16:05
Ewnel
[Pressi della cascata] Una bella giornata nuvolosa priva di vento accoglie Beriandil, con una gradevole temperatura che permette di vestire abiti non troppo leggeri né pesanti, senza soffrire in alcun modo di caldo o freddo. La città nonostante l'arrivo di alcuni stranieri negli ultimi giorni è abbastanza tranquilla, per le strade talvolta si vocifera degli ultimi accadimenti che hanno interessato il regno e le zone limitrofe, qualche notizia che sfugge dalle bocche di chi ha assistito all'uno o l'altro evento, per poi diffondere il verbo. Intanto, il sovrano del reame si è recato nei pressi delle grandi cascate che benedicono il reame elfico, probabilmente per cercare di riflettere in santa pace, avvolto quanto mai dalla natura. Ma è palese che non sia qui solo per meditare: trasporta infatti la sua solita bisaccia, quella che trasportava fin da quando non era che un comune elfo del reame, e sembra piuttosto bitorzoluta. Il suo aspetto oggi è regale, similarmente a quello sfoggiato nel giorno precedente: la corona d'oro e d'argento troneggia sul suo capo, rivelando molto direttamente il suo status; sotto di essa si presenta un volto dai lineamenti coerenti con l'appartenenza razziale di Ewnel, un incarnato roseo chiaro ed un viso accostato da una chioma grigia, lunga appena oltre le spalle. Quest'oggi il regnante di Beriandil indossa abiti pregiati, confacenti alla sua carica: il busto è infatti vestito d'una camicia elegante, bianca, con decorazioni dal motivo floreale verdi; sopra di essa è un soprabito verde di più tonalità, che si alternano in un intreccio di forme e colori che potrebbero richiamare la rigogliosità di un albero avvolto da rampicanti; inferiormente, veste un pantalone lungo e castano scurissimo, privo di decorazioni, che si infila in un paio di stivali in cuoio del medesimo colore, accostati da pregiate fibbie metalliche. Nel complesso gli indumenti indossati sono calzanti, fanno risaltare la forma fisica del regnante che è slanciata, longilinea, mascolina. Come al suo solito, non porta con sé né armi né gioielli, ad eccezione di quell'unico monile portato al collo, di cui ora si può vedere soltanto la catenella, appena. Sui prati che circondano le cascate molteplici fiori bianchi dalla forma peculiare giacciono chiusi, in attesa che giunga il momento propizio per fiorire.
16:09
Edelwen
[Cascate | Riva] Bianche nubi lanuginose percorrono il cielo altrimenti sereno che solca il Regno di Beriandil. Le alte fronde degl'alberi che circondano l'aria sono appena smossi da quello che è un alito di vento talmente infimo da risultare impercettibile. Gli uccellini cantano, alcuni scoiattoli passeggiano fra i rami, e la quiete regna sovrana ai piedi di quel laghetto generato dalla cascata che ivi si riversa copiosa. Due fiumi scivolano lungo le pareti della grande montagna che si staglia, serpeggiando verso il resto della città elfica da due fronti. La figura dell'elfa si trova nella zona sinistra del laghetto, nei pressi del gazebo. Seduta su un grosso masso, donando il profilo destro allo spiazzo che circonda la riva. I lunghi capelli blu cobalto discendono sulle spalle, ricadendo morbidi e setosi fino alla base della schiena, superandola. Una chioma folta, che cattura in sé la luce del sola quando le nuvole si scostano. La pelle possiede il colore del glicine, un tenue rosa tendente al viola, privo di imperfezioni. Lungo ed affilato, dagli alti zigomi che ne caratterizzano la sua appartenenza a quella razza praticamente immortale. Due stelle sono posizionate al posto degl'occhi, tal taglio leggermente allungato possiedono il colore della luna rendendo ancor più particolare la figura della cacciatrice. Indossa abiti semplici, caratterizzati dall'uso di pelli e cuoio che fasciano la sua figura dalle spalle alle caviglie in un completo composto da una casacca a maniche lunghe ed un pantalone. Gli stivaletti bassi quel pomeriggio sono posizionati di fianco alla roccia su cui è seduta, insieme all'arco lungo, la spada corta e la faretra con una decina di frecce dall'impennaggio nero. Solo il pugnale è rimasto appeso alla cintura, sul fianco sinistro. I piedi scalzi sono rivolti verso il basso a sfiorare con la punta delle dita l'acqua sotto di lei senza immergerli totalmente. Entrambe le mani sono posate sulla roccia, lo sguardo basso ad osservare le acque cristalline davanti a sé. Non c'è un'espressione ben delineata sul viso dell'eledh, fredda e distacca, distante nei pensieri e nello sguardo.
16:25Ewnel [Pressi della cascata] Passo dopo passo, giungendo da meridione e da oriente, la figura del sovrano si delinea tra i tronchi degli alberi, tra le fronde verdeggianti. L'aria che si respira, avvicinandosi a questo luogo di pace, è umida fresca, proprio a causa delle acque che precipitando sulle rocce sprigionano un microclima particolare, più piacevole nelle calde giornate estive. Nel viso dell'eledh è leggibile uno stato d'animo pensieroso, un turbamento leggero ma costante che si manifesta con un leggero aggrottare le sopracciglia; un dettaglio che potrebbe anche passare inosservato, per chi non lo conoscesse personalmente. L'incedere è relativamente lento, ma ritmico e regolare, di chi ha una meta precisa ma non ha particolare fretta di raggiungerla. Sbucando sui prati che godono della benedizione della cascata, si sofferma per un momento ad osservare una distesa di fiori per ora non inclini a rivelare la loro beltà, il loro segreto fascino. Per evitare di calpestarli, il percorso scelto devia appena, e nel giro di poco si ritrova in vista del gazebo, e così il suo sguardo incontra la figura di EDELWEN, che riposa all'ombra di un albero, proprio nei pressi di quella struttura. Fermatosi per un momento, sollevando i sopraccigli, affretta quindi un po' di più il passo e prende a dirigersi in sua direzione. Non attira tuttavia la sua attenzione con le parole, per ora, sia perché il fragore della cascata gli costringerebbe ad urlare per dargli la certezza di esser sentito, sia perché in questo luogo regna una quiete assoluta, tra il ruggire delle cascate ed il cinguettio degli uccelli sugli alberi. Non fa nemmeno nulla per celarsi, però, mentre si avvicina alla dama dalla pelle di glicine. L'osserva, con espressione placida, mitigando la costante preoccupazione con ciò che gli si para innanzi alla vista. Nel portamento ora il re è composto e corretto, con una postura adeguata al suo rango gerarchico. I due dischi di grigio quasi metallico sono catalizzati dalla figura della cacciatrice, che se dovesse incrociarli potrebbe notare come essi avrebbero un guizzo, uno scintillio di letizia, prima che anche il resto del viso reagisca in maniera consona e coerente.
16:40
Edelwen
[Cascate | Riva] Il fragore della cascata ricopre molti dei suoni che la circondano. Un suono costante e che calma la mente della cacciatrice. Un po’ come tutto il luogo. Circondata dagli odori della natura, inspira ampiamente facendo sollevare il petto per qualche istante per poi rilasciare l'aria dei polmoni in quello che somiglia un sospiro. La punta del piede sinistro viene allungata per qualche istante, andando a sfiorare l'acqua sottostante. Alcuni piccoli cerchi concentrici vanno a generarsi ed infrangersi contro la roccia che si affaccia in parte sul laghetto. Il silenzio la circonda, e la mente parrebbe lontana, distante. Eppure mantiene vigili i propri sensi. Non può fare totalmente affidamento sul proprio udito, ma un leggero movimento alle proprie spalle catturerebbe la propria attenzione. Sul viso, ancora basso mentre osserva il laghetto sottostante, alcuni ciocche di capelli andrebbero a riversarvisi. Scomposte, penserebbe qualcuno, ma in tutto ciò riuscivano a donarle in ogni caso la compostezza ed in parte anche un'aria più selvaggia e ferina. Il viso verrebbe mosso verso la propria destra per tentare di far rientrare nel proprio campo visivo la figura dell'elfo che immaginava appartenere al Sovrano. Non fosse per il movimento del capo, e dei capelli che ricadono parzialmente sul proprio viso, la figura rimarrebbe immobile. Nessuna parola ancora viene pronunciata, e le labbra rimangono chiuse in una sottile linea morbida. Attende, paziente, continuando ad ascoltare il suono della cascata che continua a infrangersi.
16:58
Ewnel
[Pressi delle cascate] Poco alla volta, la distante figura del regnante si avvicina sempre più alla sagoma statica di EDELWEN, che parrebbe quasi essersi tramutata in una statua, se non fosse per quei movimenti lenti che fa, che la definiscono come un essere vivente. Che lei lo guardi o meno, sul viso di Ewnel si disegna per pochi attimi un sorriso gentile, quando il capo della cacciatrice si volge per includerlo all'interno della propria visuale. Giunto ad alcuni metri di distanza da lei, egli rallenta il passo, così da rispettare l'equilibrio ch'ella ha raggiunto con sé stessa e con l'ambiente, nel punto in cui si trova. In quanto elfo ed in quanto incantatore, ben conosce i ritmi necessari per armonizzarsi, così come l'importanza di raggiungere la quiete, specialmente quando si è turbati da qualcosa. Per questo, fermatosi a pochi metri dall'elfa, quel che fa in prima istanza non è parlare, né accorciare ancora le distanze: cerca anche lui di entrare in contatto con l'ambiente, con ciò che li circonda, e li ha accolti divenendo la loro casa, il loro regno. Inizia a respirare profondamente, lentamente, cercando di non essere rumoroso e sfruttando la massima espandibilità del proprio petto. Non sono solo i suoni, che fanno sì che le punte delle sue orecchie si abbassino ora di mezzo centimetro, ma anche gli odori, il profumo dell'acqua delle cascate e dei fiori, che contribuiscono a fare in modo che il sovrano entri in contatto con quanto li circondi, ed ottenere quindi uno stato fisico-mentale-emotivo in linea con quello che potrebbe essere, anche solo in minima parte, quello di EDELWEN. Lieti i miei occhi di vedervi, Edelwen. Il saluto che le rivolge, con tono cortese e gentile. Parla dopo un lungo silenzio dal suo arrivo, ne segue un altro dopo il suo saluto, anche se più breve. Sono lieto di vedervi a vostro agio. Era necessaria un'ubicazione differente per poter conversare di nuovo, spero che lo possiate comprendere. Quindi, deviando lo sguardo da lei, lo rivolge alle cascate, mentre le mani passano dietro la schiena e contribuiscono così a donargli un'aria posata, una postura composta. Credo che abbiamo molte cose di cui parlare, prima che giunga la sera. In ogni caso, prima di iniziare, ho portato qualcosa per voi.
17:18
Edelwen
[Cascate | Riva] La figura dell'eledh rientra nel proprio campo visivo. Ne coglie il movimento dei capelli chiari che per qualche istanti catturano la luce del sole che svanisce poco dopo dietro una nube più spessa. Un vento si leva da sud ovest. Un iniziale sospiro che va a spostare con più insistenza la chioma già disordinata dell'elfa. Le prime gocce iniziano a bagnare il terreno, ricadendo anche sul capo blu notte. Il viso dell'elfa viene sollevato verso il cielo, cogliendo alcune di quelle gocce con sommo silenzio mentre la voce dell'elfo viene colta dal proprio orecchio appuntito. Un sospiro sommesso le esce dalle labbra, quando quello che promette essere un acquazzone inizia a infuriare in quel luogo magico fino a qualche istante prima. Lentamente, si volta con il proprio busto verso la riva, lasciandosi scivolare verso l'erba che inizia a bagnarsi. Lieta che siate qui, Ewnel.. China il capo verso di lui, lasciando che un barlume di sorriso le sfiori le labbra. Non preoccupatevi, qualsiasi luogo di questa città va bene.. Questo in particolare.. Aggiunge con quel leggero cenno di assenso. Gli occhi bianchi per un momento si levano verso il gazebo, andando quindi a sollevare la mancina per indicarlo. Spostiamoci li.. Anche se.. Ed il tono vorrebbe essere divertito adesso Non nego che mi faccia piacere ma.. Mi farete sentire in debito, con tutti i doni che mi state facendo.. Ed è un leggero imbarazzo quello che coglie le guance color glicine, dettate più da un lieve disagio per tutte quelle attenzioni. Va ad infilarsi gli stivaletti con un leggero movimento, senza troppe difficoltà, aiutandosi con la mano destra. Andrebbe poi a recuperare le proprie armi, afferrando inizialmente la spada corta per assicurarla al fianco sinistro della cintura e poi il l'arco e la faretra. Ed attende che lui accetti il suo invito a spostarsi in una zona più riparata, prima che l'acquazzone si faccia più forte.
17:44
Ewnel
[Pressi delle cascate] Mentre parla, Ewnel può percepire dapprima qualche piccola gocciolina di pioggia, poi goccioloni più grossi, che iniziano a bagnargli gli abiti ed i capelli. Non sembra più di tanto infastidito dalla cosa, ma per questione di decoro è ovvio ch'egli abbia una propria opinione legato alla propria immagine. Andiamo è il commento/risposta che viene rivolto all'elfa, a seguito della sua richiesta, così senza indugiare si avvia verso la vicina struttura, beneficiando nel mentre del riparo offerto dalle fronde dell'albero sotto al quale EDELWEN era riparata, per sua fortuna, mentre giaceva seduta sulla roccia. Si avvia per primo al riparo, ma prima di farlo attende che colei con cui sta colloquiando si prepari a dovere per allontanarsi anch'ella, e mettersi al riparo. Sale le brevi gradinate, infine si avvia verso il centro del gazebo, e dopo averlo raggiunto si volge a guardare di nuovo l'elfa. Serio, inizialmente, si lascia sfuggire, un accenno di una risata soppressa, mentre abbassa lo sguardo e sorride. Si porta la mancina alla fronte, per poi passarsela tra i capelli così da darsi una breve risistemata. Quindi, posa su di essi di nuovo la corona, afferrata con la mandritta mentre la gemella si occupava di ravviare la chioma. Torna a guardare l'eledh che ora è con lui, che è di qualche centimetro più alta di lui, obbligandosi a sollevare lo sguardo oltre l'altezza dei propri occhi. Qualcosa che, tutto sommato, non sembra dispiacerlo poi affatto. Non dovete sentirvi in debito, Edelwen. Voi siete la mia protettrice, e desidero che lo facciate al meglio delle vostre capacità, in qualsiasi circostanza, in qualsiasi modo. Un discorso iniziato con leggerezza, che nel terminare assume un tono un po' più cupo, come se qualche pensiero negativo offuscasse un po' l'atmosfera. E sarebbe anche comprensibile, dati gli ultimi avvenimenti. Affinché voi lo facciate, tuttavia qui sembra un po' risollevarsi, di animo e di tono: ruota le spalle ed il busto in senso antiorario, verso sinistra, andando a sbloccare la chiusura della bisaccia. Ho bisogno che voi per prima siate protetta. Così, vi ho portato un copricapo. Infilando le mani nella borsa, ne estrae quindi un elmetto leggero, composto di metallo e cuoio, imbottito per essere comodo nell'essere indossato. Guarda l'eledh, e le si avvicina, con passo lento, e le si fermerebbe a mezzo metro di distanza. Le porge quindi l'oggetto, passando lo sguardo dall'oggetto al di lei volto. So che questo probabilmente vi sarà scomodo, per via della vostra fluente chioma di cobalto. Per questo ho parlato con il fabbro di Beriandil, ha detto che è disposto a modificarlo come voi vorrete, per adattarlo alle vostre preferenze. Quindi fa un passo indietro, lasciando che ella reagisca come meglio ritiene opportuno, mentre lui porta le braccia al petto, per incrociarsi e restituirgli un po' più di compostezza, mentre guarda con un sorriso gentile la cacciatrice.
18:01
Edelwen
[Cascate | Gazebo] Recuperate i propri affetti personali, senza indossare per il momento la faretra, muove il proprio passo per avvicinarsi alla vicina struttura del gazebo. O, almeno, questa è la forma finale che viene presa dall'albero che lo compone. La pioggia si intensifica ogni secondo che passa, iniziando a bagnare con più insistenza i lunghi capelli blu dell'eledh che tuttavia non pare esserne disturbata. La natura, in ogni sua forma, veniva accolta con suo sommo gaudio anche con quel tempo. Ma era dell'elfo ivi presente che si preoccupava maggiormente. Il passo viene mosso fino a raggiungere il coperto sotto i fitti rami intrecciati del castagno che dà vita a quella struttura. Una volta al coperto, andrebbe a poggiare contro la parete più vicina la faretra e l'arco lungo, in modo che possa recuperarli in qualsiasi momento. L'attenzione viene quindi donata all'elfo, sollevando su di lui il proprio sguardo e catturandone le iridi grigie con le proprie. Sulle labbra si mantiene il silenzio, lasciando che sia lui ad interromperlo mentre il suono della pioggia continua con insistenza sopra di loro. Gli occhi si abbassano, mentre le mani vanno ad accogliere l'elmo che le viene donato. Un silenzio rigoroso è quello in cui si chiude per un momento l'eledh, mentre rigira fra le proprie mani l'oggetto con somma attenzione quasi temesse di romperlo. Le dita passano sul metallo e sull'interno rivestito di morbido cuoio Vi ringrazio, Ewnel.. Il tono è basso e sommesso, che tradisce un po’ la rigorosità dell'animo della combattente in quel genere di emozioni che vedrebbe una normale dama davanti ad un gioiello od un fiore. Andrà bene.. Non lo indosserei con i capelli sciolti, in ogni caso.. Un delicato sorriso affiora sulle labbra dell'elfa, mentre va a chinare il capo in segno di ringraziamento. E con un leggero movimento, ritornerebbe verso la faretra, inginocchiandosi davanti a questa per posare l'elmo sopra le frecce, in modo che non tocchi il terreno e che comunque non rovini le aste.
18:20
Ewnel
[Pressi delle cascate] Il sovrano è attento alle reazioni dell'elfa, mentre le offre il proprio dono: alla sua espressione, al suo tono di voce, al suo sguardo, alle sue parole. Vedendo il modo in cui ella tratta con tanta attenzione l'oggetto donatole, Ewnel sospira: un sospiro leggero, che ben esprime la propria soddisfazione. Mi auguro che non debba mai servirvi, ma... se dovesse, mi auguro che faccia il suo dovere e vi protegga. Come sempre quando si trova in sua presenza ed è tranquillo, la sua voce è serena, calma, gentile. Guardandosi intorno, cerca con lo sguardo qualcosa che presto trova: una radice particolarmente sporgente, grossa, su cui si siede con modi posati, esattamente come ci si aspetterebbe da un re. Trovate un posto comodo anche voi, così potremo parlare un po' mentre aspettiamo che la pioggia cessi e così dicendo lancia un'occhiata al di fuori della loro protezione, offerta da quell'albero che grazie alla magia ora è divenuto di più di un semplice albero, bensì un riparo durante le situazioni come quella momentanea, odierna. Ma vorrei che anche voi mi parlaste di quello che desiderate parlarmi, quando ne sentirete il bisogno. Questa la premessa, espressa con il medesimo modo gentile, che lascia spazio ad un modo un po' più greve. Ho ricevuto notizie da Kewor. Eventi nefasti. I nostri regni sono alleati, quindi a breve dovremo ricevere l'inviato del regno, quid a Beriandil. Speriamo che non siano questioni collegate a quanto riferito ieri sera da quella gnoma, altrimenti significa che davvero stiamo correndo un enorme pericolo. Oh, a proposito... l'incantatore si guarda nelle tasche della sopraveste, prima in quelle esterne e poi in quelle interne. È proprio da una di queste ultime che estrae un fiore, un narciso, che solleva in aria e offre ad EDELWEN. Era insieme ad un messaggio dello Spirito dei Boschi. Ha già lasciato il reame. A quanto pare le nostre cure hanno avuto effetto, ed ha voluto allontanare da Beriandil il male che porta con sé. Non dice altro, per ora, solo attende che la sua compagna di avventure e sventure prenda o rifiuti il fiore, sulla base di ciò che vorrà fare.
18:36
Edelwen
[Cascate | Gazebo] Si rialza lentamente da quella sua posizione, lasciando il suo armamento in bella mostra in quell'angolo scelto come rastrelleria personale. Le mani andrebbero anche alla cintura, andando a slacciare la spada corta in modo che possa far compagnia all'arco e al resto del suo equipaggiamento. Rimane solo il pugnale sul fianco destro, allacciato alla cintura. In caso di ogni evenienza. Solleva così lo sguardo, facendo danzare i lunghi capelli blu dietro la schiena, sospinti da alcuni soffi del vento che trova spazio fra i rami intrecciati. Sono sicura, che con i vostri doni mi proteggeranno al meglio e.. Così farò io con voi.. A quelle parole si volta verso di lui annuendo piano col capo. Qualche goccia di pioggia scivola lungo la fronte e la guancia, sfiorando in alcuni punti le due punte di lancia che passano dalle sopracciglia fino le gote attraversando le palpebre con un colore più scuro rispetto alla pelle di glicine. Volete sapere che ne penso di quello che è accaduto ieri? Domanda con tono gentile, muovendosi sotto le fronde del gazebo/albero con il passo soffuso che potrebbe caratterizzare una pantera. Mi turba quel che è accaduto, così come la presenza di quei stranieri. Non mi fido di loro.. Questi luoghi.. E la propria mano destra andrebbe ad accogliere quello che c'è intorno a sé con un gesto, come ad indicare l'interezza del paesaggio. ...Esigono rispetto.. L'inclinazione della voce è severa, mentre lentamente si muove per avvicinarsi all'elfo. Ascolta così le sue parole, fermandosi in piedi davanti a lui. Osserva il delicato narciso che le viene porto, accogliendolo con entrambe le mani chiuse in una coppa davanti a sé. Bianco, in netto contrasto con la pelle color glicine dell'elfa. Non lo stringe, mantenendolo fra le proprie mani. Comprendo perché lo abbia fatto.. Ma potrebbe essere in pericolo adesso.. Ed il tono si fa più grave, preoccupato perfino. Gli occhi bianchi si sollevano ad incrociare quelli dell'eledh, come a cercarne conferma.
19:02
Ewnel
[Pressi delle cascate] I due elfi sono agli antipodi, sotto ogni punto di vista: lei armata fino ai denti, lui disarmato; lei atletica e scattante, lui più esile. Eppure, in questa loro diversità caratteriale e culturale, oltre che attitudinale, sembrano aver trovato un'armonia, una maniera affinché le loro diversità collimino l'uno le mancanze dell'altro, nelle diverse situazioni che si sono parate loro d'innanzi, e che ancora dovranno presentarsi al loro cospetto. Seduto comodamente sulla grossa radice del castagno il sovrano parla all'elfa ora in sua compagnia, la sua guardia del corpo. La guarda, e le parole dei due si alternano, in una musicalità che è tipica della lingua che entrambi parlano, ma con diverse sfumature, e tonalità differenti, ma non dissonanti. Come vi dissi alcune lune fa, il ciclo delle cose ci porta a fare delle scelte. Io ho piacere che voi siate protetta, e voi desiderate fare lo stesso con me. In un certo senso, è una forma di equilibrio. La sua versione dell'evento appena accaduto, esposto come se si trattasse semplicemente di una questione quasi accademica, logica, condita dal tono gentile che il sovrano sta avendo con l'elfa da quando si sono incontrati, oggi. Non vi nego che anche io sono turbato, profondamente. Non posso e non devo darlo a vedere, ma temo che possano accadere grandi sciagure. Il segno che quella piccola gnoma portava sul corpo non era che un presagio, per quanto normalmente i presagi non arrechino danno né dolore. Ha parlato di orrori indicibili, e di persone o creature che si celano dietro questi turpi intenti. Dobbiamo scoprire cosa sta succedendo, prima che sia tardi. Tace, sospira, e si concede un momento per guardare tra le fronde degli alberi, la cascata non molto distante, mentre la pioggia precipita con fragore ed impetuosità dal cielo. Torna poi ad osservare la sua interlocutrice, non prima però di aver notato come alcune gocce di pioggia, troppo violente, siano sfuggite all'intrico di rami e lo abbiano raggiunto, come altre sono giunte ad EDELWEN. Dopotutto, si tratta pur sempre di un riparo arboreo. Il rispetto, qualcosa che molte altre creature, specialmente umanoidi, non hanno. Spesso, molte di loro si comportano come se fossero in dovere di conquistare, possedere, schiavizzare, storpiare o distruggere quello che li circonda. Talvolta mi interrogo su cosa li spinga a comportarsi con tanta scelleratezza, e... invero, stento a comprendere, perché per me noi eledh non è possibile ragionare così. Noi abbiamo una cultura, una religione, una filosofia che si basa sul rispetto: delle cose, delle persone, degli animali, delle piante, dell'ambiente. Se perdessimo mai queste cose, semplicemente non saremmo più elfi, ma bestie degenerate. Un racconto che finisce con una vena di amarezza, ed un sospiro. Sotto il gazebo, ora come ora li si potrebbe anche collocare non in un riparo, visivamente, ma in una gabbia, data la conformazione di ciò che li sta ospitando. Lo sguardo di Ewnel, che per lunghi secondi era sparito dietro alle palpebre chiuse, torna a cercare gli occhi alieni di Eledwen, con un'espressione accennatamente preoccupata. Anche io la penso così. Eppure, in quanto spirito libero, se n'è andata. Forse, sarà andata a sincerarsi della sorte dei suoi fratelli. Ha uno sbuffo dalle narici, e scuote debolmente il capo una sola volta a destra e sinistra, mentre si raddrizza sulla propria seduta, dalla dubbia comodità. Proprio io parlo di fratelli, io che non ne ho mai avuti, ed ora la mia famiglia include tutto il regno. Ecco, finalmente, un piccolo dettaglio del passato di Ewnel che emerge. Un dettaglio personale, di quelli che non erano mai stati richiesti da colei con la quale si trova, al momento, e che evidentemente egli ha ritenuto opportuno condividere.
19:21
Edelwen
[Cascate | Gazebo] Rimira il fiore che tiene fra le proprie mani, come se volesse scorgerne un segreto remoto. Stringe le labbra, sfiorando i petali candidi con i polpastrelli della mano destra. Il fiore sarebbe sfiorito presto, privo della fonte vitale che lo teneva così, splendido. Si.. Mormora semplicemente a quelle parole, senza aggiungere altro. Solleva le mani, andando ad avvicinare il fiore al proprio viso. Inspira il suo odore, cogliendone l'essenza per qualche istante. Ascolta le parole di lui, senza interromperlo così come faceva. Lasciava il suo spazio, rimanendo quieta nella sua severità. Andrebbe così a portare verso il proprio capo quel fiore, andandolo ad incastrare fra i propri capelli, sul lato sinistro. Il gesto più femminile che probabilmente era stato mostrato e fatto dall'elfa al suo cospetto. Si muove alla sua destra, andando a fermarsi nei pressi di una delle fessure più ampie dalla quale poter osservare l'esterno. Ancora non si siede, avendo passato buona parte del pomeriggio sulla roccia. Impareranno il rispetto, se è loro intenzione rimanere qui come ospiti. Sentenzia con tono basso, serio e letale al tempo stesso. Ne ascolta il resto delle parole, la rivelazione che accoglie con un leggero cenno del capo. Nemmeno io ho fratelli di sangue. Lo erano i miei compagni d'arme. Ognuno di noi, guardava le spalle dell'altro in battaglia.. Un mormorio il suo, nel ricordare i tempi andati. Lo sguardo si sposta quindi su di lui, inclinando appena il proprio capo e lasciando che una nuova ciocca passi disordinata sul viso. Andrà tutto bene.. La sua vuole essere una considerazione positiva della situazione attuale, un incoraggiamento per quanto sta accadendo. Troppo, per le spalle di un neo Sovrano, probabilmente. Il sorriso riaffiora, donandole un'espressione più calma e pacata, diversa da quella sua severità che solitamente la contraddistingue.
19:56
Ewnel
[Pressi delle cascate] Senza interrompere il gesto, né esprimere a voce alcuna considerazione su quanto viene compiuto dall'elfa in merito al fiore donatole da lui, a sua volta ricevuto dalla gnoma curata, Ewnel osserva i suoi gesti. La cura con cui lo tratta, lo tocca, lo rende parte di lei inspirandolo e poi accostandolo al proprio viso, tutti dettagli che egli osserva, ma non giudica né commenta. Dopotutto, a conti fatti non ve n'è bisogno alcuno. Quel che lei potrà notare, però, è che lui la sta osservando con vivido interesse, uno sguardo attivo e non passivo di chi, magari, nel mentre pensa ad altro, anche se di fatto loro al momento stanno parlando di tematiche ben più importanti e pressanti. Lo impareranno entrambi, sia l'umano che il Lussurioso commenta il dire di EDELWEN, facendosi sfuggire un sorrisetto divertito mentre pronuncia l'ultima parola. Attenderà che lei colga l'ilarità delle sue parole, per proseguire. Ho già detto agli altri cittadini che quello è il titolo con cui verrà riconosciuto qui a Beriandil. Sì, è chiaro che sia palesemente uno scherzo, ma non è esattamente chiaro da come lo dice che se lo scherzo lo stia facendo ora, ad EDELWEN, o piuttosto lo abbia fatto al mezzelfo utilizzando quel termine, per davvero. Tuttavia, così come lui si apre, sebbene di poco, il tono di voce con cui parla cambia totalmente, assumendo sfumature di lieve mestizia, che trova specchio nelle successive parole della dama glicinea, ed i suoi ricordi del passato, di un altro luogo e di un altro tempo. Forse, proprio queste parole sono sufficienti a farlo riflettere, per questo dopo la propria piccola rivelazione tace, riflettendo su quanto appena udito. Così, il suo sguardo cala lentamente e progressivamente verso il suolo, mentre i gomiti scivolano in avanti e le mani si cercano, intrecciando le dita. Quando sente l'ultima rassicurazione che lei gli rivolge, egli alza lo sguardo per andare a cercare quello di EDELWEN. Vedendo il dolce sorriso sulle labbra della sua compagna d'avventura, non può trattenerne uno anche lui, che smorza l'espressione preoccupata, rivelatasi sotto più forme quest'oggi, fin dal primo momento del loro incontro. Grazie, Edelwen. Ne sono sicuro, perché ci sei tu. Ogni tanto, in questi rari momenti, lascia trapelare un po' più del sé, quel lato che è celato per lo più, ai più, in qualunque circostanza, ma che con lei non ha mai avuto granché motivo di tenere nascosto. Forse, proprio grazie a questi piccoli momenti di debolezza riesce a trarre la forza necessaria per reggere il peso di tutto il resto, dagli incarichi come sovrano alle decisioni difficili. Si alza quindi in piedi, raddrizzando il busto, e guarda intensamente colei che è di fronte a lui. Fuori dal gazebo, la pioggia ha rallentato la propria discesa, fino a fermarsi. Tuttavia, tra le fronde del castagno continua a gocciolare la pioggia intrappolata tra i rami. Ed ha smesso di piovere. Un buon segno, ogni tanto? domanda, con un tono leggermente sarcastico. Una rarità, per il sovrano, ma anche un segnale di buon umore.
20:21
Edelwen
[Cascate | Gazebo] Osserva al di fuori del gazebo, mentre la pioggia sembra rallentare. Il vento stava lentamente cessando di soffiare, portando con sé le ultime nuvole cariche di pioggia. L'acquazzone aveva fatto il suo corso, lasciando che l'odore dell'erba umida si sollevi e impregni ogni cosa. Inspira, mentre sente le prime parole dell'eledh. Un leggero sbuffo le esce dalle labbra, per poi lasciare che un'espressione curiosa si dipinga sul volto dell'elfa. Sul serio? Non vi credevo un tal… burlone.. Commenta con un velo di ironia nella voce. Lentamente si muove per andare a spostarsi davanti a lui, ancora seduto sul tronco all'interno del gazebo naturale. Ne ricerca a sua volta lo sguardo, inclinando appena il capo alla propria sinistra. Fa un passo indietro, lasciando che si alzi in piedi senza esserne di intralcio. Ogni tanto, si.. Le nubi iniziavano già a tingersi dei colori del crepuscolo, con quelle sfumature aranciate che dipingevano il bianco candido. Solleva il mento, osservandolo per diversi istanti. Le labbra strette per un momento in un'espressione a dire il vero incomprensibile, come se le fosse passato un pensiero per la mente. Distoglie quindi lo sguardo, facendo passar via il sorriso. Si scosta da quella posizione, andando ad avvicinarsi verso l'ingresso del gazebo, donando le spalle all'eledh per osservare all'esterno di questo.
20:45
Ewnel
[Pressi delle cascate] Più che di burla, si tratta di una lezione: ricordate cosa gli dissi? Avrebbe dovuto imparare ad usare la lingua come si conviene. Questo gli sarà da monito. O almeno se lo augura, sebbene si tratti a tutti gli effetti di una cosa molto ridicola, per certi versi. Dopotutto, alcune delle migliori lezioni si possono imparare anche senza sofferenza. Dopodiché, per alcuni secondi loro si guardando profondamente negli occhi. Come accaduto in passato, e sicuramente accadrà ancora in futuro, i due lasciano che i loro sguardi si tocchino, senza dire una parola. Alle volte, queste sono superflue. E così come quei pochi secondi trascorrono, così giunge poi a termine quel momento, quand'ella spegne il sorriso distogliendo lo sguardo, rivolgendolo altrove. Facendo attenzione ai movimenti, evitando quindi di impattare contro EDELWEN, lasciandole il proprio spazio, si avvicina di un passo verso il limitare della copertura offerta dal castagno, avendo cura di tenersi ad una distanza da lei, compresa tra mezzo metro ed un metro. Osservando la natura che li circonda, nonché il cielo che ora non piange più a dirotto, riprende parola, questa volta con tono controllato, sì, ma più sereno. Ormai è quasi giunta l'ora del pasto serale. Vi andrebbe di cenare a palazzo, questa sera? una semplice domanda, un invito, che ella potrebbe decidere di accettare o meno. Aspetterà quindi una sua risposta, quindi ch'ella recuperi le proprie cose, per avviarsi laddove li attende il destino. (Uscita)
21:00
Edelwen
[Cascate | Gazebo] La mano destra si alza per un momento, andando a posarsi sul legno che compone parte dell'apertura che concede l'accesso al gazebo. Osserva silenziosa gli alberi che si affacciano oltre. Inspira l'aria umida di pioggia. Un'espressione distante e quasi preoccupata si disegna sul volto color glicine, mentre dei pensieri si affacciano nella propria mente, distanti. Per il momento dona lui le spalle, e successivamente il profilo. Qualcosa sembrava averla turbata per qualche istante, e glielo si poteva leggere negli occhi bianchi. Stringe le labbra, mentre la voce la distrae e la fa voltare verso di lui. Gli occhi risalgono dal busto fino al viso, ricercandone lo sguardo e osservandone l'espressione più serena. Andiamo, prima che torni nuovamente a piovere.. Mormora lievemente, senza dare per il momento alcuna spiegazione del suo ultimo distaccarsi e del silenzio che l'aveva colta. Non che fosse un'elfa dalle moltitudini parole. Era solita parlare solo quando necessario. Andrebbe così a recuperare i propri affetti, rivestendosi delle armi che ha iniziato a portare oltre all'arco lungo e la faretra. Assicura la spada corta al fianco sinistro, mentre l'elmo non viene indossato ma portato sotto il braccio destro. Un leggero movimento del braccio andrebbe quindi ad invitare l'elfo ad avviarsi insieme verso il palazzo. Recava ancora il fiore sul proprio capo, sul lato sinistro, risaltando in quella massa composta di capelli blu. ||