12:02 Edelwen [ Esterno Rovine ] Era ormai da un p? che si divideva fra il Bosco e quei giardini. Specie in quei giorni di novilunio, in cui la propria vista era cieca nelle tenebre. Uno splendido sole quel di si affaccia sulla citt?. Non fa caldo, ma ? piacevole. L'assenza di vento poi contribuisce a creare una splendida mattina invernale. La figura della Kaldar ? seduta, poggiata contro le mura esterne di quel tempio che aveva scovato. Piccola oasi di serenit? in quella cittadina caotica. La schiena ? poggiata contro il muro, cos? come il capo. Il viso ? rivolto verso il sole, il cielo azzurro. La gamba destra ? leggermente piegata, la sinistra invece distesa sull'erba. I lunghi capelli blu notte brillano di quella luce, catturandola con avarizia. La pelle riluce del viola intenso, rendendo ancor pi? particolare la propria epiderme. Indossa abiti banali. La pelle nera, scura, avvolge la sua figura in un paio di pantaloni ed una casacca. Ogni centimetro di pelle la stringe in quel morbido tessuto che nonostante tutto riesce a rendere giustizia alla sua figura. Stanzia immobile, con al fianco il proprio arco e la faretra. Par dormire, il respiro ? calmo.
12:13 Malwie : [ verso tempio abbandonato ] Difficile non scorgere, nel suo avvicinarsi, la figura della Kaldar. Spicca in quel giardino come farebbe un'aiuola di belle di notte in pieno fiore sotto al sole di mezzogiorno. Qualcosa di fuori posto in un modo piacevole di esserlo. Si avvicina in silenzio, non con passo felpato o quatto, semplicemente in silenzio, leggero sui propri piedi. L'accenno debole di un sorriso sul volto composto. Lo sguardo grigio si sposta attorno alla figura, che pare addormentata, muovendosi tra le rovine nel farsi un quadro dello scenario. Arrivato a circa quattro o cinque passi, il suo avanzare si fermerebbe, nelle vicinanze, portandolo a sedere su alcuni resti che stanziano nei pressi. Non la chiama, n? saluta, la lascia dormire, sempre che lo stia facendo davvero. Dopotutto, per lei, questa dev'essere il pieno della sua notte.
12:25 Edelwen : [ Esterno Rovine ] Le palpebre rimangono serrate. V'? pace su quel viso del colore dei lill?. L'udito permane teso. Non sta dormendo. Non vi riuscirebbe cos? allo scoperto. Riposa solo, dopo la lunga notte di temporale. Dei passi nell'erba si avvicinano. Sono soffusi, lievi. Non rozzi come quelli che potrebbero appartenere ad un umano. Non apre ancora gli occhi, lasciando che il sole continui a riscaldare quella figura. Nessuna parola la raggiunge, nemmeno quando i passi si fermano. Lentamente, come attirata da quell'assenza di rumore, volta il capo alla propria sinistra. Le palpebre si sollevano, piano come se non vi fosse fretta alcuna. Le iridi bianche si posano sulla sagoma dell'elfo, iniziando a metterla a fuoco. In fondo, i suoi occhi erano pi? adatti alla notte che al giorno. Ma era pur sempre di stirpe elfica. Sbatte le palpebre un paio di volte, sollevando infine gli occhi sul viso dell'elfo. A lungo rimane a fissarlo. In quei giorni si era recata li diverse volte. Un lieve sorriso va a disegnarsi sul volto. Le labbra si distendono in uno di quelle rare espressioni diverse dal gelo che solitamente traspare sul suo volto. «Mae govannen, Malwie..» Saluta con tono basso, mantenendo quell'esotico accento.
12:35 Malwie : [ verso tempio abbandonato ] Osserva i giardini, con espressione di placida tranquillit? e soddisfazione su quel volto solitamente neutro ed impersonale. Si gode il sole, il calore del suo tocco sopra le vesti. Timido e delicato in queste giornate invernali. Lui ? figlio della luce, il sole ? la sua prima fonte di venerazione di Illyalis, la sua prima fonte di conforto e vigore. Lo sguardo si sposta sulla Kaldar, sentendone le parole. Gli occhi grigi si spostano in quelli bianchi dell'elfa e, con voce morbida e bassa, le risponde. ?E [Mae govannen, Edelwen. Credevo dormiste, non volevo svegliarvi.] Rimane seduto su quell'indefinito resto, con i gomiti posati sulla ginocchia ed il viso rivolto alla Kaldar. L'espressione pacata e morbida, con un leggero accenno di sorriso, discreto e sottile, sulle labbra.
12:45 Edelwen : [ Esterno Rovine ] Gli occhi candidi permangono sul viso del Valdar. Ne osserva l'espressione, la calma, la placidit? che le trasmette. Scuote appena il capo, rimanendo poggiata contro il muro di pietra. [E]«No.. Non potrei qui, cos?..» Mormora lei, con tono basso, altrettanto calmo. Lo sguardo si sposta verso il cielo limpido, in cui nemmeno una nuvola vuol tentare di sporcarlo. [E]«Come state, Malwie?» Chiede lei con leggerezza, cercando di informarsi su di lui senza esser troppo invadente. Era in fondo nel suo essere. Umetta le labbra, scostando cos? la schiena dalle pietre. Le braccia vengono sollevate verso il cielo, distendendole, stiracchiando le proprie membra. Si allungano verso il cielo, mentre sente le ossa, i muscolti, fremere per la lieve tensione. [E]«Ho incontrato una persona, ieri..» Le braccia vengono abbassate, andando a poggiare le mani sul terreno, il palmo rivolto verso il basso. Torna lo sguardo su di lui. [E]«Un umano.. Credo di averlo incuriosito..» Commenta, con una lieve scrollata di spalle.
12:55 Malwie : [ esterno tempio ] Le sorride gentilmente, osservandola stiracchiarsi come potrebbe fare un felino dopo una pennica sotto il sole. ?E [Capisco, infondo ? pi? che condivisibile.] Annuisce in sua direzione, tornando poi a sollevare il viso verso il sole, socchiudendo gli occhi nel godersi quel piacevole tepore. ?E [Piacevolmente soddisfatto.] Le risponde, con grande calme e pacatezza. ?E [Ho chiesto udienza ai cerusici. Ho iniziato oggi all'alba.] Informa, con un leggero sorriso sul volto. S?, ? soddisfatto di come le cose stanno andando, evidentemente. Alle sue ultime parole volta nuovamente il capo in sua direzione, aprendo nuovamente gli occhi con una sottile vena di divertimento in quel grigio profondo. ?E [Non ? difficile da credere.] Si prende il mento fra le mani, accavallando le gambe e posandovi sopra i gomiti a fare d'appoggio.
13:05 Edelwen : [ Esterno Rovine ] Le mani andrebbero a dare una lieve spinta. Un leggero colpo di reni, mentre le gambe vengono piegate. Va cos?, con movenze lente ed agili, a mettersi in piedi. I lunghi capelli raggiungono, senza farsi troppi problemi, la base del bacino. Morbidi, setosi, si smuovono appena come se avessero vita propria. Il blu ? intenso, cattura quella luce rendendola cos? ancora pi? strana, aliena a quella citt?. Eppure, nulla in quella figura sembra essere fuori posto. Alta, nei suoi due metri e poco pi?, proporzionata. Nemmeno la pelle, per quanto strana nel suo viola, stona nel complesso sulla Kaldar. Ascolta le parole dell'elfo, annuendo piano [E]«Sono lieta che siate riuscito ad avere un'opportunit? in questa citt?.» China il capo gentilmente, lasciando che quell'espressione pacata, il sorriso lieve, rimanga dipinto sul suo viso. Sbuffa poi, in quella che parebbe una risata. Emette una nuvoletta di vapore biancastra, che svanisce quasi subito. [E]«No, in effetti.. Sono molto prevenuti qui..» Da che pulpito vien poi la predica [E] «Si fidano dei drow e poi vanno in giro cercando di fare agguati a ci? che non conoscono..» Scrolla le spalle, pronunciando quelle parole con un certo distacco emotivo. Come se non fosse accaduto a lei.
13:12 Malwie : [ esterno tempio ] Sposta le mani dietro al busto, sorreggendo il peso del tronco che viene spostato un poco indietro con il viso nuovamente rivolto verso la luce. Come fosse un girasole che si orienta. Il sorriso rimane ad aleggiargli in volto, discreto e modesto, lieve. E' tranquillo e rilassato, pacificato quasi, a giudicare l'assenza di tensioni nel suo corpo. ?E [Grazie.] Risponde, alle sue prime parole, accompagnando la voce con un leggero cenno del capo. ?E [S?, lo sono.] Idem con patate ma, dopotutto, loro sono elfi. E' giusto cos?. Alla parola agguato per? la sua placida espressione sembra incresparsi leggermente. ?E [Agguato?] Una punta di apprensione nella voce, ? una parola che lo mette molto a disagio, quella. Soprattutto se accompagnata a qualcosa come ?si fidano dei drow.?
13:24 Edelwen : [ Esterno Rovine ] Cattura quello sguardo preoccupato. Gli si avvicina, ponendosi cos? alla sua destra. Il sorriso vuol essere rassicurante [E]«Si beh, si ? avvicinato armato.. pensando chiss? cosa nei miei confronti..» Scrolla le spalle minute [E] «Svrei potuto colpirlo al buio, per quanto respirasse forte..» Commenta con un marcato sarcasmo. La mano destra va cos? a cercare di posarsi sulla sua spalla. Ricerca quel contatto lieve, rassicurante, che solitamente gli riserva. E' un tocco leggiadro, appena percettibile. Una gentilezza che riserva a pochissime persone. [E]«Malwie.. Vorrei approfittare di questa magnifica giornata per tornare nei boschi. Sono lieta di avervi rincontrato.» China cos? il capo in segno di saluto. [E]«Questo ? un luogo magnifico.. Ma queste mura.. Mi stanno troppo strette.» Non cerca giustificazioni. Sa che solo lui pu? comprenderla. Lascia cos? la sua spalla, con un lento gesto. Torna dov'era seduta, recuperando arco e faretra, sistemandole dietro la schiena. [E]«Ma mi troverete qui, qualora vogliate.. E' un luogo riparato, ideale in questo periodo in cui piove spesso..» Commenta lei, gentilmente, voltandosi verso di lui «Naamarie, Malwie» Saluta infine. Sfuggevole, come il vento. Selvaggia, come una pantera, una cacciatrice nata che odia le gabbie. Si avvia verso i giardini. Il passo ? lento, qualora l'elfo voglia avvicinarla per scortarla verso i cancelli. Imprime la calma e la pazienza tipica di quella razza, insieme a movimenti marziali e fermi.
13:30 Malwie : [ esterno tempio ] Si tranquillizza quando viene reso chiaro che l'agguato era da considerarsi in senso non del tutto letterale. O al meno, non nell'accezione drastica del termine. ?E [Sono contento di saperlo.] Risponde, per quel che riguarda il colpirlo al buio. Lascia che gli posi la mano sulla spalla, alzando il volto verso l'alta elfa della notte. ?E [Vi accompagno lungo la strada. Purtroppo non posso seguirvi, devo tornare al lazzaretto a breve e, prima lo faccio, meglio sar?.] Si solleva anche lui, cercando di affiancarla verso i cancelli. Aggraziato e leggero, ma placido e pacato come lo scorrere delle acque, altrettanto fluido e tranquillo. Un ruscello di montagna, non un fiume in piena. La accompagner? lungo la strada quindi, prima di separarsi da lei e dirigersi al lazzaretto, dove l'attende il suo servizio.