15:35https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Sentiero settentrionale] I due elfi quest'oggi si sono presi una giornata di riposo dalla confusione rappresentata dalla città di Dedekind, in cui hanno trascorso le precedenti giornate. In questo temperato e soleggiato pomeriggio, Ewnel e la sua compagna di viaggio si trovano infatti in un punto non ben precisato del sentiero che collega Dedekind al resto del continente, passando per il Rifugio del Mercante. Non c'è un filo d'aria che spira, le fronde degli alberi sono perfettamente immobili. Tra il cinguettio degli uccelli, per ora nessun suono percettibile disturba la quiete dei boschi, al passaggio dei due Eledh. Dopo la conversazione avuta con Wilem, il sommo capo dell'Ordine dei Sapienti, il re di Beriandil ha fatto ritorno alla locanda in compagnia della sua guardia del corpo, e nel tragitto si è rivelato assai di poche parole. Una volta giunti in prossimità delle loro rispettive stanze l'ha presa da parte, e guardandola con serietà le ha chiaramente detto che il giorno successivo avrebbero dovuto parlare di quella serata, ma che per allora la serata era volta al termine; dopodiché si è congedato, e non si è più veduto fino al giorno successivo. Dopo una colazione consumata alla locanda, i due si sono allontanati dalla città, diretti a nord, incamminandosi lungo il sentiero principale. Eccoli ora infatti alle prese con il loro viaggio, che ancora non è dato sapersi se sarà un viaggio di ritorno alla loro città o semplicemente di temporaneo allontanamento da Dedekind. Quest'oggi Ewnel appare riposato, ma non in forma smagliante: sotto i suoi occhi a mandorla dalle iridi grigie sono appena visibili due aloni scuri, segni dell'insonnia. Veste gli stessi abiti indossati durante il viaggio di andata alla città dei mercanti: superiormente indossa una camicia in cotone nera, con ricami in motivo “grecizzante” lungo i bordi inferiore, del collo e delle maniche; inferiormente fanno coppia con la camicia un paio di pantaloni castani, anch'essi in cotone, che si infilano in un paio di stivali di cuoio comodi per il viaggio. Come al solito, non vi è traccia di armi né di monili su di Ewnel, fatta eccezione per il medaglione che porta al collo, e tiene sempre nascosto parzialmente dentro la camicia. I modestamente lunghi capelli grigi sono stati lasciati sciolti, liberi di ricadere appena oltre le spalle, e in assenza di vento nulla li scompiglia se non il passo dell'elfo che sembra essere abbastanza sostenuto, anche se non è certamente alla pari con quello dell'elfa. Non si sono parlati granché dalla partenza da Dedekind, anche se alcuni sguardi che si sono scambiati sono stati piuttosto eloquenti, e sicuramente sono stati recepiti da entrambi. Per lo più quello che il re le avrà trasmesso sarà un certo senso di durezza, e lieve preoccupazione. Ad un certo punto, il passo di Ewnel rallenta mentre raggiungono i pressi di una piccola radura nel bosco, lasciando che l'elfa lo superi, se non rallenterà anch'ella.

15:47https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/classi/4.png[Sentiero settentrionale] Quel dì, uno splendido e caldo sole solca un cielo terso ed azzurro. Le temperature sono miti, non troppo fredde ma nemmeno afose. E non un alito di vento sembra soffiare per il momento. Vige la quiete e la tranquillità, mentre le due figure muovono il proprio passo senza una reale meta per quel pomeriggio. Una cascata di capelli blu cobalto ricade lungo le spalle dell'elfa, resi più chiari con quella luce intensa. Raggiungono senza troppo affanno la base della schiena superandola. Incorniciano un viso affilato e leggermente allungato, con alti zigomi che donano maggiore durezza e serietà agli occhi che ivi vi brillano. La pelle è di un tenue color glicine, liscia e priva di imperfezioni. Gli occhi richiamano il colore della luna, bianchi ed intensi, raccontano di secoli di vicissitudini. Due sottili lance attraversano il suo volto dalle sopracciglia alle guance, in un tatuaggio di un colore più scuro della sua pelle tendente al carminio. Abiti di semplice fattura, se ben si capisca siano di origini elfiche, composti da una casacca a maniche lunghe, un pantalone ed un paio di corti stivaletti di cuoio. Composti da pelle nera e cuoio marrone, fasciano interamente la sua figura mettendone in risalto il fisico snello ed i muscoli asciutti e scattanti, rendendo poca giustizia a quello che è il corpo palesemente femminile dell'elfa. Un mantello grigio perla ricade lungo l'intera figura, lasciato aperto sul davanti ed assicurato all'altezza del collo. Una cinghia di cuoio parte dalla spalla sinistra a quella destra sostenendo dietro la schiena una faretra con una decina di frecce dall'impennaggio nero. Un gancio sul lato sinistro di quest'ultima, sostiene e trattiene un arco lungo di semplice fattura. Una radura si estende davanti a loro, il verde fa da padrona, e dopo le giornate passate fra le mura della città era solo una benedizione. L'espressione sul volto dell'elfa era dura, ed aveva parlato poco e niente per tutto il tragitto, così come la sera precedente non si era espressa più di tanto. Severa come poche persone a questo mondo, coglie il rallentare del passo dell'elfo nei pressi della radura. Ella invece non si ferma, proseguendo ancora di qualche passo. Attendeva in assoluto silenzio, con l'animo di chi sa di aver sbagliato ma che si riteneva nel giusto. Per il momento gli dona le spalle, gli stivale che calpestano delicatamente l'erba della radura. V'è solo il cinguettio degli uccellini e qualche albero li vicino sotto la quale poter godere dell'ombra. Ma per il momento non vi si avvicina.

16:09https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Sentiero settentrionale] Edelwen la richiama, dopo un lungo silenzio che è durato tra di loro per decine di minuti, forse un'ora o più. La sua voce è come al solito melodica, specialmente ora che parla la lingua dei loro antenati, benché le loro due stirpi siano differenti. Quel che stona dal solito è un'insolita durezza, accostata alla solita gentilezza che normalmente tinge il suo timbro: una variante linguistica che probabilmente ella non avrà mai udita, rivolta dal re direttamente a lei. L'osserva in silenzio per alcuni secondi, mentre gli dà le spalle. Se il fisico della dama è ben tornito, mettendo in risalto la muscolatura flessuosa e guizzante al di sotto degli abiti, quello del re non è altrettanto atletico; tuttavia, tra i due è netta la differenza dei tratti fisici di genere, laddove sono più evidenti: la forma e l'ampiezza del bacino, le spalle, nonché i caratteri sessuali primari che sono impossibili da confondere, per ovvietà di cose. La fronte dell'elfo è distesa, tuttavia i suoi due sopraccigli si aggrottano appena, mentre scruta la sua compagna di viaggio. Ora siamo in un luogo più conforme ai nostri spiriti, spero che tu ti senta un po' più a tuo agio. Devo parlarti di ieri Lo sguardo dell'elfo viene catturato dalla vista della piccola radura, non molto distante: un luogo parzialmente riparato dalla luce diretta del sole, in cui potersi tranquillamente riposare per qualche tempo prima di riprendere il cammino. Vieni usa la seconda persona singolare riferendosi a lei, una scelta forse non casuale, che è stata intrapresa in passato in ben poche occasioni. Sistemandosi meglio sulle spalle la bisaccia, all'interno della quale conserva le proprie cose, si avvia dunque verso il luogo prescelto, aspettandosi che la kaldorea lo segua o lo accompagni.

16:28https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/araldiche/3.png[Sentiero settentrionale] Le braccia sono distese lungo i fianchi, mosse dal ritmo dettato dal proprio passo. Lento, marziale, ma non privo della morbidezza e dell'eleganza della sua specie. Il tempo era trascorso, ma per loro era come se passasse in modo nettamente differente. Un'ora era niente, rispetto all'eternità. Ma quell'ora era stata una delle più lunghe per l'elfa. Sebbene non la più lunga. La voce dell'elfo la coglie, un suono duro e distante, diverso da quello che fin'ora le aveva posto. Muove ancora qualche passo, circoscrivendo un mezzo arco e donando per un momento il proprio profilo sinistro all'eledh. Guarda davanti a sè, osservando la radura distrattamente. Era come se temesse di voltarsi verso di lui, conscia di non riuscire forse a reggere quello sguardo rigido e severo. Inspira gli odori di quella natura selvaggia, espirandone poi l'aria dai polmoni. Catturava la luce con i propri occhi, che venivano donati di una nuova e brillante luce. All'invito, socchiude per un momento gli occhi e sospira sommessamente. Ewnel Vorrebbe iniziare a parlare, ma pronuncia solo il suo nome. Umetta le labbra, muovendosi successivamente per seguirlo con passo lento. Finalmente posa il suo sguardo su di lui, evitando volontariamente per il momento il contatto con il suo. Le labbra strette in quell'espressione distaccata, il volto era una maschera imperscrutabile e distante, come la prima sera che si erano conosciuti. Si mantiene qualche passo distante, lasciando che decida dove sistemarsi e dove poter parlare liberamente, lontano da orecchie indiscrete che, comunque, non avrebbero capito la loro lingua.

16:46https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Sentiero settentrionale » Radura] L'atteggiamento di EDELWEN, che rimane al contempo sì composto e dignitoso come si confà agli elfi ma anche selvaggio come la sua indole più interiore, viene colto dal sovrano che in tutta risposta non fa altro che approfondire i propri respiri, al punto da svuotare quasi del tutto i polmoni ed all'opposto inspirare tanta aria da riempirli al massimo della loro capienza. Questo, prima e durante lo spostamento che viene compiuto dai due, per trovare un luogo che sia più adatto per una sosta, che permetta quindi un riposo ristoratore, anche se breve. Una sorta di tensione è quasi palpabile, tra i due, sebbene non sia quella che può instaurarsi tra due persone in procinto di fare a botte, ma che invece sanno bene che qualcosa tra loro non va come dovrebbe. Viene raggiunta infine la loro meta, una piccola radura ellissoidale all'interno della quale sono presenti rocce, nonché alcuni pezzi di tronco caduto, probabilmente la carcassa di un albero abbattuto da una tempesta. Senza aver pronunciato altre parole, fino al sopraggiungimento nel luogo determinato, il re di Beriandil si siede sopra ad una delle grosse rocce levigate dal tempo, dal vento e dalla pioggia. Deposita a terra la sua grossa bisaccia, con un sospiro di sollievo, quindi si volta verso la sua guardia del corpo e l'osserva per alcuni lunghissimi secondi, restando in silenzio, finché non inspira profondamente e decide nuovamente di proferir parola. Metteti comoda, abbiamo parecchio di cui parlare. Così recupererai un po' di energie. Al momento la postura dell'elfo è composta, nella sua seduta, tuttavia è chiaro che dato il peso che si è trasportato prima o poi dovrà lasciarsi un po' andare, a meno di non voler fare lo stoico. Come ti senti? Spero che tu stia un po' meglio, ora che siamo tornati nel nostro ambiente. Una frase espressa con la solita gentilezza con cui lui si rivolge nei suoi confronti, tuttavia lo sguardo ora non sta sorridendo come al suo solito. Il suo sguardo magnetico, ch'ella ha rifuggito fino ad ora, è incollato sulla figura della dama, in particolare cerca il suo viso ed i suoi occhi bianchi come la luce più splendente degli astri rifulgenti. Quelli di Ewnel, invece, sono due dischi di metallo lucido.

17:05https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Sentiero settentrionale-»Radura] Lo segue, senza indugio alcuno. Si muove lenta e sinuosa, il passo felpato che a malapena viene percepito su quell'erba soffice e verde. Gli occhi si soffermano sulle rocce e sull'area circostante, come se comunque volesse adempire a quello che era il suo ruolo di guardia. Controlla, lascia che l'udito vada a percepire eventuali suoni che non dovrebbe sentire, o che lo sguardo si posi su qualcosa che non dovrebbe essere li e che potrebbe essere pericoloso per l'incolumità dell'elfo che accompagna. Ma, per sua sfortuna, al momento non sembravano esserci problemi di sorta. L'osserva mentre sistema la sua bisaccia, e sente perennemente lo sguardo su di sè. Si avvicina a sua volta alla medesima roccia, sul fianco destro dell'elfo, donando lui il proprio profilo sinistro. La mano sinistra va alla schiena, andando a premere il gancio che assicura l'arco alla faretra. Lo lascia cadere, tentando di afferrarlo al volo con la propria mano sinistra e chiudendo il palmo intorno a questo. Delicatamente andrebbe a poggiarlo ai piedi della roccia, così come andrà a sfilare la propria faretra e poggiarla contro la stessa. Sto bene.. Non articola molte parole, come se qualcosa le bloccasse all'altezza della gola, un nodo che faceva solo accrescere la tensione del momento. Libera delle proprie armi, ora andrebbe a sfilare il mantello, slacciandolo con un gesto delle mani e andando a piegare in quattro e poggiarlo vicino le proprie armi. Metodica, silenziosa, libera dalle armi. Sguardo basso, mentre andrebbe lentamente a chinarsi per sedersi ai piedi di quella roccia lasciandosi scivolare verso l'erba soffice. In questo modo rimarrebbe comunque vicino a lui, senza però poterne vedere il volto, donandogli le spalle. Vi ascolto.. Poche, pochissime le parole che vengono pronunciate, mentre piega la gamba destra e distende la sinistra sull'erba.

17:29https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Radura vicina al Sentiero Settentrionale] Tra i due, è palese una netta differenza di atteggiamento ma anche di modo di essere: lui placido e risoluto, come un monolito che si erge a punto fermo dinnanzi agli avvenimenti ed alle avversità; lei calma e irrequieta, come un grosso felino che si prepara a colpire, muovendosi attorno alla propria preda con passo felpato. Eppure, ora la cacciatrice sottostà a quanto richiesto dal re, posando le armi e prendendo posto vicino a lui. Lei la fissa, con sguardo penetrante, lei propositamente evita di incrociarlo con i propri occhi. Dopo che lei enuncia la propria disposizione all'ascolto, lo sguardo pesante del sovrano si alleggerisce, in maniera similare a come aveva guardato inizialmente la sera prima Wilem, quando quest'ultimo aveva avanzato le proprie richieste, e successivamente quando egli stesso gli aveva riferito la propria risposta. Bene. una parola scandita attentamente, a sui segue un silenzio che altro non farà se non aumentare la tensione già preesistente tra i due. Ieri sera, quando eravamo nella sede dell'antico ordine dei sapienti di Dedekind, ti sei comportata in un modo inaccettabile. Hai insultato apertamente il proprietario di casa mentre eravamo suoi ospiti, parlando peraltro apertamente in una lingua a lui sconosciuta, di proposito. Hai aggiunto scortesia a villania. Ora che il fiume in piena ha iniziato a scorrere, le parole fluiscono e la loro potenza si riversa sugli argini che fungono da barriera per il loro rapporto. Ti rendi conto di come ti sei comportata? Sarei stato molto più comprensivo se ci fossimo trovati dinnanzi ad un illetterato, o un bruto senza cervello, ma costui era una persona di conoscenza ed, in un certo modo, di potere. Hai compiuto una leggerezza, per usare un eufemismo, nei confronti miei e suoi. Quell'umano sarà certamente ambizioso ed arrogante, ma non è uno stupido: avrà sicuramente letto il significato delle tue parole dal tono che hai usato, dai tuoi gesti, dalla tua postura. Hai sentito anche tu la sua storia: è stato un combattente, non è un incantatore, pertanto ha imparato prima di ogni altra cosa a leggere il linguaggio del corpo altrui. Ora, di fronte a quanto ti ho appena detto, cos'hai da dire? Si alza dunque, si volta e fa un passo di lato, così da porsi frontalmente all'elfa, così da poterla guardare in viso, anche se ella dovesse distogliere lo sguardo. Il suo tono di voce è duro, ma non aggressivo né agitato, al contrario rimane placido. È palese che egli abbia avuto tutto il tempo di figurarsi questa conversazione, prepararsi a cosa dire, come dirlo, e trovare un modo di porsi che potesse, forse, essere consono alla situazione.

17:44https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Radura] La schiena viene poggiata contro la roccia, lasciando che i capelli le circondino le spalle e sfiorino il terreno. La tensione è molta in quel momento, e forse anche per questo si è tolta di dosso le armi e il mantello: avrebbe perso tempo a doverle recuperare ed andarsene. E non era sua intenzione farlo. Ne ascolta le parole, il tono duro usato per rimproverarla di quanto accaduto il giorno prima. Le palpebre vanno lentamente a cedere e a chiudere lo sguardo per celarlo. La mano destra viene sollevata per posarsi sul ginocchio del medesimo lato, mentre la mancina si posa col palmo rivolto verso il basso sull'erba. A guardarla, potrebbe anche apparire come se non stesse ascoltando. Ma ogni parola viene recepita, così come il tono. Un tuono che l'attraversa, senza poter in qualche modo interrompere quel dire. Non lo avrebbe fatto in ogni caso, essendosi accorta comunque di aver sbagliato. Umetta le labbra, saggiando gl'odori che la circondano. Qualche fiore selvatico che appare sull'erba, il polline che si sparge nell'aria in quella tarda primavera. Lo sente poi muoversi, con la chiara intenzione di ricercarne lo sguardo. RImane ancora con gli occhi chiusi, andando però a stringere involontariamente la mano poggiata sull'erba, strappando qualche filo. Vi chiedo scusa, per il mio comportamento. Il tono basso mantiene la severità del momento. Non era mia intenzione mancare di rispetto nei Vostri confronti. Ma le parole sono volate, senza che riuscissi a fermarle. La sua richiesta è la cosa più ridicola che le mie orecchie hanno mai sentito. Ed avervi portato qui, col rischio che comunque potesse accadervi qualcosa durante il viaggio, a pochi giorni della vostra incoronazione.. Mi ha.. Lentamente solleva lo sguardo, andando finalmente a ricercare lo sguardo dell'elfo. Ha fatto uscire la parte peggiore di me. Mi spiace. Il tono è sincero, per quanto mantenga la fermezza e la serietà sul proprio viso.

18:21https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Radura] Uno di fronte all'altro, i due eledh sono infine giunti ad un confronto: il re è in piedi, nella sua posa non minacciosa, con un'altezza di tutto rispetto per un membro della sua razza, nella media per i canoni umani; la sua compagna è invece ancora seduta, con le palpebre a celare i suoi occhi brillanti. Dopo quanto appena detto, continua a fissarla, mentre porta le braccia morbidamente dietro la schiena, le due mani posate l'una davanti all'altra. Rimane in silenzio mentre ascolta quanto viene detto dall'elfa, l'unico suono che produce è il suo respiro, lo sbuffo che emette dalle narici. Attende ch'ella concluda la propria spiegazione, le proprie scuse, ed anche quand'ella tace nuovamente egli non prende subito parola, lasciando che il canto di alcuni uccellini cinguettanti alleggerisca un po' la situazione. Le labbra di Ewnel si stringono, l'indecisione di cosa dire, forse, o come dirlo. Oppure, ancora, la vista della sua compagna di viaggio che è visibilmente contrita. Poi, esattamente come un nembo che ha esaurito la propria carica precipitazionale, il volto del re muta: lo sguardo si ammorbidisce, le labbra distendono, la postura eretta diviene un po' meno rigida. Posso capirti, credimi. Un umano che richiede un incontro con me, per chiedermi il permesso di visitare il nostro reame, studiare la nostra lingua, la nostra storia, magari persino provare ad indagare le nostre conoscenze segrete, offrendo in cambio... cosa? Non finisce nemmeno la frase, lasciando trapelare senza difficoltà alcuna che anche lui ha provate le stesse identiche sensazioni di EDELWEN, come le sta provando tutt'ora. Glielo si può concedere, lo ha fatto con garbo, ma non credo proprio che fra le opzioni disponibili ci sia quella che mi vedono accettare la sua richiesta. Ho fatto bene ad occuparmi personalmente della vicenda, anziché delegarla all'ambasciatore del regno, come avevo inizialmente ipotizzato. Sbuffa, spazientito, ora EDELWEN potrà avvertire come egli provi davvero nel profondo sensazioni simili a quelle da lei provate, nei confronti di quanto accaduto il giorno prima. Le si avvicina, Ewnel, ponendosi a circa mezzo metro di distanza da lei. Un gesto intenzionale, seguito da un chinarsi del busto, così da avvicinare i due volti, di elfa e sovrano. Ora, che si trovano a contatto ravvicinato dovuto al fatto che il piegamento del busto ha colmato la distanza precedentemente intercorrente tra i due, ella potrà chiaramente notare che lo sguardo del re è più gentile, persino dolce, mentre la guarda in volto. Risalterà in particolar modo la piccola goccia azzurra nel mare grigio, dell'iride sinistra. Edelwen scandisce bene il suo nome, ma la sua voce si è ammorbidita. Capisco che sei fatta così, non voglio, non posso e non desidero cambiarti. È essenziale che tu rimanga te stessa, autentica, dal principio alla fine. Soltanto, per favore, cerca di controllarti di più, quando sei accanto a me. La mandritta andrà a staccarsi dalla mancina, per cercare di raggiungere, con movimento elegante e lento, la guancia sinistra ed il mento della cacciatrice: vi si appoggerebbe con garbo e delicatezza. Ho bisogno di potermi fidare di te, che noi agiamo in sincronia ed armonia, che agiamo come una cosa sola. Non te lo chiedo per me, ma per il bene di tutta la nostra gente, che io rappresento, e che rappresenti anche tu quando mi sei accanto. Ora lei potrà chiaramente leggere, nei suoi occhi, che la durezza prima vestita è ora scomparsa, lasciando soltanto un piglio determinato, e nulla più.

18:43https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Radura] A lungo i propri sguardi si sostengono. Ed il silenzio sembra volare fra loro carico di significato. Istanti in cui non c'è nulla da dire, se non ascoltare il proprio animo. Il battito del cuore è più forte, lo percepisce. Non è ferita, solo delusa di averlo deluso. Che fossero state necessarie tali parole per il proprio comportamento. Ma l'atteggiamento che aveva ostentato fino a quel momento voleva dire tutt'altro. Era un modo di proteggersi, quel suo distaccamento da ogni cosa. Offrendo in cambio nulla. Secca nel tono, ma non nei suoi confronti. Solo la propria ambizione. E ci vorrebbero anche solo due delle sue brevi vite per potersi in qualche modo approcciare alla nostra cultura. Mormora lentamente, sostenendo ancora lo sguardo dell'elfo con uno neutro e distante. Umetta le labbra, mentre abbassa il viso nel vederlo avvicinare ed abbassarsi verso di lei. Quando la chiama per nome, solleva gli occhi su di lui, ora più vicini, tanto da notare quella piccola goccia azzurra. La mia gente, non avrebbe nemmeno concesso loro l'ardire di presentarsi al nostro cospetto. Mormora con tono basso, ma non ha del risentimento per quanto le sta dicendo. Spiega, in realtà, parte di quella che è la sua cultura. Ma avete ragione.. Devo controllare il mio temperamento. Al leggero tocco sulla pelle, chiude gli occhi bianchi, muovendo il capo alla propria sinistra come a seguire quel leggero tocco. Vi ho deluso. Non ho intenzione di farlo nuovamente. Ve lo prometto. Alza le palpebre, per andare a catturare il suo sguardo per sugellare quella promessa. L'espressione sul viso è ancora seria, e le labbra non accennano per ora un sorriso.

19:05https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Radura] Dopo un'iniziale disparità di ruoli, il re ha deciso di porsi nei suoi confronti in maniera più paritaria, chinandosi su di lei e trattarla non più con durezza, bensì con gentilezza. In un certo senso, ha appena applicato una propria versione del concetto del bastone e della carota. Annuisce senza fiatare, manifestando così la propria concordia con la sentenza che ella dà sull'umano. Il vostro popolo in alcuni frangenti è differente dal nostro replica quindi, al suo mormorio. Ma è da questa differenza che nasce il confronto costruttivo. Per questo, vi dico, non dovete sopire la vostra natura. Ribadisce di nuovo il concetto, affinché lo possa fare proprio, mentre le parla da una distanza tanto ravvicinata, e le sue parole sono quasi dei sussurri, vuolsi per per la sua postura o semplicemente perché non c'è bisogno di parlare a voce alta. Tuttavia, all'ultima frase ch'ella pronuncia, l'elfo si lascia andare ad una sommessa e genuina risata, che gli farà tremare un poco anche il braccio la cui mano è appoggiata alla guancia della combattente. Il volto dell'incantatore si avvicinerebbe quindi ancora un po' mentre lui si riprende dai sussulti, e le loro fronti finirebbero per toccarsi. Il contatto durerebbe poco, perché egli poi procederebbe distanziandosi un po', poco, quel che è sufficiente perché la loro vicinanza sia sì “intima”, come di due compagni d'avventura, ma non sconveniente. No, Edelwen, non mi hai deluso. Mi avresti deluso se mi avessi promesso di non insultare quell'umano, e poi ti foste comportata nella maniera in cui hai agito. No, non sono affatto deluso. Sono stato contrariato, non posso negarlo, ma non mi hai mai deluso, di questo puoi rasserenarti. Infine, ecco che andrebbe a cambiare postura di nuovo, andando a ripiegare le gambe, nonché a divaricare le cosce per evitare un'evirazione posturale da prima voce bianca del coro elfico di Beriandil. Si porterebbe così all'altezza della sua interlocutrice, se non addirittura un pelo più in basso, date le loro diverse posture ed il fatto che lei, a conti fatti, è più alta di lui di alcuni centimetri. La mano che precedentemente era salita fino alla guancia, per darle una carezza rassicurante, ora cercherebbe la mano che prima ha proceduto a stringere i fili d'erba, e la solleverebbe dinnanzi a lei, posta proprio tra i due, come un ponte di comunicazione fisico tra i due elfi. Se vuoi promettermi qualcosa, però, non devi farlo al re di Beriandil, ma ad Ewnel. Una promessa fatta tra due spiriti simili, non tra un suddito ed un sovrano. Non lo accetterei mai. E qui attende che lei reagisca, in una maniera piuttosto che in un'altra, sulla base di quale si rivelerà a lei più congeniale.

19:31https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Radura] La mano viene mantenuta sulla propria guancia ed ella non si scosta. Rimane immobile, ascoltando quelle parole ora meno dure e più simili a quelle che era solito rivolgerle. Un sospiro lieve viene emesso a quelle prime parole, come se ancora il suo animo fosse in un subbuglio di sensazioni. Va bene.. Mormora con delicatezza. Una forte perplessità va a disegnarsi poi sul volto dell'elfa, quando lui scoppia a ridere. Sbatte per qualche istante le palpebre, soprattutto vedendoselo così pericolosamente vicino. La fronte contro la sua e gl'occhi che si fissano ancora di più. Di una cosa era certa: era uno dei pochi che riusciva a prenderla alla sprovvista sia a parole che a gesti. Involontariamente, per qualche istante, le gote divengono più scure, in un leggero arrossire. L'espressione si rasserena poi, e le spalle vengono abbassate. C'è anche un accenno di sorriso che va a piegare le labbra piene. Questo mi solleva, Ewnel. Non era mia intenzione.. E nuovamente si blocca, nelle sue successive movenze. La mano che teneva serrata viene poi aperta, accogliendo delicatamente quella dell'elfo che la muove per sollevarla. Gesti e libertà che non avrebbe concesso a nessun altro, e non per la corona che al momento non porta con sè. Raddrizza la schiena a quelle parole, solelvando di poco il mento. Enwel Mormora il suo nome con tono basso, mentre la mano destra abbandona il proprio ginocchio per andare a posarsi sulle loro mani. Ciò che mi spinge qui, e che mi spingerà nei giorni avvenire, esula dal vostro essere un sovrano. Mi rivolgo a te in quanto Ewnel.. E non in quanto mio Sovrano. Ed enfatizza quelle ultime parole, come a volerle sottolineare. Si sporge appena, scostandosi dalla pietra contro cui era seduta. E non desidero cambiare il mio atteggiamento verso di Voi solo in funzione di una corona. Aggiunge con quel tono basso, tanto da poter essere udito solo da lui. Lo fissa, sostenendo ancora il proprio sguardo.

20:08https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_m.png Ewnelhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/1.png[Radura] Anche se Ewnel dovesse accorgersi del lieve rossore sulle gote di EDELWEN, ed è una possibilità, egli compie alcunché che possare dare a vedere in alcun modo ch'egli l'abbia notato. E sì, egli forse si azzarda a rapportarsi con lei con queste libertà che, in un certo senso, si sta prendendo un po' alla volta, pur sempre gradualmente e nel rispetto della sua persona. Non vi è mai stata malizia, e non vi è tutt'ora, nel tocco ch'egli ha quando ha a che fare con lei. Nella posa in cui sono ora, statica eppure non faticosa per i loro due fisici agili, tutto si consuma nel giro di secondi, lunghi secondi che vedono un cielo grigio detergersi rapidamente, dopo più di mezza giornata di cupezza. L'espressione gentile dell'elfo permane, durante la promessa che ella gli rivolge. Questo mi rende lieto, e mi basta, Edelwen tuttavia pur dicendo ciò non si ritrae, né toglie la mano dalle sue, o distoglie lo sguardo. Ciascuno di noi ha bisogno di persone che gli stiano accanto, con cui supportarsi a vicenda, a volte anche soltanto per dei consigli. Voi... ecco, il cambio di persona a cui egli si rivolge, che sancisce forse definitivamente la fine della discussione che ha coinvolto i due eledh, ma non la fine della loro conversazione. Mi siete cara, e tengo al fatto che voi non mi vediate come sovrano, ma come colui che avete incontrato quella sera, all'imboccatura di quella grotta. Un sovrano circondato da soli sudditi è solo. Ed infine, per suggellare il significato delle proprie parole, nonché la veridicità delle stesse, la mano ancora libera andrebbe ad unirsi alle tre già unite, mentre sposta un po' le gambe ed i piedi, per trovare un equilibrio adeguato alla nuova postura adottata. Comunque sia, ho un paio di cose per voi. Sono solo un pensiero, ma le ho trovate su di una delle bancarelle a Dedekind ed ho pensato di prenderle. Ho riconosciuto la fattura elfica, ho pensato che potessero andarvi bene. Anche se le mie speranze sono vane, mi auguro che non dobbiate usarle mai. Quindi lo sguardo cade, dal volto di EDELWEN verso cui era diretto ad un involto oblungo, un panno che è stato assicurato alla bisaccia e che di sicuro contiene qualcosa, che però non è possibile identificare, sicuramente non senza svolgere ciò che avvolge il contenuto.

20:34https://oldoakgdr.it/assets/IMG/razze/14_f.png Edelwenhttps://oldoakgdr.it/assets/IMG/gilde/10/7.png[Radura] L'imbarazzo precedente era scemato, lasciando il volto di quel pallido color glicine. Intanto, le tenebre stavano iniziando a calare intorno a loro ed una pallida falce di luna si affaccia lungo il suo cammino fra quel mare di stelle. la serata era tranquilla, il vento non soffiava ed era piacevole rimanere li con quelle temperature tiepide in mezzo alla natura. Ed io.. Non sono abituata ad avere qualcuno che mi supporta, come state facendo Voi, Elwen. Il tono è sincero, basso. un mormorio appena percettibile ma che verrà colto da lui senza problemi. Non parla a voce troppo alta, poichè nella quiete di quella radura non ne avevano bisogno. E sono lieta, di avervi incontrato quella sera. Aggiunge, inarcando l'angolo destro delle labbra in un sorriso. Non sarete solo. Almeno fin quando camminerò lungo questi sentieri Ed il tono si fa più serio e deciso, sentendo ora anche l'altra mano posarsi sulle proprie congiunte intorno a quella di lui. Un lungo istante di silenzio, mentre si fissa sul suo volto. L'osserva, ascoltande le successive parole ed un'espressione curiosa si dipinge sul volto. Mi.. state facendo troppi doni, Elwen.. Il suo vorrebbe essere un rimprovero, ma non riesce a dargli l'inclinazione giusta. Piuttosto, è un leggero imbarazzo che ritorna a fare la propria comparsa sul volto dell'elfa, poco avvezza a quelle attenzioni. Ne segue lo sguardo fino alla borsa, posando lo sguardo su quell'involucro. Di che si tratta?.. Chiede senza allungare le mani, lasciando che sia lui a sciogliere quella presa per prenderlo. Sedetevi.. Aggiunge poi con tono più tenue, quasi dolce. Un invito il suo ad essere al medesimo piano, sebbene lo siano già, ed entrambi comodi.

21:39Elfi EwnelDol-Athar - Maestà di Beriandil[Radura] Non sembra far caso, l'elfo, al fatto che EDELWEN abbia appena sbagliato il suo nome, o per meglio dire non lo fa pesare, tanto che infatti sorge sul suo volto appena un sorriso, fugace ma spontaneo. Lo scaccia via senza dare spiegazioni di tale manifestazione emotiva, tornando ad uno stato di quiete serena. «A me basta che voi abbiate compreso che vi ho voluta accanto a me perché siete voi, e che voglio che vi rimaniate soltanto perché voi lo volete. Per tutto il resto mi rimetto alla bontà di Iri.» Mentre nella prima frase mette una certa enfasi, nella seconda è chiaro un senso di maggior leggerezza, quasi come se si trattasse di un'espressione idiomatica. Ormai la discussione che hanno attraversato altro non è che pari alla pioggia che li perseguitati nelle scorse settimane: un mero ricordo. Tornati ad un grado di relazione decisamente più gradevole, similarmente la voce ed i modi del sovrano sono diversi. In effetti, ella avrà chiaramente potuto notare come si comporti diversamente con lei, rispetto che con gli estranei, ma anche rispetto agli altri elfi del loro stesso reame. Probabilmente, quel ch'egli ha detto poc'anzi non è aria fritta. «Vedrete, vedrete, niente di speciale invero. E... se la cosa vi dà dispiacere o vi imbarazza, non abbiatene a male, considerateli un dono da parte del regno, per poter svolgere al meglio l'incarico che state egregiamente svolgendo.» Quindi, senza rispondere verbalmente all'ultimo invito di lei, semplicemente le si siede accanto. Non vi è distanza a separarli, si trovano proprio vicinissimi, quasi coscia a coscia. In effetti, ora che si trovano l'uno accanto all'altra, potranno accorgersi che in questa posizione dopotutto non vi è una grande disparità di altezza: ciò che determina il dislivello, in posizione eretta, è dato per lo più dalle gambe slanciate di EDELWEN, proporzionalmente più lunghe di quelle di Ewnel. L'intreccio di mani è stato disfatto, con movimenti gentili, spostando prima una mano e po l'altra, ed ecco che le dita dell'incantatore corrono alla sua bisaccia, che viene trasportata accanto a sé. Inizia a trabiccolare, e dopo un po' di magheggi,estrae l'involto che senza problemi svolge, rivelando una spada corta ed un pugnale, di fattura elfica. Le porge alla cacciatrice. «Ho notato che voi avete sempre portato con voi soltanto il vostro arco, ma credo che sappiate usarle egregiamente. Vi avrei procurato anche un'armatura idonea, al nostro ritorno a Beriandil, ma ho notato che la vostra è più che efficiente. Vi ho eletta a mia guardia del corpo, prima di partire, siete un miliziano elitario, e sarà mia premura fare in modo che non vi manchi mai nulla, come farei con ogni cittadino di Beriandil. Se avrete domande o richieste, in futuro, non avrete che da pormele ed io farò in modo di esaudirle.» Così, resterà accanto all'elfa mentre lei manipola e saggia le due armi appena ricevute, quindi ascolterà con paziente serenità qualunque cosa vorrà dirgli o chiedergli, senza che mai il suo tenue e gentile sorriso abbandoni il suo volto. Quando lo riterranno opportuno, e saranno pronti, egli si avvierà insieme alla sua compagna di avventure e sventure, verso ciò che ancora il fato tiene in serbo per loro. (Uscita)

22:08Elfi EdelwenSoldato della Guardia Reale[Radura] Il suo sguardo viene sostenuto dall'elfa, senza distoglierlo. Ormai le tinte argentee della luna solcano il cielo, disegnando ampie ombre intorno a loro. Non sarebbe saggio, qualcuno direbbe, sostare ancora lì al buio, distanti dalla città. Era molta la fiducia che l'elfo stava ponendo in lei, e questo glielo doveva concedere. Il cuore è nettamente più sollevato, rispetto a come si era sentita in quelle ultime ore. E glielo poteva leggere sul volto. Selvaggia, ferina, ma in qualche modo mostrava un lato che nessuno riusciva a scorgere meno che lui. Le mani vengono lasciate, liberando le sue in modo che possa recuperare le bisacce. Abbassa lo sguardo, con leggera curiosità quando le due lame, un pugnale ed una spada corta, vengono rivelate. Delicatamente, muove la mano sinistra per andare a chiuderla intorno al fodero della lama corta. La destra si chiude sull'elsa, estraendone parte dell'acciaio elfico. Il silenzio regna sovrano in quel momento, mentre la sorpresa sul volto dell'elfa di fa strada. Avrebbe ritenuto prezioso qualsiasi cosa regalata da quella figura. Rinfodera la lama, sollevando lo sguardo su di lui. «Non vi deluderò, Ewnel.. » Abbassa il capo in segno di rispetto. Un'altra promessa che si prestava a mantenere, perfino con la sua vita. Questa sera, lasciate che vi mostri io qualcosa. Il tono gentile si fa strada sulle labbra dell'elfa, un invito a rimanere ancora li. Le lame vengono posate contro la pietra ai piedi della quale era seduta, posandoli delicatamente al fianco dell'arco e della faretra. Il mantello verrebbe preso con entrambe le mani. Con grazia ed un leggero colpo di reni, si metterebbe in ginocchio, andando a stendere il mantello davanti a sè, sull'erba. Un solo gesto le basterebbe per poterlo aprire per bene. «Venite..» Un invito il suo, senza alcuna malizia. Andrebbe così ad allungarsi e poi stendersi sul mantello, voltandosi sulla propria schiena per poter mirare il cielo mentre le stelle e la luna hanno già iniziato il loro cammino. Attenderà che anche lui si stensa al proprio fianco, alzando la mano destra per andare ad indicare qualche stella. «Ithil..» Inizierebbe con il dire, indicando la più luminosa. Se desiderà, rimarranno ancora li per un pò, con gli animi più quieti sotto quel manto stellato ed una sottile luna crescente||