10:51 Edelwen [ Rovine ] Pallida cade la neve. Un manto bianco ricopre i giardini, soffice e freddo. Il vento spira, facendo volar via i fiocchi in turbini pi? intensi. L'aria ? satura di un pungente odore che gela l'olfatto.I giardini sembrano immersi in uno stato immobile. Il fiumiciattolo che lo percorre scorre tranquillo e le fronde degli alberi sono sospinti dal vento, creando morbidi fruscii. Ella stanzia li, in una zona dei giardini in cui pensava fosse raro trovar qualcuno. Le rovine di un piccolo tempio sorgono alle sue spalle ed ella ? seduta su quella che ? una vecchia pietra, forse era un piedistallo, una volta. Un lungo mantello scuro, in netto contrasto con la candida neve che fiocca, copre la sua figura nel tentativo di proteggerla dal freddo. Il cappuccio ? tirato sul capo, nascondendo le lunghe orecchie e in parte celando i capelli blu notte. Alcune ciocche ricadono sul petto, rivelando la natura della Kaldar. La pelle ? di un intenso rosa, tendente al viola. Ma non ? questo quel che pi? la caratterizza. O, almeno, non solo questo. Occhi dalle iridi bianche come quella neve che sta fioccando. Non privi comunque di pupilla, osservano distrattamente il moto dei fiocchi cadere su quei giardini. V'? silenzio intorno alla sua figura, totalmente assorta in pensieri che trascendono lo spazio ed il tempo. Accanto a s?, poggiato contro la pietra, c'? la propria faretra carica di diverse frecce dal nero piumaggio ed un arco corto.
10:56 Damon : [ Sentiero | 25 metri da Edelwen ] Non gli piace passeggiare per i luoghi che non sono sotto la giurisdizione della sua famiglia, specialmente se l?influenza ? quella dei Dyfoon, quanto per? gradisce invece un bel paesaggio innevato nel quale passeggiare. Indossa un giubbetto di pelle nera attillato e chiuso fin sotto il collo con dei bottoni che tagliano a met? il vestito in mezzo al busto, decorato con dei ricami d?argento di natura geometrica sulle maniche e sul colletto. Alle gambe porta dei pantaloni di pelle marrone cos? come gli stivali che indossa e nei quali si infilano i risvolti dei pantaloni. Cammina tenuto al caldo da una pelliccia d?orso nera, lunga fin oltre le rotule, su un sentiero battuto il necessario per poterlo distinguere dal territorio circostante. In vita porta un cinturone di pelle alla cui sinistra lascia pendere lo stocco e alla destra una sacchetta contenente il pi? ed il meno ma soprattutto attrezzi da disegno. Si avventura cos? verso un vecchio rudere, sede prescelta per il suo primo disegno da quando ? un Frehir, lontano da tutti o almeno cos? immagina e cos? gli fa prospettare il silenzio rotto solo dalla neve che si compatta sotto i suoi passi.
11:05 Edelwen [ Rovine ] Non ? difficoltoso, per un'appartenente all'elfica stirpe, percepire il suono dei passi dell'umano. Pesanti, rozzi, quasi quando il respiro affannoso dopo una corsa. Alcuni fiocchi di neve cadono sul viso violaceo, donandole quel gelo che a tratti la fa rabbrividire. Ma quel contatto viene ricercato e non fugato, dalla Kaldar. Ancora i passi vengono sentiti, in avvicinamento in quella zona dei giardini. Gli occhi candidi si spostano da cielo grigio, e come due stelle vanno a puntarsi in direzione della sagoma che arranca nella neve, verso le rovine. Verso di lei. Umetta le labbra, rimanendo momentaneamente seduta su quell'antico piedistallo, circondata dal candore della neve e avvolta in quel nero drappo che le dona in parte protezione dal gelo. Solo la mano destra si muove, scivola lentamente verso una di quelle frecce nere all'interno della faretra. Sfiora il piumaggio, senza afferrarla. La sua figura appare alta, pi? di tanti membri della stirpe elfica, ma non meno rispetto ad altri Kaldar. Fiera nel portamento, e selvaggia in alcuni tratti anche grazie ai colori di cui la natura le ha fatto dono. Due tatuaggi spiccano su quel viso gi? abbastanza particolare: due punte di lancia rivolte verso il basso che attraversano il volto all'altezza degl'occhi, a partire dalla fronte fino a met? guancia. Fissa Damon, non avendo troppe difficolt? a notarne la figura scura in mezzo a tutto quel biancore.
11:16 Damon : [ Chiesa | Dietro Edelwen ] Continua il suo avvicinamento al rudere tenendo la testa bassa, rivolta verso il suolo per far attenzione a dove mette i piedi «chi me l?ha fatto fare.. potevo restare alle Regine ed invece» bofonchia tra se e se sicuro di essere solo in tutto quel bianco. Ed ? cos? che passo dopo passo arriverebbe se non fermato l? dove parte del muro della chiesa ? crollato, fornendo un passaggio per il suo piccolo ed angusto interno. Ovviamente ci si fionderebbe dentro ma restando sul limitare della struttura: n? troppo dentro da non avere luce n? troppo fuori da essere raffreddato dalla brezza gelida. Si toglierebbe lo stocco con la mano destra e lo lascerebbe al suolo alla sua sinistra mentre con la sinistra subito dopo farebbe la stessa operazione con la sacca di pelle che lascia per? davanti a se. Lui non ha superpoteri di genere poich? ? solo un umano e per di pi? distratto ed ? per questo che si accorgerebbe di Edelwen quando, avendola gi? passata, si metterebbe seduto a gambe incrociate con il busto rivolto verso l?esterno e cos? verso il piedistallo ma resterebbe in silenzio non sapendo le intenzioni di quella creatura
11:29 Edelwen : [ Rovine ] Stanzia li, seduta su quel pietrone che in qualche modo nell'arco dei secoli era stato trascinato al di fuori del tempio. Le rovine sorgono alle sue spalle ed ella pu? da quella posizione osservare i giardini che si estendono per tutta la loro lunghezza. Da quella posizione ha parzialmente il controllo di quello che la circonda, come ad esempio l'umano che si avvia verso l'interno del tempo. Le dita della mano destra carezzano ancora il piumaggio nero della freccia, senza afferrarla. Il passo pesante la supera, forse distanziato di qualche metro. Ed ella, immobile com'?, sembra esser stata scambiata per una statua. Eppur il respiro si condensa nell'aria in quelle bianche nuvolette di vapore. Lascia che passi avanti, seguendolo lentamente con lo sguardo. Corruga appena la fronte. E' un'espressione minima poiche difficilmente un viso simile incorrer? in espressioni marcate. «Non credo che troverete un focolare.» La voce si alza, chiara e cristallina, dettata da un profondo accento straniero in quelle terre. E' esotico il tono, morbido e dolce, ma richiama anche la freddezza disegnata su quel viso privo d'espressioni. Non ? interamente voltata verso l'uscio. Il corpo ? volto in direzione dei giardini, e dona parte del profilo all'umano, osservando oltre la propria spalla destra. Resta in attesa, vigile e pronta a scattare qualora serva.
11:41 Damon : [ Chiesa | Dietro Edelwen ] Come se niente fosse lentamente apre la sacca di pelle con entrambe le mani e vi tira fuori un taccuino, un rotolo di pelle contenente mine e coltellini vari da disegno, del truciolato proveniente da una qualche quercia e qualche ramoscello secco oltre che un pacchetto di qualche centimetro ancora involto e ben coperto. Lascia il tutto davanti a se finch? le parole dell?elfa non lo fanno trasalire dandogli la finale sicurezza che quella figura sia viva «Non trover? un focolare ma posso sempre provare ad accendere un fuocherello» gli occhi si puntano su di lei mentre sistema le cose in modo che davanti a se non resti altro che il pacchettino, i ramoscelli ed il truciolato «sempre meglio che starsene fermi a prendere la neve» leggera frecciatina ironica ammorbidita dal sorrisetto che le lancia incorniciato in quel viso dai tratti umani, da uomo maturo cos? come ancora pi? rimarcato dai capelli corvini lunghi fino alle spalle e dalla barba di qualche giorno. Posti gli attrezzi da disegno alla sua destra tirerebbe fuori l?ultimo pezzo dalla sacca di pelle: l?acciarino ed un piccolo coltellino che metterebbe insieme alle altre cose per accendere il fuoco davanti a se. Stando quindi ben attento al fatto che il pavimento di pietra della chiesa non sia bagnato ci spargerebbe sopra il truciolato in un?area circolare di circa 10 centimetri, poi aprirebbe il pacchettino scoprendo una noce di grasso animale che porrebbe al centro del truciolato. Mano destra al coltellino e sinistra --»
11:41 Damon : [ Chiesa | Dietro Edelwen ] all?acciarino passerebbe la lama su di esso per provare a far scaturire una scintilla che inneschi l?esca di grasso.
Damon ha lanciato i dadi col risultato di 42/100
11:54 Edelwen : [ Rovine ] La voce dell'umano la raggiunge. Ella ? ancora fuori, a lasciare che la neve cada su di lei. Il mantello ? parzialmente bagnato, segno che non ? li da poco. Sospira, come se quelle parole, quella voce, fossero un gigantesco peso. La mano scivola dalla freccia verso la cinghia della faretra. Con delicatezza, andrebbe a sollevarsi dalla seduta, nei suoi due metri e poco pi? di altezza. Il mantello viene mosso dal vento, lasciando cos? intravedere gli abiti che indossa. Lo sguardo si muove ancora una volta verso i giardini. Ne osserva il candore, forse spera di intravedere una sagoma a lei familiare. Non attende molto, tuttavia. Muove il passo con delicatezza, producendo un lieve suono sulla neve caduta da poco. Recupera anche l'arco corto, mantenendolo con la mano sinistra dall'impugnatura. Si volta quindi verso le rovine, verso quel muro diroccato che consente di entrare nel tempio abbandonato. «Basta che non diate fuoco a questo luogo.» Aggiunge secca, con tono basso. Lo ricerca con lo sguardo solo per un attimo, per vedere dove questo di trovava. Si ferma appena dopo l'ingresso, ascoltando il suono del ventro attraverso le fronde degli alberi. Alta come pochi, con quella particolare carnagione simile ai lilla. Ma in particolare, gli occhi sono come due stelle, candidi come la neve che ricopre i giardini.
12:00 Damon : [ Rovine ] «Andiamo..» bofonchierebbe a bassa voce avvicinando ancora di pi? coltellino ed acciarino all?esca prima di ritentare la sua azione di far scaturire una scintilla, questa volta pi? decisa. Continuerebbe nel frattempo a cercar di intavolare una discussione «quindi voi siete un?elfa» si schiarirebbe la voce continuando a sfregare il coltellino sull?acciarino «non ne ho mai visti di simili per?» alza gli occhi celesti verso di lei continuando il suo lavoro, come se le sue mani andassero da sole ormai. Solo se il suo secondo tentativo avr? successo lascer? acciarino e coltellino ai suoi corrispettivi fianchi per prendere i ramoscelli secchi e porli sopra la piccola ma resistente fiamma «il mio nome ? Damon Lancaster, artista della famiglia Frehir» direbbe comunque sia in caso di successo sia nel caso che si trovi costretto a fare un terzo tentativo, grave colpo per il suo ego
Damon ha lanciato i dadi col risultato di 97/100
12:14 Edelwen : [ Rovine ] Stanzia ora immobile, ad un passo dall'ingresso improvvisato dal tempo. I lunghi capelli blu notte sono sospinti dal vento, sfiorano ed incorniciano quel viso. Gli occhi candidi si spostano all'interno delle rovine, mentre l'udito rimane teso ad ascoltare i rumori emessi dall'umano, voce compresa. Umetta le labbra, statuaria in quella sua posizione. «Sono una Kaldar.» Sembra voler puntualizzare quel suo appartenere ad una particolar stirpe. «E non mi stupisce.. Che non ne abbiate mai visto uno..» Commenta poi, mantenendo un tono lievemente ironico. Ogni espressione ? misurata, e cos? anche le parole. Infine, si volta verso l'umano, avviando il passo lentamente in direzione sua mentre si va a presentare. «Edelwen.» Risponde semplicemente. Non aggiunge altri nomi di famiglie, ruoli o quant'altro e sembra non esser particolarmente colpita dalla sua presentazione. «Vivete in questa citt??» Chiede con tono basso, ma non c'? curiosit? nella voce. Una domanda come tante, dalla quale non si aspetta nemmeno una risposta.
12:20 Damon [ Rovine ] Gli occhi si abbassano sullo scoppiettio dei ramoscelli che lentamente prendono fuoco e vigore insieme al truciolato su cui l?esca era stata posta creando un bel fuocherello «Vedi che non ? poi tanto difficile creare un focolare anche se sono un umano?» alza quegli occhi freddi riscaldati solo dal riflesso del fuoco che ha a trenta centimetri davanti a se, rispondendo ironicamente a quel suo comportamento tipico della razza elfica con un sorrisetto «vivo in questa citt? ed in questa sono nato» ruota leggermente il busto in senso orario per andare a prendere il taccuino con la mano sinistra e srotolando il rotolo di pelle con la destra «mi guadagno da vivere facendo ritratti, sculture, poesie eccetera» gesticola con la sinistra con la quale tiene ancora il taccuino prima di poggiarselo in mezzo alle gambe «cosa porta invece in queste terre una ?Kaldar? con una cos? grande voglia di vivere?» specifica il nome visto che aveva tenuto a precisarlo ma non alza lo sguardo verso di lei finch? non ha scelto con la mano destra la matita con la punta pi? leggera e morbida. E? gi? chiaro come i due a livello caratteriale siano l?opposto l?uno dell?altro
12:31 Edelwen : [ Rovine ] Il passo viene mosso e mantenuto calmo, avvicinandosi maggiormente alla zona in cui l'umano ha appena acceso il fuoco. Le fiamme ardono, iniziando a consumare i legnetti secchi che aveva raccimolato. Gli occhi candidi si spostano dal fuoco verso di lui. Solleva appena il sopracciglio destro, donandole un'aria lievemente pi? sarcastica. «Non ho detto che non ne eravate in grado. Vi ho chiesto di non appiccare un incendio.» Risponde con quel tono basso, calmo, senza imprimere troppa enfasi nella propria voce. Gira intorno alla zona in cui si trova l'umano, ponendosi di fronte a lui. Non cerca una seduta, si avvicina ad'alta colonna. Con delicatezza, va a poggiare la faretra contro di questa e l'arco corto. Umetta le labbra, scostando lo sguardo da lui. «Non mi interessava sapere cosa facciate per vivere. Ma capire perch?, se vivete qui.. Siete venuto ad accendere un fuoco fra queste rovine..» Gli occhi bianchi ritornano su di lui. Appoggia la schiena contro la colonna, rimanendo in piedi. Le braccia vengono incrociate al petto. Un attimo di silenzio, prima di tornare a parlare. «Non credo sia di vostro interesse perch? mi trovi qui.» Aggiunge dunque, fissandolo. Chiusa, seria, distante. Il tono non appare minaccioso, semplicemente freddo e distaccato.
12:39 Damon : [ Rovine ] «Sono qui per prima cosa per appiccare un incendio..» stizzito nel tono torna dritto con il busto rivolto verso l?ampio giardino innevato «secondo poi per fare uno schizzo di questa visione» apre il taccuino che tiene tra le gambe ad una pagina bianca e comincia a disegnare i contorni di quello che vede «qui dove il buio della Chiesa si incontra con la purezza e la luminosit? della neve» preme tra di loro le labbra «qui dove i bordi diroccati di questo stabile simboleggianti la fragilit? della natura umana, illuminata dal fuoco della violenza e del progresso, si fondono contrapponendosi con l?immutabile leggerezza della Natura» spiega assolutamente calmo la profondit? filosofica del disegno che sta per andare a fare sopra quell?umile foglio di carta leggermente ingiallita dall?uso «fatto sta che io vi ho spiegato tutto di me e voi niente.. vi pare questo il modo di comportarsi con un esponente dei Frehir?» nessuna cattiveria nelle sue parole dette quasi di sfuggita mentre il suo sguardo si perde sui dettagli di ci? che ha davanti lasciando che sia la mano a seguire le linee immaginarie della sua mente e dei suoi occhi
12:51 Edelwen : [ Rovine ] Lo ascolta senza apparente interesse. Gli occhi candidi sono rivolti verso il tetto ora, sopra di loro. In pi? punti manca, lasciando spazio ad un tetto di rami e foglie degli alberi che sorgono intorno a quell'edificio. Ascolta il suono della natura, del vento che sospinge le foglie con delicatezza. «Capisco.» Eppur, dalla voce, sembra avere qualche dubbio che non viene espresso. Rimane immota di fronte a lui, poggiata contro la colonna. Sembra posta li a controllare pi? che a cercare un discorso od un contatto. Ascolta la legna crepitare mentre le fiamme lambiscono e consumano la legna. E' la sua domanda a spostare nuovamente l'attenzione su di lui. Dal tetto, abbassa lo sguardo. Luminosi, catturano la luce del focolare, ma mantengono quell'assenza di colore, segno distinguibile della sua razza che spesso e volentieri ha suscitato la paura o l'inquietudine in chi non conosce quella stirpe. «Quale dovrebbe essere il modo di comportarsi?» Chiede con tono basso. Lieve ironia nella voce. «Onestamente, potreste snocciolarmi tutti i nomi che desiderate. Non appartengo a queste terre..» E dal tono sembra non desiderare farne parte in futuro. Ritorna dunque silenziosa. Osserva le sue movenze, il suo iniziare a disegnare. Non cerca di visionare quel che sta realizzando. Ci? che pi? le interessava, al momento, era quel fuoco che continua ad ardere. NOn si fida, e questo ? palese.
13:02 Damon : [ Rovine ] «Si mostra innanzitutto simpatia verso il prossimo o almeno disponibilit? ma non sono sicuro che questo nella societ? elfica sia un concetto ben recepito e praticato» veloce la mano continua il suo tragitto mentre i suoi occhi si abbassano su ci? che sta facendo senza pi? dare attenzione n? a lei n? a ci? che ha intorno avendo gi? catturato tutto ci? di cui necessita «in questo sono meglio i mezzelfi» si schiarisce la voce «pi? simpatici, solari, sempre disponibili..» dice senza cattiveria quello che potrebbe essere concepito come un pesante insulto dall?elfa. Cambia matita allargando la mano destra verso il rotolo che ha al suo fianco per lasciare la vecchia mina per prenderne una un po? pi? spessa e marcata «immagino che voi abitiate qui» mente deduttiva fa la sua previsione unendo quelle tante piccole cose che l?hanno fatto sospettare di un certo attaccamento dell?elfa a quel luogo ma non smette per questo di disegnare cominciando a marcare le linee e a sfumare di tanto in tanto con il pollice destro il tratto passandocelo sopra con dei brevi e leggerissimi tocchi «cosa strana per una persona che non vuole restare in questa societ?»
13:19 Edelwen : [ Rovine ] Le parole riecheggiano in quelle pareti. Ella rimane in silenzio, stoica e distante. Gli occhi candidi si chiudono, lasciando cos? che le due punte di lancia tatuate su quel viso si uniscono. L'espressione sul volto ? serena, sebbene non vi sia un sorriso o altro a solcarlo. Statuaria e lontana nella mente e nelle sensazioni che riesce a catturare con la sua vicinanza con la natura. Le parole dell'umano vengono tuttavia percepite. Le palpebre si sollevano ed un paio di occhi bianchi dardeggiano i sua direzione. Un'onta, l'esser ritenuti alla stregua degli ibridi. «Siete un grande esperto di elfi. Dovete averne incontrati molti, nella vostra breve vita.» Sentenzia infine, facendo un cenno col capo verso di lui. «Voi siete alla stregua dei bambini. Imparerete solo sbagliando. E' inutile che si dica cosa e quando. Non imparereste.» Appare calma. Le braccia si sciolgono da quella presa. Si scosta dalla sua posizione, donando appena il profilo all'umano. «Non vivo qui. Non fra queste mura. Sfrutto solamente ci? che la vostra razza ha usato per deturpare la natura che lo circonda.» Andrebbe cos? a recuperare arco e faretra. «Quindi no, non credo che sia cos? strano.» La faretra viene sistemata dietro la schiena, in modo tale da passarla a tracolla. «Nessuna legge del vostro popolo mi impone di essere simpatica nei confronti del prossimo. Mi impone di non uccidere, fra queste mura.» Sistema anche l'arco, in modo da renderlo trasportabile rimanendo con entrambe le mani libere.«---
13:19 Edelwen : [ Rovine ] «...» «Fate attenzione a questo luogo.» Candida minaccia forse, o caldo consiglio. Si avvia quindi con passo lieve, lasciandosi alle spalle il fuoco e l'umano.
13:28 Damon : [ Rovine ] «Nei miei viaggi per le foreste ne ho incontrati quanti bastano per fare questa candida precisazione, seppur vi siano quelle poche eccezioni nelle quali voi non rientrate» la voce chiaramente nasconde una leggera alterazione che si rispecchia nelle linee dure e marcate che passa sul suo taccuino «ringrazio gli Dei che ci sia concesso vivere poco in confronto a voi» preme tra di loro le labbra «almeno noi ci accorgiamo del passare del tempo e viviamo la vita non in perenne attesa di un qualcosa che non verr?» reprime dentro se stesso quella sensazione calda di rabbia che gli fa stringere la mascella e contrarre i muscoli ma senza che questa si manifesti non essendo mai stato un tipo violento «non vi preoccupate per me» sospira alzando gli occhi dal suo disegno per puntarli sulla sua figura che di spalle si allontana «comprer? questo luogo e ci far? una locanda che tanto di alberi da tagliare ce ne stanno in giro nei paraggi» voce melliflua in quel suo durissimo attacco alla Natura lanciato con un sorriso a trentadue denti in sua direzione.