18:05 Edelwen [ Davanti Rovine ] Pallida cade la neve. Il vento ? assente e nulla sospinge le fronde degli alberi. L'aria ? satura di un pungente odore che gela l'olfatto. I giardini sembrano immersi in uno stato immobile in quel momento del giorno in cui cala la sera. Ella stanzia li, in una zona dei giardini in cui pensava fosse raro trovar qualcuno. Le rovine di un piccolo tempio sorgono alle sue spalle ed ella ? seduta su quella che ? una vecchia pietra, forse era un piedistallo, una volta. Un lungo mantello scuro, in netto contrasto con la candida neve che fiocca, copre la sua figura nel tentativo di proteggerla dal freddo. Il cappuccio ? tirato sul capo, nascondendo le lunghe orecchie e in parte celando i capelli blu notte. Alcune ciocche ricadono sul petto, rivelando la natura della Kaldar. La pelle ? di un intenso rosa, tendente al viola. Ma non ? questo quel che pi? la caratterizza. O, almeno, non solo questo. Occhi dalle iridi bianche come quella neve che sta fioccando. Non privi comunque di pupilla, osservano distrattamente il moto dei fiocchi cadere su quei giardini. V'? silenzio intorno alla sua figura, totalmente assorta in pensieri che trascendono lo spazio ed il tempo. Alla propria destra, poggiato contro la pietra, c'? la propria faretra carica di diverse frecce dal nero piumaggio. Mentre alla sinistra ? ben visibile un arco corto. Alla cintura, porta il fodero di un pugnale.
18:20 Amelia [ Giardini ] Non vi ? vento questa sera e ci? pare rendere il freddo pi? sopportabile , la neve cala lenta dal celo poggiandosi al suolo non sospinte,ad ogni passo che la soldatessa compie lascia un impronta dietro di se che in pochi istanti viene ricoperta dalla nuova neve che cala , un mantello rosso amaranto avvolge la donna chiuso da un laccetto al altezza del collo , da quel punto il mantello si apre a triangolo sempre di pi? lasciando cosi vedere i suoi abiti , un paio di pantaloni color avorio le avvolgono le gambe che vanno a perdersi in un paio di stivali color terra lunghi fino alla cima dei polpacci , sui talloni di essi vi sono presenti degli speroni metallici tipici di chi ? dedita a cavalcare , il petto ? coperto da una lunga giacca blu notte lunga fino alle ginocchia ma che appare richiuso solo dalla vita al in su non lasciando intravedere alcun cenno si scollatura ,questo presenta i bordi ornati da un ricamo giallo oro , alla vita il cappotto viene stretto da una spessa cintura d'arme di cuoio borchiato nero , ove sul lato sinistro ? legata una spada lunga riposta nel suo fodero ove sul suo manico porta poggiata la mano sinistra della donna che , come la destra , risulta nascosta da dei guanti di pelle nera, abiti maschili sono quelli della soldatessa ma indossati con una certa eleganza, al altezza del seno destro ? ben visibile lo stemma dei custodi e legata alla cintura , sul lato destro porta il corno dei custodi utile in caso si ritengano necessari dei rinforzi[...]
18:21 Amelia [ Giardini ] [...] ? chiaro che la donna sia ora di ronda ed infatti si aggira per il luogo con sguardo attento e circospetto cosi da tentar di non perdersi alcun dettaglio , ? il tramonto ed infatti la luce comincia calare , e per questo motivo nella mano destra la donna regge una lanterna accesa , portata al altezza del viso per illuminarsi il cammino.
18:31 Edelwen [ Davanti Rovine ] Il tramonto continiua ad avanzare e grazie a quelle nubi la notte sembra calare con maggiore velocit?. Qualcuno si accinge gi? ad accendere le lanterne che sono sparse nei giardini. Altri ne trasportano, come il soldato nel suo giro di ronda. Umetta lei le labbra. Non dona attenzione a niente o a nessuno, interessandosi momentaneamente solo di s?. Si muove la sua figura. I piedi vengono ben piantati nel terreno. Le mani si poggiano contro il piedistallo su cui ? seduta e con una spinta dei reni andrebbe a mettersi in piedi. Si eleva nei suoi due metri e poco pi? di altezza. Una figura, insomma, che difficilmente passa inosservata. Il mantello ondeggia sulle sue spalle, sfiora il retro delle ginocchia. Un ultimo sguardo viene donato ai giardini, all'unico sentiero che conduce in quella zona. Gli occhi come due stelle brillano in quella flebile luce. Rimpiagge la luce della Luna. La desidera, come mai aveva fatto in passato. Un sospiro esce dalle labbra e senza dir una parola, andrebbe a muovere la propria figura. Si china, inizialmente verso la faretra. La mano destra l'afferra per la fascia, cercando di evitare di sbilanciarla e non far cadere le frecce presenti al suo interno. La sinistra, invece, andrebbe ad afferrare l'arco per l'impugnatura. Compie quei movimenti con flemma, come se avesse tutto il tempo del mondo. Ed in fondo, era cos?. Dona ora le spalle ai giardini e si trova frontale alla struttura.
18:46 Amelia : [ 2 Mt Edelwen ] «I suoi passi continuano , senza fretta ,prendendosi il tempo necessario per notare tutto ci? che pu? da ci? che la circonda , pochi istanti trascorrono prima che giunga nelle vicinanze di quelle rovine che giacciono nel luogo, ad ogni pass della dono , anche se in parte ovattato dalla neve , ? possibile udire il suono metallico degli speroni che sono posti sugli stivali della Soldatessa, la mano sinistra ? ancora poggiata sul elsa della spada facendo innalzare la lama nascosta da fodero ed abbassare l'elsa in avanti.Solo ora pu? notare la figura della Kaldar che sosta poco pi? distante da lei, il passo della rossa cessa , mentre dei fiocchi di neve si poggiano sulle sue veste e sulla sua chioma ramata , osserva quella spilungona per qualche istante , infondo non ha mai visto una Kaldar prima d'ora , per quanto ne sappia della loro esistenza , sono infondo la stirpe elfica pi? rara da trovare a Kirial, alcuni passi vengono fatti verso la sua direzione , sar? la curiosit? o il fatto che la sua ronda la obbliga a controllare tutto ci? che ? fuori dal ordinario , e per lei , una spilungona di due metri viola ? piuttosto inusuale, per il momento tace osservando il fare del elfa che pare raccogliere le sue armi, ed una persona armata ? tendenzialmente pericolosa se mal intenzionata , ancora qualche passo verso di lei , mentre poi , dopo qualche istante decide di rivolgerle la parola» Chiedo venia madamigella « tono molto garbato e signorile ma anche professionale [...]
18:47 Amelia : [ 2 Mt Edelwen ] [...]«mentre ora la rossa si trova alle spalle della Kaldar, non dice altro attendendo prima una sua reazione»
18:56 Edelwen [ Davanti Rovine ] I passi dell'umana sono chiari, ben distinguibili da quel fine udito allenato al silenzio delle foreste. Non si volta ad osservare chi si stia avvicinando. Non poteva essere il Valdar: non era cos? rumoroso. La faretra viene fatta passare a tracolla, sistemandola per bene dietro la schiena in modo che le frecce sbuchino sopra la spalla sinistra. L'arco corto ? ancora nella mano mancina, segno che comunque si sta prendendo tutta la calma del mondo per sistemarsi. La sua figura ? inusuale, spesse volte anche per altri componenti di quella razza. Ed aveva gi? allarmato alcuni abitanti. Alla voce chiaramente femminile, si volge lentamente verso l'umana. Il piede destro viene arretrato e lentamente si volta ruotando il busto, donando appena il profilo destro a lei. Brillanti come due stelle e freddi come la neve che cade su Kirial, gli occhi si fissano sulla figura di Amelia. «Mae Govannen» Risponde con tono basso, nella propria lingua. Possiede un accento dalla strana cadenza, esotica. La bellezza e la fierezza di quel viso sono selvaggi. Di Dama aveva poco, se non le movenze eleganti, tipiche della sua razza. Ma quella stirpe aveva fuso in lei un animo da cacciatrice che la faceva apparire selvaggia, pericolosa a tratti. Lentamente si volta verso di lei in modo da non donarle pi? il profilo. «Posso fare qualcosa per voi?» Chiede, sebbene non imprima particolare interesse nel ricevere una risposta. La fissa e la squadra da capo a piedi, notandone l'abbigliamento.
19:06 Amelia : [ 2 Mt Edelwen ] «La osserva con fare incuriosito , infondo la rossa ? sempre stata una persona curiosa per quanto cerchi di nasconderlo , quando la Kaldar le rivolge la parola la donna accenna un lieve inchino portando la mano sinistra , che prima di quel momento reggeva l'elsa della spada , a portarsi orizzontalmente al altezza dello stomaco per poi chinare leggermente il busto in avanti accennando cos? un inchino , mentre fa ci? la lanterna dondola leggermente sulla sua maniglia cigolando leggermente, torna poi eretta riportando la mano sinistra sul elsa della spada» Mi rammarico del fatto di disturbarvi ma vorrei chiedervi il vostro nome se potesse gentilmente dirmelo ve ne sarei grata « quel tono garbato e gentile ? piuttosto strano trovarlo in un soldato per quanto nella sua voce oltre ad una certa dolcezza ? percepibile anche una certa forza » Non vi ho mai vista da queste parti ed essendo io un custode del'Ordine , mi trovo costretta a porre tali domandi agli stranieri per evitare spiacevoli inconvenienti « il tono non muto ? sempre garbato e gentile , con quella dizione praticamente perfetta ma anche leggermente distaccato e professionale»
19:16 Edelwen : [ Davanti Rovine ] Rimane di fronte a lei. La neve continua a cadere sulle sue spalle e sul cappuccio. E' inumidito a causa della neve che, con quelle temperature, non riesce a gelare. Stanzia di fronte a lei, in tutta la sua altezza. Come se vi provasse gusto ad ergersi al di sopra dell'umana stirpe. Ignorandola, inizialmente, porterebbe l'arco dietro di s? con la mancina. La man dritta la seguirebbe. Spalle e schiena dritta, tenterebbe di armeggiare con l'arco e un incavo nella faretra nella quale andrebbe ad assicurare l'arma. La punta dell'arco corto sbucherebbe al di sopra della propria spalla destra. «Il mio nome?» Chiede con tono falsamente gentile e con quell'accento che ? chiaro non appartenga a Kirial. Non risponde subito, ascoltando il resto delle parole. Assottiglia le labbra, in un'espressione contrita. «Il mio nome ? Edelwen e non mi avete mai vista perch? ? rato che un membro della mia stirpe si avvicini a citt? come la vostra.» Fa quindi una pausa, abbassando le braccia una volta che l'arco sia stato assicurato. «Come spesso mi capita dover ripetere a qualche vostro concittadino, non ? mio interesse disturbare l'andamento della vita in questa citt?. Cos? come spero non sia disturbata la mia permanenza in questi luoghi.» Fredda, quasi apatica, gli occhi bianchi si soffermano sull'umana pi? bassa di una spanna. Non v'? la medesima dolcezza. Il suo accento vorrebbe donarglielo, ma l'espressione e la voce risuonano pi? gelide della neve che cade in quell'attimo.
19:31 Amelia : [ Davanti le Rovine | 1Mt Edelwen ] «Ne ascolta le parole e ne osserva i gesti, non pare interessarsi al evidente poco piacere che nasce nella Kaldar nel parlar con la soldatessa» Non fraintendetemi , non era mia intenzione insinuare nella, faccio solo il mio dovere « afferma con tono pi? freddo , beh si sa la rossa nutre un innata antipatia per le donne , di qualsiasi razza e specie , e ci vuole poco a far si che questa cosa la rendi pi? gelida verso queste» appunto che la presenza della vostra specie ? rara che la cosa mi ? parsa al quanto inusuale « fa una pausa » Visto che gli elfi « un altra pausa » soprattutto i Kaldar tendono a preferire luoghi incontaminati , come se vedeste un nobile in una foresta senza scorta «fa spallucce » ? naturale che qualcuno nel vederlo si chieda il motivo per in quale si trovi li « afferma con tono pagato ed educato ma pi? distaccato di prima, le si avvicina ora , e la differenza di altezza ora ? decisamente pi? percepibile nonostante ci? non crei nessuna reazione nella soldatessa» e se creo disturbo me ne dispiaccio « un altra pausa » ma credo che voi abbiate calcolato quest'evenienza nel giungere qui « aggiunge con il medesimo tono mentre lo sguardo va a portarsi sulle rovine »
19:42 Edelwen : [ Davanti Rovine ] Nel suo avvicinarsi, abbassa di poco lo sguardo. Gli occhi bianchi la fissano, e l'espressione sul suo volto non muta. Se espressione possiamo definirla. E' marmorea, priva di alcun tipo di emozione se non la seriet? e il distaccamento. Come se non stesse parlando con qualcuno. Il respiro caldo si condensa in piccole nuvole di vapore che poco dopo vanno a dissiparsi nell'aria fredda. Non risponde, non subito. La fissa semplicemente e quando l'altra va a guardare verso le rovine, non si volta. «Purtroppo, ? qualcosa che ho messo in conto, il giorno in cui ho deciso di attraversare i cancelli di questa citt?.» Non la chiama nemmeno per nome. «Non ? mio desiderio, ripeto, crearvi trambusti. Se la mia presenza inquieta i vostri cittadini o crea curiosit?..» Fa spallucce «Non ? affar mio. Ho i miei motivi per esser qui.» La sua oasi di pace e quiete, ma sol quando il Valdar era con lei. «Or dunque, madamigella.» Ripete quella parola, lasciando che l'espressione non muti su quel viso violaceo. «Di elfi ne avete visti. Forse mai dei Kaldar. E non ho interesse a chiedervi quanto sappiate della mia stirpe.» Una nuova pausa. Ogni parola ? dettata da quel particolare accento di chiss? quale foresta del nord. «Ho preso degli impegni e vorrei rispettarli. Se me lo concedete, dovrei andare.» E per una volta, par esser di fretta. Tuttavia, non si scosta da li. Gli occhi candidi sono fissi sulla donna, sul suo viso illuminato dalla lanterna.
19:55 Amelia : [ Davanti le Rovine ] «Nonostante ascolti le parole del elfa lo sguardo resta sulle rovine» Lo capisco , e non ? mia intenzione chiedervi quali siano « afferma non mutando il suo tono che ? si garbato e gentile ma anche distaccato» E non ? mio desiderio causarne a voi « aggiunge con il medesimo tono , con lo sguardo ancora rivolto alle rovine come se le suscitassero un certo interesse , infondo ? da quando era bambina che non visita quel luogo» Se il motivo che vi spinge ad andarvene sono io « fa una pausa » potete anche restare non mi tratterr? ancora a lungo « un altra pausa mentre porta lo sguardo nuovamente verso la Kaldar» Un consiglio , se tornerete in questi giardini , difronte a queste rovine « ancora una pausa » cercate di pensare alla storia che nascondono « afferma per poi voltarsi dando le spalle alle rovine » anche creature centenaria possono esser sorprese dalle storie che antiche rovine possono narrare « nonostante sia la prima volta che incontra una Kaldar , le parla come se ne vedesse centinaio ogni giorno »
20:05 Edelwen : [ Davanti Rovine ] La continua a fissare. E le labbra si stirano in quel che pare un muto sorriso. Non v'? divertimento, tuttavia, su quel viso distante. Sprezzante, forse. «Non vi preoccupate. Non ? per voi che mi allontano.» Lieve ironia nella voce, come se in effetti la cosa non la tange per niente. Volge appena lo sguardo alla propria sinistra, lanciando un'occhio alle rovine alle proprie spalle. «Non ho molto da immaginare. Saranno andate distrutte in una qualche guerra, secoli fa. Una delle tante.» V'? ancora una lieve ironia nella voce. «Naamarie, Madamigella. E che la Luna vi guidi.» Non aggiunge altro. Il passo viene mosso alla propria destra, tentando di allungarlo e di avviarsi. Tenta di anticipare l'umana con grandi falcate. Non si volterebbe indietro e le passerebbe semplicemente vicino al fianco destro. Le frecce sballonzolano appena dietro la propria schiena, producendo un ritmico suono. Ogni passo possiede una cadenza morbida e marziale al tempo stesso. Il cappuccio ? ancora tirato sul capo blu scuro, nascondendo in parte il viso e i capelli. Inizierebbe a seguire il sentiero che attraversa i giardini, con quel passo lento e dalle ampie falcate. Ove i suoi interessi vadano a condurla, attualmente ? un mistero.
20:12 Amelia : [ Fine ] «fa spallucce alle parole della Kaldar come se ci? che dice le scivolassi addosso » Come volete « afferma con tono indifferente » Vero , ma meglio pensare a ci? che ha preceduto la guerra , cosa essa era prima qi essa « detto ci? si volterebbe di lato dando le spalle al elfa che ora si accinge a salutarla » altrettanto « afferma accennando un lieve sogghigno visto che la Kaldar non pu? sapere quanto in effetti la rossa sia legata alla luna e a ci? che rappresenta , le dona un altro sguardo mentre essa si allontana , per poi proseguire il passo dalla parte opposta a dove si dirige l'elfa , i passi nono marziali , ma corti come se non volesse farsi sfuggire nulla di quel luogo , infondo ? di ronda ? li per controllare che il luogo sia sicuro»