profondo ed agitato. (Uscita)
Ewnel sussurra a EDELWEN: "...per accogliere la mano dell'elfa, mentre le rivolge un sorriso genuino, prima che lei distolga lo sguardo Affrontandola, una po' alla volta, la supererete. Quindi con entrambe le mani mantiene la presa su quella dell'elfa, mentre la guarda con occhi attenti, e sguardo penetrante."
03:35
Edelwen
[Fortilizio | Terrazzo] Stava per lasciar andare la leggera ciocca d'argento, quei fili chiari che risaltavano contro il colore della sua pelle. Quando la mano dell'altro si posa sulla propria. Un sussulto, non aspettandosi forse quel lieve movimento. Il palmo si posa quasi nella sua interezza contro la guancia dell'eledh, mentre gli occhi bianchi risalgono per incrociare quelli più grigi di lui. Abbassa le spalle, come se quelle parole in qualche modo volessero alleggerire il peso che sentiva. Le palpebre vanno a socchiudersi, celando così in parte gli occhi bianchi mentre ricerca la calma che solitamente la contraddistingue. Non c'era timore nel sfiorare la pelle rosata dell'elfo, solo una sorta di rispetto per quello spazio fra loro. Sentendo l'altra mano sfiorare la propria destra, solleva nuovamente le palpebre, abbassandovi lo sguardo. Non c'era curiosità nell'espressione, che pian piano ritorna più calma. Si lascia guidare senza opporsi, avendo ora la mancina sulla guancia e la destra sulla sua fronte. Uno scenario bizzarro, se qualcuno fosse passato da quelle parti. Fortuna che l'ora era tarda e la maggior parte a quell'ora stavano dormendo. La mano destra, ora libera rimane sulla sua fronte sfiorandola delicatamente con i polpastrelli. Ne disegna per qualche istante i contorni, scivolando poi sulla guancia opposta. Inspira l'aria della notte, mista a quel del bosco di cui fanno sempre odore i capelli dell'eleldh di fronte a sé. Grazie, Ewnel.. Un sussurro il suo, carico di molto più di quello che potrebbe esprimere a parole. Si avvicinerebbe dunque di mezzo passo, quel tanto da concederle di abbassare il proprio viso ed avvicinare la fronte contro quella di lui. Socchiude gl'occhi per alcuni istanti, lasciando che il silenzio della notte continui a mormorare intorno a loro. E' un tocco che durerebbe qualche istante, prima di lasciarlo andare e di abbassare le proprie mani allontanandole dal suo viso. Il passo viene nuovamente arretrato lasciando quel mezzo metro fra loro Grazie, per le vostre parole.. Ne farò tesoro e vi prometto... Che guarderò al futuro.. Accenna un leggero sorriso, per poi chinare dolcemente il viso in segno di assenso. Riposate, non voglio trattenervi oltre.. La notte è ancora giovane per me.. Riposate, Ewnel, a domani... Il tono si addolcisce lasciando che prenda congedo, senza trattenerlo oltre con i propri pensieri. Questi erano più leggeri, dopo le sue parole, efficaci come sempre a renderla più tranquilla e pacata di come realmente sarebbe. Lo sguardo si leva nuovamente sulla luna, ed una preghiera sale verso la Madre, sperando ch'ella quella notte l'ascolti. ||