15:14 Ryan : [ pressi gazebo ] Ricade pesante il drappeggio della mantella nera e logora, zuppa e lucida per la pioggia che su di essa scorre,trovando slancio oltre la linea che il cappuccio, gettato sul capo, disegna per lei. E' una sagoma grigia tra le rigogliose forme naturali, tra i colori degli alberi e i riflessi dell'erba appena bagnata, quiete e libera dal passaggio umano, in un giorno dal clima tanto ostico. Uno spettro tra i colori, cos? si presenta. Ma il passo lento e riservato non delinea minaccia alcuna, n? sospetto. Orme leggere segnano il percorso, intrecciandosi una dopo l'altra, senza svelare pregi di fattura, snodate in direzione di uno dei piccoli ripari esagonali - che sia dal sole o dalla pioggia - che costellano l'ampio spazio verde. Dei lineamenti non c'? che una traccia, un suggerimento, celati dalle ombre che il cappuccio disegna su di essa, nascondendone gran parte. E' forse un caso, forse una scelta voluta, ma la direzione intrapresa coincide con quella presidiata dalla pari razza, impegnata tra i suoi pensieri. Che l'abbia notata o meno, l'incedere - quieto ma pesante - non muta ritmo.
15:22 Niriel [ Gazebo ] Prosegue nei suoi intenti, senza lasciarsi distrarre dalla pioggia che continua a battere sul tetto del gazego. Passa il tempo, ogni goccia lo segna come se fosse il granello di una clessidra. Un lieve vento fa smuovere le fronde degl'alberi ed il canneto che circonda il fiumiciattolo provocando una leggera e dolce musica che solo la natura riesce a creare. La mano scorre, lenta e fluida fra quelle parole trascritte in chiss? quale lingua. Non ? elfico, ma nemmeno la lingua comune parlata dagl'umani. Un qualcosa che solo quella figura, forse, riuscirebbe a tradurre. Quand'ecco che un suono, qualcuno o qualcosa che par disturbare quella musicalit? creata dalla pioggia e dal vento. La mano si ferma. Un punto viene fatto sul taccuino. Lentamente, gli occhi vengono sollevati andando a guardare a destra ed a manca, ricercando la fonte di quel "disturbo". Non una parola per il momento, mentre una lieve curiosit? si fa fronte sul viso diafano
15:34 Ryan : [ gazebo ] Il tonfo sordo degli stivali sul terreno si fa lentamente pi? fioco, passo dopo passo, tanto pi? che il gazebo si avvicina. E la falcata, di conseguenza, si fa pi? corta e lenta, concedendo il tempo di mirare in silenzio la piccola struttura. Uno sguardo veloce, fioco, poi il viso si inarca, verso il basso, a tenere d'occhio i due piccoli gradini che conducono al cuore del gazebo. Adesso che il terreno sotto gli stivali si fa duro, ? ben pi? facile notare il suono leggero dei passi, a discapito della struttura della propria sagoma, di discreta stazza. Fugace ? lo sguardo rivolto alla pari razza; un'occhiata sfuggente, un sibilo degli occhi di intenso blu, che guardinghi tornano a fissare il nulla. E' senza una parola che accorcia in direzione d'una panca - stipata su un lato diverso dell'esagono, alla destra della ragazza, mantenendo una panca di distanza da lei - flettendo poi le ginocchia per prendere posto. Gambe larghe, gomiti incuneati sulle ginocchia, busto protratto in avanti e viso opposto alle mani congiunte. In silenzio, senza spostare lo sguardo dal nulla cui ? rivolto.
15:43 Niriel : [ Gazebo ] «Lentamente solleva lo sguardo verso la figura che va a palesarsi. Gl'occhi di un intenso celeste, screziati di un profondo blu mare, incrociano per un breve attimo quelli del parirazza. Un fugace attimo, prima che l'altro si sposti. Lo segue per un attimo, rimanendo al proprio posto. I passi ancora disturbano quella quiete, fin quando non decide di accomodarsi ad una panca alla propria destra. Gl'occhi celesti lo seguono per tutto il tragitto. Il taccuino viene momentaneamente abbandonato dalla mano sinistra che, lentamente, si avvicina verso il proprio viso. I polpastrelli vanno a sfiorare i capelli, come ad assicurarsi che i capelli siano al proprio posto: sopra le orecchie appuntite in modo da celarle alla vista altrui. Il mal tempo prosegue, cos? come il silenzio della mezzelfa. Raddrizza ora la schiena, andandola ad appoggiare contro lo schienale della panchina. Ricerca una posizione pi? congeniale, meno rigida di quella presa fino a poco prima per scrivere. Anche il carboncino viene abbandonato, sopra il taccuino sulle proprie gambe. E quando l'altro si siede, ritorna la musica creata dalla natura. Lentamente, le palpebre vanno a celare gl.'occhi chiari, lasciandosi cullare per qualche istante da quei suoni.»
15:52 Ryan : [ gazebo ] Tanto ? fisso lo sguardo, che dall'esterno deve apparire decisamente assorto nel vuoto dei propri pensieri. La posa ? rigida, vestita d'una eggera tensione, disegnata nei muscoli contratti, nell'aria cupa. Per un lungo istante non c'? suono diverso dal proprio pesante respiro, finch? la pioggia non torna a battere con intensit? tanto sulla struttura del gazebo quanto sul verde fiorito al suo esterno, delineando melodie vuote, quiete, lontante. Un respiro pi? lento e pesante, come un sospiro, accompagna il busto verso lo schienale. Le pieghe del cappuccio tradiscono un'occhiata fugace in direzione di Niriel. E' un gesto vuoto di apparente significato, banalmente contemplativo. E quando il viso torna a rivolgersi semplicemente in avanti, non si cura nemmeno di nascondere il proprio piccolo movimento. Adesso che le luci filtrate dal gazebo colpiscono il viso, persino sotto il cappuccio i lineamenti, per la cos? vicina cadetta, acquisiscono forme vage ma definite. « Spero di non avervi interrotto. » E' senza guardarla che le offre parola. Il tono ? vuoto, la voce d'indefinita sfumatura, ma non c'? la pretesa di una voce gelida e minacciosa. Incolore, nulla di pi?.
16:05 Niriel : [ Gazebo ] «Come due statue poste su due diverse panchine appaiono. Non fosse per il respiro che si condensa in pallide nuvolette di vapore. Ella rimane ancora ad occhi chiusi, ascoltando il suono del proprio respiro e quello della pioggia. Non si avvede dunque delle occhiate che le vengono dirette, ignorando per il momento ci? che la circonda. E' solo quando la voce del pari la raggiunge, che lentamente ritorna alla realt?. Le palpebre si sollevano e gl'occhi azzurri vanno a posarsi nuovamente su quella figura, ancor seduta sulla panca alla propria destra.» Non avete interrotto nulla. «Risponde con tono basso, con una sfumatura lievemente gentile. Appare distante il suo sguardo, mentre tenta di catturare quella figura a lei sconosciuta, per carpirne l'essenza.» Mi avete solo dato una scusa per riposarmi un momento. «Afferma infine, rilassando ora le spalle. Le mani vengono posate sul taccuino, la sinistra per prima e poi la destra su quest'ultima. L'anello d'oro rosso circonda sottile l'indice della dritta mano. Una piuma finemente decorata su cui brilla un piccolo opale giallo.»
16:18 Ryan : [ gazebo ] Lo sguardo ? assente, in qualche modo. Nonostante si stia riferendo direttamente a lei, nonostante il basso sibilo delle voci che si intrecciano e perdono nel quieto silenzio della natura. Il cappuccio, questa volta, non rivela alcun movimento. La posa ? abottonata, chiusa: spalle gettate indietro, gambe adesso pi? strette e vicine, braccia conserte, in spontanea chiusura. Le parole della Mezzelfa si fanno eco flebile nel placido istante di silenzio che le segue. La occhieggia nuovamente, fugace, sottecchi. » Lieto d'esservi stato d'una qualche utilit?, allora. « Dal lieve cenno del tessuto raccolto sulle spalle, si direbbe che abbia appena consumato un gesto di delicata cortesia, per quanto suoni chiaro - persino dal tono - che non sia poi cos? serio nelle sue parole. Per un lungo istante, ? solo il cinguettio del giardino a riempire la distanza che li separa di suoni. » Credete che smetter? presto? « Il tono riecheggia quieto, basso, con delicata improvvisatezza. E adesso che lo sguardo torna su di lei, debolmente: soltanto quando le parole trovano completezza, riducendosi ad eco. » La pioggia, intendo. « Il cenno del viso punta in alto, al cielo, alla fitta e placida corrente d'acqua. »
16:33 Niriel : [ Gazebo ] «A lungo ? solo il suono della pioggia a far da sottofondo. L'aria umida, gl'odori della natura, tutto par quasi innaturale li intorno. Un luogo simile, immerso nella natura, fra le mura di una grande citt? qual'? Kirial. Il suono delle carrozze, le voci delle persone urlanti al mercato... Nulla di tutto ci? poteva interferire. E forse per questo, quei giardini erano denominati Incantati. Gl'occhi della mezzelfa rimangono posati sulla figura. Dona poco, al suo sguardo. Concede quasi nulla della sua figura. Solo la voce, che ora ritorna a riecheggiare nel silenzio. Un sorriso alla sua affermazione si disegna sulle labbra della mezzelfa. Scrolla appena le spalle a quel dire. Leggera, cortese, come le ? stato insegnato.» Non saprei.. «Mormora, spostando lo sguardo sguardo da lui verso i giardini intorno a loro. Osserva la pioggia cadere ancora, ed un sospiro esce dalle labbra, condensandosi in una nuvoletta bianca.» Spero non muti in un temporale. «Commenta con leggerezza, continuando a parlare del tempo.» Peccato.. Ieri c'era una magnifica giornata.. «Aggiunge infine, tornando gli occhi celesti su di lui.»