21:47Corora[ Altare ] Immersa nella simbiosi fra flora e fauna, dinanzi all'altare della Dea Iri, a sfiorare i piedi della sacra statua vi è una piccola figura. Forse alta quasi un metro, avvolta da un manto di foglie che infagotta la sua immagine, vestendola della natura stessa. La maschera della volpe cela il suo viso, tinta di rosso ed intagliata nel legno, dalle lunghe orecchie a punta che spuntano dal manto di foglie. Inginocchiata, dinanzi alla raffigurazione in pietra della Dea Iri, congiunge le sue mani pallide e stanche. Mormora in un sussurro una nenia. Allunga il proprio polso destro, porgendolo con l'altra mano alla Dea. Il polso che porge è un polso malato, porta su di sé una ferita nera che sembra mangiare il candore della sua pelle. In ginocchio dinanzi alla statua prende voce una preghiera che esce da quella piccola maschera in legno che cela il volto della creatura ferita.

21:53Ewnel [Ingresso del Tempio di Iri] Il tempio di Iri, un luogo che a ben guardarlo non ispira per nulla l'idea classica di santuario o tempio, per le civiltà non elfiche: non vi sono muri, non v'è tetto, nemmeno pareti. Ad eccezione di un bassissimo muro di cinta, che circonda l'intera area sacra, ed alla volta di pietra che delimita l'ingresso al tempio, non vi sono barriere di alcun genere. Ed è proprio dal varco d'accesso che ora giunge il re di Beriandil: un elfo dal fisico esile, slanciato ma mascolino, abbastanza alto per la propria stirpe; pelle rosea, occhi e capelli grigi, dai suoi tratti non si potrebbe indovinare essere affatto anziano, data l'assenza di rughe sul suo viso, che porta con sé i tratti somatici tipici degli elfi, lineamenti allungati, affilati; indossa un abito di squisita fattura, una tunica verde smeraldo lunga fino ai piedi, su cui è stato appuntato un mantello, fermato da un paio di spallacci metallici, a loro volta uniti da una catenella di bronzo che passa davanti al petto. Porta sul capo la corona, un gioiello regale antico e potente, composta d'oro e d'argento ed impreziosita di alcune piccole gemme incastonate. Non ha con sé armi, né bagagli, procede con passo sicuro e fiero lungo la via, accompagnato da un'elfa dalla carnagione peculiare. Accanto a Corora si troveranno alcuni sacerdoti e sacerdotesse della Dea, chi impegnato nei propri incarichi e chi intento a prendersi cura della gnoma. Camminando lungo la via che attraversa il cortile verdeggiante, costellato di aiole, cespugli ed alberi rigogliosi di molte diverse specie, il sovrano e colei che lo accompagna si avvicinano sempre di più all'altare della Dea.

21:55Siryan[Tempio] «Non smette mai di stupire la città eterna, che gli elfi chiamano casa. Un piccolo candido spicchio di Luna adorna il cielo stellato, anche le nuvole si sono ritratte per permettere di ammirare lo splendore di quel piccolo capolavoro d’arte che è la dimora dell’antica stirpe. Parte del loro sangue scorre anche nelle vene del giovane mezzelfo, che procede a volto scoperto per la via, accanto al Sapiente della Magia che ha incontrato a metà strada.» Vi accompagno, che non ho ancora visto questa parte della città. «Gli aveva detto, e allora ha preso a seguirlo, procrastinando la commissione che l’ha realmente condotto qui. Il manto nero lo copre dalle spalle ai piedi, il capo dunque scoperto permette di identificarlo, un quindicenne, bello come un fiore in volto, contornato da dolci lineamenti che rivelano la natura ibrida. I capelli sono corti ai lati e lunghi sulla fronte, gli occhi nocciola. Non è esile o basso per la sua età, per niente, ma forse lo appare accanto a un altro uomo. La fessura del mantello che scende dal collo in terra lascia intravedere la pettorina in cuoio, le vesti semplici, mentre al fianco sinistro giace infoderata una spada corta e al collo, nascosto all’altezza del cuore, l’amuleto della madre. Avanza, semplicemente, in realtà seguendo l'uomo al suo fianco di cui sta molto lentamente imparando a fidarsi.»

22:02https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/1_m.png Requiemhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/classi/10.png[tempio] «Cammina silenziosamente lungo il viale che conduce al Tempio di Iri, senza alcun mantello indosso, così che gli abiti che porta sono ben visibili: di fattura piuttosto elegante, sebbene siano leggermente lisi, sono composti da un paio di pantaloni in cotone nero pesante, infilati in stivali in cuoio nero che raggiungono l'altezza delle ginocchia, e sono retti in vita da una cintura in pelle nera; sopra porta una camicia in cotone grezzo, decisamente larga, il cui colletto è allacciato alto a coprire in parte il collo dell'incantatore, così come i polsini sono allacciati per mezzo dei bottoncini in madreperla, in fila di tre per manica, lasciando scoperte entrambe le mani, dalle dita ossute e affusolate, segnate da svariate cicatrici, quella più visibile è da taglio e si staglia dall'incavo tra indice e pollice della mano sinistra, avvitandosi sul dorso fino a svanire sotto il polsino della camicia. Il Sapiente della Magia si presenta come un uomo decisamente troppo magro, non supera i settanta chili di peso, ma indossa abiti troppo larghi che mascherano questo particolare, ed è alto poco più di centonovanta centimetri. Sul lato sinistro del viso presenta una cicatrice che taglia a metà il sopracciglio, raggiungendo lo zigomo sporgente, la guancia incavata e terminando all'altezza del labbro superiore. Le mani sono entrambe infilate nelle tasche dei pantaloni e gli occhi, affetti dalla particolare bicromia, che rende il destro blu scuro e il sinistro grigio antracite si alternano tra la strada e il Tempio, soffermandosi su Siryan» Ancora devo comprendere come mai ci troviamo qui, ma sono curioso, ragazzo. E' per questo che ho deciso di seguirti.

22:08https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Ingresso del Tempio di Iri] Tiepida la sera si apre sulle terre del regno elfico. Una splendida falce di Luna crescente solca le terre, splendendo della sua argentea luce che bagna ogni cosa. Nessun alito di vento soffia quella sera, rendendola splendida ed ideale per l'elfa al fianco del Sovrano. Cammina con passo lento, marziale, tenendo un ritmo tale che possa rimanere di appena un passo indietro rispetto a lui. Peculiare la sua figura, diversa da ogni elfo che si poteva incontrare in quel regno. Alta per gli standard comuni, si staglia in tutta la magnificenza che la sua razza poteva donarle. Una cascata di capelli blu cobalto ricadono lungo le spalle, morbidi e lisci, fino a giungere senza troppo affanno la base della schiena. Alcuni ciuffi incorniciano il volto sottile ed affilato, dagli alti zigomi e dal particolare color glicine. Ma ancor di più, erano gli occhi ad essere diversi. Tal taglio lievemente allungato, non avevano colore. Bianchi, come le stelle che illuminano il cielo sopra di loro. Abiti semplici, dal tagli elfico, vengono indossati con la grazia che le è stata donata, rendendola altrettanto bella e pericolosa. Pelle e cuoio, dai colori scuri, fasciano interamente il suo corpo in una casacca ed un pantalone, fino a chiudersi intorno a degli stivaletti corti. Ne risaltano la figura, delineando i muscoli asciutti e le curve femminili. Un cinghia di cuoio passa dalla spalla sinistra al fianco destro, sostenendo una faretra con una decina di frecce dal'impennaggio nero. Agganciato sul lato sinistro, v'è il suo arco lungo, mentre alla cintura si possono notare una spada corta, sul fianco destro, ed un pugnale sul fianco sinistro. Cammina in assoluto silenzio, muovendosi all'unisono con il Sovrano.

22:13Corora[ Altare ] La falce di luna crescente culla il cielo e la preghiera che fuoriesce dal piccolo corpo al tempio di Iri pian piano scema ed il silenzio cala attorno a lei. La maschera della volpe alza il proprio capo, scorge le gambe; il busto ed infine il viso della statua di Iri per poi alzarlo ancora di più, ancora un movimento verso il cielo stellato. Torna al presente, all'ora e al luogo in cui si trova solo quando le sue bende sono pronte e quando quel luogo senza pareti e senza cancelli viene varcato. Si alza con movimenti deboli dai piedi della statua, andando poi a posarsi affaticata, su una colonnina in pietra. La mano sinistra è quella che utilizza per richiamare l'equilibrio, per muoversi e sorreggersi. La mano destra è racchiusa al petto, la tiene vicina al proprio corpo, la tiene al sicuro. Le foglie frusciano sul suo manto, vibrano e si sfiorano fra di loro mentre si muove, in un suono simile al vento e alle cascate. Nudi sono i suoi piedi, gambe esili dalla pelle pallida. L'odore della morte inizia a percepirsi già a qualche metro da dove si trova e giunge da quella nera ferita che cresce sulla sua pelle, necrotizzandola.

22:22https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Tempio di Iri] L'accesso al reame di Beriandil non è cosa che venga concessa a cani e porci. Anzi, probabilmente cani e maiali hanno libero accesso al reame in quanto animali, a differenza delle creature che umanoidi. Per questo, al momento di superare l'Ingresso Incantato del regno, tutti e tre i viaggiatori sono stati accuratamente controllati dalle guardie poste al vaglio di chi venga permesso e chi no. A Requiem ed a Siryan è stato garantito l'accesso, tuttavia sicuramente l'umano si sarà accorto, più che il mezzelfo, che la propria presenza avrà attirato le attenzioni delle genti, che sia stato per l'aspetto fisico, o per l'appartenenza ad una razza non normalmente residente all'interno del reame. Il sovrano accompagnato dalla combattente si avvicina sempre più all'altare, precedendo di fatto i due stranieri, e si avvicina alla piccola creatura ferita che è stata deposta sull'altare, ed affidata alle cure del sacerdoti della dea della natura. Lo sguardo deciso dell'elfo scende dal volto della dea, scavato nella pietra, fino alla figura di Corora. L'osserva come si guarderebbe qualcosa o qualcuno di strano, socchiudendo appena gli occhi per un momento, prima di tornare a mostrare la sua precedente espressione. Spostandosi di lato, così da accedere all'altare tramite una delle scalette laterali, fa un piccolo inchino in segno di devozione alla divina potenza, mentre si accinge a salire la gradinata, quindi si avvicina alla ferita, e se non fermato si fermerà una volta giunto ad un paio di metri di distanza. Distinto, posato, l'osserva con sguardo determinato ma non severo. «Salute a voi, piccolino. Io sono il Dol-Athar, Ewnel è il mio nome. Chi siete, come vi chiamate, e cosa più importante... cosa vi è accaduto?» La voce dell'elfo è melodica, come normalmente ci si aspetterebbe dalla parlata degli elfi.

22:25https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/2_m.png Siryan[Tempio] «Lo sguardo s’illumina ad ogni albero e cespuglio: non gli capita di vedere queste cose a Kewor, nel profondo la bellezza e la purezza della natura lo commuovono, ma prova a non farne troppa pubblicità. Poi l’iridi nocciola si posano su uno sparuto assembramento di figure ai piedi della statua della Dea e mentre attende di avvicinarsi ancora per poter meglio capire cosa stia accadendo riporta lo sguardo sul Sapiente. Rimane visibilmente confuso nell’udire la sua risposta, per cui riprende.» Veramente signore io sono qui per una commissione, e lo sapete. Io invece non ho ancora capito perché abbiate lasciato Kewor. «E lo incalza, sorridendogli ingenuamente dopo avere usato quel tono falsamente indispettito.» Guardate! «Verbia infine, riconoscendo nel Re e la sua guardia due personaggi di spiccata casta sociale, almeno a giudicare dagli abiti, seguendoli ancora con lo sguardo mentre raggiungono la druida. Decisamente diversa la reazione nel notare proprio la sagoma della druida: spera si tratti di un’altra gnoma, nel vano tentativo di illudersi del falso. Il giovane prova quasi un tuffo al cuore, gli si gela il sangue nelle vene, rimanendo scioccato da quel brutto scherzo del destino. Ora che ricollega il tutto ci mette qualche secondo buono, infatti rimane fermo sul posto come un sasso, inerme a se stesso. Dopo un tempo interminabile, pochi secondi, decide di riprendere la falcata come se non fosse accaduto nulla.»

22:31https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/1_m.png Requiemhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/classi/10.png[tempio] «Continua ad avanzare, mantenendo il silenzio e scrutando gli sguardi indiscreti che si fanno strada verso di lui, decisamente un pesce fuori d'acqua in quello stesso territorio dove per la maggior parte sono tutti Elfi. Le dita ossute delle mani si martoriano le tasche dei pantaloni, all'interno, e successivamente, dopo qualche istante, vengono estratte e lasciate cadere lungo il corpo, ondeggiando di poco all'andatura che non è per niente marziale, anzi, è piuttosto tranquilla. Lo sguardo di differente colore scruta ciò che si trova sulla sua strada, decisamente incuriosito, con un guizzo proprio dell'attenzione che dedica a tutto, senza curarsi di risultare invadente, soffermandosi un po' di più sugli sguardi di chi lo sta scrutando. Si sofferma persino su Siryan, così giovane, nonostante la razza di appartenenza, ma che porta con sè l'ingenuità della gioventù fatta persona» Non sono un signore. Solo Alderton, per te, ragazzo. Niente appellativi di sorta. Del resto abbiamo camminato per un po', l'uno a fianco all'altro. Sul tuo viso passa l'ingenuità che io non ho più. Ho visto davvero troppe cose per sorprendermi persino dell'architettura. «gli occhi di differente colore si fissano su coloro che lo stanno scrutando» O sugli sguardi indiscreti. «prende fiato» Anche se devo dire che la curiosità mi spinge oltremodo ad esplorare i vari Regni del Continente. Sono sempre in cerca di qualche mente da plasmare, mh? «al suo interesse e all'allarme di quell'ultima parola, ecco che lo sguardo, con estrema lentezza, viene rivolto verso la sagoma di Corora, e di Ewnel ed EDELWEN. Non proferisce nulla nei loro confronti, ma l'espressione sul viso si fa decisamente seria.»

22:40https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Tempio di Iri] Procede al seguito del Sovrano, scandendo ogni singolo passo sul viale per poi risalire i pochi gradini che conducono all'altare del tempio. Muta per il momento parrebbe, come se non avesse voce. Si avvicina a sua volta, rimanendo sempre un passo indietro rispetto a lui e gli occhi candidi si posano sulla figura della gnoma. Le labbra si stringono. Un'espressione seria dipinta su un volto centenario che non ha perso bellezza nel corso del tempo. Cristallizzata in una bellezza che non ha tempo, e che rispecchia il lato più selvaggio e ferino della sua specie ed in particolare della sua stirpe. Ascolta le parole dell'elfo, e non aggiunge nulla lasciando che sia lui ad occuparsene per il momento. E' una voce sconosciuta, gracchiante e fastidiosa come le unghie su una lavagna, a distrarla. Muove un passo per arretrare e voltarsi successivamente in direzione del mezzelfo. Una luce pericolosa balena nei propri occhi quando si posano sulla figura che l'accompagna: un umano. Le mani fremono, ma rimangono lungo i fianchi. Abbiamo ospiti.. La voce dell'elfa è bassa, rivolta in direzione del Sovrano che accompagna come un'ombra. La voce è melodica, nonostante sia mantenuto un tono freddo e distaccato. Lentamente si muove alle spalle di Ewnel, muovendo qualche passo in avanti come se desiderasse frapporsi fra loro e l'altare. Le braccia si sollevano, andando ad incrociarsi all'altezza del petto. Le gambe rimangono leggermente divaricate, ed i piedi stanziati alla stessa ampiezza delle spalle. Gli occhi, di un bianco candido, si alternano fra il mezzelfo e l'umano, con uno sguardo severo, quasi accusatorio. «Siete al cospetto del Dor-Athar, Ewnel Fostokos. Quali affari vi portano in questi luoghi sacri?» Usa la lingua degli uomini, che mossa dalle proprie labbra risuona molto più dolce e dai forti toni esotici a cui appartiene la sua stirpe.

22:44https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/4_f.png Cororahttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/classi/8.png[ Altare ] Non sembra disturbata dall'arrivo di altre creature verso le quali alza il proprio viso, le osserva mentre viene osservata oltre ai fori della propria maschera. E la prima fra tutte che richiama la sua attenzione è Ewnel. Non tanto per la corona che porta sul capo, attorno ai suoi grigi capelli, ma quanto per le parole che pronuncia, suoni da una cadenza melodica indirizzati a lei. Il capo si muove in cenni rapidi, annusando l'aria che li separa. Il capo si ferma per poi chinarsi in un cenno di saluto e di riverenza. « io » la voce è bassa, un sussurro, solo le orecchie più fini potranno sentirlo. Acerbo e graffiato per quanto leggero e debole. « mi chiamano "Spirito dei Boschi" » una breve pausa nella quale raddrizza la schiena « sono una viaggiatrice, in cerca di risposte » inclina il capo di lato, rendendo orizzontali le orecchie della volpe, in legno, sopra la sua maschera. « Dol Athar Ewnel » lo pronuncia con suoni meno eleganti ma ne traspare un profondo rispetto. Scosta dal proprio petto, di qualche centimetro, il proprio braccio raccolto. Al polso della mano destra, vi è una ferita nera che sa di morte. « ho » abbassa il viso « sono ». Inspira ed espira, cerca il coraggio ed infine lo trova « una maledizione » alza lo sguardo e da Ewnel scivola verso EDELWEN « mi ha colpita » porta la mano sinistra verso il polso ferito, lo avvolge e lo stringe senza emettere nemmeno un suono su quella carne ormai morta. « ho tentato... » racchiude le gambe, le ginocchia si avvicinano al petto « e... » la voce che fuoriesce da quella maschera di legno esce spezzata « ...ho fallito » alza il viso verso il cielo e mormora zmktztenex dawgqszbhv meetrkhurn nsfkwlhrog xrqnwkcblo wapggrxb e abbassando il proprio sguardo dal cielo alla terra, si accorge nel passaggio dell'arrivo di altre due creature.

22:56https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Tempio di Iri] In un primo momento, il sovrano del reame non si potrà essere reso conto della presenza di Requiem e di Siryan, che di fatto sono giunti nel tempio in seguito all'arrivo suo e di EDELWEN. Per questo l'attenzione viene data principalmente a Corora, l'obbiettivo della loro visita, senza disdegnare di lanciare qualche occhiata ad EDELWEN, almeno fintanto che non inizia a parlare con la gnoma. Allora si focalizza soltanto su quanto viene da ella pronunciato, e compiuto. Si tiene a debita distanza, con sguardo corrucciato, preoccupato. L'ambiente sarebbe immerso nell'oscurità ed illuminato soltanto dalla luce delle stelle e dello spicchio di luna, se non fosse per le illuminazioni artificiali date dallo splendore di alcuni cristalli, abbastanza grossi e pesanti, che sono stati collocati in specifici supporti in pietra, e donano una luce chiara e tenue, che illumina senza infastidire gli occhi. Nel momento in cui EDELWEN si volta, a fronteggiare umano e mezzelfo, le parla nella loro lingua madre. Chi sono? solo questo le domanda, perché poi viene completamente distratto da quanto proferito dalla gnoma. «Spirito dei Boschi» l'appella, con una sfumatura gentile nella voce, dopo aver visto in quali condizioni versa. «Siete giunta in un luogo amico della vostra gente. Siamo alleati dei protettori della natura, i druidi che vegliano sulla sacra Quercia. Possiamo contattarli, e lo faremo, se costoro sono vostri fratelli. Tuttavia, ora ho bisogno che voi siate forte. Guardate nel vostro animo, e cercate di fare chiarezza. Raccontatemi, dall'inizio fino alla fine, cosa vi è accaduto.» Si china appena un po', cercando di porsi un po' più all'altezza di Corora.

22:59https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/2_m.png Siryan[Tempio] «Dopo lo shock che gli è costato qualche secondo è rimasto ultimo il mezzelfo, rispondendo forse al sadico disegno del destino cosmico che ha voluto posizionare per ordine d’importanza i vari figuri che si avvicendano per la via che conduce all’altare della Dea. Prende a vestire sul volto il tipico senso d’inadeguatezza, lo sguardo basso e misero, afflitto dai pensieri. Ignora del tutto le parole del proprio interlocutore, tuttavia il suo repentino cambio d’umore lo riporta alla realtà, e anche il giovane si fa serio in volto. Ormai è troppo tardi per andare via. Con falcata energica e decisa si appresta quindi ad accorciare le distanze, poi quando la guardia si volta a domandar di loro risponde cordiale ma deciso, impettendosi appena.» Buonasera guardiana degli eterni, il mio nome è Siryan. Figlio dei due mondi il mio destino, che ne ha avuto in parte vostro sangue, fulgido lo sguardo mio che langue, nell’ispettorare il buon giardino. «Il suo accento è sicuramente un insulto al dolce cantar dell’alta stirpe, ma prova in qualsiasi modo a scandire le sillabe e i suoni uno ad uno per evitare di commettere errori di pronuncia, scegliendo le parole che sembrano più adatte alla situazione e incatenandole in una lirica spontanea di pochi versi, insomma si vede perfettamente che non conosce così bene l’elfico ma tenta di onorare la propria discendenza al massimo delle potenzialità. Sta anche prendendo tempo, in effetti, che l’umano possa rispondere alla domanda della guardia per la quale il giovane non possiede in buona sostanza alcuna risposta. Solo uno sguardo dirige per adesso alla druida e al Re, poco distanti, verso i quali rivolge comunque larghi sorrisi in vece del saluto.»

23:02https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/1_m.png Requiemhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/classi/10.png[tempio] «Lo sguardo scivola sui particolari del Tempio, ne scruta l'architettura, prima di soffermarsi su EDELWEN, che parla quella lingua a lui sconosciuta. Inarca un sopracciglio, il sinistro, deformando ancora di più la cicatrice che lo taglia di netto su quel lato del volto, prima di scrollare le spalle e infine raddrizzarle, ma non riesce ad udire le parole proferite in quella lingua a lui sconosciuta, dal momento che la voce adottata dal Soldato della Guardia Reale risulta troppo bassa per essere percepita da lui. Quando EDELWEN presenta Ewnel, gli occhi di differente colore si rivolgono verso il Re, e china il capo con un cenno più profondo, in segno di rispetto» Shalazar Alderton, Sapiente della Magia dell'Accademia della Quercia. «il tono di voce dell'Umano è marcato dall'accento nordico, ma è comunque in lingua corrente che parla» Non era mia intenzione arrecare disturbo, ho semplicemente accompagnato il ragazzo, qui presente «indica con il mento Siryan» dal momento che ormai incappa sempre sulla mia strada e non vorrei si cacciasse nei guai. «è palesemente ironico il tono di voce, ma non fa nulla per nasconderlo. Lo sguardo scivola verso Corora e assottiglia le palpebre» Una maledizione? «è quella la parola che lo intriga più di tutte, nel discorso proferito dalla Druida. Sono le parole del Re, quelle che rivolge ad EDELWEN che gli fanno storcere il naso e si rivolge verso Siryan, al suo fianco» Mi hanno sempre detto che è maleducazione parlare in una lingua sconosciuta, senza far comprendere ciò che si dice, non trovi, ragazzo? «si fa sentire dai due Elfi, e li adocchia persino per qualche istante, inarcando entrambe le sopracciglia e rivolgendosi verso l'incantatore» Interessante, comprendi la loro lingua. Hanno detto qualcosa di offensivo? «tace, incuriosito, prima di rivolgersi verso Ewnel ed EDELWEN» E' una maledizione di natura magica quella che ha colpito la piccola creatura, che voi sappiate?

23:18https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Tempio di Iri] Rimane in quella posizione, statuaria e severa guardando le due figure illuminate dai fuochi che bruciano quella notte. La domanda del Sovrano giunge al suo orecchio, e questo renderà ancor più marcata la propria espressione dura e leggermente arcigna. Stranieri nelle loro terre. La voce della gnoma viene percepita dall'elfa, alla quale presta un'iniziale attenzione senza tuttavia voltarsi. La voce del mezzelfo le fa fremere l'orecchio e le mani, quando parla nell'antica lingua di quel popolo. «Non è ciò che vi ho chiesto.» Secca è la risposta dell'elfa, così come duro è l'atteggiamento nei loro confronti. «E difficilmente avete sangue del popolo a cui appartengo. » In fondo, i lunghi capelli blu notte, la pelle color glicine e quei pericolosi occhi bianchi erano molto rari, se non unici in tutto il regno. «Vi ho chiesto perché siete qui» E ripete la domanda, scandendo con la propria voce ogni singola parola. Lo sguardo si posa quindi sull'umano, assottigliando lo sguardo a quello che coglie come una provocazione. Solleva il mento, sbuffando appena dalle narici «Nulla di offensivo, Sapiente.» E l'ultima parola viene quasi scandita. Ed il mezzelfo potrà confermare. «Fate bene a ricordare dove vi trovate, Umano. » Aggiunge senza staccare gli occhi dalle due figure.

23:19https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/4_f.png Cororahttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/classi/8.png[ Altare ] Puntuale ed in armonia con gli accadimenti la sua attenzione torna su Ewnel. Distrattasi a guardare l'ambiente circostante solo quando il suono della nobile lingua degli elfi coinvolge il re e la sua guardia. « grazie... » si sporge appena in avanti, allungando le gambe mentre si trova seduta su quella colonnina in pietra. « ...per la vostra accoglienza » e guarda sia il re che la sua guardia. Tornando poi a condurre il dialogo guardandolo. « i druidi... » inspira ed espira « sono stati attaccati ». Abbassa lo sguardo, si nota da come si inclina la maschera sul suo viso. « il male ha spezzato il velo e si è mostrato nel sacro suolo. » le foglie sulla sua schiena, sul manto che indossa, vibrano e frusciano. « la terra » porta i piedi sulla pietra, scostandoli dal suolo « è stata squarciata » deglutisce « e soldati, fatti di ossa, sono emersi da quelle fratture. » non vi è leggerezza nel suo tono, vive e sente quel momento mentre lo racconta. Fatica a creare distacco a non lasciarsi coinvolgere da quanto è accaduto. Scuote il capo, la mano sinistra si muove verso la testa, tocca lì dove dovrebbero esservi le tempie. « non ho... » la mano trema « molto tempo » alza lo sguardo verso Ewnel per poi spostarlo sulla sua guardia, infine su Requiem « Shalazar Alderton... conosco questo nome » sussurra e passa l'attenzione sul ragazzino che lo accompagna « quella voce... » scuote il capo confusa, tornando a rivolgersi a re Ewnel « Il male non è stato distrutto. Io ho fallito... » osserva la propria ferita, accarezza con il pollice il polso nero e la flebile voce graffiante si interrompe, lo sguardo della piccola volpe si abbassa, le spalle si chiudono rabbuiandola.

23:36https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Tempio di Iri] Tende le orecchie, il sovrano, sia per ascoltare attentamente quanto proferito dalla druida, sia per sentire quello che non troppo lontano da sé viene detto da EDELWEN, Requiem e Siryan. In un primo momento è totalmente rivolto verso la gnoma, che tra gli astanti è colei che maggiormente sembra bisognosa d'aiuto, infatti dopo averla ulteriormente sollecitata a parlare presta attenzione al suo dire, isolandosi da quanto accade intorno a loro. E fa bene, perché lo sforzo richiesto a Corora viene effettuato, costei si concentra e, con maggior lucidità, espone un racconto che vede il re totalmente assorto, quasi estraniato da tutto il resto. Mano a mano che esso procede, anche l'espressione del viso di Ewnel si fa sempre più preoccupata, sebbene si stia parlando di un elfo, e non uno a caso: la maniera in cui manifesta il suo stato d'animo è quindi l'aggrottarsi intensamente delle sopracciglia, e nulla più. Si avvicina alla druida, di un passo, e compie un mezzo sospiro. «Spirito dei Boschi l'appella di nuovo con l'epiteto con cui ella stessa si è presentata «Ho compreso il vostro verbo. Ora, non sforzatevi oltre modo: riposate, e recuperate le forze. I nostri sacerdoti più devoti pregheranno la dea affinché vi protegga e contrasti il veleno che vi sta consumando le carni.» Ovviamente, si riferisce alla necrotizzazione del braccio di Corora. «Quanto ci raccontate è funesto, è l'avversarsi di un oscuro presagio. Qualcosa di ben più pericoloso di una tempesta» Ed è qui che cercherebbe, con lo sguardo EDELWEN. Infine è giunto il momento, l'oscurità è tornata. Torna poi su Corora «Non dovete colpevolizzarvi: già essere giunta qui per avvisarci del pericolo imminente e della sorte dei vostri fratelli è una vittoria. Siete stata forte. Ora, ditemi, fra i vostri fratelli se n'è salvato qualcun altro? Potremmo cercarlo, e prestargli soccorso oppure offrirgli riparo.» Solo quando le avrà espresso le proprie domande, allora con un profondo respiro riacquista la postura eletta ed una posa confacente alla carica ch'egli riveste. Si volge dunque, osservando con occhi penetranti prima il mezzelfo, quindi l'umano. La luminosità tenue del luogo gli permetterà di cogliere alcuni tratti dei due, mentre altri resteranno irrimediabilmente incolti dai suoi sensi. Ciononostante, non si sposta da dove si trova, e si rivolge ai due viaggiatori. «Mi è stato riferito che costei» e nel dirlo indica Corora, con una mano aperta a dita serrate «è stata portata all'ingresso di Beriandil da due viandanti. Siete voi costoro?» attenderà quindi una risposta, da entrambi, passando lo sguardo ferreo come le sue iridi grigie dal primo che risponderà al secondo. Si rivolgerà poi direttamente a Requiem, a cui parla ancora con voce calma, ma a suo modo solenne. «Se è così, avete fatto un gesto nobile, anche se azzardato. Beriandil sarà riconoscente a chi ha portato una figlia della natura al suo cospetto, affinché possa essere curata del male che l'affligge. Spero solo che il veleno che scorre dentro di lei non sia già arrivato in profondità, ad avvelenare la sua anima.»

23:42https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/2_m.png Siryan[Tempio] «Le parole dell’umano al fianco non lo rincuorano molto, dato che sostanzialmente gli ha scaricato la colpa. Spera almeno che la loro linea regga, specie per l’interesse del Sapiente per la maledizione negromantica che potrebbe muovere gli elfi all’interesse. Eppure, adesso l’unica speranza per non saltare agli onori della cronaca è che la druida non ricordi nulla della notte trascorsa proprio tra le braccia del giovane, dato che è stato lui stesso a portarla in salvo in città, caricandola di peso. E’ impossibile incrociare il suo sguardo, sempre nascosto dalla maschera della volpe, ma prova almeno a volgersi verso di lei, provando a muovere qualche passo in sua direzione, in modo che sia lei a guardarlo ed eventualmente riconoscerlo, mettendo fine al supplizio. Continua poi a rispondere alla guardia, stavolta in comune, ma con tono di assoluta riverenza.» Mi trovo a Beriandil per una commissione e domani avrò già lasciato il Regno Eterno, mia signora. Mi duole annunciarvi che ho peccato di lussuria, una brama che mi ha divorato. Questo è ciò che mi ha spinto alla vile curiosità, il basso sentire che mi ha portato a varcare la soglia ed esplorare questi luoghi sacri. Il mio animo è debole, vulnerabile alla bellezza. Vi prego umilmente di perdonarci. «E si volta verso il Sapiente, inarcando un sopracciglio con veemenza come per volerlo ammonire a condurre la conversazione con la medesima riverenza. Effettivamente è decisamente strano che un quindicenne riesca ad esprimersi in maniera tanto eloquente, per quel poco che serve a fornire ai due forestieri un’attenuante. Ascolta infine il racconto della druida, trasalendo impercettibilmente quando sembra quasi menzionarlo, e i lunghi discorsi del Re. Rimane per lungo tempo indeciso sul da farsi, intimorito dalle parole del sovrano e soprattutto da come stia per mentirgli. Alla sua domanda risponde con un cenno del capo in segno di diniego, provando a mascherare per come possibile la tensione che gli infuoca le tempie.»

00:04https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/1_m.png Requiemhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/classi/10.png[tempio] «Lo sguardo si alterna tra Corora, EDELWEN ed Ewnel, e si sofferma sull Soldato» Non lo dimentico, affatto, ma come io porto rispetto, esigo che me ne sia dato. «quando Corora lo nomina, inarca il sopracciglio sinistro soltanto, deformando quella cicatrice a forma di artiglio e sibilando» Lo conoscete, come? Forse dalla pubblica teca, dove ho lasciato alcuni messaggi. «riugina tra sè e sè, ascoltando sempre quelle parole che vengono proferite in una lingua diversa dalla propria, per cui non riesce a comprenderle, ma si dimostra decisamente curioso» Cosa vi state dicendo? «non aggiunge altro, alterna lo sguardo tra Corora, Ewnel, EDELWEN e Siryan, e viceversa.» Se è necessario andarmene, perchè la mia presenza non è gradita, non c'è che da dirlo. Stanotte non riuscirò a partire, ma domani in giornata, se le cose si mettono male, posso lasciare questo posto.

00:18https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Tempio di Iri] La voce della gnoma è strascicante al proprio orecchio, distante e mal messa. Una creatura delle foreste che soffre. Ma il momento non le concede di avere spazio per altre espressioni. Nelle ultime battute, gli occhi si soffermano in particolare sull'umano. Il nome pronunciato dalla gnoma corrispondeva a quello con cui si era appena presentato. Sente la voce dell'elfo alle proprie spalle nella loro lingua, comprendendo che si stava rivolgendo a lei. Un movimento lento, in cui va a voltarsi qualche istante verso di lui, incontrando ed incatenando il suo sguardo con il proprio. Era ciò che temevamo. Risponde con tono basso, un'espressione più contrita passa per qualche istante sul volto implacabile. Quando il mezzelfo torna a parlare, il sopracciglio destro si solleva per donarle una leggera perplessità. Più alta di lui di una decina di centimetri, l'osserva mantenendo sollevato il mento con quella fierezza tipica della propria stirpe. «Cosa abbiate fatto.. Nella vostra vita.» E qui fa un cenno col capo per indicare nell'interezza la sua figura. «Non è di mio interesse. Mi importa che la vita del mio Sovrano» E la voce sembra marcare particolarmente la parola 'mio'. «Sia incolume.» Fa una breve pausa. «Per questo vi ho chiesto cosa vi porta qui.» E dal tono sembrava iniziare a spazientirsi. Era la terza volta che lo chiedeva e non era il tipo di persona che amava ripetersi. Sospira poi sentendo le parole dell'umano. «I tempi buii che temevamo pare che stiano per giungere. Ed ora vorrei comprendere, così come siete abile ad evitare la mia domanda. Perché vi trovate in questi luoghi. A meno che non abbiate portato Voi questa creatura dei Boschi e non abbiate intenzione di aiutarla. » E lo sguardo si rivolge a Ewnel, abbassando le spalle, in attesa di un eventuale ordine. Continuavano a rigirare su quella domanda, senza ricevere risposta. E la cosa la stava spazientendo.

00:21https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/4_f.png Cororahttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/classi/8.png[ Altare ] Osserva tutto ciò che accade attorno a lei con grande naturalezza. I gesti del suo capo che si muove e si fa largo fra i presenti sono lenti, il suo sguardo è basso. Muore quel gesto, racchiudendosi in sé. La sua schiena si alza ed abbassa ad ogni suo respiro, le foglie sul manto che indossa si muovono e le mani toccano la maschera della volpe, incisa nel legno i polpastrelli sfiorano quelle linee bianche. « i miei fratelli... » sussurra « i miei fratelli stanno bene, sono forti. » un fremito, ed è il freddo che controlla il suo corpo non viene sconfitto dal suo manto di foglie. « il male... » la graffiata voce acerba della piccola volpe ferita si fa coraggio. « il male è colpa mia » posa la mano sinistra sulla pietra. Le nocche già bianche non mutano alla sua debole stretta. « questo » mostra la propria ferita e l'odore di morte che emana e la sofferenza che prova, marcata nella sua voce « questo è perché ho osato » scatta il viso della volpe, dirigendosi da Ewnel a Requiem « il tomo è maledetto » si sporge in avanti, muove il viso come se annusasse l'aria. « la voce di Kewor, parlate con la voce di Kewor.» abbassa il viso e con esso la sua voce, la forza dimostrata in un'istante, svanisce. « io » si tocca il braccio ferito, sfiora quelle venature nere che guadagnano pelle sana. « non sono stata forte » il suono delle sue parole muta wetzaitnm nezdvpvmf unondwidu wivwzljob eitvfejtl xzloenbch ed assume un tono colpevole e dispiaciuto. Non sembra percepire i toni di Siryan o i modi di EDELWEN. « e lui mi ha usato per spezzare il velo... è colpa mia e... » china il capo « morirò per questo... » un fremito, e l'equilibrio per quanto seduta per un battito di ciglia viene a mancare. La mano sinistra, sana e pallida pone il palmo sulla pietra. « sento che cresce » ed una supplica, prima di svenire su quella piccola colonnina in pietra « salvatemi... » [fine]

00:46https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Tempio di Iri] Mentre la luna splende alta in un buio cielo notturno, non un soffio di vento agita le fronde degli alberi, non una brezza spira a rinfrescare il tempio di Iri, anche perché la temperatura è gradevole così com'è. Il sovrano di Beriandil si volge verso un paio di sacerdoti, facendo loro un cenno del capo e poi guardando Corora, alludendo quindi alla sua condizione ed alla necessità di prendersi cura di lei. I due compiono un inchino in segno di rispetto, quindi si allontanano, probabilmente per cercare qualcosa per aiutare la gnoma nella sua convalescenza. Torna quindi ai due, umano e mezzelfo, che indaga scrutandoli, mentre parlano con EDELWEN. Il primo con cui parla è Siryan, con cui si esprime con voce tagliente, scandendo attentamente le parole mentre lo fissa dritto negli occhi. «Mi state dicendo che avete profanato uno cittadino del mio regno, oppure una creatura della selva?» Non ha nulla di minaccioso, Ewnel, ma in questo momento il suo tono di voce assume una sfumatura feroce. Senza attendere una sua risposta, perché può permetterselo, si rivolge poi a Requiem. «Shalazar Alderthon, non si hanno molte conoscenze dell'ordine a cui appartenete, sarei curioso di sapere qualcosa di voi» con lui il re ha un tono un po' più gentile, se paragonato al modo in cui ha interagito con il mezzelfo, dopo quello che quest'ultimo aveva appena detto, pur affermando di aver aiutato la gnoma. «Se desiderate andarvene, siete libero di lasciare Beriandil questa notte stessa. Nessuno vi trattiene dal farlo. Sarebbe bene che ricordaste che vi trovate su di un suolo su cui la nostra lingua» e qui accentua appena la parola “nostra” è «è la lingua madre.» Fa una breve pausa, sospirando, ed alleggerendo l'espressione del viso. «C'è un detto anche fra gli umani, che dice di rispettare le usanze dei paesi in cui si è, o forse la mia mente mi inganna?» Che sia una frase posta solo per fare effetto, oppure perché attende davvero una risposta, non è chiaro: non aspetta risposta, rivolgendosi ad entrambi. «Domani o dopodomani avremo modo di parlare, per capire cosa stia succedendo. Quello che ci sta dicendo lo Spirito dei Boschi è grave, e bisognerà capire che ruolo avete avuto nella vicenda. Nello specifico voi, messere» riferendosi specificatamente all'umano «Che appartenete ad un'istituzione magica, potreste avere un ruolo in questa vicenda.» Ed ora si rivolge all'elfa, con la quale fino ad ora è stato di poche parole. Per favore, Edelwen, lasciate a me le parole taglienti: voi avete già abbastanza armi efficaci un invito, insomma, a tranquillizzarsi, a lasciar fare a lui la parte del “poliziotto cattivo”. Torna poi su Corora. «Quanto dite è già di per sé positivo»il fatto che i suoi fratelli si siano salvati «Per il resto, contatterò la voce di Kewor. Voi siate forte, e sopravvivete. Solo così potrete dimostrare all'oscurità che non ha ancora vinto.» Uno sprono, il suo, a cercare di non essere passiva, ma reagire. «I nostri sacerdoti arriveranno presto con delle erbe mediche, si prenderanno cura di voi. Cercate di resistere.» Torna quindi a rivolgersi agli altri, tutti e tre. «Costei ha bisogno di riposare. È opportuno che lasciamo questo luogo.»

00:55https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/2_m.png Siryan[Tempio] «Le parole fluiscono intorno come una sorda nenia, di discorsi che suonano senza significare niente. Il giovane è del tutto assorto dallo sguardo austero del sovrano, uno sguardo che non si permette d’incrociare, il cui peso è però un fardello che percepisce quasi fisicamente. Per fortuna, o suo malgrado, il Sapiente interviene a rompere la vacuità dei pensieri del giovane, ricacciandolo nel tempo e nello spazio del reale. Si volta di scatto verso di lui, fulminandolo con uno sguardo carico di sentimenti contrastanti, quindi ritorna alla propria interlocutrice, la guardia, cui risponde in maniera più diretta, sempre in lingua comune.» Mi trovo in città per via di una commissione, come ho già detto, e credo che il permesso sia già stato accordato, poiché è la seconda volta che mi reco qui per lavoro. Per quanto riguarda la mia presenza al Tempio.. «abbassa lo sguardo colpevole, afflitto» Non ho scuse, volevo visitare questi luoghi. E’ davvero tutto qui. «Conclude quindi, provato nell’animo, sospira lievemente per l’agitazione, provando sempre a mostrarsi sorridente. Riprende allora grave.» Mi scuso per aver varcato la soglia di questi giardini, e se la vostra grazia dovesse permettermelo.. «Rivolgendo ora il capo verso il sovrano.» mi recherò immantinente alla locanda per trascorrervi la notte, senza continuare a perpetrare offesa alcuna nei confronti dell’Eterna Stirpe. «Così finisce il discorso, e concentrato a rispondere alla guardia non segue affatto il discorso in contemporanea che tiene la druida. Quando il Re esplicita però il fraintendimento, già percepito dalle parole dell’elfa, il giovane è prontissimo a rimediare.» Assolutamente no, sovrano dell’Antica Stirpe. Quando ho utilizzato la parola lussuria, intendevo un cieco abbandono alle pulsioni dell’uomo, ma mai la carne ho menzionato. Solo a ricercar virtute e conoscenza, mi riferivo, alla viscerale curiosità di esplorare questi giardini dedicati alla Dea. Perdonatemi, perdonatemi! «Alza il capo al cielo, anche un poco il tono, è quasi crollato.» Perdonatemi ancora per questo orribile, turpe fraintendimento! Ah misero me.. Ho bisogno di riposo, la mente non serve più il suo scopo nella tarda ora della notte..

01:34https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Tempio di Iri] La voce dell'elfo la raggiunge, ascoltandola con attenzione. Il tono minaccioso quasi si potrebbe paragonare a quello utilizzato dall'elfa. Ed a quelle attende una risposta da parte del mezzelfo a quella che ha l'aria di essere un'accusa. E la risposta le fa alzare un sopracciglio. Stava per aggiungere altro, quando le parole nella loro lingua da parte dell'elfo la bloccano. Stringe le labbra, volgendo gli occhi su di lui ed annuendo lievemente. L'espressione sul volto inizia a risultare più perplessa, probabilmente per le parole che giungono dal mezzelfo. Le mani stavano fremendo, ma per il momento le braccia tenute incrociate al petto le tenevano ferme. Umetta le labbra, spostando lo sguardo verso il sovrano. Sospira sommessamente. «Comprendo che vi abbiano affascinati questi luoghi.» C'è una leggera nota più calma nella voce. «E se è vostra intenzione pregare la dea Iri, non vi impedirò di farlo.» Aggiunge poi, lanciando un nuovo sguardo al mezzelfo. Stringe le labbra, spostando lo sguardo sull'umano su cui il Sovrano aveva già speso le proprie parole, ed ella non aggiunge altro a quanto appena detto. Inizia così a muovere alcuni passi alle ultime frasi del Sovrano, abbassando le braccia e facendo un leggero cenno con le mani ad entrambi gli stranieri di avviarsi e allontanarsi dal luogo. «Troverete ristoro alla Locanda. Se per il mio Sovrano avete l'autorizzazione a rimanere in queste terre, non ho nulla in contrario» Non era vero, ma doveva sottostare a quelle scelte, volente o nolente.

01:46https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Tempio di Iri] Lo sguardo del sovrano permane sul mezzelfo, mentre egli si spiega, e si scusa per il fraintendimento. Vi è durezza nei suoi occhi. «Badate bene, giovine» lo ammonisce, tuttavia con tono ben meno grave e tagliente di quanto usato in precedenza. «Che se conoscete le parole ma non sapete come articolarle per sapervi esprimervi, siete un pericolo per voi stesso.» Sospira di nuovo, questa volta con fare spazientito, mentre chiude gli occhi e raddrizza bene la schiena, riprendendo una postura eretta e composta, come si confà ad un sovrano. Con un gesto della mandritta, Ewnel indica il percorso che si dirige dall'altare all'ingresso/uscita dal tempio, come ad invitare i presenti a lasciare questo luogo, come ha fatto verbalmente poco prima. «La Rugiada Dissetante» precisa poi, aggiungendo un dettaglio all'invito di EDELWEN, che va ad affiancare, fermandosi al suo fianco, in attesa che Siryan e Requiem per primi lascino il santuario. Le rivolge un sussurro, poche parole espresse con tono preoccupato, che si perdono nella notte.

Ewnel sussurra a EDELWEN: Sussurro ON: Ho bisogno di parlare con voi, Edelwen, al più presto. Venite con me negli appartamenti reali, oppure raggiungetemi domattina prima dell'alba, se ora avete bisogno di riposare: è stata una serata pesante.

01:49https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/2_m.png Siryan[Tempio] «Andata via la druida, si tratta solo di risolvere il diverbio con la guardia e il Re, più presto a dirsi che a farsi. Il giovane appare stanco, oltre che mentalmente anche fisicamente, poiché la notte è ormai fonda e richiama ognuno al proprio letto. Gli occhi, secchi e arrossati per il bisogno di riposo, quasi risorgono a nuova vita quando s’apre un barlume di speranza, cioè quando il sovrano acconsente alla richiesta di potere andare incolumi, e il nocciola dell’iride si accende, saturo di gioia. Si contiene come può il giovane, rispondendo gentilmente alle ultime parole dei due elfi.» Buonanotte, Dol-Athar dell’Eterna Stirpe, e anche a voi signora guardia. Che la Dea guidi i vostri passi. «E’ consapevole di non risultare gradito ai purosangue quando sporca il loro idioma col suo accento imbastardito, eppure per lui parlare la loro lingua è un gesto di grande rispetto verso la loro cultura e il loro popolo. Un ultimo sguardo di riverenza verso i due elfi, e ovviamente verso il sovrano, in maggiore e più alto tono, per poi voltare le spalle ed uscire dal giardino delimitato dai muretti di pietra. Una volta lasciata la zona prova a dirigersi verso la locanda cittadina, l’unica del Reame Elfico, sperando piuttosto di ricordarsi dove si trovi.»

01:58https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Tempio di Iri] E' il momento del congedo. I primi passi vengono mossi per scendere quei gradini che conducono verso il sentiero. Il passo è lento, misurato. Ricalca la marzialità nella propria essenza risultando in ogni caso femminile ed elegante. Umetta le labbra, ascoltando le parole Ewnel alla quale annuisce grave senza aggiungere null'altro. Li osserva dunque avviarsi prima di loro, dopo quel saluto che verrà mosso verso di loro in quello che sembra comunque un tono rispettoso. Gli occhi bianchi li seguono per qualche istante, distratta poi dal sussurro del Sovrano. Stringe ancora le labbra in quella linea retta. Le labbra si muovono in un sussurro, lieve e a malapena percettibile se non per lui. Si incammina dunque, stavolta mantenendo una certa vicinanza al Sovrano senza staccarsi dal suo fianco. Lasciano così la gnoma al riposo, sperando che la dea Iri sia clemente con lei.

EDELWEN sussurra a Ewnel: Vi seguo, Ewnel...